Il narcotraffico è un tema che da tempo suscita grande interesse. I film e le serie televisive note al grande pubblico si concentrano su una figura o su un’organizzazione, basandosi sull’immaginario di realtà locali o ormai in crisi. Eppure, il fenomeno è di natura transnazionale e si rinnova continuamente

 

L’ampio concetto di narcotraffico

Il fenomeno della transnazionalità del crimine è diffuso, in particolare per il narcotraffico. Si tratta di un’attività che ha permesso una crescita esponenziale delle organizzazioni criminali operanti prima nel territorio centro e sud americano e poi in altri contesti. Il narcotraffico[1] a ben vedere è molto più che semplice traffico in quanto comprende il riciclaggio di denaro, gli investimenti di provenienza criminale, l’uso di precursori chimici, la produzione di sostanze, la raffinazione dei prodotti di origine naturale, il marketing violento, la militarizzazione dei territori, la raccolta di informazioni e la logistica delle organizzazioni, la tecnologia, l’organizzazione e la violenza sistematica, le imponenti reti di fornitura, il ricorso ad altri reati come corruzione, estorsione, sequestro di persona, ecc. Potremmo quindi dire che il narcotraffico è più che altro una serie di attività interdipendenti. Considerato la forma di guadagno più fiorente delle organizzazioni e benché nell’immaginario collettivo si faccia riferimento a Colombia e Messico, vi sono molti altri Stati che subiscono gli effetti del narcotraffico.

Tale fenomeno ha impatto su molti settori all’interno degli Stati: quello delle forze di polizia, delle autorità giudiziarie, del controllo del territorio, della criminalità organizzata, dell’economia illegale, della distribuzione illegale di reddito, dell’accumulazione primitiva del capitale, delle frontiere attraverso il controllo di porti e aeroporti, dell’esclusione sociale, dei reati contro bambini e adolescenti, dei reati predatori, della frode, dell’evasione fiscale, ecc. Lega indissolubilmente una catena di attività, di settori sociali e intere aree geografiche in una morsa; ha la capacità di dare un senso alla geografia attraverso “vie” o di “creare” aree geografiche.

 

Esiste una geografia del narcotraffico?

I confini del narcotraffico sono sempre mobili, eterei e non rispondono a regole scritte, se non a quello dei mercati. È inoltre vero che il narcotraffico trova enormi spazi là dove manchi un controllo dello Stato. Le cosiddette “triplas fronteras”, ossia quelle aree dove ci sono i confini di tre Stati, sono particolarmente sensibili a questo fenomeno: Mexicali, California e Arizona tra Stati Uniti e Messico; Leticia, Tabatinga, Santa Rosa tra Colombia, Brasile e Perù. Tra la città di Leticia e quella di Tabatinga, Colombia e Brasile sono separati da una strada che è possibile attraversare senza dover mostrare il passaporto. Tacna è la parte peruviana di un triplice confine tra Perù, Cile e Bolivia. Lo stesso vale per i cosiddetti “spazi vuoti” o “territori senza legge”, come il messicano Petén, il territorio di Darien nello Stato di Panama o il Salvador Mazza nel nord dell’Argentina.

In uno scenario geopolitico tanto complesso si comprende come il narcotraffico abbia messo solide radici, proprio in contesti dove la corruzione negli apparati statali, le deboli economie e l’assenza di politiche di controllo permettono la crescita del fenomeno illecito fino al raggiungimento del deficit di legittimità di uno Stato. Con la sua scomparsa, lo Stato lascia interi settori scoperti a quelle entità “contro il potere” che sorgono in ragione di un’attività criminale che acquista potere politico. Sicurezza, democrazia, stato di diritto, mercato sono fortemente intaccati da gruppi paramilitari, scandali politici, e finanziari, narco-stati e circoli economici illegali così che lo Stato è attaccato su più fronti. In America Latina infatti le organizzazioni criminali hanno svolto sia un ruolo di attività parastatale, sia un ruolo di puro conflitto con l’ordine centrale come nel caso dell’escalation di violenza interna del Messico.

 

I rapidi cambiamenti

La criminalità transnazionale è una criminalità organizzata all’avanguardia e dalle numerose sfaccettature e le organizzazioni dedite al narcotraffico non sono da meno. I cambiamenti in questa economia illegale sono all’ordine del giorno. Si tratta di organizzazioni che sfruttano tutte le opportunità offerte dalla globalizzazione dei mercati, le nuove tecnologie di comunicazione e la gestione dell’informazione. La criminalità transnazionale è una criminalità che valica i confini di più Stati, in una serie di attività criminali che si estendono in diversi paesi e che violano le leggi di diversi paesi.

L’elemento che contribuisce a differenziare la criminalità transnazionale da quella nazionale risiede nel fatto che la prima viola le leggi penali di diverse giurisdizioni mentre la seconda si limita a violare la legislazione penale di un singolo stato. Questo fattore di “crossing borders” prima e di transnazionalità dopo delle organizzazioni criminali si è sviluppato nel corso degli anni e in forme diverse. Pensiamo al contrabbando, alla tratta di persone o alla criminalità informatica. Per anni gli Stati hanno lottato a livello interno impegnando risorse e uomini di legge con risultati molto discutibili da Stato a Stato e avvalendosi di pochi strumenti di cooperazione internazionale sebbene spicchi tra questi strumenti l’importantissimo istituto dell’estradizione. La transnazionalità del narcotraffico in particolare ha avuto effetti devastanti soprattutto, per la sua evoluzione storica, in America meridionale e centrale: in pochi anni Colombia (prima) e Messico (dopo), per citare i due Stati con più problemi interni. Questi Stati hanno affrontato situazioni di instabilità, quello del traffico di stupefacenti, in particolar modo della cocaina, e poi della violenza che è scaturita dai conflitti tra i cartelli e tra i cartelli e lo Stato centrale.

Altri Stati però danno, rispetto al passato. una diversa attenzione alle forme di criminalità organizzate interne e di natura transnazionale: Australia, Canada, Italia, Germania e Olanda, tra gli Stati che hanno più informazioni e, fortunatamente di conseguenza, più volontà di arginare tale fenomeno.

 

I lenti passi per il contrasto al narcotraffico

La lotta al narcotraffico però non ha un lungo percorso alle spalle. A partire dagli anni ‘90, con la crescente preoccupazione nei riguardi della criminalità transnazionale, si iniziò uno studio di contrasto al fenomeno.

L’orientamento che iniziò a farsi sempre più strada andava verso l’individuazione delle caratteristiche che i soggetti criminali operanti attraverso i confini di più Stati dovessero avere per poter essere definiti in termini di “criminalità organizzata transnazionale”. Il cambiamento di prospettiva era dovuto dal fatto che era difficile l’identificazione delle attività specifiche cui i gruppi criminali si dedicavano. La vera e propria esigenza di disporre di uno strumento internazionale in risposta alle strategie della criminalità venne espressa in una conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Napoli nel 1994[2]. In particolare, le conclusioni raggiunte dalla Conferenza di Napoli, incluse nella Dichiarazione Politica e nel Piano Globale d’Azione contro il Crimine Organizzato Transnazionale, furono poi approvate dall’Assemblea Generale con la Ris. 49/159 [3] del 23 dicembre 1994. Venne individuata un’articolata strategia internazionale multilaterale e multi-livello di contrasto al fenomeno in questione, che contempla misure di carattere tecnico-operativo e il ricorso a strumenti giuridici. In particolare l’Assemblea Generale fece leva sulla gravità del fenomeno e sull’urgenza di contrastare il crimine organizzato transnazionale, invitando organizzazioni internazionali e regionali a introdurre misure per combattere il fenomeno, nonché a istituire sistemi di cooperazioni in materia penale.

La Conferenza di Napoli ha segnato un punto di svolta che ha portato alla Convenzione di Palermo. Pur essendo quest’ultimo il trattato contro la criminalità organizzata transnazionale, non viene menzionato il narcotraffico. Quest’ultimo in effetti rientra nella categoria di serious crime dell’art. 2(b)[4] perché nel caso di traffico di stupefacenti la pena minima per questo tipo di reato è superiore ai 4 anni. È inoltre un serious crime se commesso se transnazionale e se un’organizzazione criminale.

Le Nazioni Unite hanno creato anche strutture per coordinare e dirigere con efficacia le attività di lotta al traffico di stupefacenti[5]. Tra queste, la più importante è l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC). L’Ufficio, con sede principale a Vienna, si occupa di tanti aspetti del problema della droga: la riduzione della richiesta, che include la prevenzione, il trattamento, la riabilitazione e l’attenuazione delle conseguenze negative sociali e sanitarie che ne derivano dall’uso di sostanze stupefacenti, lo studio dei mercati locali e il lancio di campagne riguardanti l’uso di stupefacenti tra i giovani e tra le donne oppure campagne per promuovere lo sport come attività sportiva. L’impegno dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine è visibile anche nel supporto di applicazione della legge, includendo il supporto di servizi legislativi e istituzionali che migliorano la capacità degli Stati ad attuare i trattati internazionali contro la droga. Inoltre l’Ufficio include tra le discipline di base in tema di narcotraffico tre trattati: la Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, la Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971 e la Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope del 1988. Quest’ultima convenzione è lo strumento delle Nazioni Unite in cui le misure di repressione penale dei reati e di relativa cooperazione internazionale sono state elaborate in forme più ampie. Inoltre la Convenzione di Palermo riprende con modifiche porzioni dell’apparato normativo della Convenzione del 1988.

Considerando il complesso approccio per la lotta al narcotraffico, si presume che il tema rimanga al centro dell’attenzione per molti anni, non solo dal punto di vista punitivo ma anche preventivo.

 

Lorenzo Venezia

Informazioni

United Nations Convention against Transnational Organized Crime, New York, 15 November 2000, 2255 UNTS 209, in force 29 September 2003

Criminalità organizzata e reati transnazionali, A. Centonze, Giuffrè Editore, 2008

International law and transnational organized crime, P. Hauck and S. Peterke, New York, Oxford University Press, 2016

Crime and networks, C. Morselli, Routledge, 2014

Criminalità organizzata transnazionale e sistema penale italiano: la Convenzione ONU di Palermo. E. Rosi, 2007, IPSOA, Milano

Naim, M. (2002) ‘Five Wars of Globalization’, American University International Law Review, (Issue 1), p. 1

[1] il termine è derivato dallo spagnolo narcotrafico, in italiano potremmo tradurlo come traffico di droga

[2] Qui il testo di quanto tenutosi a Napoli

[3] Al seguente link il testo della risoluzione

[4] Di seguito il testo della norma: ““Serious crime” shall mean conduct constituting an offence punishable by a maximum deprivation of liberty of at least four years or a more serious penalty;

[5] Invito quindi a leggere per un’analisi completa un altro articolo di DirittoConsenso: Il traffico di droga nel diritto internazionale di Lorenzo Venezia, 8 ottobre 2018