Mobilità sostenibile significa dare alle persone la possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro

 

I vantaggi della mobilità sostenibile

Il tema della mobilità sostenibile risulta essere cruciale non solo perché direttamente ed immediatamente connesso alla qualità della vita dei cittadini, ma anche perché è la componente maggiormente responsabile di emissioni inquinanti.

Secondo le stime dell’OMS, il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove la qualità dell’aria è al di sotto dei limiti di sicurezza per la salute[1].

In Italia, ad esempio, tra le aree con maggior concentrazione di polveri sottili vi è la Pianura Padana. Tra le sostanze nocive vi sono: le polveri sottili (Pm 2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera (O3), a cui l’OMS attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia[2].

A fronte di ciò, la mobilità sostenibile appare una soluzione al problema dell’inquinamento.

In particolare, si tratta di un sistema di trasporti che riduce al minimo l’impatto ambientale, massimizzando l’efficienza, l’intelligenza e la rapidità degli spostamenti. Ciò è reso possibile attraverso l’utilizzo, all’interno di spazi urbani (e non solo), di mezzi meno inquinanti come i veicoli elettrici o a zero emissioni ed i servizi di sharing.

Oltre alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, la mobilità sostenibile contribuisce ad abbattere il traffico congestionato, a combattere il consumo di suolo ed il degrado del territorio, a rendere gli spostamenti più efficienti e convenienti per i cittadini.

 

Mobilità sostenibile e riduzione delle emissioni inquinanti a livello internazionale…

Il tema della mobilità sostenibile si inquadra in un contesto prima globale e poi europeo e nazionale. A livello internazionale, il Protocollo di Kyoto ha rappresentato il primo passo importante in materia ambientale a fronte dell’aumento di fenomeni di inquinamento su larga scala. Il trattato, di natura volontaria, è stato sottoscritto nel dicembre 1997, ma è entrato in vigore solo a febbraio 2005 e ha previsto, come obbligo più importante per i Paesi sottoscrittori, quello di ridurre le emissioni di elementi inquinanti.

Dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, si è sviluppata una visione di maggior respiro inquadrata nel Bali Action Plan del 2007. Proprio in questo contesto è stata rimarcata l’importanza di migliorare il trasporto in linea con lo sviluppo di una mobilità più sostenibile.

 

…e a livello europeo

L’Unione europea ha svolto fin dal 1990 un ruolo guida a livello globale per contrastare i cambiamenti climatici. L’adesione al Protocollo di Kyoto è stato il primo passo verso la riduzione delle emissioni di gas-serra.

In seguito, per il periodo 2013-2020, l’Unione Europea ha adottato il Pacchetto Clima e Energia (Integrated Energy and Climate Change Package, “IECCP”). L’IECCP impegna gli Stati membri dell’Unione Europea a conseguire entro il 2020 i seguenti obiettivi:

  • produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% dei consumi energetici e utilizzo di biocombustibili pari al 10% nei trasporti;
  • riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto al 1990;
  • riduzione dei consumi energetici del 20% rispetto allo scenario base da raggiungere migliorando l’efficienza energetica.

 

In tal senso, la transizione ecologica nel settore dei trasporti rappresenta un punto di partenza strategico per il raggiungimento di un’economia a basso impatto di carbonio.

La Commissione europea ha, infatti, adottato un documento programmatico “Trasporti 2050” che punta allo sviluppo della mobilità sostenibile. In questa strategia, la Commissione ha definito la Energy Roadmap 2050 indirizzandola verso una riduzione netta delle emissioni di anidride carbonica nel settore dei trasporti e ponendo come obiettivo l’esclusione delle auto ad alimentazione tradizionale nelle città[3].

Inoltre, in tale contesto si colloca la Direttiva 2014/94/UE del 22 ottobre 2014, nota anche come AIFD (Alternative Fuels Infrastructure Directive), che stabilisce una serie di strumenti per realizzare infrastrutture per i combustibili alternativi – inclusi i punti di ricarica per i veicoli elettrici e i punti di rifornimento di gas  naturale  liquefatto e compresso, idrogeno e gas  di  petrolio  liquefatto – per ridurre al minimo la dipendenza dal petrolio ed attenuare l’impatto ambientale nel settore dei trasporti.

I combustibili alternativi sono i “combustibili o fonti di energia che fungono, almeno in parte, da sostituti delle fonti di petrolio fossile nella fornitura di energia per il trasporto e che possono contribuire alla sua decarbonizzazione e migliorare le prestazioni ambientali del settore dei trasporti.”[4]. L’elettricità, l’idrogeno, i biocarburanti, il gas naturale e il gas petrolio liquefatto (GPL) sono, attualmente, i principali combustibili alternativi con potenzialità di lungo periodo in termini di sostituibilità al petrolio, anche alla luce del loro possibile utilizzo simultaneo.

La Direttiva dispone che ogni Stato membro debba elaborare un quadro strategico nazionale in cui illustri i propri obiettivi e le relative azioni di supporto in materia di sviluppo del mercato per quanto riguarda i combustibili alternativi, compreso lo sviluppo delle infrastrutture da realizzare, in collaborazione con le autorità regionali e locali, tenendo anche conto delle esigenze delle piccole e medie imprese.

Un’altra tappa importante nell’evoluzione normativa europea in tema di mobilità sostenibile, è stata l’approvazione nel 2014 delle Linee Guida ELTIS (Guidelines for developing and implementing a Sustainable Urban Mobility Plan) aggiornate nel 2019.

In esse la Commissione europea chiarisce che un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) è un piano strategico che si propone di soddisfare la variegata domanda di mobilità delle persone e delle imprese nelle aree urbane e peri-urbane per migliorare la qualità della vita nelle città.  Il PUMS integra gli altri strumenti di piano esistenti e segue principi di integrazione, partecipazione, monitoraggio e valutazione.

La redazione di un PUMS ha pertanto l’obiettivo di migliorare la qualità e le prestazioni ambientali delle aree urbane in modo da assicurare un ambiente di vita più sano in un complessivo quadro di sostenibilità economica e sociale, facendo sì che il sistema della mobilità urbana assicuri a ciascuno l’esercizio del proprio diritto a muoversi, senza gravare, per quanto possibile, sulla collettività in termini di inquinamento atmosferico, acustico, di congestione e incidentalità.

In tale ottica, il tema dell’accessibilità, intesa come insieme delle caratteristiche spaziali, distributive, organizzative e gestionali in grado di permettere la mobilità e un uso agevole, in condizioni di sicurezza e autonomia, degli spazi e delle infrastrutture della città da parte di qualsiasi persona, è da intendersi come elemento centrale per la redazione, l’implementazione e il monitoraggio di un PUMS.

In Italia, con Decreto legislativo del 16 dicembre 2016, n. 257 sono state recepite le linee guida europee per i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile (PUMS) con l’obiettivo di convertire i trasporti urbani tradizionali in un modello di mobilità sostenibile riducendo le emissioni e migliorando la vita delle persone.

 

Car sharing

Esistono diverse modalità atte al raggiungimento e all’attuazione del sistema di mobilità sostenibile, tra cui il servizio di car sharing. Questo permette agli utenti di utilizzare un veicolo su prenotazione noleggiandolo per un periodo di tempo breve, nell’ordine di minuti o ore, e pagando in ragione dell’utilizzo effettuato.

Numerosi appaiono i vantaggi:

  • riduzione dell’impatto ambientale: si godranno dei più recenti progressi tecnologici in termini di emissioni e consumi;
  • riduzione del numero di automobili parcheggiate su strada e di conseguenza maggiore disponibilità di parcheggi;
  • rotazione rapida del materiale: le automobili in condivisione vengono utilizzate intensivamente, e quindi tendono a essere rinnovate con frequenza superiore rispetto alle automobili private che vanno a sostituire, garantendo maggiore sicurezza stradale.

 

Dunque, il servizio di car sharing si inserisce perfettamente nel modello di mobilità sostenibile e rappresenta un esempio applicativo dei notevoli benefici (soprattutto in termini di minor impatto ambientale e risparmio dei costi) che essa apporta alla collettività ed ai singoli individui.

Informazioni

CARNAZZI S., Cos’è la mobilità sostenibile

CRISPINO M.F., Il futuro green della mobilità per uno sviluppo sostenibile, 31.01.2019, Ius in Itinere,

DI CHIARA G., Mobilità sostenibile in Italia: situazione e obiettivi, https://mobilita.org/2020/07/21/mobilita-sostenibile-in-italia-situazione-e-obiettivi/

GIULIANI R., Gli FGas e il Global Warming Potential, 29.10.2018, https://www.dirittoconsenso.it/2018/10/29/f-gas-e-global-warming-potential/

MUSSI G., Mobilità sostenibile: che cos’è e perché è importante, https://www.infobuildenergia.it/approfondimenti/la-mobilita-sostenibile-che-cose-e-perche-e-importante/

OSSERVATORIO PUMS, Cos’è un PUMS, https://www.osservatoriopums.it/il-pums

PARLAMENTO EUROPEO e CONSIGLIO EUROPEO, Direttiva 2014/94/UE, 22.10.2014, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32014L0094&from=EN

SCAINI F., Green Deal europeo: per un’Europa sostenibile entro il 2050, 25.06.2020, https://www.dirittoconsenso.it/2020/06/25/green-deal-europeo-europa-sostenibile-entro-2050/

TEKNORING, Linee guida per i Piani urbani di mobilità sostenibile (PUMS), https://www.teknoring.com/news/trasporti-e-automotive/linee-guida-per-i-piani-urbani-di-mobilita-sostenibile-pums/

[1] Per un approfondimento sugli altri fattori che impattano negativamente sulla qualità dell’aria, si rinvia all’articolo di GIULIANI R., Gli FGas e il Global Warming Potential, 29.10.2018, https://www.dirittoconsenso.it/2018/10/29/f-gas-e-global-warming-potential/

[2] CARNAZZI S., Cos’è la mobilità sostenibile

[3] Per un approfondimento sul tema della transizione ecologica guidata dall’Unione europea si rinvia all’articolo di SCAINI F., Green Deal europeo: per un’Europa sostenibile entro il 2050, 25.06.2020, https://www.dirittoconsenso.it/2020/06/25/green-deal-europeo-europa-sostenibile-entro-2050/

[4] Art. 2, Direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi.