Il Sahara Occidentale è un vasto territorio conteso tra Marocco, Algeria e Mauritania, oltre alle aspirazioni indipendentistiche del popolo Saharawi

 

Saharawi: di chi si tratta?

Prima di essere colonizzati dagli spagnoli, i Saharawi sono in origine un popolo nomade, tradizionalmente diviso in tribù che sono tuttavia disposte a riunirsi in momenti di difficoltà o necessità, riconoscendo la loro origine comune e il profondo senso di appartenenza collettivo. Condividono molti valori: le varie tribù infatti parlano la stessa lingua, l’hassanya, e professano la stessa religione, l’Islam. Da un punto di vista etnico, la maggioranza della popolazione si compone come una fusione tra il popolo berbero e quello arabo.

La colonizzazione spagnola inizia nel XV secolo ma viene formalmente riconosciuta solo più tardi, con la Conferenza di Berlino del 1884-1885, quando le potenze europee si divisero a tavolino i territori africani tracciando linee di confine artificiose. La dominazione spagnola è responsabile di una serie di bruschi cambiamenti nella struttura e organizzazione sociale del popolo Saharawi, conseguenza soprattutto dello sviluppo di centri urbani nel territorio. I Saharawi vengono progressivamente relegati nelle zone più povere delle città, vengono discriminati e vengono a loro preclusi i livelli salariali più alti. È in questo contesto che si sviluppa in maniera graduale tra i Saharawi una coscienza nazionale, nata di fatto come reazione alle strutture repressive dell’amministrazione spagnola, unita a sentimenti anti-colonialisti che negli anni sessanta accendono gli animi e le aspirazioni indipendentistiche, in linea con il resto del continente africano.

Nascono in questo periodo le prime forme di nazionalismo Saharawi e i primi tentativi pragmatici di ribellione contro il dominio coloniale. In seguito, all’inizio degli anni sessanta, emerge a Rabat una realtà rivoluzionaria clandestina, capitanata da Mustafa Sayed Al Ouali e formata da studenti, intellettuali e militanti, tutti accomunati dal forte sentimento anti-spagnolo e che entra presto in contatto con la diaspora Saharawi. È l’embrione di quello che diventerà il Fronte Polisario, organismo militante prima, e movimento politico poi, che ha come obiettivo l’autodeterminazione del popolo[1] Saharawi e la conseguente fine del colonialismo.

Il 1974 è un anno fondamentale per queste terre: la Spagna opta finalmente per la decolonizzazione e determina – sotto l’egida dell’ONU – la necessità di un referendum per decretare l’autodeterminazione del popolo Saharawi. Tuttavia, il Marocco si dichiara fortemente contrario a questo referendum. Ha così origine la “Marcia Verde”. Dopo l’appello del re Hassan II (padre dell’attuale re del Marocco), più di 300.000 marocchini riescono nell’intento di allontanare definitivamente il colonizzatore spagnolo. La marcia, rivelatasi estremamente efficace nel costringere gli spagnoli a ritirarsi, è seguita nel 1975 dalla formulazione di accordi di pace tra Spagna, Marocco e Mauritania – tutti e tre gli stati rivendicavano infatti diritti storici sul Sahara occidentale – che stabiliscono la divisione dei territori assegnando due terzi di territorio meridionale al Marocco e un terzo di territorio settentrionale alla Mauritania. I Saharawi vedono così il referendum e il loro sogno indipendentista andare in fumo, e nasce da qui la controversia territoriale ad oggi ancora senza soluzione.

 

L’origine della controversia territoriale nel Sahara Occidentale

La diatriba territoriale ha origine proprio nel 1975, con l’annessione di una buona parte del territorio contestato da parte del Marocco (circa l’80%). Con l’occupazione marocchina inizia per i Saharawi una fase di progressiva denaturazione di ciò che è l’identità culturale Saharawi, di guerra e violenze sistematiche. Durante questo prolungato periodo di occupazione, migliaia di rifugiati Saharawi trovano protezione in Algeria, in particolare a Tindouf, città di confine che ancora oggi ospita la maggior parte dei rifugiati Saharawi. Come reazione, il Fronte Polisario annuncia nel 1976 la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Saharawi (SADR), il cui governo viene instaurato, in esilio, a Tindouf (Algeria) e stabilisce la propria sovranità sul restante 20-25% del territorio. Il conflitto che ne consegue assume le fattezze di una guerriglia per l’indipendenza, che si protrae fino al 1991 con la stipula degli accordi di pace, guidata dalla mediazione della Nazioni Unite. Il piano prevede il cessate il fuoco, che viene associato alla promessa di un referendum di autodeterminazione nel Sahara Occidentale, chiaramente mai realizzatosi.

Il territorio del Sahara Occidentale rimane ad oggi conteso, in un contesto che richiama nostalgicamente gli scenari delle divisioni delle sovranità territoriale durante l’era della decolonizzazione, tra il Marocco, che rivendica la sua sovranità territoriale, il Fronte Polisario, che lotta per l’autodeterminazione del popolo Saharawi, e l’Algeria che ospita il governo della SADR e dunque non riconosce l’autorità del Marocco. La Mauritania, che in passato aveva anch’essa avanzato pretese di rivendicazione, si ritira definitivamente dalle zone occupate nel 1979 in seguito alla formulazione di un accordo di pace con il Fronte Polisario.

Attualmente, la Repubblica Araba Democratica dei Saharawi, nonostante sia membro dell’Unione Africana, rimane uno stato a riconoscimento limitato – sono circa 82 gli stati che ne hanno riconosciuto la legittimità – e continua ad aspirare alla sovranità nazionale e ad un riconoscimento in toto da parte della comunità internazionale.

 

La questione Saharawi ai sensi del diritto internazionale

Il Consiglio di Sicurezza viene interpellato per la prima volta sull’argomento dalla Spagna nel 1975, subito dopo la Marcia Verde che interpreta come una minaccia alla pace regionale. Il Consiglio dichiara di deplorare l’accaduto che tuttavia non valuta come una violazione dell’integrità territoriale e invita le parti a negoziare una soluzione pacifica. Di lì a poco vengono firmati gli Accordi di Madrid tra Spagna, Mauritania e Marocco con i quali la regione viene spartita senza prendere in considerazione le rivendicazioni Saharawi. Il Consiglio di Sicurezza emana allora nel 1979 una risoluzione con la quale condanna l’invasione marocchina e legittima la lotta del Fronte Polisario.

Il 1988 è un anno di svolta. Le Nazioni Unite propongono il Settlement Plan come parte del già menzionato Piano di Pace. Il piano comprende, assieme al cessate il fuoco, anche l’implementazione del referendum per l’autodeterminazione, già richiesto dall’Assemblea Generale nel 1966. Il quesito referendario prevede l’alternativa tra integrazione al Marocco e indipendenza. Il Consiglio di Sicurezza istituisce così con la risoluzione 69/91 la MINURSO – la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, operazione che ha come compito, oltre al mantenimento della pace e dell’ordine pubblico, quello di preparare le operazioni di voto. In questa fase sorge immediatamente un problema che diventerà fondamentale negli anni a seguire, e che sarà la causa principale di continui rinvii del referendum: identificare gli aventi diritto al voto rappresenta una sfida insuperabile.

La complicazione è dovuta sicuramente al carattere nomade dei Saharawi e alla difficoltà di identificare gli aventi diritto sia tra i rifugiati all’interno dei campi profughi che tra i membri della diaspora, rendendo intricato stilare il censimento. Si tenterà negli anni di aggirare questo ostacolo con numerosi piccoli escamotage giuridici, senza però mai riuscire a sbloccare la situazione.

Più recentemente, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è espressa in merito alla questione Saharawi nella causa C-104/16, dove ha stabilito che il Sahara occidentale non sia da considerarsi parte della sovranità territoriale del Marocco, e che di conseguenza ogni accordo UE-Marocco non possa applicarsi al territorio del Sahara occidentale senza il consenso della popolazione autoctona. Questa importante sentenza si fonda sul principio di autodeterminazione dei popoli per quanto riguarda la popolazione Saharawi. Tuttavia, l’Unione Europea, intesa come soggetto politico, ha affermato che “lo Status definitivo del Sahara occidentale rimane oggetto dei negoziati condotti sotto l’egida delle Nazioni Unite, sul cui esito è prematuro pronunciarsi”[2]. Questo atteggiamento dell’Unione Europea esemplifica il rapporto di buon vicinato che ha con il Marocco, e la sua intenzione di mantenerlo tale, rimanendo in una inerzia giuridica che sembra voler favorire il consolidamento della situazione di fatto, benché sorta illecitamente per il diritto internazionale.

 

Gli ultimi sviluppi

Il 22 gennaio 2020, il governo marocchino ha approvato una serie di normative con cui ha deliberatamente stabilito la propria giurisdizione sulle acque territoriali del Sahara occidentale e la creazione di una zona economica esclusiva[3] in queste acque contese da tempo, già fonte di tensione persino tra Marocco e Spagna in passato e che rimangono evidentemente una questione irrisolta. Questa decisione è stata duramente criticata sia dal Fronte Polisario che dall’Algeria, che come già menzionato guarda favorevolmente alle istanze auto-deterministiche Saharawi, pur volendo continuare ad intrattenere rapporti amichevoli e proficui con il vicino Marocco. I due paesi stanno infatti cercando di riparare le loro relazioni, che fin dai tempi dell’indipendenza dal potere coloniale sono state piuttosto tese. Un motivo di contrasto che rimane insoluto tra i due paesi è proprio la questione del Sahara Occidentale.

La situazione attuale appare dunque come cristallizzata in uno stallo, una impasse sia politica che giuridica, dove nessuna delle parti coinvolte ha desiderio di recedere. Da parte della popolazione Saharawi vi è un generale sentimento di disincanto verso l’inerzia dell’ONU e la lentezza delle sue operazioni, una progressiva perdita di fiducia nell’istituzione in sé e perdita di speranza nell’attuazione del referendum tanto agognato. Questa stasi è indubbiamente dovuta anche alla ferma volontà del Marocco di non volere assolutamente nessun cambiamento in questo senso, spesso con il supporto di altri attori internazionali, primo fra tutti la Francia.

La rilevanza mediatica assunta dalle numerose testimonianze delle condizioni critiche in cui i Saharawi vivono all’interno dei campi profughi – tra malnutrizione e numerosi episodi di discriminazione sistematica e violenza – favorita anche dalla minuziosa campagna di sensibilizzazione alla questione del popolo Saharawi da parte del Fronte Polisario, rappresenta oggi uno dei pochi sforzi effettivi compiuti nell’ottica di riavviare il percorso di pace interrottosi in passato e per l’attuazione del tanto desiderato referendum.

Ad oggi, tuttavia, il Sahara occidentale risulta ancora essere considerato un “territorio non autonomo” dall’ONU. La speranza è che in futuro anche questo piccolo angolo d’Africa possa superare una volta per tutte il suo travagliato trascorso coloniale ed affrontare in modo efficace la questione dell’autodeterminazione.

Informazioni

I Saharawi e il Sahara Occidentale, Sahara Marathon. Ultimo accesso 12/09/2020. http://www.saharamarathon.org/it/aboutsaharawi_it/#:~:text=Lo%20status%20internazionale%20del%20Sahara,che%20occupa%20illegalmente%20il%20Sahara.

Interrogazione parlamentare E-000814/2017, risposta della Vicepresidente Federica Mogherini a nome della Commissione. 29 marzo 2017. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-8-2017-000814-ASW_IT.html

Laurenza, P., Il Marocco espande i suoi confini marittimi, aumentano le tensioni con il Fronte Polisario, SicurezzaInternazionale, LUISS, 23 gennaio 2020. Ultimo accesso 10/09/2020. https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/01/23/marocco-espande-suoi-confini-marittimi-aumentano-le-tensioni-fronte-polisario/

Laschi, G., Il sistema internazionale alla prova: il caso del Sahara Occidentale, pubblicazione CISP – Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli e Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri. Disponibile su https://developmentofpeoples.org/

[1] Per approfondire ulteriormente il significato di questa espressione, si consiglia la lettura di “Il principio di autodeterminazione dei popoli: profili attuali”, https://www.dirittoconsenso.it/2020/07/15/principio-di-autodeterminazione-dei-popoli-profili-attuali/

[2] Interrogazione parlamentare E-000814/2017, risposta della Vicepresidente Federica Mogherini a nome della Commissione. 29 marzo 2017. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-8-2017-000814-ASW_IT.html

[3] Su cosa sia la Zona Economica Esclusiva invito a leggere “Il diritto internazionale marittimo: la zona economica esclusiva”, https://www.dirittoconsenso.it/2020/09/03/diritto-internazionale-marittimo-zona-economica-esclusiva/