Lo streaming illegale come una delle principali violazioni del copyright, inteso come titolarità del diritto di riproduzione e diffusione di contenuti di intrattenimento quali film, musica, eventi sportivi e serie televisive

 

Streaming illegale: di cosa si tratta?

Lo streaming illegale rientra oggi a pieno diritto nel più ampio genus della pirateria informatica, intesa come una serie di attività di natura illecita perpetrate tramite l’utilizzo di strumenti informatici, destinate alla lesione del diritto d’autore, volte a creare un beneficio economico per colui che diffonde illecitamente il servizio a pagamento e per l’utente finale che paga abbonamenti irrisori o ne usufruisce gratuitamente[1]. Tra le varie forme ad oggi più utilizzate, vi sono:

  • la pirateria domestica (intesa come la duplicazione e masterizzazione di musica, video protetta dal diritto d’autore in ambito domestico),
  • la violazione delle condizioni di licenza o underlicensing (intesa come l’installazione di software su un numero di software finali superiore rispetto a quello consentito dalla stessa licenza d’uso),
  • il download pirata (inteso come il mero trasferimento-prelievo illegale di materiale protetto da copyright) e, infine,
  • il c.d. streaming illegale[2].

 

Cinema chiusi, concerti annullati, eventi sportivi a porte chiuse hanno portato all’inevitabile desiderio da parte dell’utente finale di poter usufruire di film, musica, e sport comodante da casa e, se possibile, anche gratuitamente. Una simile situazione ha dunque consentito nell’ultimo anno un’impennata del fenomeno dello streaming, e ancor di più di quello illegale.

 

Meccanismi di funzionamento dello streaming illegale

Con il termine streaming si intende l’insieme di dati video e audio proveniente da una determinata sorgente e diretto ad una rete telematica, ossia un metodo di trasmissione di contenuti che si avvale della rete internet, appoggiandosi a reti di comunicazione elettronica fissa a banda larga o ultra larga, come per esempio la fibra veloce[3].

Lo streaming diviene illegale quando un tale metodo di funzionamento viene impiegato allo scopo di trasmettere in modo illecito un servizio protetto da copyright, intenso come l’insieme di diritti e facoltà che appartengono all’autore di un’opera dell’ingegno di carattere creativo e che permettono di rivendicarne la titolarità della riproduzione nonché l’utilizzo economico esclusivo mediante la riproduzione distribuzione e diffusione. Si pensi ai servizi a pagamento che offrono la riproduzione di video streaming online, sia in diretta che on demand, di eventi sportivi, musica e film.

Ebbene, per capire dove si nasconde e si inserisce l’attività illecita è necessario individuare le modalità di funzionamento e i sistemi di trasmissione dello streaming.

Una prima tecnologia oggi ampiamente utilizzata consiste nell’uso dell’IPTV, acronimo di Internet Protocol Division, sistema che consente di vedere i canali TV tramite internet, utilizzando il protocollo RTP – real time transport e il protocollo RTSP – Real time streaming protocol. Si basa sull’utilizzo di liste, generalmente in formato M3U, in cui sono contenuti i riferimenti dei canali che guardare in streaming. I servizi IPTV, si articolano a sua volta in tre gruppi, come la direct television, catch up TV e video on demand[4].

Una seconda tecnologia consiste nella OTT, acronimo di Over The Top, termine per definire la distribuzione di contenuti a pagamento, web based, tramite connessione a banda larga su reti aperte, accessibili attraverso una molteplicità di devices[5].  Su questo sistema si inseriscono anche gli OTTV (inteso come Over the top television) in grado offrire contenuti in diretta, riproducibili on demand e di tipo gratuito[6].

L’utilizzo di queste tecnologie diviene illecito quando attraverso questi protocolli il provider pirata mette a disposizione e diffonde i programmi e i servizi per i quali normalmente dovrebbe essere pagato l’abbonamento.

Una terza tecnologia, a sé stante, che via via sta lasciando il passo alle prime due sopra citate, riguarda il cosiddetto Card Sharing, da intendersi come la condivisione con altri utenti individuati delle chiavi di ingresso per decodificare il segnale video trasmesso; questo meccanismo richiede il possesso da parte dell’utente di un decoder collegato ad antenna in grado di captare il segnale protetto[7].

 

Tutela del fenomeno dello streaming illegale a livello europeo

Non sempre gli utenti sono a conoscenza delle problematiche sottese alle pratiche dello streaming illegale; anzi comunemente vengono al più sottovalutate e non avvertite come rilevanti penalmente.

A livello europeo, sono stati molteplici gli sforzi volti a comporre un nucleo normativo organico sul diritto d’autore e sui profili di violazione di esso, del quale lo streaming illegale rappresenta oggi una manifestazione tangibile. In primo luogo, la Direttiva 2001/29/CE, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, mira ad adottare la normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi agli sviluppi tecnologici, fornendo al tempo stesso un elevato livello di protezione della proprietà intellettuale; essa richiede agli Stati UE una protezione giuridica contro chiunque consapevolmente e senza averne diritto:

  • rimuove o altera qualsiasi informazione elettronica sul regime dei diritti;
  • distribuisce, diffonde per radio o televisione, comunica o mette a disposizione del pubblico opere o altri materiali protetti dai quali siano state rimosse le informazioni elettroniche sul regime dei diritti[8].

 

Da ultimo, è stata adottata dal Parlamento europeo la Direttiva (UE) 2019/790 del 17 aprile 2019[9] sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale – c.d. normativa copyright – la quale si impone l’obiettivo di armonizzare ulteriormente il quadro giuridico dell’Unione applicabile al diritto d’autore e ai diritti connessi nell’ambito del mercato interno, tenendo conto in particolare degli utilizzi digitali e transfrontalieri dei contenuti protetti. Per ciò che riguarda la tematica odierna, si osserva in particolare l’articolo 17 della direttiva, rubricato “utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi di condivisione di contenuti online”.

Questo articolo si concentra sul rapporto tra i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online e i titolari dei diritti, richiedendo in primo luogo l’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti, per esempio attraverso un accordo di licenza e successivamente la possibilità di diffondere il contenuto mediante un atto di comunicazione al pubblico. In questo articolo si afferma esplicitamente che qualora non sia concessa alcuna autorizzazione, i prestatori di servizi di condivisione di contenuti online sono responsabili per atti non autorizzati di comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione del pubblico, di opere e altri materiali protetti dal diritto d’autore.

 

Riflessioni conclusive

Il fenomeno dello streaming illegale appare oggi più che mai da contrastare in maniera ferrea.

Le modalità di accesso a questo servizio illecito e illegale sono le più svariate, in continua evoluzione e non è facile per le Autorità competenti intervenire in maniera tempestiva e costante.

Occorre in primo luogo una maggiore conoscenza da parte del privato sul reale disvalore che le condotte esaminate manifestano.

La normativa europea offre validi principi a tutela dello streaming e del copyright; è compito dei singoli Paesi dell’Unione europea prevedere nel proprio ordinamento specifiche normative volte a reprimere il fenomeno.

È delle scorse settimane, ad esempio, la notizia del blocco di una piattaforma chiamata Webnet, una piattaforma dedita alla vendita e distribuzione di dispositivi di decodificazione idonei a permettere l’accesso al servizio criptato di IPTV per fruire di contenuti televisivi senza il pagamento del canone dovuto, sulla quale sono collegate circa cinquanta mila utenti[10].

Informazioni

F. Laprovitera, Pirateria online: tra abitudini ancestrali e nuove strategie di lotta, Altalex 2016

A. Barillaro, Cosa significa streaming? In Informatica per tutti

F. Pincelli, Che differenza c’è tra IPTV, web TV, OTT e OTTV, https://www.01net.it/iptv-web-tvott-ottv/

https://www.agcom.it/documents/10179/539593/Allegato+20-05-2011/bd8d815d-38d8-4f75-9194-3059360b3244?version=1.0

T. D’Angeli, IPTV e streaming illegale: to pay or not to pay, il dilemma “pezzotto”, in Iusinitinere.it

C. Aparo, L’innovativa pronuncia del Tribunale di Milano e la condanna dei CDN Provider per la trasmissione pirata delle partite di serie A, in DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2021/01/28/la-responsabilita-dei-provider-delle-reti-content-delivery-network-cdn/

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/LSU/?uri=celex:32001L0029

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790&from=RO

https://www.tecnoandroid.it/2021/01/14/iptv-chiusa-piattaforma-e-beccati-50-000-utenti-ecco-in-arrivo-le-multe-854981

[1] Seguirà un articolo esclusivamente sulla normativa italiana prevista per contrastare il fenomeno

[2] F. Laprovitera, Pirateria online: tra abitudini ancestrali e nuove strategie di lotta, Altalex 2016

[3] A. Barillaro, Cosa significa streaming? In Informatica per tutti

[4] F. Pincelli, Che differenza c’è tra IPTV, web TV, OTT e OTTV, https://www.01net.it/iptv-web-tvott-ottv/

[5] https://www.agcom.it/documents/10179/539593/Allegato+20-05-2011/bd8d815d-38d8-4f75-9194-3059360b3244?version=1.0

[6] F. Pincelli, op. cit.

[7] T. D’Angeli, IPTV e streaming illegale: to pay or not to pay, il dilemma “pezzotto”, in Iusinitinere.it

[8] Per un approfondimento: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/LSU/?uri=celex:32001L0029

[9] Consultabile al seguente indirizzo: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790&from=RO

[10] Per un approfondimento: https://www.tecnoandroid.it/2021/01/14/iptv-chiusa-piattaforma-e-beccati-50-000-utenti-ecco-in-arrivo-le-multe-854981