Cosa dobbiamo aspettarci nel futuro della NATO?

 

Nascita ed evoluzione della NATO

Nei suoi primi 71 anni di vita, l’Organizzazione del Trattato Atlantico del Nord – meglio conosciuta con l’acronimo NATO[1] – ha dovuto adattare la sua natura e i suoi obiettivi ai numerosi cambiamenti nello scenario internazionale. Creata con la firma del Trattato di Washington nel 1949 era stata originariamente pensata come sistema di difesa collettivo occidentale con l’obiettivo di contenere l’influenza sovietica, sia da un punto di vista politico-militare che ideologico. Attraverso un’azione principalmente di natura militare, la NATO si faceva garante della democrazia e della libertà all’interno del continente.

È la fine della Guerra Fredda[2] a determinare un primo grande cambiamento nell’attività dell’Organizzazione. La scomparsa dell’Unione Sovietica[3], suo principale contendente, rischiava di far diventare la NATO obsoleta e destinata al naturale collasso. L’Alleanza ha dunque dovuto ripensare a sé stessa per costruirsi una nuova identità, un nuovo ruolo ed identificare obiettivi e funzioni più in linea con i cambiamenti internazionali. Il risultato è stato il rafforzamento del suo carattere regionale ma anche lo sviluppo di una prospettiva globale dove la NATO non è più un singolo attore di difesa collettiva ma agisce in sinergia con organizzazioni regionali ed internazionali, in particolar modo le Nazioni Unite.

I cambiamenti dello scenario internazionale hanno richiesto lo sviluppo di nuove strategie d’azione necessarie per affrontare non solo sfide inedite alla sicurezza ma anche cambiamenti interni all’Alleanza stessa. I tempi recenti non sono certo un’eccezione in tal senso e le sfide che l’Organizzazione dovrà affrontare nei prossimi anni la porranno nuovamente di fronte a scelte e cambiamenti che forse saranno epocali come quelli determinati dalla fine della Guerra Fredda. In questo articolo, cercheremo di mettere in luce le principali questioni emerse negli ultimi anni per capire come incideranno nel futuro dell’Organizzazione.

 

Un ripensamento strategico della NATO?

I cambiamenti nello scenario globale degli ultimi anni hanno messo in luce la necessità di ripensare al concetto strategico[4] che sta alla base della NATO.  Oggi ci troviamo di fronte ad un assetto internazionale multipolare, nel quale agiscono attori non più solo statali[5] e in cui la sicurezza è messa alla prova da minacce senza precedenti. Le nuove sfide infatti hanno caratteristiche inedite, che non possono più essere affrontate con i soli mezzi militari tradizionali[6]. Per rispondere efficacemente a tali cambiamenti anche la NATO deve dunque dotarsi di nuovi strumenti che vadano al di là delle sue tre principali aree d’azione[7]: difesa collettiva, gestione delle crisi e sicurezza cooperativa.

È in questo quadro che si inserisce l’iniziativa “NATO 2030”. Lanciata dal segretario Stoltenberg, NATO 2030 mira ad elaborare una nuova strategia per il futuro dell’Organizzazione, raccogliendo input provenienti da diversi attori[8]. L’obiettivo è una NATO impegnata politicamente che metta in campo azioni vaste e rafforzi la cooperazione tra gli alleati, usando un approccio globale e strumenti non solo militari ma anche economici e diplomatici.

Fino ad oggi, le iniziative nel quadro di NATO 2030 sono state:

  • Un evento pubblico online[9] di riflessione sul futuro della NATO
  • Il NATO 2030 Youth Summit: il primo summit[10] rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni, articolato in una serie di dibattiti sul futuro dell’Organizzazione. La scelta di coinvolgere i giovani nell’iniziativa 2030 è stata spiegata dal Segretario Generale: “I am holding this Youth Summit NATO 2030 today because NATO 2030 is about your future, your freedom and your Alliance,”
  • Il Report “Nato 2030: United for a New Era”: elaborato da un gruppo di esperti indipendenti e presentato il 25 Novembre scorso, il report indica raccomandazioni per il futuro sia in relazione alle sfide emergenti che ai rapporti con Russia e Cina.

 

Divergenze di priorità tra i paesi membri

Negli ultimi anni, la NATO ha riscontrato crescenti problemi nell’identificazione delle sue priorità d’azione. Tale difficoltà è dovuta alle divergenze di visione tra gli alleati dell’Est e quelli del Sud che per la loro posizione geografica si trovano a confrontarsi con sfide distinte.

Per il primo gruppo – comprendente i paesi Baltici e la Polonia – il principale “nemico” deve identificarsi nel vicino russo. Soprattutto a partire dalla crisi in Crimea, infatti, sono aumentate le preoccupazioni verso la politica estera della Russia, sempre più rivolta ad accrescere la propria influenza sui paesi confinanti. Per questo motivo, gli alleati dell’Est chiedono che il contenimento dell’attitudine espansionista russa diventi la priorità nell’azione della NATO[11].

A fronte di queste preoccupazioni, vi sono quelle dei paesi mediterranei, principalmente toccati dalle conseguenze dell’instabilità che negli ultimi anni ha caratterizzato il Medio Oriente e il Nord Africa. Le forti tensioni e i conflitti interni hanno infatti aumentato l’azione dei gruppi terroristici[12] oltre a incrementare il fenomeno migratorio[13] e i traffici illeciti[14]. L’assenza di strutture statali forti e talvolta di interlocutori certi – come nel caso della Libia – complica la possibilità di trovare soluzioni efficaci. Le ripercussioni sui paesi confinanti sono evidenti[15] e questo determina la loro preoccupazione e le pressioni sulla NATO per un intervento incisivo nell’area.

Ovviamente, le priorità divergenti richiedono all’Alleanza di mettere in campo sforzi che non sempre hanno trovato un bilanciamento, anzi molto spesso la prevalenza dell’attenzione è stata rivolta alle richieste provenienti da Est.

Il futuro richiede dunque alla NATO di trovare una strategia che le permetta di mettere al centro sia le priorità orientali che quelle meridionali in misura eguale. Solo così potrà essere in grado di rispondere pienamente a tutte le sfide che interessano i propri paesi membri.

 

NATO e cambio di presidenza statunitense

Da sempre, le successioni alla presidenza statunitense hanno influenzato l’attività della NATO e non a caso, i grandi cambiamenti sono spesso coincisi con l’insediamento di nuovi Capi di Stato[16]. Con la presidenza di Donald Trump[17], l’atteggiamento americano nei confronti dell’Alleanza è drasticamente mutato, dimostrando un forte disinteresse verso le sue attività. Tale attitudine rientra in un’ottica di politica estera più generale caratterizzata da un abbandono del multilateralismo e da una riallocazione delle risorse verso nuovi interessi[18].

Il passaggio della guida americana da Trump a Joe Biden segnerà sicuramente un nuovo mutamento nell’attitudine americana. Fin dalla campagna elettorale, il neoeletto presidente ha dichiarato la volontà di ripristinare la politica multilaterale abbandonata dal suo predecessore. In tale disegno rientra tra gli altri la ripresa del legame transatlantico e il pieno coinvolgimento nelle attività della NATO. Solo il tempo potrà però dirci quale sarà l’effettiva portata del nuovo impegno statunitense, quanto questo sarà decisivo per le attività dell’Organizzazione[19] e per il suo ruolo nel continente europeo. Negli ultimi anni, infatti, a fronte di un indebolimento delle azioni dell’Alleanza, si è fatta sempre più forte la volontà dei paesi membri dell’Unione Europea di realizzare il progetto di un vero e proprio sistema di difesa comune[20]. Alcuni Stati – in primis la Francia – hanno riscontrato la necessità di garantire la sicurezza europea in maniera autonoma per non essere dipendenti dagli alleati o da altre organizzazioni. La misura dell’impegno statunitense nell’Alleanza potrebbe dunque determinare una prosecuzione o l’abbandono di tale iniziativa. Se il disinteresse USA dovesse proseguire, è molto probabile che il sistema comune europeo di difesa trovi una sua effettiva realizzazione. Al contrario, un nuovo e decisivo coinvolgimento statunitense nella NATO potrebbe rafforzare i detrattori del progetto dell’UE, i quali sostengono l’inutilità di due organizzazioni simili nel continente.

 

Il ruolo della Turchia e la riforma dello Statuto

La linea politica perseguita negli ultimi anni dalla Turchia ha sollevato non pochi malumori all’interno della NATO, della quale è membro. Abbiamo infatti assistito a delle scelte in forte contrasto – se non in totale opposizione – con gli obiettivi dell’Organizzazione.

In primis, a causa anche del mancato golpe del 2016, il Presidente Erdogan ha deciso di comprimere i diritti dei cittadini turchi ad ogni livello a fronte di una estensione massiccia dei poteri governativi. Si tratta un cambiamento dell’assetto istituzionale del paese tale da andare contro ai principi di democrazia e libertà che stanno alla base della creazione della NATO stessa. Oltre a questo, negli ultimi anni la Turchia ha stretto sempre maggiori relazioni con la Russia, con la quale l’Alleanza ha da sempre rapporti conflittuali. È notizia recente l’acquisto da parte della Turchia di missili S400 russi[21].

I malumori all’interno dell’Alleanza verso la linea politica turca hanno avuto come conseguenza l’incremento delle richieste da parte di alcuni Stati membri[22] di riformare lo Statuto fondativo. Una delle falle più evidenti appare infatti l’impossibilità di “sanzionare” eventuali violazioni dei principi e della politica della NATO, attraverso misure come la sospensione o l’espulsione di un paese alleato. Tale mancanza dipende dalla filosofia seguita al momento della nascita dell’Organizzazione. Gli Stati membri ritenevano infatti sufficiente il dialogo – e dunque la strada diplomatica – per dirimere eventuali controversie interne. Come dimostra il caso turco, tale linea non appare ad oggi efficace.

Se dunque la riforma dello Statuto si dovesse realizzare, il ruolo della Turchia all’interno dell’Alleanza potrebbe essere a rischio, salvo un cambiamento di rotta forte nella politica adottata dallo stato membro.

 

Conclusioni

Considerando quanto esposto, possiamo dire che molte saranno le sfide che la NATO dovrà affrontare nel prossimo futuro. Sicuramente non saranno le sole perché se ne aggiungeranno altre, dovute ai cambiamenti dello scenario mondiale sempre più rapidi che possono creare nuovi equilibri o portare alla luce inedite sfide alla sicurezza.

Sicuramente possiamo affermare senza ombra di dubbio che quella a cui ci stiamo affacciando sarà un’epoca che porrà l’Alleanza di fronte a scelte che potrebbero influenzare la sua stessa esistenza. Sarà necessaria un’Organizzazione capace di adattarsi rapidamente, in grado di rispondere in maniera efficace agli sviluppi futuri, non statica ed obsoleta. Sarà chiamata ad un grosso cambiamento, paragonabile a quello subito a fronte della fine della Guerra Fredda.

L’iniziativa NATO 2030 è in tal senso un punto di partenza importante per riflettere sulla strada da intraprendere ma sarà fondamentale andare al di là della sola riflessione, mettendo in atto misure effettive ed elaborando una nuova strategia da perseguire.

La NATO può dirsi “cerebralmente morta” come ha dichiarato il Presidente francese Macron lo scorso anno o dobbiamo aspettarci un’Alleanza ancora al centro delle dinamiche internazionali e capace di influenzarle? L’Organizzazione sarà soppiantata da altre strutture come un sistema di difesa comune europeo o gli Alleati riusciranno a continuare a garantire la sicurezza attraverso un’azione comune? Queste sono domande a cui solo il tempo potrà dare risponde. Sarà la volontà comune dei paesi che compongono la NATO ad indicare la strada futura.

Informazioni

Boni M., La NATO dei prossimi dieci anni: il difficili adattamento dell’Alleanza Atlantica, 7 Novembre 2020, Analisi Difesa

Fruscione G., Perteghella A., 70 anni di NATO: sfide e prospettive dell’Alleanza Atlantica, ISPI, 4 Aprile 2019

Morcos P., NATO in 2030: Charting a New Path for the Transatlantic Alliance, CSIS, 3 Dicembre 2020

Biden e la NATO: ricucire gli strappi, ISPI, USA2020, 7 Novembre 2020

NATO at 70: Where next?, Politico, 3 Aprile 2019

NATO in 2030: Adapting to New World, online event, 3 Dicembre 2020

NATO 2030: https://www.nato.int/cps/en/natohq/176155.htm

[1] NATO è l’abbreviazione di North Atlantic Treaty Organisation

[2] Nel 1990, la Dichiarazione di Londra riconosce ufficialmente che l’URSS e il Patto di Varsavia non sono più nemici dell’Alleanza Atlantica. Viene dunque prevista per la prima volta la possibilità di creare un dialogo tra la NATO e i paesi successori dell’URSS.

[3] La scomparsa dell’Unione Sovietica non solo eliminava il principale nemico dell’Alleanza Atlantica. La fine del sistema bipolare infatti garantiva stabilità all’Europa con una netta affermazione degli ideali di libertà e democrazia promossi dall’Occidente.

[4] Per concetto strategico si intende l’architrave su cui si poggia tutta l’esistenza e l’azione della NATO nel mondo.

[5] Attori centrali sono ad esempio le organizzazioni criminali e terroristiche

[6] Un esempio emblematico in tal senso è sicuramente la sfida cibernetica. Per maggiori dettagli sulla sicurezza cibernetica ed il suo impatto futuro si rimanda a: https://www.dirittoconsenso.it/2020/10/29/la-sicurezza-nazionale/

[7] Esse sono conosciute come “triple C”. Il termine legato alla traduzione inglese delle tre principali aree d’azione: collective defence, crisis management and cooperative security. Queste tre basi d’azione sono state dettate dal Concetto Strategico definito nel 2010 dal Vertice di Lisbona. In parallelo, vi è stata anche una riforma delle strutture di comando e delle agenzie.

[8] NATO 2030 prevede la consultazione del Segretario Generale con gli Alleati ma anche la società civile, i rappresentanti dei governi, i giovani, il settore privato.

[9] Ha avuto luogo l’8 Giugno 2020 ed è stato organizzato da l’Atlantic Council e dal German Marshall Fund in partnership con la divisione NATO della Diplomazia Pubblica

[10] Si è svolto online il 9 Novembre 2020

[11] I paesi dell’est spingono per un’azione che vada al di là di ciò che è stato fatto negli ultimi anni. È importante però notare che oltre alla crisi in Crimea, ci sono stati altri motivi di tensione tra Russia e Occidente. Un esempio è il dossier sull’interferenza nelle elezioni americane del 2016. Tali tensioni hanno spinto la NATO a prestare particolare attenzione alle dinamiche della regione.

[12] Per maggiori dettagli sul tema: https://www.dirittoconsenso.it/2019/07/12/terrorismo-una-nuova-sfida-del-xxi-secolo/

[13] Per maggiori informazioni sul fenomeno: https://www.dirittoconsenso.it/2018/11/12/alcune-precisazioni-sull-immigrazione/

[14] Si consiglia di leggere anche: https://www.dirittoconsenso.it/2019/03/28/la-criminalita-organizzata-e-il-terrorismo/

[15] Basti pensare agli effetti che il fenomeno di migrazione irregolare ha su Italia, Spagna e Grecia.

[16] Esempio emblematico e più recente è il processo che nel 2010 ha portato alla definizione del nuovo concetto strategico dell’Alleanza, fortemente voluto dall’allora neoeletto presidente statunitense Barack Obama.

[17] Va notato che già durante la campagna elettorale, Donald Trump aveva definito l’Alleanza Atlantica come obsoleta e incapace di agire in maniera efficace.

[18] In tale decisione ha giocato anche un ruolo la differenza importante tra il contributo statunitense alla NATO e quello dei paesi europei. Infatti, nonostante gli sforzi degli ultimi anni per colmare il divario, la spesa militare degli Stati Uniti resta ancora molto di molto superiore rispetto a quella europea.

[19] Quanto gli interessi primari identificati dalla presidenza Biden saranno diversi da quelli seguiti in politica estera dal suo successore?

[20] Si tratta di un progetto già presente sin dal momento della nascita del progetto dell’Unione ma che non ha mai trovato una sua realizzazione completa a causa sia di blocchi nazionali che della stessa esistenza dell’Alleanza Atlantica. L’esistenza di un sistema di difesa comune vero e proprio in seno all’Unione Europea è sempre stata considerata con ostilità dalla NATO poiché visto come una sua stessa duplicazione. Negli anni tuttavia l’Unione ha comunque cercato di essere sempre più autonoma dalla NATO nelle sue attività, come hanno dimostrato le numerose missioni militari che sono state messe in atto con vari obiettivi.

[21] Dotarsi di armamenti stranieri – provenienti da un paese con il quale i rapporti sono tesi – è di per sé una scelta in contrasto con l’adesione ad un’organizzazione che prima di tutto è un sistema di difesa comune.

[22] In particolar modo, il Canada si è fatto grande promotore di tale richiesta.