Oggi si sottolinea il ruolo dell’INTERPOL, tra gli altri, nelle attività di recupero di beni artistici e nel coordinamento nella lotta ai reati contro il patrimonio culturale

 

Alcune informazioni sull’INTERPOL

L’INTERPOL è un’organizzazione internazionale di polizia criminale. È un’agenzia intergovernativa riconosciuta dalle Nazioni Unite e conta 194 Stati membri[1]. Gli organi centrali dell’INTERPOL sono la General Assembly, organo di governo che riunisce tutti i paesi una volta all’anno per prendere decisioni e in cui ogni Stato ha un voto, e l’Executive Committee, un comitato responsabile che supervisiona l’esecuzione delle decisioni della General Assembly e l’amministrazione e i lavori del General Secretariat. Quest’ultimo coordina le attività per combattere una serie di reati. Gestito dal Secretary General[2], è composto da personale di polizia e civili e comprende una sede a Lione, un complesso globale per l’innovazione a Singapore e numerosi uffici satellite in diverse regioni.

Un’organizzazione quindi basata sulla cooperazione e sullo sviluppo di strumenti utili al fine di combattere molti reati[3]. Tuttavia gli agenti di polizia di INTERPOL non possono svolgere indagini autonomamente nei paesi membri poiché l’INTERPOL non è composto da brigate internazionali di investigatori. Le indagini internazionali sono condotte dalle forze di polizia nazionali dei paesi e solo da questi. Inoltre, il General Secretariat non ha il potere di forzare un Paese ad agire, o di non agire, in una specifica indagine di polizia. Voglio ricordare però che in ciascuno Stato vi è un ufficio centrale nazionale INTERPOL (NCB, National Central Bureau) e che ogni NCB rappresenta il collegamento centrale per il General Secretariat e gli altri NCB. Così si collegano le forze dell’ordine di uno Stato con quelle degli altri paesi e con il General Secretariat attraverso la rete di comunicazioni di polizia globale sicura denominata I-24/7.

Inoltre in tema di rafforzamento di cooperazione esiste un centro di coordinamento, il Command and Coordination Centre (CCC). Ogni Stato parte può richiedere assistenza urgente in qualsiasi momento per le indagini che debbano essere condotte e il servizio del CCC risponde da ben 3 sedi operative: quelle di Singapore, di Lione e di Buenos Aires. In questo modo l’intero network del General Secretariat, le NCBs e il CCC operano congiuntamente nello scambio di informazioni, nella ricerca di dati attraverso i database e fornire soluzioni ai servizi di sicurezza.

Questa struttura conferisce all’INTERPOL un’adeguata capacità di risposta e di cooperazione per la lotta di molti reati, tra cui la non più emergente categoria di reati contro i beni culturali. Userò il concetto di beni culturali come omnicomprensivo e generico dato che, a livello internazionale, non esiste una definizione di cultural goods o cultural properties[4].

 

Il mercato illecito dei beni culturali

Il mercato di illecita provenienza dei beni culturali può essere sostanzialmente diviso in 3 fasi: l’offerta di beni proveniente dalle nazioni di origine, la domanda creata dai consumatori nelle nazioni di mercato e la catena di trasporto, cioè il tramite tra gli Stati di origine del bene e gli Stati di destinazione, durante la quale il bene può passare ad un numero molto ampio di persone. Ciò rende difficile individuare il bene e conseguentemente complicato la ricostruzione del percorso di recupero del bene suddetto.

In aggiunta a questo problema, un fattore che favorisce il mercato illecito dei beni culturali riguarda la diversità sostanziale delle disposizioni a tutela di tali beni sia nel diritto privato sia nel diritto internazionale. Non a caso infatti il trattato UNIDROIT[5] del 1995 riguarda disposizioni fondamentali sui beni culturali in tema di diritto internazionale privato per il recupero e la restituzione dei beni culturali, con deroghe relative ai principi comunemente applicati nel diritto privato. Ma i sistemi di protezione dei beni culturali, la porosità dei confini di molti Stati e la non meno importante considerazione che la maggior parte dei crimini artistici rimane inosservata e non segnalata alle autorità, creano un contesto in cui la tutela non è completa. Ad esempio non è del sempre facile individuare la liceità del bene perché i controlli e la trasparenza, forse ancor di più che in altri settori, sono scarsi.

In più, come ha sottolineato Stefano Manacorda (Manacorda and Chappell, 2011):

“[…] there is a further element that I would underline, which strengthens the attraction to criminal organizations of unlawful activities in the art field: this is the contrast between the economic stakes in such activities, which can generate huge profits on a vast scale, and the low penal risk associated with them, which militates strongly for engagement in them.

 

Così, le Nazioni Unite hanno riconosciuto con la Risoluzione Protection Against Trafficking in Cultural Property dell’Economic and Social Council[6] la rilevanza del problema:

organized criminal groups are involved in trafficking in stolen cultural property and that the international trade in looted, stolen or smuggled cultural property is estimated at several billion United States dollars per year

 

 

Una interessante particolarità del traffico illecito dei beni culturali

Intendo sottolineare un elemento davvero singolare sul traffico illecito dei beni culturali. La tratta dei beni antichi e artistici offre ai criminali l’opportunità di trattare merci di alto valore che sono spesso scarsamente protette, difficili da identificare e facili da trasportare oltre i confini verso acquirenti indiscutibili, nonché membri desiderosi ma ignari del commercio dell’arte e delle antichità. Il mercato illecito è popolato infatti da un misto di sofisticate organizzazioni criminali, singoli ladri, i purtroppo celebri “tombaroli”[7], piccoli commercianti e collezionisti senza scrupoli. Tale commercio dipende in larga misura dalla connivenza astuta o ignara di individui e istituzioni apparentemente legittimi, come case d’aste, commercianti di antiquariato e gallerie. Queste possono trovarsi, a volte inconsapevolmente, a maneggiare merci di provenienza illegale. Oggi inoltre, rispetto al passato, sono presenti importanti misure da parte delle organizzazioni culturali, artistiche e dei musei per la fissazione di pratiche che mirino alla lotta del traffico illecito.

 

Gli sforzi dell’INTERPOL tra conferenze, lo Stolen Works of Art Database e operazioni di recupero

L’INTERPOL è da sempre impegnato nella lotta al traffico illecito di beni culturali. La cooperazione richiesta è stata al centro del 10th International Symposium on the Theft of and Illicit Traffic in Works of Art, Cultural Property and Antiquities. È stata una conferenza che ha riunito 130 esperti provenienti da 80 paesi membri. Uno dei principali argomenti in discussione durante l’evento di tre giorni (17-19 ottobre 2018) è stato la protezione della proprietà culturale nelle zone di conflitto e il possibile legame tra il furto d’arte e il finanziamento del terrorismo.

Particolare attenzione è stata data alle azioni di follow-up relative a due risoluzioni delle Nazioni Unite[8] che chiedevano ai paesi di prendere provvedimenti per impedire il commercio di beni culturali rubati utilizzando le capacità di polizia di INTERPOL. I paesi hanno visto come il database di opere d’arte e le strutture di formazione rubate da INTERPOL aiutano a identificare, investigare e prevenire l’ampia gamma di aree criminali spesso associate al furto di opere d’arte.

Il database di opere d’arte di cui si parla è lo Stolen Works of Art Database, una piattaforma utilissima per il riconoscimento di opere d’arte: con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2017[9] è stato richiesto agli Stati parte di ricorrere a questo strumento nello sforzo di combattere il traffico illecito di opere culturali. Il Database contiene le descrizioni di più di 50.000 opere d’arte che sono andate perse, smarrite o sono state rubate. Il solo impegno nel ritrovamento di questi oggetti di inestimabile valore da parte dell’INTERPOL però non sarebbe sufficiente. Per questo motivo l’INTERPOL conta sulla collaborazione con altre importanti organizzazioni internazionali come lo United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), lo United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO), l’International Council of Museums (ICOM) l’International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (ICCROM), l’International Institute for the Unification of Private Law (UNIDROIT) e l’EUROPOL.

Tra le operazioni di recupero più importanti per l’INTERPOL in tema di recupero di beni culturali è importante citare “Pandora III”. All’interno di questa operazione si contano numerosi filoni investigativi delle polizie nazionali tutte però coordinate dall’INTERPOL con controlli in 29 paesi[10]. Il coordinamento dell’operazione e lo scambio di informazioni ha portato ad ingenti sequestri: in particolare il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha sequestrato 91 oggetti in ceramica e 109 monete antiche. Il totale degli oggetti ritrovati e confiscati con l’operazione Pandora III è superiore a 18.000 e questo è davvero il frutto di un’importante intesa nella lotta al traffico illecito di beni culturali.

Informazioni

[1] Gli ultimi Stati che sono entrati a far parte dell’INTERPOL sono Kiribati e Vanuatu. Qui la loro ammissione all’organizzazione

[2] Attualmente è il tedesco Jürgen Stock, nominato nel 2014

[3] Corruzione, contraffazione di monete e documenti, crimini contro i minori, crimini contro i beni culturali, criminalità informatica, traffico di stupefacenti, criminalità ambientale, criminalità finanziaria, traffico di armi da fuoco, tratta di esseri umani, merci illecite, criminalità marittima, criminalità organizzata, contrabbando di persone, terrorismo, furto di veicoli e vendita dei pezzi di ricambio e crimini di guerra

[4] In inglese si trovano spesso concetti come: cultural heritage, art and antiquities, international antiquities market, transnational crime in art and antiquities etc.

[5] UNIDROIT Convention on Stolen or Illegally Exported Cultural Objects

[6] ECOSOC Resolution 2004/34

[7] Il termine non può più riferirsi ai soli cercatori di tombe del Lazio e della Toscana ma a tutti coloro che compiono scavi illegali con il fine di recuperare oggetti di valore antichi. Tra i casi più recenti segnalo quello presso Eraclea Minoa in Sicilia: https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/cattolica-eraclea-scavi-archeologici-abusivi-tombaroli.html (consultato il 23/08/2019)

[8] UN Security Council Resolution 2253 (2015) e UN Security Council 2347 (2017)

[9] UN Security Council Resolution 2347 (2017)

[10] I dettagli dell’operazione sono consultabili qui