Come proseguono i negoziati tra Afghanistan e Talebani mentre gli Stati Uniti affrontano un momento di grande fragilità politica?

 

Il rapporto tra Afghanistan e Talebani: una trama intricata da decenni

L’Afghanistan è un paese che si trova in uno stato di guerra praticamente costante da molto prima della nota invasione americana. Già nel 1979 viene invaso dall’Unione Sovietica nell’ottica di una Guerra Fredda ormai prossima al suo epilogo. Il gruppo dei Talebani nasce già nel lontano 1989 nel contesto della guerra civile in atto in Afghanistan, ma è nel 1994 che assumono notorietà per il loro promesso impegno nel combattere la corruzione, migliorare la sicurezza del paese, un paese del resto distrutto dal conflitto interno. Fin dal principio emerge la loro affiliazione con la versione più austera e intransigente della Shari’a, ma il culmine si ha in seguito al 2001, quando l’aver dato rifugio a taluni militanti di al-Qaeda li rende immediatamente bersaglio degli Stati Uniti e delle forze internazionali alleate, incluso lo stesso Afghanistan, dopo l’attentato alle Torri Gemelle.

Come mai questo conflitto tra Aghanistan e Talebani si è protratto per oltre un ventennio? Le ragioni in realtà sono molteplici: sicuramente si annoverano la tenace resistenza e organizzazione dei Talebani sul territorio, a cui corrisponde invece una debolezza sistemica delle forze afgane, che si trova a dipendere dalle truppe straniere, prime fra tutte quelle americane. Con il progressivo ritiro delle milizie straniere, con il passare degli anni i Talebani hanno progressivamente riacquistato porzioni di territorio e, con esso, potere. Dopo più di vent’anni, tutte le parti coinvolte – e nello specifico, il logorato governo afgano, gli Stati Uniti usciti non vittoriosi dal conflitto e la controparte talebana rinvigorita – sembrano per la prima volta voler far convergere i loro interessi su un obiettivo comune: la pace?

 

Talebani e Stati Uniti: pace fatta dopo un ventennio travagliato?

Il primo accordo di pace tra le delegazioni talebana e statunitense è stato firmato lo scorso 29 febbraio a Doha[1]. Questo storico accordo, dal titolo “Agreement for Bringing Peace to Afghanistan”[2], firmato tra mullah Abdul Ghani Baradar a capo della delegazione talebana, e Zalmay Khalilzad dal lato americano, prevede quattro punti principali:

  1. il rilascio di un certo numero di detenuti sia da lato talebano che afgano,
  2. l’impegno da parte dei Talebani di rompere con al-Qaeda e rinunciare ad ogni legame e relazione con i gruppi jihadisti sul territorio,
  3. la promessa di inizio dei dialoghi con il governo afgano, sinora rimasto escluso dal tavolo negoziale dato il carattere esclusivamente bilaterale delle trattative USA-Talebani, e la discussione con quest’ultimo su un cessate il fuoco prolungato e, in ultimo,
  4. il ritiro delle truppe straniere dalle basi militari.

 

Infatti, il Pentagono ha recentemente confermato che è prevista una riduzione progressiva delle truppe americane da Afghanistan e Iraq a partire dal 15 gennaio 2021 – potrebbe essere questa l’ultima mossa in politica estera del Presidente Trump, una sua promessa elettorale importante fatta in opposizione al dispiegamento di forze (circa 140.000 militari)[3] avvenuto durante la precedente presidenza Obama. Si rammenta che la presenza militare americana risale al 2001 per l’Afghanistan e al 2003 per l’Iraq.

È inevitabile domandarsi, in questo momento, che cosa cambierà – o meglio se ci sarà qualche cambiamento – nel travagliato rapporto che intercorre tra questi due paesi una volta insediatasi la Presidenza Biden alla Casa Bianca. Biden, in quanto futuro presidente degli Stati Uniti, dovrà fare i conti con i lasciti dell’amministrazione uscente e tentare di riequilibrare i rapporti tra Afghanistan e Talebani: il primo, un governo marginalizzato e fragile; i secondi, forti della legittimità e delle concessioni fatte da Trump. La negoziazione bilaterale con i Talebani voluta da Trump, un evento senza precedenti, ha assicurato agli Stati Uniti la fine delle ostilità, suggellata dal ritiro delle truppe e dal rilascio di prigionieri, ma ha ulteriormente indebolito il governo afgano. A proposito delle elezioni americane, i Talebani hanno recentemente dichiarato che l’accordo di Doha è un “documento eccellente” e che “attuarlo è lo strumento più efficace e ragionevole per mettere fine alla guerra”. Sembra dunque che i margini di manovra per Biden siano in realtà piuttosto ridotti nel gestire i rapporti tra Afghanistan e Talebani: la sostanza, ossia, probabilmente non cambierà. Del resto, Biden stesso è a favore di un progressivo disimpegno e di una presenza più leggera e snella delle truppe sin dal 2008-2009, con compiti soprattutto di contro-terrorismo.

 

Qual è la situazione attuale delle trattative tra Afghanistan e Talebani?

Sempre in Qatar, lo scorso settembre sono stati avviati i negoziati tra il governo dell’Afghanistan e i Talebani. Il 12 settembre si è tenuta una cerimonia ufficiale a Doha che ha visto partecipi Abdullah Abdullah, recentemente nominato a capo del neonato Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale e il già citato mullah Abdul Baradar, alla presenza di Mike Pompeo, Segretario di Stato americano. Di fatto, l’incontro ha seguito lo stesso modello dei negoziati tra gli Stati Uniti e i Talebani e si inserisce nel lungo processo di pace che prevede diverse fasi. L’accordo precedentemente siglato con Washington pone inevitabilmente la delegazione talebana in una posizione di forza: la controparte americana consolida una certa legittimità politica fornita alla controparte talebana, oltre che, di fatto, mettere l’autorità afgana di fronte ad una decisione già presa. Al confronto, invero, la compagine afgana si mostra divisa, con profonde spaccature legate, tra le altre concause, al conteso esito delle elezioni presidenziali del settembre 2019.

Al momento sembra sia stata avviata una prima fase di negoziato tra Afghanistan e Talebani incentrata sul cessate il fuoco duraturo, ma si è ancora lontani dall’aver trovato un punto d’accordo sull’agenda, né sulle procedure. Il vero nodo sta nel rapporto dei Talebani con la politica e la società afghana, che si declina secondo diversi paradigmi: ad esempio, i Talebani si sono dichiarati contrari alla Costituzione afgana attuale e vogliono invece discutere della forma di governo da adottare, benché abbiano dichiarato allo stesso tempo di non volere il monopolio del potere politico ma di esser pronti a condividerlo. Il passaggio più complesso in questo lungo processo negoziale sarà per i Talebani quello di dimostrare di volere davvero la pace e di non essere all’esclusiva ricerca di un vantaggio militare dovuto al disengagement americano. Per i rappresentanti afgani invece si tratterà di dimostrare di saper realmente rappresentare una società plurale ma coesa nei suoi obiettivi e nelle sue richieste. Ciononostante, la circostanza in cui sono iniziati i dialoghi tra Afghanistan e Talebani (o intra-afgani), per la prima volta in modo diretto e senza altri mediatori, rimane indubbiamente un’occasione e un’opportunità storica.

 

Considerazioni finali

Quello che emerge dai negoziati tra Afghanistan e Talebani che si sono svolti sino ad ora è il delinearsi, di fatto, di un equilibrio precario: il progressivo ma costante disimpegno degli Stati Uniti finisce con il soddisfare sia gli americani che i Talebani, appagati dall’opportunità di poter avere più libertà d’azione a scapito dell’incerto governo di Kabul, che vede opporsi le leadership di Abdullah Abdullah e del Presidente Ashraf Ghani.

Mentre a Doha si conclude il coinvolgimento americano nei complicati negoziati, si apre ora la difficile fase di transizione, che prevede da parte dei Talebani una riorganizzazione della struttura statale dell’Afghanistan e fa dunque presumere una progressiva riconquista talebana del controllo sullo stato afgano. Di fatto, il numero di violenze e attacchi terroristici riconducibili a o direttamente rivendicati dai Talebani ai danni della popolazione afgana non sembra aver subito alcuna battuta d’arresto. Più recentemente, diverse figure politiche, giornalisti e attivisti, incluso il Vice Governatore di Kabul Mahboobullah Mohebi[4] sono state recentemente uccise da attacchi mirati, per i quali si sospetta un coinvolgimento talebano.

Un altro dato che sembra chiaramente indicare che una conclusione pacifica per il popolo afgano sia ancora lontana dal realizzarsi è il fatto che, secondo uno studio del Costs of War Project della Brown University, il numero di civili afgani uccisi da attacchi aerei è aumentato del 300% dal 2017. Un tale aumento è stato parzialmente attribuito al progressivo disengagement delle truppe americane sul luogo, e parzialmente attribuito all’obiettivo di voler mettere pressione ai talebani e convincerli a negoziare una trattativa di pace. Solo nella prima metà del 2020, 86 civili sono stati uccisi e altri 103 feriti[5].

I negoziati tra Afghanistan e Talebani sono stati attualmente sospesi, e riprenderanno a gennaio 2021. Tra i nodi da sciogliere troviamo naturalmente i dettagli del cessate il fuoco e un accordo sulla condivisione del potere tra Talebani e governo afgano. Tra mille difficoltà e complicazioni, queste trattative sono lontane dall’essere concluse, e l’auspicata stabilità e durevolezza dei loro effetti rimane incerta.

Informazioni

Battiston, Accordo storico USA-Talebani, ma la pace è ancora incerta, ISPI Online, 28 febbraio 2020. Ultimo accesso 13/11/2020. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/accordo-storico-usa-talebani-ma-la-pace-e-ancora-incerta-25246

Battiston, G., Afghanistan: prove di accordo tra governo e Talebani, ISPI Online, 18 settembre 2020. Ultimo accesso 12/11/2020. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/afghanistan-prove-di-accordo-tra-governo-e-talebani-27524

Battiston, G., In Afghanistan Biden eredita un processo già avviato e gli errori di Trump, ISPI Online, 16 novembre 2020. Ultimo accesso 16/11/2020. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/afghanistan-biden-eredita-un-processo-gia-avviato-e-gli-errori-di-trump-28289

BBC News team, Afghanistan: Kabul deputy governor killed in ‘sticky bomb’ attack on car, BBC News, 15 dicembre 2020. Ultimo accesso 17/12/2020. https://www.bbc.com/news/world-asia-55300357

BBC News team, Civilians killed in air strikes in Afghanistan soars by more than 300%, BBC News, 8 dicembre 2020. Ultimo accesso 13/12/2020. https://www.bbc.com/news/world-asia-55225827

BBC News team, Who are the Taliban?, BBC News, 27 febbraio  2020. Ultimo accesso 17/12/2020. https://www.bbc.com/news/world-south-asia-11451718

Bertolotti, C., I negoziati in Qatar verso un solo esito: la riconquista talebana dell’Afghanistan, AffariInternazionali, 15 settembre 2020. Ultimo accesso 1/12/2020. https://www.affarinternazionali.it/2020/09/negoziati-qatar-afghanistan-riconquista-talebani-paese/

Bertolotti, C., L’accordo di Trump è una vittoria per i talebani?, AffarInternazionali, 29 febbraio 2020. Ultimo accesso 3/12/2020. https://www.affarinternazionali.it/2020/02/laccordo-di-trump-e-una-vittoria-per-i-talebani/

Crawford, N. C., Afghanistan’s Rising Civilian Death Toll Due to Airstrikes, 2017-2020, Watson Institute International & Public Affairs, Brown University, 7 dicembre 2020. Ultimo accesso 13/12/2020. https://watson.brown.edu/costsofwar/files/cow/imce/papers/2020/Rising%20Civilian%20Death%20Toll%20in%20Afghanistan_Costs%20of%20War_Dec%207%202020.pdf

Di Marco, D., Afghanistan: una firma che non ferma la guerra, Il Caffè Geopolitico, 13 maggio 2020. Ultimo accesso 10/11/2020. https://ilcaffegeopolitico.net/123093/afghanistan-una-firma-che-non-ferma-la-guerra

Pioppi, S., Il ritiro dall’Afghanistan aiuterà Biden su Iran e Cina. La lettura di Carlo Jean, Formiche.net, 18 novembre 2020. Ultimo accesso 18/11/2020. https://formiche.net/2020/11/afghanistan-usa-iran-cina-jean/

Qazi, S., Talks between Afghan government and Taliban open in Qatar, Al-Jazeera, 12 settembre 2020. Ultimo accesso 12/11/2020. https://www.aljazeera.com/news/2020/09/12/talks-between-afghan-government-and-taliban-open-in-qatar/

Rutigliano, M. G., Afghanistan: tra violenze e negoziati, SicurezzaInternazionale, 16 settembre 2020. Ultimo accesso 10/11/2020. https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/09/16/afghanistan-violenze-negoziati/

[1] Questo passaggio è già stato affrontato in dettaglio nel seguente articolo: https://www.dirittoconsenso.it/2020/03/12/un-nuovo-ordine-internazionale-i-rapporti-usa-afghanistan/

[2] Il testo integrale dell’accordo si può consultare qui: https://www.state.gov/wp-content/uploads/2020/02/Agreement-For-Bringing-Peace-to-Afghanistan-02.29.20.pdf

[3] Bertolotti, C., I negoziati in Qatar verso un solo esito: la riconquista talebana dell’Afghanistan, AffariInternazionali, 15 settembre 2020. Ultimo accesso 1/12/2020.

[4] BBC News team, Afghanistan: Kabul deputy governor killed in ‘sticky bomb’ attack on car, BBC News, 15 dicembre 2020. Ultimo accesso 17/12/2020. https://www.bbc.com/news/world-asia-55300357

[5] BBC News team, Civilians killed in air strikes in Afghanistan soars by more than 300%, BBC News, 8 dicembre 2020. Ultimo accesso 13/12/2020. https://www.bbc.com/news/world-asia-55225827