Le tensioni intra-etniche in Etiopia peggiorano dopo l’uccisione del cantante oromo Haachaaluu Hundessaa. Cosa sta succedendo? Chi sono gli oromo?

 

Haachaaluu Hundessaa: attivismo in musica

Haachaaluu Hundessaa, rinomato cantante etiope di etnia oromo, è stato ucciso lo scorso 29 giugno a soli 34 anni nella capitale Addis Abeba. Hundessaa era considerato simbolo e portavoce delle rivendicazioni di autodeterminazione[1] della popolazione oromo, etnia maggioritaria in Etiopia ma continuamente soggetta a discriminazione e marginalizzazione. Attraverso la sua musica, si prefiggeva di dare voce alle istanze e afflizioni del suo popolo. Giovane dalla forte personalità e grande carisma, aveva un vissuto da attivista: a soli 17 anni era stato incarcerato per aver partecipato alle proteste contro il regime tigrino e per sospetti legami con il Fronte di Liberazione Oromo, un’organizzazione politica – considerata fuorilegge fino al 2018 – che si batte contro il dominio coloniale e l’oppressione della cultura e del popolo oromo.

La sua scomparsa ha tuttavia innescato una serie di reazioni ben oltre le aspettative: raccoglimenti, proteste e manifestazioni si sono susseguite nei giorni immediatamente successivi alla morte, accostando il dolore sincero dei fan al rancore dei più per la costante discriminazione dell’etnia oromo. I manifestanti, infervorati dalla dolorosa circostanza, hanno ripreso a gran voce a reclamare più diritti per la propria etnia e chiedere al governo centrale la fine delle ingiustizie e vessazioni perpetuatesi sinora. Inoltre, alcuni gruppi di attivisti oromo hanno decapitato la statua di Ras Makonnen nella città di Harar, padre del ben più noto imperatore Hailé Selassié I e di etnia amhara: la rimozione o danneggiamento di una statua è sempre un atto di grande impatto simbolico, peraltro di una certa attualità anche nel mondo occidentale, che in questo contesto vuole sottolineare ancora una volta come l’egemonia coloniale (soprattutto amhara) sia percepita come una delle principali responsabili dell’assoggettamento dell’etnia oromo. La risposta delle forze dell’ordine a questi disordini è stata esemplarmente severa e ha provocato la morte di più di 200 dimostranti nel giro di una settimana.

Queste vicende costituiscono un’ulteriore conferma della presenza e persistenza di radicate tensioni etniche in Etiopia, ben lontane dall’essere risolte, che proveremo ora ad analizzare.

 

Chi sono gli oromo?

L’Etiopia è uno dei paesi più eterogenei al mondo e conta circa 80 gruppi etnici. Le etnie principali sono gli oromo, gli amhara, i somali e i tigrini, che insieme compongono più del 70% della popolazione. A questi si aggiungono più di 100.000 rifugiati provenienti prevalentemente da Somalia, Eritrea e Sudan, e gruppi non autoctoni stranieri che, tra gli altri, comprendono indiani, armeni, yemeniti, greci e italiani. Fra tutte, la comunità amhara ha economicamente e politicamente avuto più rilievo, testimoniato dal fatto che l’amarico sia attualmente lingua ufficiale dell’Etiopia. Come si può facilmente comprendere, in un tale contesto dove decine di etnie, lingue e dialetti si trovano a coabitare, è inevitabile che si presentino (e si siano presentati, nel corso della storia) importanti ostilità fra le diverse comunità.

Gli oromo, in particolare, sono diffusi sia in Kenya che in Etiopia, dove costituiscono circa il 34% della popolazione. Persino al loro interno sono molto eterogenei: esistono infatti 12 diversi sottogruppi che racchiudono islam, cristianesimo e waaq, la religione tradizionale. Nonostante rappresentino il gruppo etnico maggioritario in Etiopia, rivendicano un passato caratterizzato da marginalizzazione, oppressione ed esclusione da qualsivoglia incarico statale, e dunque la totale incapacità di far valere i propri diritti ed il proprio status di cittadini. Oltre al mancato accesso alla rappresentanza politica, gli oromo denunciano problematicità nel tracciamento dei confini, che è avvenuto e continua ad avvenire in modo illegittimo e a scapito delle istanze della comunità. Nel dettaglio, l’Addis Abeba Master Plan del 2015, un nuovo piano di espansione del territorio della capitale, prevedeva una serie di interventi a scapito delle aree circostanti ove risiedevano contadini oromo, senza risarcimenti previsti. Queste circostanze gettarono il paese nel caos e innescarono mutamenti politici profondi che hanno portato in ultimo all’elezione dell’attuale Primo Ministro.

È importante sottolineare che questa caratteristica multietnicità del paese è centrale e si riflette nella composizione dell’impianto istituzionale. Ciò avvenne a partire dagli anni 90 con la destituzione del regime del Derg – Governo militare provvisorio dell’Etiopia socialista, il consiglio militare precedentemente al potere che prediligeva un governo fortemente centralizzato. Da allora l’etnicità divenne il nuovo fondamento politico dello stato, a cui fece seguito un graduale processo di destrutturazione della narrativa incentrata sull’etnia amhara e l’istituzionalizzazione dei vari nuclei etnici e delle rispettive rivendicazioni. Questa evoluzione culminò nel 1994 con l’adozione di una Costituzione federale e con la creazione di stati regionali i cui confini erano stati tracciati seguendo criteri etno-linguistici per rappresentare la maggioranza dei gruppi etnici presenti.

 

La posizione del Primo Ministro Abiy Ahmed

La reazione alle manifestazioni da parte delle forze di sicurezza è stata, come già detto, piuttosto violenta e ha causato centinaia di vittime. Ma il governo non si è fermato qui: ha inoltre oscurato internet nel tentativo di arginare le proteste e arrestato esponenti politici e giornalisti che si pongono in primo piano nella difesa dei diritti oromo. Tra gli arrestati di più alto profilo figurano Jawar Mohammed per la Oromia Media Network e Bekele Gerba del partito Congresso Federalista Oromo. Questa risposta così rigida da parte del governo centrale, che altro non produce se non un ulteriore acuirsi delle tensioni, può sembrare paradossale se si considera che Abiy Ahmed Ali, il Primo Ministro, è il primo di etnia oromo a ricoprire una carica di così alto livello.

Abiy Ahmed Ali, leader del Partito Democratico Oromo e con un passato militare, viene nominato Primo Ministro nel 2018 in uno scenario politico infuocato, al culmine di tre anni di intense manifestazioni di piazza contro l’ex Primo Ministro Hailé Mariàm Desalegn, di etnia tigrina, che hanno determinato la morte di centinaia di dimostranti e la dichiarazione dello stato di emergenza. Dal momento della sua elezione inizia una vigorosa stagione di riforme per l’Etiopia. Primo fra tutti il processo di riappacificazione con l’Eritrea: con la promozione dell’accordo di pace promosso dall’ONU nel lontano 2000, con la rinuncia alle rivendicazioni territoriali nella zona contesa di Badme, e culminato con due momenti di grande rilevanza, la ripresa ufficiale dei commerci e la riapertura delle rispettive ambasciate. Oltre a ciò, viene tolta la censura da centinaia di siti internet e canali tv, vengono privatizzate importanti aziende statali, liberati prigionieri politici e per la prima volta viene intavolato il processo di riconciliazione con le componenti armate e più intransigenti nell’universo dell’attivismo oromo. Proprio per questo esempio di buongoverno, Abiy Ahmed è stato insignito del premio Nobel per la pace nel 2019[2].

Ciononostante, dopo un’iniziale entusiasmo tra la comunità oromo nella speranza che il nuovo Primo Ministro potesse definitivamente porre fine a decenni di marginalizzazione politica ed economica, i suoi sforzi nel contrastare tale oppressione sono stati giudicati a dir poco carenti da parte di alcune sezioni del suo stesso popolo. Lo stesso omicidio del giovane cantante rappresenta un episodio increscioso, così come la risposta decisamente sproporzionata delle forze dell’ordine. Questa apertura democratica portata avanti da Abiy Ahmed con le sue riforme non è stata sufficiente a produrre i risultati sperati; al contrario, questa liberalizzazione (seppur limitata) dello spazio pubblico ha inaspettatamente avuto come effetto collaterale[3] l’aver donato nuovo vigore alle rivendicazioni politiche ed economiche delle varie etnie coabitanti, spingendole a sollecitare maggiormente le proprie istanze, finendo così per esacerbare quelle tensioni inter-etniche con cui il paese fa i conti da tanto tempo, in particolare le ostilità oromo-amhara. Più recentemente, la decisione del Primo Ministro di rinviare le elezioni previste per questo agosto a causa della pandemia di Covid-19, con la conseguenza non trascurabile di dover estendere il proprio mandato oltre il limite costituzionale dei cinque anni, ha contribuito ulteriormente ad alimentare il clima di diffidenza e sfiducia della ormai esile base elettorale oromo.

 

Una crisi lontana dal risolversi

Questi avvenimenti testimoniano che le profonde fratture etniche e sociali sono ancora lontane dalla via di risoluzione, ed evidenziano la comprensibile disillusione, se non delusione, dell’etnia oromo in toto nei confronti del proprio Primo Ministro. Abiy Ahmed appare sempre più distante dalla sua (ormai ex) base sociale di riferimento. Il suo ambizioso progetto di riforme per arrivare in ultima istanza a superare le divisioni intra-etniche presenti a favore di un superiore concetto di “cittadinanza pan-etiopica”[4] sembra non voler affrontare le vere ragioni alla base delle tensioni etniche. La diversità, parte integrante della storia e della società etiope, viene ancora considerata come fonte di conflitto e non di arricchimento, a causa della disuguaglianza politica ed economica consolidata nel tessuto istituzionale e culturale del paese.

Questa instabilità interna cronica che sembra affliggere l’Etiopia fa sicuramente riferimento alle cospicue rivendicazioni di autodeterminazione delle diverse etnie, ma non solo: un altro importante fattore, come già menzionato, è costituito dalla grave crisi umanitaria che il paese deve gestire tra rifugiati e richiedenti asilo (provenienti soprattutto da Sudan, Somalia ed Eritrea) e sfollati interni, dovuti alle continue espropriazioni territoriali e ai continui scontri etnici tra le varie comunità nella loro convivenza forzata. Questo fatto si riflette in maniera negativa su un altro dato importante: il tasso di disoccupazione in Etiopia, segnale di un’economia rallentata in chiara difficoltà.

Inoltre, questa fragilità incide inevitabilmente sulla diatriba con Egitto e Sudan a proposito della Grande Diga della Rinascita Etiopica, un progetto tanto grandioso quanto temerario in un territorio in cui le risorse idriche non sono sempre immediatamente fruibili. La diga, opera progettata tra l’altro dall’azienda italiana Salini Impregilo, ha come obiettivo quello di porre l’Etiopia come attore regionale fondamentale nell’esportazione di energia elettrica e di sostenere le spese per un gran numero di progetti di sviluppo e di industrializzazione. Dall’altro lato, invece, Egitto e Sudan si trovano nella situazione di essere fortemente dipendenti dal Nilo per il loro approvvigionamento idrico, la cui portata potrebbe subire un calo significativo una volta che la diga sarà terminata e operativa. Lungi dall’essere risolto, il contenzioso assume toni sempre più accesi: si registrano scontri al confine tra Etiopia e Sudan[5], e la decisione da parte etiope di cominciare a riempire la diga lo scorso luglio a prescindere dal trovare un accordo con Il Cairo è stata accolta con ferma contrarietà, e rischia di rovinare il lungo lavoro diplomatico svolto finora.

Il percorso di governo del Primo Ministro Abiy Ahmed si fa sempre più tortuoso, e rischia di collassare sotto le pressioni sia interne che esterne, di intensità sempre maggiore.

Informazioni

Aricò, R. M., Non solo in Occidente: l’Etiopia tra statue decapitate e rivendicazioni etniche, AffarInternazionali.it, 17 luglio 2020. Ultimo accesso 31/07/2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/non-solo-in-occidente-letiopia-tra-statue-decapitate-e-rivendicazioni-etniche/

Bieber, F., Tadesse Goshu W., Don’t Let Ethiopia Become the Next Yugoslavia, Foreign Policy, 15 gennaio 2019. Ultimo accesso 3/08/2020 https://foreignpolicy.com/2019/01/15/dont-let-ethiopia-become-the-next-yugoslavia-abiy-ahmed-balkans-milosevic-ethnic-conflict-federalism/

Casola, C., Il mosaico etnico dell’Etiopia: le tensioni non si sciolgono, ISPI Online.it, 20 settembre 2019. Ultimo accesso 3/08/2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-mosaico-etnico-delletiopia-le-tensioni-non-si-sciolgono-23964

Gerth-Niculescu, M., Ethiopia’s ethnic violence shows Abiy’s vulnerability, Deutsche Welle, 1 luglio 2019. Ultimo accesso 3/08/2020 https://www.dw.com/en/ethiopias-ethnic-violence-shows-abiys-vulnerability/a-49413165

Puddu, L., Etiopia: tornano le tensioni tra governo e comunità oromo, ISPI Online.it, 6 luglio 2020. Ultimo accesso 3/08/2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-tornano-le-tensioni-tra-governo-e-comunita-oromo-26862

Toelgyes, C., Etiopia: manifestazioni, morti e feriti dopo l’uccisione di un popolare cantante oromo, Africa Express, 1 luglio 2020. Ultimo accesso 3/08/2020 https://www.africa-express.info/2020/07/01/etiopia-situazione-tesa-in-tutto-il-paese-dopo-luccisione-di-un-popolare-cantante-oromo/

Tamene, T., Guerra dell’Acqua, diga Gran Rinascita: ennesimo tiro mancino dell’Etiopia, L’Indro, 30 giugno 2020. Ultimo accesso 4/08/2020 https://www.lindro.it/guerra-dell-acqua-diga-gran-rinascita-ennesimo-tiro-mancino-dell-etiopia/

Zelalem, Z., Hachalu Hundessa’s murder sparks unrest in Ethiopia, Mail & Guardian, 1 luglio 2020. Ultimo accesso 3/08/2020 https://mg.co.za/africa/2020-07-01-hachalu-hundessas-murder-sparks-unrest-in-ethiopia/

The Nobel Peace Prize for 2019 – Announcement https://www.nobelprize.org/prizes/peace/2019/press-release/

[1] Per approfondire il significato di questo termine, si consiglia la lettura di “Il principio di autodeterminazione dei popoli: profili attuali”, https://www.dirittoconsenso.it/2020/07/15/principio-di-autodeterminazione-dei-popoli-profili-attuali/

[2] The Nobel Peace Prize for 2019 – Announcement https://www.nobelprize.org/prizes/peace/2019/press-release/

[3] Gerth-Niculescu, M., Ethiopia’s ethnic violence shows Abiy’s vulnerability, Deutsche Welle, 1 luglio 2019. Ultimo accesso 3/08/2020 https://www.dw.com/en/ethiopias-ethnic-violence-shows-abiys-vulnerability/a-49413165

[4] Puddu, L., Etiopia: tornano le tensioni tra governo e comunità oromo, ISPI Online.it, 6 luglio 2020. Ultimo accesso 3/08/2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/etiopia-tornano-le-tensioni-tra-governo-e-comunita-oromo-26862

[5] Tamene, T., Guerra dell’Acqua, diga Gran Rinascita: ennesimo tiro mancino dell’Etiopia, L’Indro, 30 giugno 2020. Ultimo accesso 4/08/2020 https://www.lindro.it/guerra-dell-acqua-diga-gran-rinascita-ennesimo-tiro-mancino-dell-etiopia/