L’acquisto e la vendita di droga avviene anche su internet e questo articolo riguarda la darknet. All’interno della darknet in particolare ci sono tantissime nicchie o aree in cui gli stupefacenti sono semplici da acquistare mentre la regolamentazione di queste aree è mancante o carente

 

L’attenzione sulla darknet

La darknet rappresenta la parte più profonda del mondo web e quella considerata più “lontana” dal web di superfice o legale. Uso il termine darknet in senso generico per indicare tutte quelle realtà che usano gli strumenti precisi per entrare in questa rete oscura. Infatti, non si trova una definizione riconosciuta a livello globale di darknet. È possibile ad esempio prendere in considerazione la definizione che di questo fenomeno da l’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction):

 

that is purposefully hidden; it has been designed specifically for anonymity … the darknet is accessible only with special tools and software — browsers and other protocol beyond direct links or credentials

 

In un certo senso sarebbe più opportuno usare il plurale per queste reti. Infatti non esiste un unico grande mercato della rete oscura. Tali reti inoltre si differenziano per grandezza e fama. Anche le barriere linguistiche formano delle darknets “locali”: per esempio sono presenti reti in cui il portoghese o il russo unisce i cybercriminali. Notoriamente l’inglese nella darknet rappresenta la lingua franca. In questo mondo è possibile comunicare attraverso software e/o reti specifiche e fare transazioni di qualsiasi tipo; elemento essenziale è quello di entrare in una rete dato il fatto che il web ha permesso l’apertura di tanti mercati legali e non. Dal punto di vista dell’offerta, la darknet include beni molto diversi, come armi, prodotti contraffatti, sostanze stupefacenti, materiale pedopornografico, dati personali (come password e dati finanziari), malware e vari. Voglio inoltrare ricordare che la darknet rappresenta una tecnologia che offre uno spazio virtuale in cui gli users vogliano non essere tracciati ma essere parte di un vero e proprio mondo di informazione libera e di liberi contenuti. In questo articolo spiego in particolare il mercato della droga nella darknet.

L’uso di internet può favorire il mercato della droga. Per esempio si può tenere a mente come l’acquisto e la vendita in questo mercato delle droghe sia esente da violenza. Via internet infatti non avviene lo scambio materiale tra acquirente e venditore. Al contrario, internet unisce questi contraenti e permette scambi su larga scala. È immancabile il rapporto di fiducia e di professionalità tra venditori e produttori. Sebbene poi sia stimato che la maggior parte degli acquisti di sostanze sia ancora offline, i mercati della droga via internet hanno il potenziale di trasformare in futuro l’intero sistema delle vendite. La realtà della darknet infatti offre molto più che affari: in vari siti dark ad esempio ci sono non solo le sostanze stupefacenti ma anche forum. Accanto a quelli tipici di discussione in cui si condividono esperienze sull’uso di sostanze, ci sono forum in cui si spiegano i processi di lavorazione, di taglio delle sostanze oppure si danno consigli su come provare l’autenticità delle sostanze e molto altro. Le droghe più comuni sono cannabis, ecstasy, eroina e tante altre così come prodotti farmaceutici (di solito antidolorifici) e le irregolari NPS (New Psychoactive Substances). La disponibilità a livello globale ad esempio è enorme e a qualsiasi ora. Inoltre grazie a internet è possibile conoscere così come comprare sostanze che difficilmente si troverebbero in altri contesti. Passiamo adesso all’analisi di uno specifico mercato illegale dato che si tratta di un caso tra i più noti.

Silk Road ha rappresentato, seppur per poco tempo, un punto di riferimento per l’acquisto di sostanze stupefacenti tra i tanti beni disponibili su questa piattaforma. Questa via della seta del web ha trovato fama come mercato dell’internet in cui fosse possibile acquistare beni anche molti diversi per il fatto che gli users potessero entrare in sicurezza e in anonimato in questo mercato. Silk Road ha avuto vita breve e intensa: operativa tra il 2011 e il 2013 è stato calcolato un importo complessivo nelle vendite pari a 1.2 miliardi di dollari mentre a pochi mesi dalla chiusura vi fosse un guadagno di 100 milioni di dollari e che ci fossero circa 10.000 prodotti diversi. Grazie all’operazione “Onymous”[1] su scala internazionale si è proceduto alla chiusura del sito e all’arresto del proprietario, Ross William Ulbricht[2], e di numerosi venditori. L’operazione infatti è stata determinante perché più agenzie hanno partecipato alla chiusura del sito: FBI, Interpol e l’EC3 (European Cybercrime Centre) dell’Europol. La cooperazione tra le forze dell’ordine e le agenzie giudiziarie, nonché con il settore privato ha contribuito in modo significativo al successo di questa operazione. In particolare, ottenere dati da scambi di Bitcoin e diversi ISP (Internet Service Provider) ha aiutato le forze dell’ordine a erodere l’anonimato dei Bitcoin. La rapida cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria ha permesso agli investigatori di ottenere informazioni cruciali in modo tempestivo e localizzare i colpevoli.

Questo successo che si ricollega perfettamente alla war on drugs statunitense offre forse uno spaccato rispetto al noto problema del fenomeno degli stupefacenti. In particolare il mercato delle droghe ha sempre trovato un acquisto e una vendita personale comunque contestualizzando il settore della produzione e della vendita in organizzazioni criminali. Volgendo lo sguardo alla darknet invece un singolo individuo è in grado di comprare e vendere in assenza necessariamente di un’organizzazione. Infatti ciò che è richiesto riguarda conoscenze e competenze legate al mondo informatico e in misura minore di tipo criminale. Un ulteriore differenza degli users della comunità Silk Road è che c’è stata molta attenzione da parte loro sul controllo della qualità delle droghe. Infatti sia i venditori che i compratori sono stati parte di una comunità. In tale contesto lo scambio di informazioni diventa essenziale prima di effettuare qualsiasi transazione. Questi comportamenti non sono venuti meno anche con la chiusura della Silk Road. Quest’ultima costituiva una sorta di monopolio tra i mercati nella Darknet mentre oggi la situazione è molto più frammentata. Una realtà simile è stata AlphaBay. All’interno della Darknet inoltre sono presenti i criptomercati (cryptomarkets), cioè delle piattaforme di acquisto mediante monete virtuali (cryptocurrencies) con cui è possibile ricevere, come un acquisto fatto con spedizione a domicilio, vari beni. In pratica, le attività condotte a livello illegale seguono anche regole di marketing tipiche del mercato legale: spesso ad esempio i venditori offrono il free shipping, sconti sul primo acquisto e addirittura offerte promozionali o sostanze stupefacenti in prova. I cryptomarkets in particolare non hanno delle restrizioni geografiche anche se, in caso di spedizioni internazionali, il rischio che il prodotto sia intercettato è alto: questo può disincentivare un’effettiva apertura a scala globale di acquisti e vendite delle sostanze stupefacenti. In base ai dati dall’Europol e dell’EMCDDA del 2016 e 2017, sul numero totale di beni illeciti, le droghe rappresentano un grosso mercato sulle piattaforme AlphaBay, Dream Market, Hansa, TradeRoute e Valhalla.

 

Le difficili contromisure alla darknet

Studiare la darknet è difficile. In primo luogo perché è un fenomeno nuovo. In secondo luogo perché i cambiamenti occorrono facilmente. In terzo luogo perché è necessario che esperti di settori molto diversi cooperino per compiere ricerche su questo fenomeno. Complessivamente potremmo dire che anche la darknet, così come tanti altri fenomeni di oggi, riguarda il connubio tra tecnologia, globalizzazione e innovazione dei e nei mercati. Solo in possesso di dati è possibile condurre operazioni per fronteggiare questi mercati illegali ma bisogna prestare attenzione. Sarebbe un errore studiare i fenomeni all’interno della darknet in un’ottica di ripetibilità del fenomeno. Infatti è difficile che vi sia un nuovo Silk Road: ogni mercato, soprattutto illegale, offrirà beni e servizi in forme diverse. In altri termini, non è opportuno paragonare o usare come punto di riferimento per studi futuri la Silk Road che ha operato tra il 2011 e il 2013. Il nuovo che avanza in questo settore è fondamentale: si pensi a variegate forme di pagamento o il ricorso a strumenti di comunicazioni più difficili da tracciare. Per questo motivo l’impegno riguarda attività che necessitano di collaborazione tra Stati e agenzie investigative: i risultati sono visibili grazie alle operazioni condotte fino ad adesso come quella contro Silk Road (anche nelle rinascite in versioni 2.0 e 2.0) e contro AlphaBay e Hansa.

 

 

Lorenzo Venezia

Informazioni

European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) and Europol, Drugs and the darknet: Perspectives for enforcement, EMCDDA–Europol Joint publications, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2017

Pergolizzi, J. V., Jr et al. (2017) ‘The “Darknet”: The new street for street drugs’, Journal Of Clinical Pharmacy And Therapeutics, 42(6), pp. 790–792

Bancroft, A. and Scott Reid, P. (2016) ‘Concepts of illicit drug quality among darknet market users: Purity, embodied experience, craft and chemical knowledge’, The International Journal On Drug Policy, 35, pp. 42–49

‘Network theory: How the Darknet defends itself’ (2017) Nature, 543(7644), p. 153

Mansfield-Devine, S. (2009) ‘Darknets: Darknets’, Computer Fraud & Security, 2009, pp. 4–6

Tzanetakis, M. (2018) ‘Comparing cryptomarkets for drugs. A characterisation of sellers and buyers over time’, International Journal of Drug Policy, 56, pp. 176–186

Broadhead, S. (2018) ‘The contemporary cybercrime ecosystem: A multi-disciplinary overview of the state of affairs and developments’, Computer Law & Security Review: The International Journal of Technology Law and Practice, 34, pp. 1180–1196

TY MCCORMICK and R. KIKUO JOHNSON (2013) ‘Anthropology of an Idea: The Darknet’, Foreign Policy, (203), p. 22