La democrazia nell’era digitale: il voto elettronico tra vantaggi di trasparenza e velocità e rischio della segretezza e della libertà. Quale futuro per le nostre elezioni?

 

Tornate elettorali e sistemi hi-tech: perchè ricorrere al voto elettronico

Le nuove tecnologie avanzate figlie dell’era globalizzata pervadono ormai ogni aspetto delle nostre vite, a cominciare dalle piccole abitudini quotidiane come la spesa o lo shopping, fino a fornire supporto indispensabile a grandi operazioni finanziarie ed economiche su scala globale. Se è vero come è vero che il giudizio positivo o negativo di uno strumento utilizzato si costruisce non solo sulle forme ma anche sui contenuti e sugli effetti che provoca, bisogna chiedersi cosa accade quando di queste nuove tecnologie voglia farsene uso nelle dinamiche di cittadinanza attiva, prima fra tutte quella dell’espressione del voto elettorale[1]. Quando si parla di voto elettronico ci si riferisce alla possibilità di esprimere il proprio suffragio, in senso lato in una competizione elettorale, ma non solo, attraverso l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche: schede interattive, smartphone, apposite postazioni collegate in rete.

Non solo è possibile recarsi al seggio ed esprimere le proprie preferenze senza barrare con il classico carboncino indelebile la scheda elettorale ma, utilizzando specifiche postazioni dotate di pc, si è arrivati a permettere l’espressione del voto per tramite di dispositivi elettronici informatici direttamente dalle proprie abitazioni o luoghi di lavoro o al seggio stesso, essendo sufficiente un’autenticazione digitale e un apparecchio computerizzato[2]. Si badi, il sistema delle elezioni elettroniche non coinvolge solo tornate elettorali di piccole realtà istituzionali, bensì anche quelle di grandi dimensioni ed importanza.

Siamo abituati ai voti elettronici delle assemblee legislative, come accade al Parlamento italiano, ma negli ultimi anni ad essi si pensa di affiancare dei veri e propri procedimenti elettronici di votazione per elezioni politiche ed amministrative.

 

Conoscere del “voting online”

Per iniziare a capire come funziona il voto elettronico si può far riferimento alle procedure di voto nelle istituzioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica italiana.

Infatti, quando ciascun parlamentare è chiamato ad esprimersi su una proposta di legge, un emendamento e persino sul voto di fiducia, è sufficiente che egli pigi sullo schermo una delle alternative previste (“si”, “no”, “astenuto”) dopo aver inserito una scheda per la propria autenticazione.

È dal 1971 che questo sistema integra le modalità di voto nella nostra assemblea legislativa, a seguito della manifestata esigenza non solo di velocizzare il conteggio dei voti ma anche di rendere le procedure il più possibile trasparenti e matematicamente esatte.

Al termine della votazione, un elenco contenente numero e nomi dei votanti (eccetto che si tratti di scrutinio segreto per il quale sono previste deroghe al normale funzionamento che si sta descrivendo), nonché preferenze espresse, si trasmette alla presidenza che dichiarerà i risultati ufficializzandoli.

È proprio a partire da questi tipi di utilizzazione del voto elettronico che nel corso degli anni si è pensato di estenderne la fruibilità anche nel caso di elezioni politiche e amministrative.

A tale progetto lavora da molto tempo il Ministero dell’Interno.

A partire da un progetto di sviluppo di origine europea, l’E-Poll, il Ministero si impegna nella realizzazione di attività volte ad aumentare la partecipazione dei cittadini agli appuntamenti elettorali, permettendo loro di votare anche senza recarsi direttamente ai classici seggi, ma tramite delle postazioni appositamente installate sul territorio.

A monte i vantaggi di questi sistemi sono molteplici e vanno oltre la questione del contrasto all’astensionismo, seppure essa sia di vitale importanza, a cominciare da ragioni di economicità dei costi, fino ad arrivare a quella dei tempi necessari per l’espletamento del conteggio dei voti espressi.

Le operazioni si qualificherebbero inoltre per un alto grado di trasparenza ed esattezza, venendo meno tutta la problematica dell’errore dei conteggi materiali delle preferenze, per quanto fisiologico fino a certi livelli alla votazione “cartacea” tradizionale esso possa essere, senza contare l’enorme contributo facilitativo nelle attività di revisione e controllo espletate dalle Corti d’Appello e dagli uffici elettorali, Ministero dell’Interno compreso.

Il sistema a cui si lavora non è ovviamente isolato ma va considerato sistematicamente assieme ad altri progetti per l’innovazione dei processi istituzionali: si pensi alla carta d’identità elettronica, con cui l’elettore potrà effettuare un rapido riconoscimento preventivo all’operazione di voto.

Si è ancora in fase di sperimentazione almeno per quanto riguarda l’Italia, dove si ambisce a realizzare un’informatizzazione completa e sicura del voto negli anni a venire.

 

Modelli di votazione elettronica

Parlando di votazione elettronica ci si riferisce ad un genere che comprende diversi tipi specifici di modalità di voto.

  1. Sistema di schede perforate

Sulla scheda l’elettore è chiamato ad applicare dei fori in corrispondenza della lista o candidato che preferisce. Al conteggio essa viene inserita in un lettore automatico che si preoccupa contemporaneamente del conteggio e della regolarità del voto.

  1. Voto via internet

L’elettore utilizza un dispositivo collegato ad internet dopo essersi autentificato mediante per lo più smartcard.

Entrato nella navigazione in rete, compila la scheda interattiva sullo schermo del dispositivo e conferma il voto, che verrà così trasmesso ad un server centrale.

  1. Sistema a scansione ottica

Con esso la scheda cartacea viene letta con lettore ottico di ultima generazione, in grado non solo di conteggiare ma anche di verificare la regolarità e la validità della preferenza espressa.

  1. Via telefono o smartphone

L’elettore riceve credenziali personali e segrete con cui accede tramite app o browser ad una piattaforma che simula il seggio elettorale e vota online.

Oppure accade che le preferenze si esprimano in forma anonima tramite appositi centralini telefonici attivati. Partecipazione molto semplice ma elevato rischio di voto doppio.

  1. Registrazione elettronica diretta

L’elettore utilizza un dispositivo elettronico, pc per la maggior parte, per votare con il “touch” su una scheda virtuale.

Compiuta l’operazione una copia virtuale si invia ad un server centrale, mentre un’altra cartacea si conserva in un contenitore posto sotto la macchina, dopo aver stampato la scheda automaticamente.

 

La sperimentazione italiana: cosa è stato fatto nella Provincia autonoma di Trento…

A partire dal progetto “ProVote”, la Provincia autonoma di Trento ha messo a disposizione delle 55 sezioni elettorali il sistema di voto elettronico per la realizzazione di una simulazione a tutti gli effetti.

Effettuato il canonico riconoscimento innanzi ai componenti del seggio, il Presidente abilita la macchina di voto: nella cabina, sullo schermo della macchina si proietta la scheda elettorale e con la tecnica touch si esprime il voto, comprese le possibilità della scheda bianca e nulla.

Confermato definitivamente la preferenza, il file si trasmette ad un’urna elettronica e contemporaneamente si manda in stampa una copia della sola scheda elettorale, esattamente come quella cartacea classica, che viene spedita in un’urna sigillata sotto il macchinario, disponibile per eventuali riconteggi o controlli del Presidente in sede di spoglio.

La garanzia del successo della procedura di voto si rinforza attraverso un’apparecchiatura, il gruppo di continuità UPS, che si attiva in caso di mancanza di corrente elettrica, permettendo all’elettore di proseguire indisturbato nelle operazioni di voto.

Ed ancora, per garantire l’anonimato al massimo, il pc che si usa per votare non è collegato a reti internet, così da evitare intromissioni o manipolazioni da server esterni al seggio.

La sperimentazione messa in atto a Trento rientra in quella più ampia riguardante l’esercizio dei nuovi diritti di cittadinanza attiva, specie quello di partecipazione attiva alla vita pubblica.

Più specificatamente, questa operazione si colloca nel piano di attuazione dell’articolo 84 della legge provinciale 2/2003 – Norme per l’elezione del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia[3], disposizione che non incide in nessun modo su sistemi elettorali o forme di governo provinciali, bensì solo sulla modalità fisica di esercizio del diritto al voto.

Realizzata per diverse elezioni, anche comunali dal 2005 al 2006, essa rappresenta una delle più complete e riuscite attività di sperimentazione del voto elettronico mai avvenuta in Italia, allo scopo di aumentare velocità, trasparenza e semplicità della procedura elettorale, obiettivi ovviamente unanimemente condivisi al livello nazionale e non solo.

La sperimentazione, da ultimo, aiuta non solo a mettere a punto un auspicabile svolgimento di vere e proprie elezioni legali, ma permette anche alla collettività di familiarizzare con i nuovi sistemi, arrivando alle elezioni future, dove il sistema del voto elettronico certamente potrebbe essere protagonista.

 

…e ad Avellino

Se questo è un esempio di come il voto elettronico si impiegherebbe per elezioni di tipo politico-amministrativo, sempre per l’Italia si può rintracciare un altro importante caso di voto elettronico, utilizzato però in occasione di referendum costituzionale: è il referendum del 7 ottobre 2001, città di Avellino[4].

La provincia campana è la prima in Europa a utilizzare il voto elettronico su pc.

In una delle sezioni della provincia, la n. 1, gli elettori sono chiamati su base volontaria ad esprimere le proprie preferenze anche mediante apparecchiatura elettronica; quindi, ciascuno si trova a votare due volte, avendo però solo il tradizionale voto cartaceo valore legale ai fini dei risultati referendari.

L’apparecchiatura deputata all’espressione del suffragio si installa anche nei locali del comune, così potendo il cittadino esprimersi anche senza recarsi al seggio tradizionalmente assegnatogli.

Prima che le urne fossero ufficialmente aperte, i cittadini selezionati sono chiamati al ritiro della tessera elettorale elettronica E-Poll, sulla quale sono stati registrati dati anagrafici e impronte digitali, utile al riconoscimento prioritario alle operazioni di voto.

Infatti, prima di votare l’elettore è chiamato a imprimere le impronte dell’indice della mano destra su apposito apparecchio-lettore, che garantisce il confronto tra quell’impronta appena apposta e quella registrata sulla tessera elettronica, velocizzando così la procedura di riconoscimento di solito svolta dagli operatori del seggio.

La preferenza così espressa viene criptata a garanzia dell’anonimato e inviata direttamente al server centrale del Ministero dell’Interno che, a chiusura delle urne, attiverà il conteggio informatizzato dei voti ricevuti.

Si è trattato di una così detta “sessione pilota”, destinata a ripetersi poi a Cremona ed anche all’estero nel comune francese di Merignac, con le stesse modalità.

Questo tipo di operazioni e sperimentazioni sono destinate ad aumentare per perfezionarsi, giungendo in un futuro non troppo prossimo a sostituire completamente le modalità fisiche di espressione dei suffragi elettorali.

 

Quale garanzia dei diritti costituzionali?

Come è ovvio, il tema dell’esercizio del voto coinvolge da un punto di vista giuridico la questione della tutela di alcuni diritti irrinunciabili.

Il voto è esso stesso un diritto e un dovere civico, citando la nostra Costituzione, e quindi non può non essere di primo rilievo un discorso circa la sua garanzia in quanto tale, estesa a tutti i suoi caratteri identitari.

Il voto è personale, eguale, libero e segreto[5], e tale deve necessariamente mantenersi anche laddove le modalità fisiche del suo esercizio si evolvessero nel tempo.

Non a caso si è cercato di porre attenzione lungo il nostro discorso al modo in cui specie la segretezza e la libertà del voto siano oggetto di continua valutazione da parte dei progetti europei e italiani attorno al voto elettronico, con la consapevolezza dei rischi di intromissione nei server da remoti, della strategia dei cyber attacchi e pilotaggi.

C’è da pensare anche all’effettività dell’esercizio del diritto di voto.

Vivendo nell’era digitale ci si aspetta che la quasi totalità della popolazione possa essere in grado di utilizzare un pc e una scheda elettorale virtuale, ma ciò non toglie che esiste una parte minoritaria forse della popolazione, italiana come europea, che con questi strumenti ha poca familiarità, sollevando così la necessità magari di lasciare inalterate per loro le operazioni materiali di voto, con scheda e matita.

I vantaggi in merito alla trasparenza e alla correttezza anche matematica dei calcoli elettorali impongono tuttavia un bilanciamento di interessi che non potrà ancor a lungo rimanere inascoltato o inapplicato[6].

Valutazione di interessi e valori contrapposti che non è detto si concluderà a tutto favore del voto elettronico, od almeno non ne risulterà una sua applicabilità in ogni tipo di competizione o appuntamento elettorale, ma forse solo per alcuni.

La diffusione della pandemia, tra l’altro, ha posto in risalto tutti i vantaggi possibili di una società digitalizzata, che affidandosi alle nuove tecnologie riesce a sopravvivere e mandare avanti settori essenziali della vita pubblica e privata, dallo smart working[7] alla DAD.

 

Il voto elettronico in Europa: qualche esempio

Tutto quanto detto non rappresenta nel complesso una materia puramente teorica, bensì una materia in crescendo, attraverso applicazioni rigorosamente pratiche, e da queste tuttavia si evince come ancora il sistema del voto elettronico non sia ad un buon livello di affidabilità e sviluppo.

Emblematico è il caso della Norvegia che ha sospeso definitivamente anche le sperimentazioni dell’e-voting dopo più di dieci anni di utilizzo, causa la scarsa affidabilità e tutela della trasparenza delle operazioni elettorali.

E analogamente hanno agito i Paesi Bassi.

Contrariamente altri ordinamenti, come quello tedesco o inglese, mantengono inalterato il sistema del voto elettronico per consultazioni minori, abbandonandole del tutto per quelle nazionali o regionali e locali più grandi e complesse. Tant’è che nel 2009 la corte costituzionale tedesca ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del voto elettronico[8] perché non garantisce che ogni fase del processo elettorale sia pubblica, al contrario di come accade con i classici seggi e schede elettorali.

La questione del voto elettronico rimane quindi notevolmente aperta, del pari a quello del futuro delle democrazie che devono aggiornarsi in qualche senso rispetto all’era digitale che ormai riguarda tutto e tutti.

Informazioni

[1] Sul punto: S. Rodotà, Tecnopolitica. Le democrazie e nuove tecnologie della comunicazione, Bari 2004

[2] Sul punto: P. Carlotto, Il voto elettronico nelle democrazie contemporanee, Padova 2015

[3] Sul punto: https://elezioni.provincia.tn.it/Sperimentazioni/Quadro-normativo/Riferimenti-normativi/Legge-provinciale-2-2003-Norme-per-l-elezione-del-Consiglio-provinciale-e-del-Presidente-delle-Provincia

[4] Sul punto: https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/app_notizia_17704.html

[5] Cost. it, art. 48: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

[6] Sul punto: https://www.dirittoconsenso.it/2020/07/11/la-strategia-digitale-europea/

[7] Sul punto: https://www.dirittoconsenso.it/2020/11/16/lavoro-agile-quale-futuro-post-pandemia/

[8] Sul punto: https://blog.crvd.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/