A fronte della crisi pandemica, l’Unione Europea ha creato un pacchetto di sostegno per i paesi partner denominato Team Europe

 

La crisi sanitaria mondiale e la risposta europea

La comparsa del virus Covid-19 e la pandemia che ne è conseguita è divenuta una vera e propria sfida globale sul piano sanitario ma anche sociale ed economico e i primi gravi effetti sono già evidenti. Secondo i dati forniti nell’aggiornamento del World Economic Outlook, la produzione mondiale è infatti diminuita drasticamente, registrando una contrazione del PIL globale del 3%. Il Fondo Monetario Internazionale sottolinea inoltre che tutti i paesi del mondo – sia quelli avanzati che in via di sviluppo – registrano una recessione: un dato che non si vedeva dalla crisi economica del 1929. Ed il Financial Times classifica l’attuale crisi come peggiore rispetto proprio alla Grande Depressione[1].

Sicuramente i prossimi mesi saranno decisivi per capire a pieno quali conseguenze dovremo affrontare, anche in base alla comparsa o meno di una seconda ondata di contagi.  In tutti i casi, le misure sanitarie ed economiche che tutti i governi stanno già varando saranno fondamentali per mitigare gli effetti della crisi. È necessario sia garantire un forte sostegno all’economia che contenere e fronteggiare il propagarsi dell’epidemia ancora in atto.

È proprio in tal senso che anche l’Unione Europea sta operando. Le istituzioni hanno elaborato una serie di misure rivolte sia agli Stati membri che ai paesi partner più bisognosi di sostegno. In relazione a questi ultimi, alle “regolari” politiche di collaborazione, come quella di vicinato[2], si è affiancato il pacchetto di aiuti denominato Team Europe, presentato dalla Commissione l’8 Aprile 2020 e approvato dal Consiglio esattamente un mese dopo. Vedremo i dettagli del piano successivamente.

Per quanto riguarda invece i paesi membri, tra le politiche elaborate rientra il piano per la ripresa economica denominato “Next Generation”, attualmente in via di approvazione al Consiglio. Il programma prevede uno stanziamento di 750 miliardi di euro[3] che saranno destinati al supporto di riforme nei paesi membri, ad incentivare gli investimenti privati e a sostenere piani per fronteggiare future crisi sanitarie simili a quella attuale[4].

 

Cosa prevede Team Europe

Team Europe è un pacchetto di aiuti in risposta alla crisi pandemica e rivolto ai paesi partner dell’Unione Europea. È stato pensato per mettere in atto misure di vario genere, elaborate in un’ottica di risposta multilaterale coordinata insieme a Nazioni Unite, organizzazioni regionali – come l’Unione Africana -, istituzioni finanziarie internazionali, G7 e G20.

Il programma combina risorse provenienti sia dall’UE che dagli Stati membri e dalle istituzioni finanziarie, in particolar modo dalla Banca europea degli Investimenti e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Al momento della presentazione ufficiale del pacchetto avvenuta l’8 aprile 2020, la Commissione aveva previsto uno stanziamento di circa 20 miliardi di euro di cui 15.6 provenienti da programmi già esistenti, come la politica di vicinato. Tuttavia, solo un mese più tardi con l’approvazione definitiva, il Consiglio ha stabilito di aumentare il pacchetto a quasi 36 miliardi. Tale incremento significativo evidenzia l’importanza che il programma ha sia per l’Unione che per i suoi Stati membri.

Team Europe si rivolge a un vasto numero di partner in varie aree del mondo: dai Balcani occidentali e i partner orientali fino ad America Latina e Caraibi, dall’Asia e il Pacifico fino al Medio Oriente e il Nord Africa. Per ogni paese verrà effettuata una valutazione congiunta con i destinatari stessi per stabilire le diverse necessità di intervento e dunque la cifra esatta da destinare ad ogni obiettivo.

Un’attenzione particolare verrà riservata alla parte di popolazione locale più debole e maggiormente colpita dalla crisi come bambini, donne, anziani, disabili oltre che migranti e rifugiati. Il Consiglio ha inoltre enfatizzato la necessità che la programmazione delle misure abbracci un arco temporale di medio e lungo termine. I primi fondi sono già stati stanziati.

 

Le azioni previste da Team Europe

Ad oggi, tre sono gli obiettivi primari che dovranno essere perseguiti da Team Europe nei paesi destinatari:

  1. Fornire risposte immediate alla crisi sanitaria e ai bisogni umanitari:
  • Tale obiettivo è considerato come primario e consente sia di garantire cure ai malati di Covid-19 sia di evitare un ulteriore dilagarsi del virus nei paesi interessati. I fondi verranno dunque in maggior parte riservati all’acquisto di strumenti sanitari, come ambulanze, respiratori, mascherine e materiale necessario per eseguire i tamponi. Tali aiuti si aggiungono ad altri piani similari che sono stati messi in atto dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
  1. Rafforzare i sistemi igienico-sanitari e idrici:
  • Questo obiettivo è strettamente correlato a quello precedente e consente di fornire ai paesi interessati sistemi igienico-sanitari e idrici ben strutturati, oltre ad aumentare le conoscenze in materia. Tra le varie azioni messe in campo al riguardo, sono infatti previsti anche progetti per aumentare la consapevolezza della popolazione locale – specialmente le comunità più vulnerabili – verso il rischio pandemico.
  1. Mitigare le conseguenze economiche e sociali dovute alla crisi pandemica, includendo riforme governative per la riduzione della povertà:
  • La ripercussione della pandemia anche a livello economico e sociale è purtroppo già evidente, come mostrato in precedenza. Nei paesi partner dell’Unione, la nuova crisi economica potrebbe portare con sé un aumento della povertà e un aggravamento delle disuguaglianze sociali già presenti. Ecco perché Team Europe si rivolge anche ad azioni mirate al sostegno economico agli Stati destinatari per limitare le conseguenze.

 

Oltre a questi obiettivi primari, l’Unione sta investendo nell’ambito della ricerca per comprendere il virus e limitarne la diffusione. Ha dunque promosso cooperazioni con enti di ricerca locali nei paesi partner e sta mettendo in campo sforzi per mobilitare le eccellenze scientifiche mondiali attraverso la creazione di piattaforme di collaborazione.

 

Ragioni del sostegno ai paesi partner

In uno scenario di crisi pandemica ed economica, gli Stati del mondo più vulnerabili sono sicuramente tra i primi a presentare difficoltà e problemi strutturali, che aggravano la loro situazione di partenza già complicata. Tra questi, rientrano senza dubbio molti dei paesi partner europei, per i quali un rischio di collasso economico e sociale è concreto.

Tale scenario potrebbe mettere a rischio la sicurezza e stabilità della stessa Unione Europea[5], specialmente in relazione ai paesi con essa confinanti[6]. È proprio al fine di evitare questa eventualità che è stato creato Team Europe il quale, come le altre politiche rivolte ai paesi partner, segue le linee guida dettate dalla Strategia globale europea del 2016[7]. Obiettivo primario è dunque il miglioramento della resistenza politica ed economica dei paesi destinatari per creare società più inclusive, prosperose e sicure e per garantire la protezione dei diritti umani.

Oltre a questo, è importante evidenziare come in un’ottica di strategia diplomatica globale, le politiche rivolte ai paesi terzi servono anche ad affermare e rafforzare il ruolo europeo come potenza mondiale, a fronte di altri grandi “colossi” come Stati Uniti, Russia e Cina. Ad oggi, mentre gli USA dimostrano una sempre maggiore politica di disinteressamento[8] per ciò che avviene fuori dai propri confini, altre potenze aumentano la loro presenza all’estero e rafforzano il legame con paesi terzi. Basti pensare al forte ruolo che la Cina ha già da alcuni anni in Africa e che, con la crisi pandemica, ha consolidato inviando aiuti sanitari ed economici.

Dunque per l’Unione Europea, il sostegno ai paesi partner garantisce di mantenere un forte legame con questi Stati e di conseguenza rafforzare la sua posizione globale come una delle principali potenze occidentali.

 

La crisi pandemica come opportunità di rilancio della cooperazione

La crisi pandemica si inserisce in un’epoca di grandi cambiamenti dell’ordine globale, che mette in dubbio il modello internazionale basato sulla cooperazione tra i paesi membri.

Tale cambiamento è primariamente dovuto al dilagare dei cosiddetti “sovranismi” che hanno riportato l’attenzione all’interno degli Stati stessi, privilegiando gli interessi nazionali alla collaborazione regionale ed internazionale. Sicuramente l’esempio più lampante di tale cambiamento è a livello europeo Brexit mentre sul piano globale è l’atteggiamento adottato negli ultimi anni dagli Stati Uniti, più orientati verso il disimpegno. Ai sovranismi si aggiunge anche la presenza di modelli illiberali forti, rappresentati in primis da Cina e Russia: potenze che non hanno mai nascosto di condurre la propria politica in maniera diversa rispetto alle potenze occidentali e meno predisposta verso la collaborazione internazionali.

Il Covid-19 ha posto ancor più in evidenza questa opposizione, mostrando due diversi tipi di risposta alla crisi pandemica. Da un lato, l’attenzione primaria verso gli interessi nazionali espressa anche da alcuni paesi membri dell’Unione, quali Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Emblematica la scelta ad inizio crisi di sospendere il trattato di Schengen, senza aspettare una decisione comune europea.

Dall’altro lato invece vi è la risposta di paesi che hanno prediletto la collaborazione come metodo per combattere la crisi pandemica. Come abbiamo visto, l’Unione Europea ha cercato di seguire tale strada, offrendo risposte multilaterali, come Team Europe.

Data la portata della crisi che ci troviamo ad affrontare, il successo di una o dell’altra via potrebbe comportare un cambiamento significativo dell’ordine mondiale dei prossimi anni, riaffermando o meno il carattere cooperativo degli ultimi decenni. Dal momento che la crisi pandemica ha evidenziato maggiormente l’interconnessione del mondo odierno, possiamo comunque aspettarci che la cooperazione internazionale non sparisca del tutto. Nei prossimi anni, vista la sua struttura regionale, l’Unione Europea avrà dunque un ruolo decisivo nel dimostrare che la strada della collaborazione è quella più efficace per affrontare le sfide del futuro[9].

Informazioni

Tocci N., International Order and the European Project in Times of COVID19, IAI Commentaries, numero 20/09, marzo 2020, p. 6

Semprini F., Il peggior momento dal 1929. L’Fmi prevede: “Crisi globale per il coronavirus”. In Italia il Pil crollerà del 9%, La Stampa, 15 aprile 2020

Ülgen S., The Coronavirus is creating a crisis on Europe’s borders, Foreign Policy, 1/05/2020

https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/77470/%E2%80%9Cteam-europe%E2%80%9D-global-eu-response-covid-19-supporting-partner-countries-and-fragile-populations_en

https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/77326/coronavirus-european-union-launches-%E2%80%9Cteam-europe%E2%80%9D-package-support-partner-countries-more-%E2%82%AC20_en

[1] Fonte: Financial Times (https://www.ft.com/content/19d2e456-0943-42fc-9d2d-73318ee0f6ab)

[2] Per maggiori dettagli al riguardo, si rimanda all’articolo di Diritto Consenso sul tema: https://www.dirittoconsenso.it/2020/06/23/politiche-di-vicinato-unione-europea/

[3] Next Generation – in Italia conosciuto più comunemente con il nome “Recovery Fund” – è stato unito ad un rafforzamento generale del budget europeo di lungo periodo. Per maggiori informazioni: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_940

[4] In relazione a questo ultimo punto, è stato previsto dalla Commissione anche un rafforzamento dei fondi per l’azione estera, in particolar modo in relazione all’assistenza umanitaria

[5] Molti potrebbero essere i rischi alla sicurezza e stabilità dell’Unione che si prospetterebbero in caso di collasso dei paesi confinanti. Tra questi vi è senza dubbio una possibile recrudescenza del fenomeno migratorio. Oltre ad aumentare i flussi in entrata, potrebbero anche aprirsi nuove rotte di migrazione verso l’Europa, aggravando il numero degli arrivi

[6] In tal senso, l’attuale situazione libica è un esempio emblematico di cosa avviene in caso di crisi ai confini dell’Unione

[7] Presentata nel 2016 dall’allora Alto Rappresentante – Federica Mogherini -, la Strategia Globale (EUGS) è il documento cardine della politica estera europea degli ultimi anni in tutte le sue declinazioni: dalla sicurezza e difesa, all’energia ed ambiente fino al rapporto con i paesi partner e la politica di vicinato. Per quanto riguarda questo ultimo punto, la Strategia sottolinea come, sulla base degli obiettivi di sviluppo sostenibile elaborati dalle Nazioni Unite, debbano essere messe in campo azioni in collaborazione con altri attori internazionali

[8] Emblemi di tale nuova attitudine statunitense sono l’abbandono dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’annuncio del ritiro di truppe dispiegate all’estero

[9] Unico rischio per l’Unione Europea resta sempre che gli Stati agiscano in maniera “introversa” poiché non condividono la linea europea secondo cui la crisi può essere affrontata solo con risposte regionali/locali