La futura Commissione Europea è al centro di attenzione per una serie di temi e problemi attuali che richiedono grandi sforzi. Questa Commissione seguirà alla Commissione Juncker del quinquennio 2014-2019 ma con diversi approcci: green economy, rafforzamento economico e sociale e una “European way of life”

 

Cosa fa la Commissione?

La Commissione Europea, come definisce l’articolo 17 del TUE sin dal principio, promuove l’interesse generale dell’Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine. Rappresenta l’organo che:

  • vigila sull’applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati
  • vigila sull’applicazione del diritto dell’Unione sotto il controllo della Corte di Giustizia dell’UE
  • esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione, alle condizioni stabilite dai trattati
  • assicura la rappresentanza esterna dell’UE salvo i casi espressamente previsti dai trattati
  • dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi, infine
  • avvia il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione per giungere ad accordi interistituzionali

 

Ma passiamo direttamente alla composizione che è di notevole interesse

 

La proposta per la Commissione

Il mandato della Commissione è di cinque anni e i membri della Commissione, i commissari, sono scelti in base alla loro competenza generale, al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza. Rispettando questo requisito, presente all’art. 17. 3 del Trattato sull’Unione Europea, si possono conoscere i nomi[1] dei membri proposti per la Commissione 2019-2024 in base alle personalità scelte dal Presidente Ursula von der Leyen:

  • Frans Timmermans, olandese, per il Green Deal europeo
  • Margrethe Vestager, danese, per “Un’Europa pronta per il digitale”
  • Valdis Dombrovskis, lettone, per “Un’economia al servizio delle persone”
  • Josep Borell Fontelles, spagnolo, per “Un’Europa più forte nel mondo”, sarà l’Alto Rappresentante[2]
  • Maroš Šefčovič, slovacco, per le relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche
  • Věra Jourová, ceca, per i valori e la trasparenza
  • Dubravka Šuica, croata, per la democrazia e la demografia
  • Margaritis Schinas, greco, con il peculiare compito di “Proteggere il nostro stile di vita europeo”
  • Johannes Hahn, austriaco, per il bilancio e l’amministrazione
  • Phil Hogan, irlandese, per il commercio
  • Mariya Gabriel, bulgara, per l’innovazione e la gioventù
  • Nicolas Schmit, lussemburghese, per il lavoro
  • Paolo Gentiloni, italiano, per l’economia
  • Janusz Wojciechowski, polacco, per l’agricoltura
  • Elisa Ferreira, portoghese, per la coesione e le riforme
  • László Trócsányi, ungherese, per il vicinato e l’allargamento dell’UE
  • Stella Kyriakides, cipriota, per la salute
  • Didier Reynders, belga, per la giustizia
  • Rovana Plumb, rumena, per i trasporti
  • Helena Dalli, maltese, per l’uguaglianza
  • Sylvie Goulard, francese, per il mercato interno
  • Ylva Johansson, svedese, per gli affari interni
  • Janez Lenarčič Lenarčič, sloveno, per la gestione delle crisi
  • Jutta Urpilainen, finlandese, per i partenariati internazionali
  • Kadri Simson, estone, per l’energia
  • Virginius Sinkevičius, lituano, per l’ambiente e gli oceani

 

È bene ricordare però che è il Consiglio che, di comune accordo con il presidente eletto della Commissione, adotta l’elenco delle altre personalità che propone di nominare membri della Commissione. Spetta poi al Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, la nomina dei vicepresidenti, fatta eccezione per l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Borell Fontelles, tra i membri della Commissione: la der Leyen ha scelto come vicepresidenti esecutivi Timmermans, Vestager, Dombrovskis, mentre gli altri vicepresidenti sono Šefčovič, Jourová, Šuica, Schinas. Per Timmermans e Vestager, la nomina a vicepresidenti esecutivi arriva come “compensazione” per la sconfitta nella corsa alla presidenza della Commissione.

Il prossimo passo è quella parte del processo di scelta dei commissari che vedrà ciascun commissario in pectore comparire di fronte al Parlamento europeo prima di un voto finale dell’assemblea sull’intera squadra. I nuovi commissari si insedieranno ufficialmente l’1 novembre. Siamo davanti ad un progetto innovativo per la Commissione, particolarmente ricco di sfide.

 

Particolarità della futura Commissione

Il Presidente della Commissione al momento della presentazione dei commissari designati ha annunciato una composizione in nome della flessibilità e dell’agilità operativa. Ad uno sguardo più attento ci sono alcuni Commissari che presentano portafogli innovativi, come quello del Green Deal di Timmermans o per l’Europa più digitale di Vestager, ed altri che guardano al futuro politico, come in tema di allargamento[3] di Trócsányi e le prospettive strategiche[4] di Šefčovič. Uno in particolare ha destato curiosità: si tratta del portafoglio di Margaritis Schinas per “Proteggere il nostro stile di vita europeo”, una definizione quanto mai vaga. Cosa rappresenta oggi lo stile di vita? E ancora, su quali basi può essere costruito uno stile di vita europeo? In effetti, nel programma politico presentato dalla von der Leyen sulla futura Commissione, è chiara la base dell’individuazione dello “stile di vita europeo”. Nel documento[5] si parla di protezione dello Stato di diritto e della tutela dei valori fondamentali di giustizia e libertà in nome della cooperazione e del mercato interno.

Il documento prosegue con un tema fondamentale della politica europea e non solo: quello delle migrazioni. L’obiettivo è rafforzare le frontiere (con particolare riferimento al ruolo dell’agenzia Frontex) e il rilancio della riforma delle procedure di Dublino in materia di asilo. Non mancano inoltre parole per un concreto bisogno di cooperazione con i paesi di partenza o di transito dei migranti: creando cooperazioni rafforzate si rafforzano stabilità e sicurezza. In tema di sicurezza interna, nel documento si auspica un rafforzamento del ruolo della Procura Europea perché “dovrebbe avere maggiori poteri e autorità e dovrebbe poter individuare e perseguire il terrorismo transfrontaliero”.

Le sfide sociali rappresentano di gran lunga la parte più corposa da affrontare: uguaglianza, coesione e riforme, natalità, welfare, vicinanza ai cittadini europei (con particolare riguardo al ruolo del Parlamento europeo) e la questione migratoria. Oltre a questo, c’è la volontà di rafforzare la posizione dell’Unione: un’Unione che sia un attore geopolitico internazionale di primissimo livello per l’autorità costruitasi nel tempo. La von der Leyen infatti ha affermato l’importanza che l’Unione debba perseguire un proprio ruolo in un contesto attuale come quello multipolare: una European way of life. È una definizione, a mio avviso, non originale (perché richiama la vecchia American way of life) ma che rende bene l’idea del protagonismo futuro dell’Unione. L’Unione di oggi, e con la Commissione Europea che verrà, guarda con interesse e apprensione tante realtà vicine e lontane: la Brexit, il futuro dell’Africa, l’avanzamento dei negoziati con gli Stati vicini e il raggiungimento della, ormai richiesta da molti, Unione europea della difesa.

 

 

Lorenzo Venezia

Informazioni

[1] I seguenti commissari erano presenti anche nella Commissione Juncker: Timmermans, Šefčovič, Dombrovskis, Hahn, Hogan, Jourová, Vestager, Gabriel

[2] Ricordo che l’Alto Rappresentante è uno dei vicepresidenti della Commissione e spetta a questi vigilare sulla coerenza dell’azione esterna dell’Unione

[3] Il tema dell’allargamento è stato trattato su DirittoConsenso qui

[4] Il tema della difesa europea e del suo possibile sviluppo è stato trattato su DirittoConsenso qui

[5] https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/political-guidelines-next-commission_it.pdf pag. 17 e ss.