La Convenzione di Nicosia, nonché Convenzione del Consiglio d’Europa sui reati relativi ai beni culturali, è un trattato importante. Perché allora conta così pochi Stati parte?

 

Obiettivi della Convenzione di Nicosia

La Convenzione di Nicosia riguarda il traffico illecito di beni culturali. Firmata appunto nella capitale cipriota, pone al centro della trattazione il traffico di beni culturali. Si tratta di un argomento delicato che coinvolge in prima linea Stati come l’Italia[1] e la Grecia, tra i tanti. Il traffico illecito infatti è di notevole impatto[2] sia dal punto di vista del danno che tali beni subiscono, sia dal punto di vista economico.

Perché è importante questa Convenzione? Perché è il trattato internazionale che prevede specificamente la criminalizzazione del traffico illecito di beni culturali.

La Convenzione di Nicosia ha come obiettivi:

  • prevenire e combattere la distruzione, il danneggiamento e il traffico di beni culturali prevedendo la criminalizzazione di determinati atti;
  • rafforzare la prevenzione della criminalità e la risposta della giustizia penale a tutti i reati connessi ai beni culturali;
  • promuovere la cooperazione nazionale e internazionale nella lotta ai reati connessi ai beni culturali
  • proteggere i beni culturali

 

Dopo aver fornito la definizione di “cultural goods” all’articolo 2, la Convenzione introduce la parte di diritto penale sostanziale.

 

I reati previsti

Gli articoli 3 – 10 della Convenzione di Nicosia prevedono i seguenti reati:

  • Furto e altre forme di appropriazione illecita
  • Scavo e rimozione illegale: lo scavo e la rimozione illegale riguardano lo scavo illecito commesso al fine di ricercare e rimuovere beni culturali in violazione delle leggi del Paese ove esso è effettuato; l’illecita rimozione e ritenzione dei beni illegittimamente scavati; l’illecita ritenzione dei beni medesimi qualora lo scavo sia condotto in conformità alle leggi nazionali.
  • Importazione illecita: è illecita là dove il bene è stato rubato in un altro Stato, scavato o rimosso illegalmente.
  • Esportazione illecita
  • Possesso illecito: è tale se il bene è stato scavato illegalmente o ottenuto in violazione delle disposizioni riguardanti l’importazione e l’esportazione dei beni culturali.
  • Immissione sul mercato: tale condotta è punita là dove si conosca la provenienza delittuosa del bene.
  • Falsificazione di documenti: un reato tipico per rendere leciti i beni culturali la cui natura è invece illecita perché scavati illegalmente o rubati.
  • Distruzione e danneggiamento: la distruzione e il danneggiamento di beni culturali rientrano tra le condotte meritevoli di sanzione penale soltanto se commesse con dolo.

 

L’articolo 11 stabilisce che ogni Stato parte deve assicurare che siano puniti l’istigazione a commettere tali reati e il tentativo di commissione di questi. Le disposizioni citate, compresa quella dell’articolo 11, devono essere introdotte dagli ordinamenti nazionali.

In base all’articolo 12, ogni Stato parte deve prendere misure necessarie a stabilire la giurisdizione sui reati previsti che si riferiscono a quelli contenuti nella Convenzione quando il reato è commesso nel proprio territorio, a bordo di una nave battente la bandiera dello Stato, a bordo di un velivolo registrato secondo le leggi dello Stato o da uno sei suoi cittadini. È possibile che, in caso di conflitti di giurisdizione, gli Stati possano consultarsi al fine di determinare la giurisdizione più appropriata per l’azione penale.

L’articolo 13 invece dispone la responsabilità delle persone giuridiche e che questa è penale, civile e amministrativa. Gli Stati dovranno adottare misure che puniscano anche le persone giuridiche là dove vi sia una persona fisica che a vantaggio dell’ente, agendo individualmente o come membro di un organo, abbia una posizione di rilievo all’interno della persona giuridica. In più, ogni Stato parte deve stabilire che un ente può essere ritenuto responsabile quando la mancanza di supervisione o controllo di una persona fisica ha reso possibile la commissione di un reato a favore dell’ente da parte di una persona fisica che ha agito sotto la sua autorità.

 

Sanzioni, misure di prevenzione e misure amministrative

Le misure che la Convenzione di Nicosia prevede sono di vario genere. Per quanto riguarda le sanzioni, queste possono riguardare la privazione della libertà e la conseguente estradizione, così come sanzioni economiche, l’interdizione temporanea o permanente dall’esercizio di attività commerciali, l’esclusione dal diritto a benefici o aiuti pubblici. Tra le misure inoltre importanti da adottare ci sono la confisca ed il sequestro dei proventi che derivano dai reati previsti dalla Convenzione.

Le misure di prevenzione e le misure amministrative che si possono adottare a livello nazionale ed internazionale sono molte. Gli Stati devono incoraggiare istituti culturali e musei a adottare policies che riducano i casi di traffico illecito. È necessario allo stesso modo prevenire che su internet possano esserci acquisti e vendite di beni culturali. Inoltre le misure che limitano i rischi di reati contro i beni culturali riguardano l’adozione di buone pratiche, l’istituzione di banche dati utili per il ritrovamento di beni andati perduti o rubati, la raccolta di dati, il ricorso a procedure rigorose sull’importazione e sull’esportazione dei beni culturali così come l’uso di campagne di sensibilizzazione.

 

Cooperazione internazionale e Convenzione di Nicosia

Il tema della cooperazione internazionale per una lotta efficace al traffico illecito dei beni culturali è un tema noto. Gli articoli della Convenzione offrono un complesso normativo di notevole impatto, che l’Italia ad esempio non ha ancora adottato visto che il progetto di legge è arenato[3] con la caduta del governo nel 2019[4]. Il problema però è ben più grave. La Convenzione di Nicosia è stata firmata da pochissimi Stati del Consiglio d’Europa. All’apertura alla firma durante la 127esima sessione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha riunito i Ministri degli Affari esteri dei 47 Stati membri dell’Organizzazione, la Convenzione è stata firmata da sei Stati: Cipro, Grecia, Armenia, Portogallo, San Marino e Messico. Oggi si contano in più Slovenia, Ucraina, Italia, Lettonia, Russia, Montenegro. Gli Stati che hanno ratificato la Convenzione di Nicosia sono Cipro e Messico[5].

Ora, se è vero che si discute da tempo della transnazionalità del fenomeno, del pericolo della criminalità organizzata e del fatto che il traffico illecito di beni culturali possa rappresentare una forma di finanziamento di attività di alcuni gruppi terroristici, bisogna chiedersi seriamente se la comunità internazionale abbia intenzione di fare sul serio sul tema. Le convenzioni sulla protezione dei beni culturali a livello internazionale infatti non impongono standard minimi nella definizione delle fattispecie e nella soglia sanzionatoria minima da imporsi.

Una mancanza che, volente o nolente, danneggia il patrimonio dei beni culturali a livello globale.

Informazioni

https://www.penalecontemporaneo.it/upload/3447-dagostino.pdf

Testo della Convenzione di Nicosia – reperibile sulla rete interconnessa

Amorosino, S. (2019) Diritto dei beni culturali. Wolters Kluwer (Temi dell’impresa e della pubblica amministrazione; 1)