L’istituto della Cassa Integrazione alla luce delle novità introdotte dal Decreto “Cura Italia”

 

Cassa Integrazione Covid-19: il Governo amplia l’integrazione salariale per i lavoratori

L’inaspettata diffusione della pandemia da Covid-19 ha cambiato la nostra quotidianità, costringendoci ad un necessario isolamento sociale che mai ci saremmo aspettati di dover affrontare. L’attività lavorativa, a parte quella dei servizi essenziali e ad essa connessi, ha subìto un drammatico stop portando a gravissime conseguenze economiche per i datori di lavoro autonomi e, di riflesso, anche per i loro dipendenti: fabbriche, negozi e aziende[1] si trovano in stand-by.

Il Governo italiano, al fine di sostenere i cittadini temporaneamente privi di retribuzione, salvaguardando la condizione economica di milioni di persone, ha previsto il potenziamento degli ammortizzatori sociali già previsti dal nostro ordinamento.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto “Cura Italia” il Governo ha provveduto a potenziare il sistema sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese a causa del particolare momento storico che stiamo vivendo.

Lo scopo del provvedimento è chiaramente quello di semplificare le procedure per la richiesta di sussidi economici e allargare l’ambito soggettivo di applicazione di queste misure, cercando di sostenere il più grande numero di settori produttivi. Nello specifico, il Decreto “Cura Italia” ha previsto il potenziamento di vari strumenti previdenziali, tra cui la cassa integrazione (sulla cui necessità si erano già precedentemente già accordati parti sociali, Governo e ABI).

Questa prestazione economica può essere richiesta per i propri dipendenti da tutte le aziende che, a causa dell’emergenza coronavirus, hanno dovuto ridurre o sospendere l’attività lavorativa.

La cassa viene gestita dall’INPS e ha lo scopo di proteggere i dipendenti durante crisi passeggere: può essere totale o parziale, a seconda del fatto che l’orario di lavoro sia ridotto (e così conseguentemente anche la retribuzione) o totale, quando la prestazione lavorativa è del tutto sospesa.

 

Il trattamento ordinario di integrazione salariale

Il trattamento ordinario di integrazione salariale (CIGO) è pari all’80% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non svolte. Viene concessa nei casi in cui l’attività lavorativa venga inficiata da situazioni aziendali dovute a eventi transitori non imputabili all’impresa o ai dipendenti, come nel caso di cui ci occupiamo.

L’assegno ordinario è la prestazione principale erogata dai Fondi di solidarietà dell’INPS in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti.

Il decreto legge Cura Italia ha previsto che per la richiesta della CIGO le aziende sono esonerate dalla tipica osservanza del procedimento di informazione e consultazione sindacale normalmente previsto, pur rimanendo necessaria l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto che devono essere svolti –  vista la situazione – in via telematica entro tre giorni successivi alla data della domanda.

La richiesta di CIGO o di assegno ordinario può essere fatta per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020, per una durata massima di 9 settimane ed in ogni caso entro il mese di agosto 2020.

 

La cassa integrazione straordinaria

Alla CIGO o all’assegno ordinario possono accedere anche quelle imprese che si trovano già in cassa integrazione straordinaria (CIGS) o che hanno in corso trattamenti di assegni di solidarietà, a patto che rientrino tra le categorie di imprese assicurate anche alle integrazioni salariali ordinarie.

In questo caso la concessione del trattamento ordinario sospende e sostituisce il trattamento già in corso (la CIGS o l’assegno di solidarietà). I lavoratori destinatari dei trattamenti devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro che richiedono la prestazione, alla data del 17 marzo 2020.

La domanda deve essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. Palazzo Chigi ha precisato che le somme dovute dovrebbero arrivare ai lavoratori prima dei canonici 2-3 mesi di lavorazione delle pratiche, consentendo agli istituti di credito bancari di anticipare le somme.

Se i tempi ordinari di pagamento della cassa integrazione sono sempre stati di quasi tre mesi, si auspica che con la spinta dell’INPS i pagamenti arrivino massimo entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

Per le altre aziende prive di questo tipo di tutela viene concessa la cassa integrazione in deroga.

È chiara l’intenzione di aumentare il più possibile il bacino d’utenza del sussidio, poiché possono richiedere la CIG in deroga tutte le aziende del settore privato, tra cui quelle agricole, della pesca e del settore terziario. Sono comprese tutte le attività per le quali non trovano applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario tipiche della CIGO, tra cui quelle con meno di 5 dipendenti.

Differentemente dalla categoria generale, per questo strumento Regioni e Province autonome devono stipulare preventivamente un Accordo Quadro con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro, tranne nei casi in cui le imprese occupano fino a 5 dipendenti.

I trattamenti in questione possono essere richiesti a Regione e Province autonome per la durata di sospensione del rapporto di lavoro per un periodo non superiore a 9 settimane. Spetterà all’INPS erogare le prestazioni previa verifica del rispetto dei limiti di spesa previsti dalla recente normativa.

 

Snellimento delle procedure per inoltrare la domanda

L’operazione ha un grande vantaggio poiché si presenta a costo zero sia per il datore di lavoro che per il dipendente: saranno le banche ad anticipare il denaro, che verrà poi ristorato direttamente dall’INPS.

L’INPS ha chiarito che le aziende, vista la particolare situazione di emergenza, non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. Sarà quindi necessario solo redigere e presentare in allegato l’elenco dei lavoratori aventi diritto all’integrazione salariale.

L’elemento senza dubbio più interessante è la semplificazione della posizione del lavoratore beneficiario.

Secondo le istruzioni fornite dall’INPS, le aziende possono chiedere l’integrazione salariale anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con un’altra causale, inviando una domanda integrativa con la medesima causale e per il medesimo periodo originariamente richiesto, con riferimento ai lavoratori che prima non rientravano tra i beneficiari della prestazione.

Una volta che il datore di lavoro ha presentato la domanda, sarà possibile per il lavoratore contattare la banca e compilare il modulo con la domanda per l’anticipazione dell’integrazione salariale. L’innovazione consiste senza dubbio nella “telematicità” dell’intera operazione del contatto tra lavoratori ed ente previdenziale, necessaria in effetti vista la particolare situazione.

Infatti, per ottenere le erogazioni, le procedure non richiedono più l’invio di modelli cartacei presso sportelli bancari al fine di certificare l’IBAN, poiché la validità del codice identificativo del beneficiario avviene direttamente tramite l’ausilio di sistemi informatici. Dato positivo è che il 94% delle banche italiani ha già aderito alla Convenzione. Nel raro caso in cui la banca di riferimento non abbia ancora aderito, il lavoratore potrà rivolgersi ad un’altra banca.

Il destinatario del beneficio vedrà accreditato sul proprio corrente i soldi, senza nessun aggravio di costi e interessi per l’operazione. Se i tempi ordinari di pagamento della cassa integrazione sono sempre stati di quasi tre mesi, si auspica che con la spinta dell’INPS i pagamenti arrivino massimo entro 30 giorni dalla ricezione della domanda.

 

Conclusioni

La cassa integrazione Covid-19 riguarderà 4,5 milioni di lavoratori ed è stata richiesta da 300 mila aziende.

Nonostante il chiaro obiettivo di sostenere le fasce di lavoratori maggiormente colpite dalla crisi economica, il rischio che una larga fascia di popolazione arrivi a gravi livelli di povertà è ormai reale.

L’emergenza di questi mesi non è più unicamente sanitaria ma affonda le sue radici in una forte disuguaglianza sociale: sebbene le prestazioni previste dal Decreto “Cura Italia” offrano delle preliminari misure volte ad ammortizzare i danni economici nel nostro Paese, è ormai palese che sarà necessario per il futuro potenziare il sistema di welfare nazionale.

Il potenziamento della cassa integrazione appare una misura “cerotto”, senza dubbio utile ma di carattere prettamente temporaneo e di certo non in grado di tutelare in maniera duratura la posizione dei lavoratori beneficiari.

Ad oggi, visto il prolungarsi della pandemia e dei suoi effetti sociali ed economici, è necessario iniziare a ragionare sul potenziamento delle misure di tutela nei confronti dei lavoratori deboli. E’ difatti probabile che nella maggior parte dei casi la cassa integrazione anticipata non basti a salvare i lavoratori beneficiari dal reale rischio di un futuro licenziamento dovuto alla contrazione produttiva delle aziende datrici di lavoro.

Una cosa è certa: il virus è stato in grado non solo di intaccare la salute di milioni di persone ma di cambiare il mondo del lavoro e senza dubbio costringerà le istituzioni a individuare soluzioni sicure ed efficaci per fronteggiare quella che ormai viene definita la più grande crisi economica e sociale dal Dopo Guerra.

Informazioni

[1] Le attività produttive dell’Italia ai tempi del coronavirus hanno un impatto anche sui modelli organizzativi. Consiglio la lettura di quest’altro articolo di DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2020/04/06/modello-231-e-lardua-sfida-del-covid-19/