Giustizia predittiva: prevedere l’esito di sentenze attraverso algoritmi e database

 

La certezza del diritto

Il diritto può essere considerato una vera e propria branca della scienza (o delle scienze umanistiche) che trova la propria principale ragione giustificativa nella misura in cui è garanzia di certezza. Invero, il diritto nasce per attribuire certezza alle relazioni umane, tramite una complessa attribuzione di diritti e doveri[1]. Il tema della giustizia predittiva prende spunto da questo assunto e, seguendo un’impostazione statistico-giurisprudenziale, si basa su un sistema per cui le decisioni vengono previste grazie all’interpretazione della legge e ai precedenti giurisprudenziali. In breve, se dieci sentenze su cento precedenti dicono che nel caso x si applica y, allora ci sarà il 10% di possibilità che in futuro il giudice a parità di fatto x si orienterà su y.

L’art. 65 della legge sull’Ordinamento giudiziario, nell’indicare le attribuzioni della Corte Suprema di Cassazione, prevede che la Corte “assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni”: in sintesi, la funzione di nomofilachia della Cassazione assicura uniformità ed unità del diritto oggettivo nazionale, così confermando che il diritto è oggettivo, ovvero deve essere certo per permetterne il controllo[2]. Ed infatti, il giudice non può discostarsi dalla legge, interpretandola in modo arbitrario, perché violerebbe la legge sull’interpretazione (ex art. 12 preleggi) a cui è pienamente assoggettato ex art. 101 della Costituzione. Pertanto, l’art. 101 Cost. e l’art. 65 Ord. giud. esprimono l’impersonale oggettività del diritto e la funzionalità tecnica della sua applicazione, vietando pre-giudizi e pre-comprensioni[3]. Inoltre, in tale ricognizione normativa, è bene ricordare il principio di uguaglianza come enunciato dall’art. 3 Cost. Tale principio fondamentale impone di trattare in modo uguale situazioni giuridiche uguali, che vuol dire assicurare lo stesso trattamento alle medesime fattispecie. Dunque, se il diritto è oggettivo, certo e ripetibile (nel senso che ha una base di regole predeterminate e vincolanti che seguono una logica consequenziale), allora è possibile prevederne l’applicazione.

Alla luce dei principi sopra menzionati, la giustizia predittiva è essenzialmente la conseguenza della certezza del diritto. Ciò viene addirittura confermato dallo stesso legislatore che impone in alcuni casi un vero e proprio “calcolo di certezza”. Ed infatti, in questa direzione troviamo l’art. 348 bis c.p.c., che sanziona con l’inammissibilità l’impugnazione che non abbia una ragionevole probabilità di essere accolta. In pratica, prima di procedere all’impugnazione effettiva, l’appellante dovrà interrogarsi circa la presenza o meno di probabilità di accoglimento, che in concreto vuol dire interrogarsi sulla plausibile accettazione delle ragioni alla base dell’appello da notificare. Una maggiore prevedibilità della sentenza può essere utile non soltanto al sistema giudiziario ma anche a quello economico. Si pensi ad agevolare i sistemi di risoluzione alternativa alle controversie (le c.d. a.d.r.) come la mediazione ex D.Lgs. 28/2010, l’arbitrato ex art. 806 c.p.c. e ss., la negoziazione assistita di cui al d.l. 132/2014, la proposta conciliativa ex art. 185 bis c.p.c., ecc.: tanto più la sentenza è prevedibile, tanto più le parti saranno indotte a trovare soluzioni alternative che prendano le mosse dalla possibile sentenza come “base per l’accordo o decisione”[4].

 

Algoritmi che prevedono il verdetto

In sintesi, il ruolo della giustizia predittiva potrebbe essere quello di conciliare la tecnologia dell’intelligenza artificiale con la certezza del diritto. Probabilmente, il primo e più noto esempio di giustizia predittiva, posta in essere attraverso modelli matematici (nel caso un algoritmo), risale al 2013 negli Stati Uniti quando la Corte Suprema del Wisconsin dichiarò la piena legittimità dell’utilizzo di algoritmi, finalizzati al calcolo della recidiva per un cittadino condannato per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Nel caso di specie, la Corte infatti addivenne al giudizio di condanna fondando le sue valutazioni (anche se non in via automatica) sugli esiti degli algoritmi di giustizia predittiva integrati nel software Compas. Questo software, tuttavia, elaborava dati che prevedevano una maggiore probabilità di recidiva per i soggetti neri rispetto ai bianchi. In particolare, i neri avrebbero avuto il 77% in più di probabilità di reiterare crimini violenti quali omicidi, stupri, rapine e aggressioni aggravate. E pertanto, tale sistema basato su meccanismi di intelligenza artificiale[5] finì per essere aspramente criticato fino ad arrivare ad un’intensa riflessione in ordine alle modalità di funzionamento degli algoritmi in ambito legale. Ed invero, l’impatto mediatico che interessò il suddetto caso pose l’attenzione sulle implicazioni etiche, morali e giuridiche riferibili al ricorso a meccanismi di intelligenza artificiale[6] applicati al processo, alle ripercussioni apprezzabili sui diritti e le libertà delle persone derivanti dal modello matematico sotteso alla progettazione dell’algoritmo, alla definizione degli input e alla elaborazione dei correlativi output[7].

Un esempio positivo di giustizia predittiva ha trovato invece luogo in Francia, dove è stato lanciato un sito web che mira proprio a prevedere l’esito di processi tramite un calcolo delle probabilità della definizione delle cause, l’ammontare dei risarcimenti ottenuti in contenziosi simili e l’identificazione degli argomenti su cui vale la pena insistere. Tale piattaforma passa in rassegna milioni di documenti, leggi, norme e sentenze per determinare il plausibile risultato[8] di una controversia. Ed infatti, questo modello per la prima volta concretizza il principio per il quale è nello stesso linguaggio del diritto che va ricercata la formula per automatizzare l’indicizzazione e l’integrazione dei dati.

Su questa scia, nel 2016 Google sviluppa l’algoritmo SyntaxNet, il quale aiuta i computer a interpretare il linguaggio umano e permette di individuare la correlazione tra le parole per estrarne il senso. Conseguentemente, il testo viene sottoposto ad algoritmi di classificazione/regressione (Vapnik’s SVM) e a regole di associazione (Frequent Pattern Vertical) per creare modelli di previsione complessi.[9] Grazie a questi modelli e alle caratteristiche della controversia, si potrebbe essere in grado di valutare le probabilità di successo di una questione[10] con largo anticipo.

 

L’esempio italiano

Certamente, la possibilità di predire un provvedimento giurisdizionale è dipendente principalmente dalla quantità e dalla correttezza delle informazioni di cui si dispone[11]: maggiori informazioni sono a disposizione, maggiore sarà il grado di predittività dell’esito di un giudizio. Ciò posto, i precedenti giurisprudenziali giocano un ruolo fondamentale in questo senso (e non solo nei sistemi di common law). Invero, quando si cerca il precedente giurisprudenziale, al fine di predire un pronunciamento futuro, è più corretto riferirsi alla c.d. dottrina della giurisprudenza[12].

Un esempio di giustizia predittiva nel contesto italiano ha visto la luce presso la Corte d’Appello di Brescia, la quale ha messo a disposizione una banca dati ragionata e trasparente da cui emergono orientamenti giurisprudenziali, di casistica, di tempistica e tutti quegli elementi che possono essere valutati dagli operatori giuridici (giudici, avvocati, imprese, lavoratori) per adottare le opportune decisioni. La casistica giurisprudenziale è stata suddivisa in due macroaree: “diritto d’impresa” e “diritto del lavoro”; le sentenze maggiormente rilevanti vengono poi classificate per categorie e keywords. L’utente accede alla piattaforma e naviga attraverso titoli raggiungendo quello di interesse per verificare qual è l’orientamento “prevalente” nel distretto. Tale progetto crea una rete tramite parole chiave, categorie e regole creando il “gemello digitale” delle sentenze. Questa mappatura sarà poi utilizzata per insegnare ad opportuni algoritmi come estrarre la medesima rappresentazione “naturale” dalle sentenze.

 

Conclusioni

In conclusione, la certezza del diritto e il “principio in base al quale ogni persona deve essere posta in condizione di valutare e prevedere, in base alle norme generali dell’ordinamento, le conseguenze giuridiche della propria condotta, e che costituisce un valore al quale lo Stato deve necessariamente tendere per garantire la libertà dell’individuo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge[13] spianano il campo all’intelligenza artificiale e ai sistemi di giustizia predittiva.

Tuttavia, è manifesta l’esigenza di adattarsi alle nuove sfide provocate dalla trasformazione tecnologica: se da un certo punto di vista i sistemi di intelligenza artificiale rappresentano uno strumento di supporto fondamentale all’attività del giudice, in grado di facilitare l’applicazione del principio del giusto processo e della certezza del diritto, per altro verso per a è opportuno tenere sempre in considerazione il principio della dignità umana, oltre il quale nemmeno il più sofisticato sistema di intelligenza artificiale può spingersi. Parafrasando una frase di A. Einstein, “se il processo senza intelligenza artificiale può anche essere zoppo, l’intelligenza artificiale senza etica è sicuramente cieca[14].

 

Questo contributo è stato redatto da un articolista di Legaltech Italia, partner di DirittoConsenso.it

Informazioni

Inserisci qui la bibliografia

[1] https://www.treccani.it/enciclopedia/giustizia-predittiva_%28Diritto-on-line%29/#:~:text=Per%20%22giustizia%20predittiva%22%20deve%20intendersi,attraverso%20l’ausilio%20di%20algoritmi.

[2] Betti, E., Le categorie civilistiche dell’interpretazione, Milano, 1948, 13.

[3] Irti, N., Per un dialogo sulla calcolabilità giuridica, 23, in Carleo, A., a cura di, Calcolabilità giuridica, Bologna, 2017.

[4] https://www.altalex.com/documents/news/2020/03/10/giustizia-predittiva-preferibile-modello-deduttivo#due

[5] Per saperne di più sull’intelligenza artificiale consulta: https://www.legaltechitalia.eu/la-strategia-italiana-per-lintelligenza-artificiale-luci-e-ombre/

[6] Ancora sull’intelligenza artificiale: https://www.dirittoconsenso.it/2020/12/29/strategia-italiana-intelligenza-artificiale-luci-ombre/

[7] https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/giustizia-predittiva-la-dignita-umana-faro-per-lai-nei-processi/

[8] Morelli, C., Giustizia predittiva: in Francia online la prima piattaforma europea, in Altalex.com, 2017.

[9] Morelli, C., Giustizia predittiva: in Francia online la prima piattaforma europea, in Altalex.com, 2017.

[10] Viola, L., Interpretazione della legge con modelli matematici. Processo, a.d.r., giustizia predittiva, DirittoAvanzato, Milano, 2018 (II° edizione).

[11] De Finetti, B., Teoria della probabilità, Milano, 2005, 10.

[12] De Nova, G., Sull’interpretazione del precedente giudiziario, in Contratto e Impresa, 1986, 782.

[13] https://www.treccani.it/enciclopedia/certezza-del-diritto/

[14] https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/giustizia-predittiva-la-dignita-umana-faro-per-lai-nei-processi/