Dal 23 al 26 maggio 2019 si sono tenute le elezioni europee. Ci si può davvero aspettare grossi cambiamenti nell’Europa dei prossimi cinque anni?

 

Il Parlamento Europeo: funzionamento, partiti, numeri e elezioni

Il Parlamento Europeo o Europarlamento ha sede ufficiale a Strasburgo nell’edificio Louise-Weiss e ha come altre sedi Bruxelles e Lussemburgo. È a Strasburgo però che si riuniscono i rappresentanti dei cittadini dell’Unione e si tratta di ben 751 membri tra cui vi è il presidente. Sarà noto a molti come la posizione, dal gennaio 2017, è ricoperta da Antonio Tajani, appartenente al gruppo politico del Partito Popolare Europeo (PPE). Il Parlamento Europeo è un’istituzione espressamente prevista dal Trattato di Lisbona e preesistente a questo; si tratta dell’istituzione che ha maggiormente subito modifiche in tema di riequilibrio tra le istituzioni europee. Questo equilibrio infatti ha segnato la storia delle istituzioni dell’Unione Europea in particolare rispetto al Consiglio e alla Commissione. Il PE oggi rappresenta un organo democratico vicino ai cittadini europei[1], in nome di un rapporto diretto non sempre percepito o apprezzato. Eleggendo i propri rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio diretto, i cittadini dell’Unione esercitano uno dei diritti essenziali dell’Unione europea, vale a dire la partecipazione democratica al processo decisionale politico in Europa.

Il Parlamento Europeo svolge un ruolo di condivisione con il Consiglio per la funzione legislativa[2] oltre a ruoli specifici particolarmente importanti come:

  • l’elaborazione con il Consiglio e l’approvazione del bilancio dell’UE;
  • l’elezione del Presidente della Commissione e l’approvazione dell’intera Commissione;
  • le interrogazioni alla Commissione e al Consiglio;
  • discutere la politica monetaria con la Banca Centrale Europea;
  • esprimere pareri in materia di politica estera e diritti umani dietro consultazione dell’Alto Rappresentante
  • decidere sugli accordi internazionali.

 

Il Parlamento Europeo non coincide con un organo camerale, né adempie a quegli obblighi tipici delle aule legislative degli Stati nazionali. In effetti dati i numerosi compiti del Parlamento è interessante conoscere la procedura legislativa ordinaria per vedere come l’attuale assetto dei Trattati ha stabilito un rapporto complicato, a volta anche tortuoso, tra le istituzioni europee. Per questo motivo l’Unione pur legiferando nel rispetto dei principi di attribuzione, proporzionalità e sussidiarietà, non presenta come uno Stato moderno un effettivo riscontro in termini istituzionali del principio della separazione dei poteri. Ne è prova il rapporto Consiglio-Parlamento-Commissione in cui vi è un bilanciamento delle competenze di ciascuna istituzione e un’armonia diversa rispetto al passato.

A maggio 2019 però si tiene un grande evento: le nuove elezioni del Parlamento segnano la fine della precedente legislatura. Infatti ogni legislatura dura cinque anni e, con le elezioni europee di questi giorni, vengono stabiliti i nuovi equilibri politici che daranno il via alla legislatura 2019-2024[3]. Su queste elezioni ha fortemente pesato il dibattito politico non solo italiano ma soprattutto britannico per il delicato tema della Brexit. Bisogna ricordare infatti che, nonostante la volontà espressa nei risultati del referendum sull’exit della Gran Bretagna dall’Unione, in queste elezioni sono comprese le votazioni degli europarlamentari d’oltremanica. Le ultime elezioni europee quindi potrebbero essere un punto di svolta per il futuro dell’Unione poiché è nel Parlamento che si presenteranno nuovi equilibri politici.

Un partito politico[4] a livello europeo funziona a livello transnazionale ed è composto da partiti nazionali e singoli cittadini i cui membri sono rappresentati in vari Stati membri dell’UE (almeno sette). Tra i partiti europei più importanti citiamo, includendo giustamente le sigle, date le possibili confusioni con i nomi di altri partiti:

  • il Partito Popolare Europeo (PPE),
  • il Partito del Socialismo Europeo (PSE),
  • l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE),
  • il Partito Democratico Europeo (PDE),
  • il Partito Verde Europeo (V),
  • l’Alleanza Libera Europea (ALE),
  • il Partito della Sinistra Europea (GUE),
  • il EUDemocrats (EUD),
  • l’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei (AECR),
  • l’Alleanza Europea dei Movimenti Nazionali (AENM) e
  • il Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà (MENL).

 

Come abbiamo detto in precedenza, sulla questione Brexit i 751 membri[5] del Parlamento sarebbero dovuti essere stati ridotti per queste elezioni di maggio. Ma con il mancato accordo sulla Brexit tra Unione e Gran Bretagna e con il caotico episodio sulle dimissioni di Theresa May a capo del Governo, rimangono i 73 deputati britannici anche per la legislatura 2019-2024. In tale senso, il Parlamento conterà in futuro 705 seggi[6] perché, non certamente per un errore matematico, la ripartizione dei seggi è disciplinata dai Trattati dell’Unione Europea. In base a questi i paesi con popolazione più numerosa hanno più seggi dei paesi meno popolosi, ma questi ultimi dispongono di un numero di seggi superiore a quello vorrebbe la proporzionalità applicata in senso stretto. Questo sistema è noto come principio della “proporzionalità degressiva”. Qui di seguito i numeri dei membri:

  • Germania: 96
  • Francia: 74
  • Regno Unito: 73
  • Italia: 73
  • Spagna: 54
  • Polonia: 51
  • Romania: 32
  • Paesi Bassi: 26
  • Belgio: 21
  • Repubblica Ceca: 21
  • Grecia: 21
  • Ungheria: 21
  • Portogallo: 21
  • Svezia: 20
  • Austria: 18
  • Bulgaria:17
  • Finlandia: 13
  • Danimarca: 13
  • Slovacchia: 13
  • Croazia: 11
  • Irlanda: 11
  • Lituania: 11
  • Lettonia: 8
  • Slovenia: 8
  • Cipro: 6
  • Estonia: 6
  • Lussemburgo: 6
  • Malta: 6

 

Sia ben chiaro che i criteri per candidarsi alle elezioni europee e per chi votare sono regolate dalle disposizioni interne degli Stati. In Italia ad esempio chi va a votare[7] può esprimere da uno a tre voti di preferenza, da esprimersi per candidati di sesso diverso, per i candidati di una lista.

 

Le elezioni europee influenzeranno il funzionamento del Parlamento

Per quanto riguarda il funzionamento, il Parlamento conta venti commissioni e tre sottocommissioni, ognuna delle quali si occupa di diversi temi ed è all’interno di queste che si svolge un lavoro preparatorio. Ciascuna commissione elegge un presidente e fino a quattro vicepresidenti, scelti tra i suoi membri titolari, che andranno a formare l'”ufficio di presidenza della commissione” con un mandato di due anni e mezzo. La composizione politica delle commissioni rispecchia quella dell’Aula: con le nuove elezioni quindi vi potranno essere nuovi assetti politici. Quindi, per rendere il tutto più chiaro, attualmente la commissione Affari Esteri è presieduta da David McAllister, tedesco, del Partito Popolare Europeo (PPE) mentre la commissione Sviluppo è presieduta da Linda McAvan, inglese, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D). Ecco l’elenco delle commissioni permanenti:

  • Affari esteri[8]:
    • Diritti dell’uomo
    • Sicurezza e difesa
  • Sviluppo
  • Commercio internazionale
  • Bilanci
  • Controllo dei bilanci
  • Problemi economici e monetari
  • Occupazione e affari sociali
  • Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare
  • Industria, ricerca e energia
  • Mercato interno e protezione dei consumatori
  • Trasporti e turismo
  • Sviluppo regionale
  • Agricoltura e sviluppo rurale
  • Pesca
  • Cultura e istruzione
  • Giuridica
  • Libertà civili, giustizia e affari interni
  • Affari costituzionali
  • Diritti della donna e uguaglianza di genere
  • Petizioni

 

Queste invece le tre commissioni speciali:

  • Terrorismo
  • Procedura di autorizzazione dei pesticidi da parte dell’Unione
  • Reati finanziari, evasione fiscale ed elusione fiscale

 

Per evitare inutili lungaggini e quindi con il fine di garantire una buona cooperazione, i presidenti di tutte le commissioni permanenti e speciali costituiscono la Conferenza dei Presidenti di Commissione (CPC) con il fine di coordinare i lavori di tutte le commissioni. Essa funziona come un forum di discussione anche per risolvere eventuali conflitti di competenza. La CPC favorisce il dialogo legislativo con la Commissione e il Consiglio in quel concerto istituzionale tipico dell’Unione.

Il Parlamento Europeo poi tiene una sessione ordinaria annuale, chiamata plenaria, solitamente il secondo martedì del mese di marzo e questa dura un anno, è suddivisa in periodi di sessione. Il Parlamento così si riunisce ogni mese (tranne che in agosto) per una «tornata» che dura quattro giorni da lunedì a giovedì. Può anche tenere sessioni straordinarie[9] dietro richiesta della maggioranza dei membri, del Consiglio o della Commissione. Queste sessioni rappresentano invece l’adozione di atti legislativi perché è nella fase delle sessioni che gli eurodeputati si riuniscono per valutare le proposte legislative e gli emendamenti.

Infine, si è discusso molto sulla possibile composizione della legislatura europea 2019-2024 data la forte ascesa dei partiti nazionalisti in tutta Europa. La distribuzione dei parlamentari tra i vari partiti costituirà certamente un interessante banco di prova per tutti, non solo per la politica interna dei singoli Stati: le incognite potrebbero essere molteplici e non si escludono eventualmente colpi di scena sulle scelte dell’elettorato di alcuni Stati rispetto ad altri. Le elezioni europee quindi saranno sicuramente al centro di discussione, non solo in Italia.

Informazioni

Diritto dell’Unione Europea, Parte Istituzionale, G. Strozzi, R. Mastroianni, Giappichelli Editore, 2016

Diritti fondamentali e politiche dell’Unione Europea dopo Lisbona, S. Civitarese Matteucci, F. Guarriello, P. Puoti, Maggioli Editore, 2013

[1] La cittadinanza europea è condizione giuridica propria di ogni persona appartenente a uno Stato membro dell’Unione Europea. Essa non sostituisce alcuna cittadinanza nazionale. Si vedano l’art. 9 TUE e l’art. 20 TFUE

[2] Vi sono però dei casi particolari in cui è richiesta una procedura legislativa speciale

[3] Tantissimi gli aggiornamenti offerti dalle istituzioni interne dell’UE. Per l’Italia vedasi: http://www.europarl.europa.eu/italy/it/elezioni-europee-2019/ee2019-istruzioni-per-l-uso

[4]  La maggior parte dei partiti e delle fondazioni politiche sono stati istituiti sulla base del regolamento (UE, Euratom) n. 1141/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (modificato dal regolamento 2018/673 del 3 maggio 2018), relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, che prevede altresì la possibilità di finanziare le fondazioni politiche che sostengono i relativi partiti mediante attività di formazione e ricerca

[5] È possibile conoscere tutti i singoli membri a questo link: http://www.europarl.europa.eu/meps/it/home

[6] Sul tema del ridimensionamento del PE invito a leggere questo link: http://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20180202IPR97025/riduzione-del-numero-dei-deputati-dopo-la-brexit

[7] Vedi L. 24 gennaio 1979, n. 18

[8] La commissione Affari Esteri (AFET) è l’unica ad avere due sottocommissioni, Diritti dell’Uomo (DROI) e Sicurezza e Difesa (SEDE). Le tre commissioni non sono raggruppate in una sola e non condividono il medesimo presidente

[9] Art. 229 TFUE