La criminalità organizzata di natura transnazionale è uno dei temi più attuali del diritto internazionale ed è un fenomeno tanto globale quanto europeo: per questo motivo la scelta di analizzare il rapporto SOCTA 2017 dell’Europol, l’agenzia di polizia dell’Unione Europea, sui maggiori trend della criminalità in Europa.

 

La criminalità organizzata transnazionale: una minaccia da non sottovalutare

Il ventunesimo secolo può essere considerato un eccezionale periodo storico per molteplici avvenimenti e fenomeni che investono moltissime aree della conoscenza umana. Si è assistito ad una progressiva mutazione dei concetti di spazio e tempo: economia, astronomia, comunicazioni, marketing costituiscono rami del sapere che hanno avuto un enorme sviluppo grazie alla ricerca ma soprattutto alla tecnologia i cui cambiamenti sono stati importanti, fossero alcuni previsti e altri meno. Oggi siamo abbastanza consapevoli degli effetti che la globalizzazione ha prodotto nel quotidiano di miliardi di individui: a volte ci possono sembrare incredibili alcuni fenomeni solo quando percepiti, rendendo la società contemporanea particolarmente mobile, in balia di novità, difficoltà, pericoli e rischi prima inesistenti o che erano considerate lontane. Le condizioni di un mondo globale pertanto hanno permesso la diffusione di un numero tendenzialmente infinito di cause e di effetti, rendendo il mondo di oggi appunto globale, come legato da una rete che connette ogni singolo con il resto del mondo.

Nessun fenomeno umano è rimasto escluso dalla globalizzazione. Neanche la criminalità organizzata. Come tale vi è stata come una lenta metamorfosi di alcune organizzazioni malavitose, un processo che ha unito alla forza della violenza e della corruzione anche la capacità di diffondersi in aree o regioni del mondo magari precedentemente prive di fenomeni di criminalità. L’organizzazione di una criminalità contemporanea, si pensi, per non andare troppo lontano, a quelle nate e sviluppatesi in Italia, fa riferimento ad una divisione dei compiti e ad una gerarchia degli appartenenti in un dato territorio. Pur continuando ad esistere, si assiste sempre di più a organizzazioni che riescono a muoversi facilmente come fossero grandi multinazionali, con vere e proprie strategie di mercato, operanti su larga scala. Se sorprende sapere che la ‘Ndrangheta ha locali in Australia o in Canada, la diffusione delle organizzazioni criminali in Russia dal crollo dell’URSS ha avuto un incremento oppure che l’Africa sia da circa due decenni un terreno fertile per i traffici illeciti, allora è necessario cercare di capire meglio cosa sia la criminalità organizzata transnazionale e perché sia così legata alla globalizzazione.

Una importante precisazione che voglio fare è la seguente: se è pur vero che esistono numerose forme di criminalità organizzata transnazionale, non tutte derivano da una precedente forma di criminalità organizzata. Considerando la flessibilità come un fattore determinante, la criminalità transnazionale si presenta come una struttura criminale 2.0[1], estremamente mobile e che si serve di professionisti che sanno bene come comportarsi nei nuovi assetti economici internazionali[2]. In effetti l’innovazione tecnologica e logistica consente alle organizzazioni criminali di commettere reati in modo anonimo se dotate dei nuovi strumenti tecnologici, ovunque e in qualsiasi momento senza essere fisicamente presenti. La criminalità transnazionale infatti viola le leggi penali di diverse giurisdizioni, in una sorta di nuovo rapporto spazio-tempo per qualsiasi attività illecita che riguardi due o più Stati. La comunità internazionale oggi è regolata da un gran numero di norme internazionali e alcune tra queste riguardano un percorso intrapreso da pochi decenni poiché non vi erano trattati internazionali in materia di diritto penale internazionale. Infatti sia le Nazioni Unite[3] a livello globale che l’UE a livello regionale forniscono analisi e informazioni attraverso le agenzie e si impegnano a contrastate i fenomeni di criminalità. Un’ultima precisazione prima di entrare nel vivo del report: criminalità organizzata e criminalità transnazionale sono definizioni su cui si discute ancora ed è arduo identificare quali gruppi o organizzazioni criminali siano della prima natura o della seconda.

La Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale[4] (nota più comunemente come Convenzione di Palermo), adottata a Palermo nel 2000, è un trattato multilaterale ed è il primo trattato internazionale che definisce il reato transnazionale. L’art. 3 infatti stabilisce che:

“[…] un reato è di natura transnazionale se:

(a) è commesso in più di uno Stato;

(b) è commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avviene in un altro Stato;

(c) è commesso in uno Stato, ma in esso è implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; o

(d) è commesso in uno Stato ma ha effetti sostanziali in un altro Stato.

La Convenzione non contiene una definizione di criminalità organizzata transnazionale, tuttavia è un dato di fatto[5] che il fenomeno della proliferazione dei reati transnazionali si sia diffuso in maniera epidemica e rappresenti un pericolo per la sicurezza e la stabilità internazionale. Ogni singolo fatto reato che viene consumato in un Paese si pone come ultima maglia di una catena ben più lunga[6], connessa allo sviluppo di circuiti criminali antecedenti, per la cui scoperta e repressione è necessario il concorso di istituzioni ed autorità inquirenti operanti in diversi Stati. Da ciò deriva l’esigenza di approntare idonei mezzi investigativi e strumenti normativi per farvi fronte, in ambito regionale ed internazionale, attraverso il ricorso ad appropriati ed efficaci mezzi di cooperazione, sia tra le forze di polizia che tra le autorità giudiziarie[7]. Non è un caso allora se la comunità internazionale ha voluto, malgrado i ritardi rispetto al fenomeno, adottare strumenti internazionali che fossero indispensabili per combattere le attività tipicamente criminali: si pensi al mandato di arresto e di cattura, all’estradizione o a trattati bilaterali che stabiliscono forme di cooperazione tra intelligence. Inoltre vi sono trattati riguardanti specifiche condotte criminali che assumono rilevanza internazionale, come il riciclaggio di denaro o il traffico di stupefacenti. La Convenzione di Palermo, per citarla nuovamente e a conferma di quanto detto fino ad ora, conta tre protocolli addizionali su attività diffuse e particolarmente lucrose di rilevanza internazionale:

  • il Protocollo sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini,
  • il Protocollo contro il traffico di migranti via terra, mare e aria, e
  • il Protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco

È importante sottolineare come si tratti spesso non solo di condotte criminali diffuse su scala mondiale, ma anche di reati particolarmente complessi: la criminalità si avvale ormai di vere e proprie opportunità offerte dalla globalizzazione dei mercati e dalle nuove tecnologie di comunicazione e di gestione dell’informazione per diffondersi, senza che in precedenza vi fossero dei cambi di gestione o l’adozione di complesse strutture gerarchiche per le operazioni o ancora l’intraprendere attività criminali nuove e solamente informatiche. Ad un sostanziale mutamento degli attori criminali sono cambiate le disposizioni degli Stati. Accanto alla repressione di fenomeni gravi della criminalità si è aggiunta una necessaria cooperazione tra gli attori della comunità internazionale, un binomio che, a mio avviso, deve continuare specialmente all’interno di un processo già iniziato su più fronti come quello europeo. Quali migliori condizioni se non quelle che già esistono tra gli Stati all’interno dell’UE?

 

I contenuti del SOCTA 2017

Procedo con ordine, facendo immediatamente riferimento alla cooperazione tra gli Stati. Essa è ancora più indispensabile se si considera che gli Stati sono interdipendenti, che in alcune parti del globo gli spostamenti sono garantiti da rapidi sistemi di trasporto e di comunicazione, che il commercio internazionale e il mercato finanziario globale hanno cambiato il contesto all’interno del quale la criminalità organizzata opera e investe. La mia analisi si concentra sull’Unione Europea, poiché le libertà di circolazione e di commercio, le regole per lo sviluppo economico e le forme di cooperazione sono numerose e dove al contempo è possibile parlare ed ambire alla costituzione di un diritto penale sovranazionale. Il contrasto alla criminalità organizzata transnazionale infatti ha creato un dibattito sull’armonizzazione normativa a seguito dell’adozione del Trattato di Lisbona nel 2009 e il cammino verso un possibile diritto penale europeo prende forma da ancor prima del Trattato di Riforma. Per questo motivo nell’articolo riporto alcune informazioni contenute nel Serious and Organised Crime Threat Assessment (SOCTA), un importante documento[1] dell’Europol, l’agenzia europea che coopera con gli Stati nel contrasto alle forme di criminalità organizzata e terrorismo, che, oltre a presentare delle raccomandazioni agli Stati, identifica le priorità che per questa agenzia sono da considerare di importanza strategica. Infatti nel report è possibile notare, sin dall’indice, un’ampia gamma di attività illegali “in voga” cui gli Stati dovranno far fronte: cybercrime, reati ambientali, reati contro la proprietà intellettuale, corruzione sportiva oltre agli altri che già da tempo sono di rilevanza internazionale[2]. L’importanza di questo documento quindi è nei contenuti, nelle valutazioni che Europol ha fatto per comprendere i trends della criminalità del prossimo futuro.

Il cybercrime, tradotto letteralmente con crimine informatico, in realtà può essere definita come una categoria potenzialmente molto ampia di crimini tecnologici, soprattutto attraverso l’uso di computers e smartphones. In una società sempre più digitale, i reati sono diversi: attacchi informatici via malware, il furto di dati personali specie il phishing[3] informatico, le frodi elettroniche, la pedopornografia online[4]. Ciò che può sorprendere è che questi nuovi reati sono anche percepiti come pericolosi: il SOCTA infatti riporta che l’85% di chi utilizza internet ha paura di essere una potenziale vittima di un cybercriminale. Numeri allarmanti se si considera che negli ultimi anni è possibile fare pagamenti online, visualizzare il saldo in banca, utilizzare i nostri dati sensibili per account email e molto altro. Anche la comunicazione online cambia e la possibilità di utilizzare forme di comunicazione criptate, magari tra i membri di un sodalizio criminale dedito al money muling, rende difficile scoprire le attività dei gruppi criminali. L’Unione Europea pone proprio tra i suoi obiettivi quello di riformare la cybersecurity: il Consiglio europeo infatti ha chiesto a fine 2017 l’adozione di un approccio comune in materia. La Commissione invece ha proposto di creare un’agenzia europea per la cybersecurity più forte sul modello dell’ENISA (European Union Agency for Network and Information Security). Di fondamentale importanza è la direttiva SRI[5] del 6 luglio 2016 che contiene obblighi per tutti gli Stati membri al fine di adottare strategie nazionali e crea un Gruppo di Cooperazione (art. 11) con il fine di supportare e facilitare la cooperazione strategica e lo scambio di informazioni tra gli Stati membri.

Il traffico di sostanze stupefacenti rimane l’attività più lucrosa per le organizzazioni criminali. I mercati della droga continuano ad essere uno dei settori chiave per i gruppi della criminalità organizzata e si stima[6] che i cittadini dell’UE spendano ogni anno 24 miliardi di euro in sostanze illecite. Non c’è zona al mondo che non sia toccata da questi traffici tanto che sono da tempo note le cosiddette “vie”, dei lunghissimi percorsi che uniscono i luoghi di produzione e di lavorazione ai principali accessi ai mercati di consumo. Un esempio: la rotta balcanica, la via che collega l’Afghanistan all’Europa, passando per Iran, Turchia e sud-est europeo, rappresenta il ponte privilegiato per il commercio di eroina e morfina prodotta in Afghanistan e Pakistan. L’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime)  oltre a individuare le stime sull’uso delle droghe e sui casi connessi alla diffusione dell’HIV[7] riconosce[8] come, accanto alla rotta balcanica, comunque ben organizzata e facilitata dalla corruzione, stia crescendo il volume dei traffici della rotta caucasica: in questo caso, si tratta degli stessi paesi produttori di morfina ed eroina ma cambiano i paesi in cui le organizzazioni criminali trafficano gli stupefacenti. Dal Caucaso si aggira da settentrione il Mar Nero e si vira verso il sud-est europeo, congiungendosi all’ultima tratta della rotta balcanica. L’Europa infatti rappresenta un mercato enorme per il consumo di stupefacenti e non solo riguardo gli oppiacei[9]. Gli obiettivi dell’Unione sono di ridurre la produzione e il traffico di droghe anche sintetiche o di laboratorio[10]ma anche di smantellare le attività criminali dedite a questi traffici illeciti: si contano migliaia e migliaia di operazioni condotte dalle autorità giudiziarie degli Stati membri dell’UE contro il traffico di stupefacenti e le criminalità organizzate e un trend in crescita riguarda proprio la cooperazione tra gli Stati già durante le indagini. L’Europol ha identificato[11] circa 5,000 gruppi di criminalità organizzata a livello internazionale operanti nell’UE nel 2017 tra cui più del 35% di questi sono impegnati nei traffici di droga e dispongono di capitali economici maggiori degli altri gruppi, a conferma che in questo business gli enormi guadagni creano forza criminale e non è un caso che le più note organizzazioni criminali nel mondo siano quelle che partecipano nella produzione, lavorazione e commercio di stupefacenti.

Un’altra ampia categoria di reati riguarda i reati ambientali, ossia attività che danneggiano l’ambiente come l’inquinamento ambientale, il traffico e lo smaltimento illecito di materiale radioattivo, il danneggiamento dell’ecosistema con la perdita irreversibile di flora e fauna (il traffico di specie ad esempio rappresenta a pieno uno di questi ultimi reati[12]). È il nuovo mercato illegale ed è in costante aumento. Il SOCTA 2013 citava la categoria environmental crimes come una minaccia emergente, oggi questo è ormai una minaccia vera e propria. Ciò che lascia stupefatti è che spesso queste condotte sono percepite in realtà come di non particolare importanza, pagando un prezzo elevatissimo in termini di qualità della vita, salute degli animali e dell’uomo, contaminazione dei terreni e contaminazione della catena biologica: infatti il danno ambientale non è immediatamente riscontrabile fin quando, dopo lunghi periodi, si raccolgono dati, si compiono prelievi e studi scientifici che dimostrino la causalità. A ciò si aggiunge che il diritto ha per lungo tempo non compreso la pericolosità dei danni così che desta preoccupazione l’effetto che si produce in alcuni habitat[13], specialmente all’interno di quelli in cui si è già sulla via del non ritorno[14]. La Commissione Europea ha individuato le principali aree in cui opera la criminalità: emissioni o scarico di sostanze tossiche nell’aria, acqua e suolo, il traffico di sostanze che riducono lo strato di ozono dell’atmosfera[15], lo stoccaggio e il dumping[16] dei rifiuti. L’aspetto transnazionale dei reati in quest’area sottolinea il bisogno di una risposta europea anche da parte delle forze dell’ordine: è ancora lunga la strada per parlare di un coordinamento regionale, ancorché la presenza di un network informale chiamato EnviCrimeNet. Di recente costituzione, EnviCrimeNet favorisce la cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità ambientale e permette lo scambio di informazioni e dati tra gli Stati membri e l’addestramento delle unità ma non ha funzioni investigative pur essendo una rete di cooperazione di forze di polizia.

Di notevole impatto sono inoltre i reati contro la proprietà intellettuale, che l’Europol include tra i reati più comuni ormai in relazione soprattutto alla crescita dell’utilizzo della tecnologia che rende molto più difficile comprendere come sia stata possibile la pirateria così come notare le differenze con un prodotto originale. In questo modo le tutele offerte dagli ordinamenti, in forme solitamente di brevetti e patenti ma anche attraverso il diritto di autore, sono rese vane dalla facilità con cui è esercitata la contraffazione di prodotti. Esiste un enorme mercato che ovviamente include internet ed è davvero facile trovare (non dimentichiamo il deep web) prodotti contraffatti come beni di lusso, elettrodomestici, medicinali, giocattoli, digital media e molto altro[17]. La violazione del copyright è il reato per eccellenza contro la proprietà d’autore sia per quanto riguarda beni tipicamente oggetto di plagio o di riproduzioni a fini commerciali come libri e manuali, opere musicali e film sia per beni come siti internet e software[18]. I reati contro la proprietà intellettuale sono molto comuni, segnano fortemente lo sviluppo economico e i ricavi di innumerevoli settori e sono strettamente legati ai luoghi di produzione e di vendita: nel settore dell’abbigliamento ad esempio la perdita economica per le aziende tocca i 17 miliardi di euro e una perdita del 9.7% delle vendite a causa della contraffazione[19]. Dal 2016 è stata rafforzata la cooperazione in materia di tutela dei diritti d’autore, marchi e brevetti attraverso la IPC3 (Intellectual Property Crime Coordination Centre) con il fine di intensificare la lotta al fenomeno e abbattere uno dei mercati più diffusi della criminalità organizzata: l’Unione quindi non rimane a guardare, operando invece in aiuto degli Stati membri e tutelando la concorrenza dei mercati.

Il SOCTA 2017 rappresenta un report piuttosto semplice da leggere ma che ha dietro un enorme quantità di dati analizzati, statistiche e informazioni ottenute in collaborazione con gli Stati dell’UE e gli organi dell’Unione. Il tema intorno a cui ruota l’intero report è attualissimo e legato alla criminalità “moderna”: l’uso della tecnologia come mezzo per compiere attività illecite. Procedendo nella lettura del SOCTA, ho trovato conferma di quanto avviene nell’UE e nel mondo perché con la globalizzazione numerose attività criminali hanno trovato terreno fertile per la crescita e la diffusione, soprattutto in relazione alla tecnologia di cui abbiamo già detto. Ciò non significa che attività tipiche della criminalità siano venute meno, anzi. Ciò che si assiste è in realtà quasi una perfezione delle modalità con cui la criminalità continua ad operare: una criminalità 2.0. Inoltre anche altre attività citate nel SOCTA come i furti, il traffico illecito di beni culturali, la tratta di persone o il terrorismo (di cui non ho trattato data soprattutto la complessità del tema che mi avrebbe portato a scrivere un articolo lunghissimo) riguardano direttamente la flessibilità delle organizzazioni criminali più recenti e di cui si discute maggiormente. D’altro canto però è importante sottolineare come l’Unione Europea e gli Stati membri riconoscono che le attività illecite sono non più solo interne ma contraddistinte da una natura di cross-border, di transnazionalità. Non bastano quindi le sole misure restrittive dei singoli Stati ma è necessario una cooperazione più efficace tra gli attori, siano essi del settore pubblico che del privato. Ci si appella sempre di più a nuove modalità che riguardino più settori e personaggi su cui si basa la società europea del ventunesimo secolo: cittadinanza attiva, valori democratici e di giustizia, ruolo delle istituzioni.

Informazioni

Globalizzazione e criminalità, S. Becucci, M. Massari, Laterza, 2003

Mafia Export, come ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra hanno colonizzato il mondo, F. Forgione, Saggi Baldini Castoldi Dalai, 2009

Italian mafias in Europe: between perception and reality. A comparison of press articles in Spain, Germany and the Netherlands, Federica Sarno, Trends in Organized Crime. Dec2014, Vol. 17 Issue 4, pp 313-341. 29p 5 Charts, 4 Graphs

Criminalità organizzata e reati transnazionali, A. Centonze, Giuffrè Editore, 2008

Transnational Organized Crime, An Overview from Six Continents, Philip L. Reichel, Jay S. Albanese, SAGE Publications, Inc., Los Angeles, 2014

Unione Europea e criminalità transnazionale, nuovi sviluppi, A. Peccioli, Giappichelli, 2005

Contro la criminalità organizzata in Europa, una prima valutazione delle politiche penali ed extrapenali, a cura di Andrea Di Nicola, F. Angeli, 2011

Criminalità organizzata transnazionale e sistema penale italiano, la Convenzione ONU di Palermo, a cura di Elisabetta Rosi, 2007

Il mandato di arresto europeo, G. Della Monica, Giappichelli, 2012

Corruption and Organized Crime in Europe, Illegal Partnerships, P. Gounev, V. Ruggiero, Routledge, 2012

Cooperazione in materia di criminalità informatica, Francesca Santoro, Aracne, 2011

Environmental Crime, edited by Mary Clifford, Terry D. Edwards, Burlington [etc], Jones & Bartlett learning, 2012

Cooperation on Transnational Environmental Crime: Institutional Complexity Matters, Elliot Lorraine, Review of European Comparative and International Environmental Law, 2017, vol. 26, pp. 107-117

[1] L’espressione 2.0 rimanda naturalmente alla tecnologia, mezzo ormai privilegiato anche dai gruppi criminali

[2] Un esempio di attività criminale complessa può essere il riciclaggio di denaro da proventi illeciti

[3] La cooperazione penale si svolge nel quadro del Programma delle Nazioni Unite per la prevenzione della criminalità e la giustizia penale, definito nell’allegato della Risoluzione 46/152 adottata dall’Assemblea Generale il 18 dicembre 1991

[4] Adottata nell’ordinamento italiano con la legge n. 146/2006

[5] Invito a leggere i numerosi report dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) o dell’Interpol. Per quanto riguarda invece l’Unione Europea si rimanda ai report dell’Europol, dell’Eurojust, dell’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction)

[6] Si pensi ad un semplice circolo di attività criminali che ha avvio con il traffico di stupefacenti, continua con il riciclaggio del guadagno ottenuto e si conclude con il reinvestimento nell’economia legale

[7] Fortunatamente l’UE è l’organizzazione di Stati che più ha sviluppato una cooperazione su questi temi, si pensi alla tratta dei migranti, al traffico di droga, al riciclaggio di denaro o al traffico di organi e al ruolo delle agenzie europee e delle istituzioni. Tra le operazioni internazionali più recenti segnalo la “Operation Avalanche” del 2016

[8] Si tratta del secondo di questo tipo, visto che il primo SOCTA è del 2013; quello del 2017 rappresenta il più complesso studio sui fenomeni seri di criminalità e di criminalità organizzata mai compiuto

[9] https://www.interpol.int/Crime-areas

[10] Definito dalla Corte Costituzionale come “attività in base alla quale, attraverso vari stratagemmi (o attraverso fasulli messaggi di posta elettronica, o attraverso veri e propri programmi informatici ed malwere) un soggetto riesce ad impossessarsi fraudolentemente dei codici elettronici (user e password) di un utente, codici che, poi, utilizza per frodi informatiche consistenti, di solito, nell’accedere a conti correnti bancali o postali che vengono rapidamente svuotati.” (Cassazione Penale, Sez. II, 24.02/11.03.2011 n° 9891)

[11] In particolare si veda la “Global Allience against Child Sexual Abuse Online” della Global Allience, un’iniziativa congiunta tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, e il Second Report. Tra le politiche anche dell’Unione Europea la Commissione ne riconosce l’importanza da anni e come commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström aveva scritto proprio su questo fenomeno http://ec.europa.eu/archives/commission_2010-2014/malmstrom/news/what-written/archives/2012/11/20121104_en.htm

[12] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32016L1148&from=EN

[13] EU Drug Markets Report Strategic Overview 2016, disponibile anche in lingua italiana

[14] È possibile consultare il Global Overview of Drug Demand and Supply, Latest trends, cross-cutting issues del 2017 all’interno del World Drug Report 2017

[15] UNODC, World Drug Report 2017, Market Analysis of Plant-Based Drugs https://www.unodc.org/wdr2017/field/Booklet_3_Plantbased.pdf

[16] La cocaina e la cannabis sono le sostanze più richieste: la prima è prodotta in grandi quantità in Colombia, Perù e Bolivia e distribuita in tutto il mondo, la seconda invece rimane la sostanza più utilizzata in Europa anche per la facilità con cui è possibile reperire, soprattutto dall’Olanda, i semi della pianta e gli strumenti necessari per la coltivazione indoor

[17] Si tratta di droghe molto pericolose: metanfetamina, LSD, ecstasy, MDMA; a queste si aggiungono le NPS, ovvero le New Psychoactive Substances. Qui il portale sulle NPS dell’UNODC, https://www.unodc.org/LSS/Home/BothAreas

[18] SOCTA 2013

[19] L’Operation SUKAZU ha portato all’arresto di 29 persone e al sequestro di più di 2,000 animali di specie protette grazie alla collaborazione tra forze di polizie e reparti speciali di 18 Stati

[20] Consiglio a tal proposito la visione del documentario “Racing Extinction”

[21] È un problema che riguarda delicati ecosistemi del pianeta che per le loro caratteristiche climatiche e ambientali. Si pensi alla Great Barrier Reef australiana e alla foresta amazzonica, luoghi simbolo dell’impegno delle associazioni ambientaliste

[22] Le Ozone-depleting substances (ODS) sono regolamentate dall’UE e soggette a licenza

[23] Una tecnica particolarmente dannosa per l’ecosistema, traducibile con scaricamento. In particolare oggi è noto il fenomeno dell’ocean dumping, scaricamento o rilascio dei rifiuti nei mari

[24] Alimenti e bevande includono un ulteriore pericolo se contraffatte perché spesso violano norme igienico-sanitarie causando danni alla salute. Si veda l’importante l’operazione Opson VI di Interpol e Europol sulla contraffazione alimentare che ha permesso la cooperazione di ben 61 stati nel sequestro di 9.800 tonnellate di alimenti, 26.4 milioni di litri e 13 milioni di prodotti alimentari nocivi per un valore stimato di 230 milioni di euro. Diversamente invece abbigliamento e accessori costituiscono i prodotti più contraffatti sul mercato europeo e questo mercato illegale ha costi enormi. Su questo si invita a visionare l’operato dell’EUIPO (European Union Intellectual Property Office) e dell’EUIPO Academy

[25] Interessante come anche Google si impegni nella lotta alla pirateria: internet infatti rappresenta un terreno perfetto per la creatività, le idee innovative, lo sviluppo di startup e la commercializzazione di prodotti e servizi. Invito a leggere il report del colosso informatico “How Google fights piracy

[26] https://euipo.europa.eu/tunnel-web/secure/webdav/guest/document_library/observatory/resources/research-and-studies/ip_infringement/study2/the_economic_cost_of_IPR_infringement_in_the_clothing_footwear_and_accessories_sector_en.pdf