Gli obiettivi del GAFI sono ben precisi. A cosa rispondono esattamente? E che storia hanno avuto negli ultimi trent’anni?

 

Introduzione al GAFI/FATF

Prima di trattare gli obiettivi del GAFI (Groupe d’Action Financière) faccio una breve introduzione. Il GAFI, che è anche conosciuto con la sigla inglese FATF (Financial Action Task Force on Money Laundering), è un’organizzazione internazionale intergovernativa[1] dedita al contrasto del riciclaggio di denaro[2] e del finanziamento del terrorismo.

Nel 1990 sono state pubblicate le 40 Raccomandazioni[3] del FATF, che negli anni hanno costituito la base di un ampio piano d’azione e di pratiche di prevenzione del riciclaggio di denaro. Con il passare del tempo il FATF si è anche occupato del finanziamento del terrorismo con 9 Raccomandazioni speciali.

Dalla sua fondazione, il numero di membri FATF è cresciuto da 16 a, fine 2020, 39. Ma ciò non basta, specie se, come si vedrà tra poco, si tengono a mente gli obiettivi del GAFI.

 

Gli obiettivi del GAFI

Gli obiettivi del GAFI sono principalmente 3:

  • monitorare i progressi dei paesi membri nell’attuazione delle Raccomandazioni GAFI;
  • analizzare le tecniche e le contromisure di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo;
  • promuovere l’adozione e l’applicazione delle Raccomandazioni FATF in tutto il mondo.

 

Il FATF incoraggia l’espansione dello sforzo internazionale attraverso gruppi regionali, i cui paesi membri sono sottoposti a valutazioni reciproche sulla stessa linea di quelli applicati ai membri GAFI. Attualmente ci sono 9 gruppi regionali che, insieme al GAFI, si sommano a una rete di circa 190 paesi impegnati per l’integrità del sistema finanziario internazionale.

Diventando membri del GAFI, i paesi si impegnano ad accettare una rigida disciplina per sottoporsi a valutazioni reciproche periodiche. Queste informazioni vengono raccolte e analizzate al fine di guidare l’organizzazione nella sua politica di garantire la conformità con le sue Raccomandazioni. Nel processo di valutazione reciproca, ogni paese viene valutato attraverso la visita di un team di esperti dei governi degli altri paesi membri. Obiettivo del report generato dalla missione è evidenziare la fase di sviluppo delle istituzioni antiriciclaggio del Paese, oltre a individuare le aree che necessitano di maggiore attenzione.

 

Cos’è successo negli ultimi 30 anni per il GAFI

In un’analisi cronologica degli ultimi 30 anni, gli obiettivi del GAFI hanno dovuto rispondere a vari problemi[4]. Teniamo bene a mente che il FATF nasce in un periodo in cui il traffico di droga è già su scala globale: è quindi facile capire perché il primo capitolo della pubblicazione Financial Task Force – 30 years sia “A new task force to keep drug money out of the financial system”. La lotta al reimpiego dei proventi ottenuti dal traffico di stupefacenti è da sempre sotto la costante attenzione delle organizzazioni internazionali, anche del GAFI.

Il secondo ed il terzo capitolo sono invece già incentrati da una parte su quanto raggiunto, dall’altra su cosa si potrà fare. Interessante ad esempio è ripercorrere il report del 2009 Money laundering through the Football Sector oppure, del 2018, un report che colpiva per l’enorme attualità della questione migratoria: il Financial Flows from Human Trafficking. Non ultime, le revisioni delle 40 Raccomandazioni come detto prima.

Il futuro è pieno di nuove sfide. Gli obiettivi del FATF ormai posti da tanti anni dovranno essere considerati adatti per l’innovazione crescente nel settore economico. Pensiamo ai virtual assets[5], al terrorismo più recente o alla proliferazione delle armi di distruzione di massa. Non solo. Testualmente si parla di: “There has been progress, but more has to be done”. Questa frase potrebbe essere adottata da qualsiasi altra organizzazione internazionale che sia impegnata in qualche forma di criminalità organizzata transnazionale.

È per questo che anche il GAFI richiama:

  • ad una maggiore collaborazione tra gli Stati in tema di AML/CFT
  • a migliorare gli strumenti antiriciclaggio costruiti fino ad oggi
  • a criminalizzare il riciclaggio di denaro nei sistemi legali nazionali.

 

Una conclusione con uno sguardo all’Europa

Nel complesso le funzioni del GAFI sono un ottimo insieme di attività per creare misure condivise ed uguali al contrasto al riciclaggio. Questo rappresenta una visione che anche l’Europa può pensare di adottare, magari anche con maggior forza. Dentro un’organizzazione complessa e in un continente in cui la libertà di movimento, la libertà economica e gli scambi commerciali sono pane quotidiano, sarebbe quindi auspicabile che la stessa UE[6] si faccia diretta portatrice delle Raccomandazioni del GAFI.

Informazioni

[1] Ho parlato della sua fondazione in quest’altro articolo per DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2019/05/20/il-financial-action-task-force/

[2] La storia della lotta al riciclaggio di denaro è molto particolare. Alcuni ritengono ad esempio che sia stata l’Italia il primo Stato a combattere il fenomeno del riciclaggio dai proventi ottenuti dai sequestri di persona. Altri invece ritengono che la prima forma di lotta al riciclaggio fossero le operazioni delle forze di polizia americane contro la mafia italo-americana negli anni del Proibizionismo del secolo scorso. Personalmente sono più per la prima ipotesi dato che, a seguito del sequestro e dell’uccisione del Primo Ministro Aldo Moro, in Italia, fu emanato il decreto legge 21 marzo 1978, n. 59. Per una visione più recente del fenomeno invito a leggere questo articolo: https://www.dirittoconsenso.it/2019/04/23/il-riciclaggio-internazionale-di-denaro/

[3] Queste sono state riviste e aggiornate nel 1996, nel 2003 e nel 2009 al fine di riflettere le modifiche alle tecniche e alle tendenze del riciclaggio di denaro. Le Raccomandazioni del 2003 rappresentano il risultato più importante, in particolare per quanto riguarda l’identificazione dei clienti e i requisiti di due diligence, i requisiti di segnalazione delle transazioni sospette e i meccanismi di sequestro e congelamento.

[4] Basti pensare, ma senza essere per questo esaustivo, che in origine il GAFI/FATF non prevedeva la lotta al finanziamento del terrorismo. Questo è avvenuto solo dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. Per questo motivo si ricorre spesso all’acronimo AML/CFT (Anti Money Laundering / Combating the Financing of Terrorism) in ambito internazionale, non più solo nel GAFI.

[5] Il GAFI ha recentemente posto sotto la propria lente di ingrandimento proprio queste nuove formule economiche-finanziarie.

[6] Per un approfondimento sulla normativa europea antiriciclaggio: https://www.dirittoconsenso.it/2020/10/26/la-normativa-europea-antiriciclaggio-quadro-generale/