I servizi segreti italiani: struttura, organi e attività

 

Cosa s’intende per “servizi segreti italiani”?

Tradizionalmente, il complesso delle attività che rientrano sotto l’indicazione servizi segreti italiani[1] si definisce “intelligence”: attività e funzioni con cui uno Stato raccoglie e custodisce informazioni utili alla difesa delle istituzioni, imprese e cittadini in generale.

Per questo, il livello di professionalità e preparazione degli operatori di cui si serve l’organizzazione è specifico e documentato, operando con la massima riservatezza, tanto degli operatori medesimi che delle attività in concreto svolte.

Non manca ovviamente la collaborazione con le altre istituzioni dello stato, nonché con l’autorità giudiziaria nazionale e internazionale.

 

Cenni storici

L’Unità d’Italia

Con l’indicazione “sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” ci si riferisce, appunto, a quel complesso di organi e autorità che si preoccupa di assicurare e raccogliere informazioni indispensabili alla sicurezza della Repubblica da minacce tanto interne quanto esterne.

Il suo è un percorso di sviluppo che comincia da molto lontano: si può addirittura far risalire agli “agentes in rebus” istituiti dall’imperatore Diocleziano, passando per i “rappresentanti in incognito” di Comuni e Ducati nel Medioevo.

Badando ad un’età più risalente, già alla fine dell’800, dopo l’unità nazionale, il regno provvede subito alla riorganizzazione dei differenziati sistemi di informazione e sicurezza dislocati su tutto il territorio, gerarchizzando le attività di monitoraggio sotto la supervisione e il controllo del Ministero degli Interni, dei Carabinieri dello Stato, dell’Esercito nonché del Corpo delle Guardie Doganali.

Tuttavia, il primo vero organo di informazione centralizzato e con compiti specifici, assimilabili a quelli odierni, viene istituito nel 1883: “Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito”, affidato al Colonnello Edoardo Driquet.

Già in questi tempi, il sistema soffre di continue riforme e rimodulazioni anche onomastiche: alla fine del XIX secolo, nasce l’”Ufficio Riservato del Ministero dell’interno”, realizzando un’organizzazione su “doppio binario” dell’intelligence italiana, militare per la sicurezza esterna e civile per la sicurezza interna.

Invece, nel 1900 si istituisce l’”Ufficio I del Corpo di Stato Maggiore dell’Esercito”, che diventa, con la Grande Guerra,” Servizio I del Comando Supremo”.

 

La Repubblica

Tale tendenza riformatrice si conferma per tutta la nostra storia monarchica, ma non si smentisce neanche con l’inaugurazione della stagione repubblicana: i servizi informativi si riuniscono nel SIFAR (Servizio Informazioni Forza Armate) alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, cui fanno da supporto Sezioni informazioni operative e situazione (SIOS).

L’introduzione del SIFAR, quale vero e proprio sistema di servizio segreto, è una delle prime conseguenze dell’adesione dell’Italia alla NATO[2], dovendo assicurarsi una rete di contatti efficiente e riservata con l’intelligence degli USA.

Ognuna di queste riorganizzazioni attiene ad aspetti più tecnici organizzativi, che non strettamente per poteri o compiti: dalla rimodulazione gerarchica alla compressione-dilatazione della loro sovranità e discrezionalità tecnico-operativa, i servizi segreti sono destinati a riproporsi in vesti molto simili negli anni.

Finché non interviene una riforma organica e strutturale con la L. n. 801 del 1977[3] che istituisce il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE), rispettivamente alle dipendenze dei ministeri della Difesa e degli Interni.

Tuttavia, e qui la radicale innovazione, viene fissata la competenza del Presidente del Consiglio dei Ministri per la responsabilità politica degli organi e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza svolta dai servizi segreti italiani stessi.

 

I servizi segreti oggi

L’ultimo intervento di riforma legislativa dei servizi segreti italiani avviene nel 2007: la L. n. 124 del 2007, intervento necessario dato nuovo contesto geopolitico nazionale e internazionale e delle nuove dinamiche economiche e tecnologiche.

Nasce così l’organizzazione “Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica”, che rappresenta tutt’ora l’insieme di organi e attività che si indicano, appunto, come servizi segreti.[4]

 

La strutturazione interna

La struttura interna dei servizi segreti italiani è molto complessa, per questo si preferisce adottare un metodo descrittivo più schematico che ne renda immediata la comprensione.

  • Dipende dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Quest’ultimo provvede quindi a coordinare le politiche di informazione, emanare le disposizioni necessarie per il funzionamento del Sistema, adotta le iniziative necessarie a tutelarne gli operatori, delega i direttori interni a chiedere all’autorità giudiziaria l’autorizzazione a svolgere particolari attività di indagine, appone, tutela e conferma l’introduzione del segreto di Stato, nomina e revoca il Direttore generale del DIS, dell’AISE e AISI[5], ne dispone le risorse finanziarie.

  • Le funzioni che non sono attribuite al Presidente del Consiglio dei Ministri in via esclusiva si possono delegare ad una specifica “autorità delegata[6]”, ministro senza portafoglio o sottosegretario di Stato che non eserciti altre funzioni nell’esecutivo.

Tra essi si fonda un rapporto di collaborazione e costante aggiornamento reciproco e monitoraggio.

L’autorità delegata entra a far parte del CISR

  • CISR: Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, organismo di consulenza e deliberazione di obiettivi e indirizzi nell’ambito di attività di sicurezza e informazioni, nonché i suoi obiettivi in senso generale.

Ne sono membri: il Presidente del Consiglio dei Ministri, l’autorità delegata e diversi Ministeri (Affari esteri, Difesa, Interno, Giustizia, Economia e Finanze e Sviluppo economico)

  • DIS: Dipartimento Informazioni e Sicurezza

È il dipartimento di cui si avvale il Presidente e l’autorità delegata per l’esercizio delle proprie funzioni e garantire unitarietà e coesione delle attività da svolgere.

Grazie all’intervento della L. n. 133/2012, ad oggi risultano tra i suoi compiti:

  • Coordinamento dell’intera attività di informazione, specie quella della sicurezza cibernetica
  • Raccoglie, elabora e trasmette i risultati delle attività degli altri dipartimenti al Presidente del Consiglio
  • Elabora analisi che sottopone al CISR
  • Gestisce approvvigionamenti dei dipartimenti inferiori
  • Elabora piani per l’acquisizione di risorse umane per i dipartimenti inferiori
  • AISI: Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, ricerca ed elabora informazioni utili alla difesa della Repubblica. La particolarità delle sue attività risiede nella competenza di indagine di ciò che accade all’esterno del territorio nazionale.
  • AISE: Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, parallelamente svolge attività di spionaggio all’interno del territorio italiano, difendendolo anche da quello esterno di altri Paesi, contrastando minacce terroristiche e criminali.

 

Diventare un agente dei servizi segreti italiani

La L. n. 124/2007[7] istituisce la “Scuola di formazione del Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica” per assicurare l’aggiornamento, la formazione e l’addestramento specialistico del personale già in servizio presso l’organizzazione.

Se da un lato quindi ci si preoccupa di tutelare e ampliare costantemente il livello di formazione e competenza dell’organico in servizio, interessante è capire come si entra a farne parte.

Ovviamente, l’accesso è regolato da bandi di concorso reperibili presso il sito istituzionale del governo, sebbene accanto ai concorsi spesso ci sono delle selezioni a posizioni aperte, in cui è sufficiente l’invio della propria candidatura.

Ciò non toglie tuttavia, che qualunque sia il modo di accesso alla selezione, i requisiti richiesti sono molto stringenti.

Si richiede una laurea in materie giuridiche, economiche o internazionali; non aver riportato condanne penali o civili; non fare uso di alcun tipo di sostanza stupefacente; conoscenze informatiche e linguistiche certificate; non essere stato politico, magistrato o giornalista, persona già in viso all’opinione pubblica o che, comunque, già in possesso di determinate informazioni a causa del suo lavoro.

Condizioni specifiche vanno fissate poi in baso al ruolo a cui si aspira.

Superati i primi step, comprensivi di analisi del curriculum, test psicoattitudinali, e colloqui di fronte ad esperti, si può passare a periodi di apprendistato, frequenza di corsi di alta formazione erogati dal governo.

La selezione è molto invasiva della propria vita privata: non basta un certificato di casellario giudiziario immacolato.

Le agenzie provvedono a verificare concretamente anche le abitudini personali, le proprie situazioni economiche, valutando l’esposizione a possibili corruzioni o cattive gestioni di risorse finanziarie, e, come è scontato, si svolge un’approfondita analisi dei profili psicologici, utili a verificare l’affidabilità e la serietà del candidato, che verrà chiamato nella maggior parte dei casi a nascondere le sue attività lavorative anche ai suoi affetti più cari.

Altro indice estremamente importante: la fisicità.

Si richiedono standard di capacità fisiche elevati e soprattutto da tenere sotto controllo continuo e verifica periodica.

 

Dalla teoria alla prassi: l’attentato di Addaura

Nella località palermitana indicata, il 21 giugno 1989, il giudice Giovanni Falcone risiede per le sue vacanze estive, quando viene sventato un primo attentato contro di lui, grazie all’intervento degli agenti segreti italiani.

Falcone si occupa della lotta alla criminalità organizzata con l’inchiesta “pizza connection”, riguardante riciclaggio di denaro sporco degli affiliati di “Cosa Nostra”.

La reazione dei mafiosi alle sue indagini è immediata: dentro un borsone sportivo “abbandonato” sulla spiaggia vicino alla villa di Addaura, dove il giudice sta per ricevere alcuni suoi colleghi magistrati, 58 ordigni esplosivi stanno per essere attivati, innescati da due detonatori.

L’attentato viene sventato e subito si aprono le indagini.

Diverse ipotesi circolano dopo poco tempo dall’accaduto, ma ciò che è certo, ora come all’epoca, è la mano organizzatrice ed esecutrice mafiosa.

Grazie alla confessione di un pentito coinvolto nell’attentato, si scopre che a disattivare l’esplosivo sono Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, agenti del SISDE, che proprio per aver fatto saltare l’operazione criminale, verranno assassinati.

La versione sembra essere smentita dai rilievi dei NAS sugli ordigni inesplosi, ma si sospetta altamente che le istituzioni non possano confermare l’effettivo coinvolgimento dei due agenti nell’operazione, per ragioni ovvie.

Informazioni

[1] Si invita a collegarsi al link indicato, per visitare la pagina web ufficiale dell’organizzazione, per navigare e scoprire ulteriori informazioni: https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/index.html

[2] Per approfondire il tema NATO, in relazione a nascita, evoluzione e sviluppi si rimanda a: https://www.dirittoconsenso.it/2021/01/07/futuro-nato-nuove-sfide-cambiamenti-necessari/

[3] Per consultare il testo legislativo: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1977/11/07/077U0801/sg

[4] Il tema si coordina strettamente a quello della “Sicurezza nazionale”, si veda a riguardo: https://www.dirittoconsenso.it/2020/10/29/la-sicurezza-nazionale/

[5] Gli acronimi corrispondono ad organismi interni all’organizzazione: vedi infra

[6] Esattamente il Governo Draghi ha riproposto questa delega nella formazione del suo governo, dopo che la consuetudinaria delegazione era stata interrotta dal Governo Conte I, conferendola al Dott.re Gabrielli Franco, già prefetto di L’Aquila e Roma, e Direttore generale della Pubblica Sicurezza

[7] Consultabile presso il seguente link: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2007-08-13&atto.codiceRedazionale=007G0139&elenco30giorni=false