Non una mera questione di forma: l’aspetto del prodotto condiziona le nostre scelte d’acquisto. In Italia la tutela dell’industrial design è disciplinata nel codice della proprietà industriale, ma c’è spazio anche per il diritto d’autore e la CGUE sembra andare proprio in questa direzione

 

Introduzione

Per prima cosa cerchiamo di capire a quali norme facciamo riferimento quando parliamo di industrial design.

Laddove negli ordinamenti di common law esiste un’unitaria categoria denominata proprietà intellettuale che ricomprende al suo interno tanto le opere artistico-letterarie quanto le opere suscettibili di applicazione industriale, nel nostro ordinamento le due tipologie di opere sono tenute distinte e protette rispettivamente dalla legge sul diritto d’autore e dalle disposizioni contenute nel codice della proprietà industriale (d’ora in poi cpi)[1].

Ai sensi dell’art.1 cpi, la proprietà industriale comprende:

  • marchi ed altri segni distintivi
  • indicazioni geografiche
  • denominazioni di origine
  • disegni e modelli (meglio noti con il nome di industrial design)
  • invenzioni
  • modelli di utilità
  • topografie dei prodotti a semiconduttori
  • informazioni aziendali riservate
  • nuove varietà vegetali

 

A fronte della crescente incidenza dell’aspetto del prodotto sul numero delle vendite, il settore dell’industrial design ha conosciuto nel tempo una forte espansione; tant’è che per prodotto registrabile come disegno o modello ai sensi dell’art. 31 comma 2 cpi, intendiamo non più solo l’oggetto industriale o artigianale di per sé, ma anche singole componenti, imballaggi, presentazioni e simboli grafici.

 

Quest’evoluzione si inserisce nel più generale quadro di mercato in cui a cambiare è stato il modo di fare innovazione.

Secondo l’economista austriaco Joseph Alois Schumpeter, l’innovazione può consistere nella:

  1. immissione sul mercato di un prodotto nuovo e notevolmente diverso;
  2. immissione sul mercato di una nuova tecnica produttiva;
  3. conquista di un nuovo mercato.

 

Egli propone inoltre la seguente distinzione:

  • in passato l’innovazione era di tipo prettamente radicale: caratterizzata da un alto livello di cambiamento e di rischio;
  • attualmente è soprattutto di tipo incrementale: si sostanzia nel graduale miglioramento della tecnologia ottenuto durante lo sviluppo del suo ciclo di vita[2].

 

Di conseguenza, ad una competizione basata quasi esclusivamente sul prezzo si è affiancata negli anni una competizione marcatamente non-price, basata invece sull’aspetto del prodotto.

 

I disegni e modelli nel cpi

In base all’art. 31 comma 1 cpi, può costituire oggetto di registrazione come disegno o modello l’aspetto dell’intero prodotto, o di una sua parte, quale risultato dalle caratteristiche di:

  • linee
  • contorni
  • colori
  • forma
  • struttura superficiale
  • materiali del prodotto stesso ovvero del suo ornamento

 

A condizione, però, che l’aspetto così inteso risulti essere nuovo e abbia carattere individuale:

  • nuovo: l’aspetto del prodotto non deve essere identico a quello di un prodotto precedentemente divulgato; in altre parole, stando al parere di un tecnico di settore (es. designer), non deve differire dall’aspetto di un prodotto anteriore per la sola presenza di dettagli irrilevanti.
  • carattere individuale: l’aspetto del prodotto deve produrre nel “destinatario finale informato ed attento” un’impressione complessiva differente rispetto a quella ingenerata da prodotti precedenti[3].

 

Secondo i sostenitori della teoria cd. minimale per ritenersi soddisfatto il requisito dell’individualità è sufficiente che l’aspetto induca l’utilizzatore informato — quell’utilizzatore che prima di procedere all’acquisto compie delle ricerche o si tiene comunque costantemente aggiornato— a supporre di trovarsi di fronte ad un prodotto diverso da quelli già visti.
L’opposta corrente di pensiero ritiene invece necessario che la differenza rispetto ai prodotti precedenti, oltre che essere percepibile, debba anche essere tale da influenzare in qualche modo il comportamento economico del consumatore, suscitando in quest’ultimo una maggiore attenzione o, ancor meglio, essere tale da influire sulla sua propensione all’acquisto.

Nella maggior parte dei casi, le occasioni di acquisto di un oggetto carente di questa capacità attrattiva calano, il che spiega come mai le imprese investano continuamente nell’innovazione del design dei loro prodotti.

 

Il diritto d’autore

L’art. 44 cpi fa espresso rimando all’art. 2 n. 10 della legge n. 633/1941 (legge sul diritto d’autore relativa alla protezione delle opere artistico-letterarie, d’ora in poi l.d.a.) che recita: “Sono comprese nella protezione […] le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico

 

L’articolo sembrerebbe così offrire protezione alle opere cd. “uniche”: opere della scultura, della pittura o delle altre arti figurative che – anche quando si sostanziano in veri e propri oggetti d’arredo – appartengono ad una categoria considerata ontologicamente diversa da quella del design.

Un esempio è la chaise longue à réglage continu di Le Corbusier, definita come la chaise longue per antonomasia: “Caratterizzata da un equilibrio perfetto fra purezza, geometria e corporeità, è considerata un vero e proprio progetto di architettura domestica”[4].

La chaise longue di Le Corbusier è quindi di per sé una sedia — tipico prodotto registrabile come modello — che per le sue caratteristiche ha assunto nel tempo lo status di icona del design, tutelabile allora dalla l.d.a. in quanto opera in grado di esprimere la creatività del suo autore.

 

È importante sottolineare che la protezione offerta dalla l.d.a. è estremamente vantaggiosa rispetto a quella offerta dal cpi:

  • Disegni e modelli (cpi): per acquisire il diritto di sfruttare in regime di monopolio l’aspetto di un prodotto è necessario ottenere un atto di registrazione, procedere al pagamento della tassa di registrazione e poi, periodicamente, al pagamento della tassa di mantenimento dei diritti acquisiti; la protezione così ottenuta dura al massimo 25 anni.
  • Opere artistico-letterarie (l.d.a.): il diritto d’autore sorge automaticamente in capo all’autore dell’opera al momento della creazione, senza la necessità di richiederne la registrazione e procedere al pagamento delle relative tasse; la durata dei diritti segue la vita dell’autore e prosegue per i 70 anni successivi alla sua morte.

 

 

I numeri della contraffazione

L’intera economia italiana dipende da una qualche forma di proprietà intellettuale ed è infatti caratterizzata da una densità di DPI (diritti di proprietà intellettuale) superiore alla media europea: nel 2010 i settori ad alta densità di DPI hanno contribuito per il 40,8% alla formazione del PIL nazionale e per il 26,8% all’occupazione in Italia. Tuttavia, proprio per questo motivo l’economia italiana è particolarmente sensibile all’immissione in commercio di prodotti contraffatti.

Le stime più attendibili basate sui dati forniti dalle autorità doganali e su metodo GTRIC (General Trade-Related Index of Couterfeiting), indicano che le importazioni di prodotti contraffatti e piratati in Italia ha raggiunto nel 2016 il 4% del totale delle importazioni di prodotti autentici per un valore di 12,4 miliardi di euro.

Nel mondo, il commercio di prodotti contraffatti e piratati che violano marchi e brevetti italiani ha raggiunto nel 2016 una cifra pari a 31,7 miliardi di dollari equivalente al 3,6% delle vendite totali per il settore manifatturiero italiano (nazionali + esportazioni)[5].

Nel 2016 il valore delle importazioni di prodotti contraffatti e usurpativi nell’Unione Europea ammontava invece a 121 miliardi di euro, ossia il 6,8% delle importazioni dell’Unione, rispetto al 5% registrato nel 2013.
Tuttavia, anche economie ad alto reddito non appartenenti all’OCSE, quali Singapore e Hong Kong, stanno diventando bersaglio di questi fenomeni[6].

 

La giurisprudenza

A fronte di una simile situazione, i produttori tentano sempre più spesso di tutelare i propri interessi facendo ricorso alla più longeva protezione offerta dal diritto d’autore.
Tuttavia, nel valutare l’applicazione della l.d.a. ad un prodotto che nasce come industriale, i giudici italiani tendono a considerare il requisito del valore artistico richiesto dall’art. 2 n. 10 l.d.a., come aggiuntivo rispetto a quello dell’originalità dell’opera, generalmente richiesto per la sussistenza del diritto d’autore.
Sembrano allora poter essere legittimamente protetti dalla l.d.a. solo quei prodotti che abbiano ottenuto un particolare apprezzamento da parte del pubblico e riconoscimenti in ambito culturale, privilegiando così le opere che si trovano sul mercato da lungo tempo a scapito di quelle più recenti[7].

Nella sentenza Cofemel – Sociedade de Vestuário SA contro G-Star Raw CV, C-683/17, emessa dalla CGUE nel settembre 2019, la Corte ha stabilito che nessun requisito ulteriore può essere richiesto dal legislatore nazionale rispetto a quelli indicati nella Direttiva Infosoc (Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione): l’originalità dell’opera.

Affinché un’opera sia protetta dal diritto d’autore è necessario e sufficiente che sia originale.

 

Vediamo allora cosa si intende per opera e per originalità.

  1. Sono stati individuati dei parametri oggettivi che consentono ai terzi e alle autorità di discernere con certezza i casi in cui l’aspetto del prodotto costituisca opera tutelabile dal diritto d’autore:
  • il riconoscimento da parte degli ambienti culturali ed istituzionali circa la sussistenza di qualità estetiche ed artistiche
  • l’esposizione in mostre o musei
  • la pubblicazione su riviste specializzate
  • l’attribuzione di premi

 

2. L’aspetto del prodotto potrà essere considerato originale se in grado riflettere le scelte libere e creative della personalità dell’autore.

 

Stando quindi alla sentenza, il diritto d’autore sorge regolarmente in capo all’autore di disegni e modelli che presentino carattere di originalità e siano oggettivamente identificabili dal pubblico, senza che vi sia la possibilità per il giudice nazionale di verificare la sussistenza di ulteriori requisiti come, ad esempio, il valore artistico dell’opera.

 

Conclusioni

Se da un punto di vista meramente economico la linea seguita dalla CGUE sembrerebbe la più ovvia considerato il problema della contraffazione, dal punto di vista giuridico è assolutamente non scontata né tantomeno esente da ricadute in campo applicativo.

Bisogna infatti ricordare che la l.d.a. nasce per proteggere le opere che appartengono:

  • alla letteratura
  • alla musica
  • alle arti figurative
  • all’architettura
  • al teatro
  • alla cinematografia.

 

Trattasi a colpo d’occhio di opere aventi natura artistica e non industriale.
Inoltre, a differenza del diritto di privativa industriale, il diritto d’autore non protegge l’idea in sé né il suo supporto fisico, bensì l’espressione creativa della personalità dell’autore riconoscibile nella sua opera.

Vedremo, quindi, come il giudice nazionale recepirà l’orientamento della Corte di Giustizia Europea.

Emerge però con chiarezza l’intento della CGUE di ripensare l’ambito d’applicazione del diritto d’autore. La Cofemel non è che infatti una delle ultime di una serie di importanti sentenze (vedi: Infopaq, BSA, FAPL, Painer, Football Dataco, SAS, Levola Hengelo, Cofemel e la recentissima Brompton Bycicle, relativa alla protezione della forma funzionale di una bicicletta pieghevole tramite diritto d’autore) nelle quali “la Corte sembra voler rispondere ad una semplice quanto fondamentale domanda: quando sorge il diritto d’autore?”[8].