La sfida del mondo libero al primato tecnologico cinese. Il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia saprà ridefinire la partita sul futuro della governance tecnologica?

 

La nuova agenda transatlantica

Il 15 giugno 2021 si è tenuto a Bruxelles un summit tra Unione Europea e Stati Uniti. Esso ha rappresentato un importante momento di rilancio della partnership transatlantica dopo la fine dell’era Trump. I quattro anni della precedente amministrazione statunitense hanno indubbiamente comportato uno stallo per i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Europea, se non addirittura dei passi indietro. Tale stallo, tuttavia, pare appartenere al passato come indicano i risultati raggiunti dal summit svoltosi in giugno e come sembrano confermare i successivi appuntamenti del G7 e del summit NATO, entrambi all’insegna di una nuova primavera per i rapporti transatlantici.

Tra i principali risultati del vertice figurano tre nuove importanti iniziative commerciali. I leader, riunitisi a Bruxelles, hanno convenuto di:

  • creare un quadro cooperativo per gli aeromobili civili di grandi dimensioni;
  • avviare discussioni per risolvere le divergenze nelle misure relative ad acciaio e alluminio entro la fine dell’anno, e
  • istituire il Trade and Technology Council (TTC), ovvero il Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia.

 

Ed è proprio su quest’ultima, importante, novità che ci soffermeremo.

 

Da dove nasce il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia?

L’idea di una simile cooperazione tra Stati Uniti ed Unione Europea in ambito tecnologico non nasce in seno ai vertici di giugno. Già il 2 dicembre 2020, con una comunicazione congiunta del Consiglio, del Parlamento e del Consiglio Europeo intitolata “Una nuova agenda UE-USA per il cambiamento globale[1], Bruxelles, facendo leva sui valori e gli interessi condivisi dalle due potenze, chiedeva di definire insieme a Washington una nuova agenda transatlantica per il cambiamento globale. Stando a quanto si legge nel comunicato i principi guida della citata agenda politica dovrebbero essere così riassumibili:

  • Adoperarsi per promuovere i beni comuni globali[2], fornendo una solida base per rafforzare l’azione e le istituzioni multilaterali e sostenere l’adesione di tutti i partner che condividono gli stessi principi.
  • L’UE e gli USA dovrebbero perseguire interessi comuni, facendo leva sulla loro forza collettiva per ottenere risultati nelle priorità strategiche comuni.
  • E dovrebbero tendere sempre alla ricerca di soluzioni che rispettino i valori comuni di equità, apertura e concorrenza, anche laddove emergano differenze sul piano bilaterale.

 

La cooperazione su tecnologia e commercio, della quale si dirà fra poco, costituisce tuttavia soltanto uno dei punti di un affresco, quale quello dipinto da Bruxelles, di ben più ampio respiro. Fra gli altri temi su cui si chiede di cooperare nel comunicato spiccano infatti la tutela del pianeta e la prosperità, la creazione di reti logistiche globali per la distribuzione dei vaccini e delle forniture mediche in tutto il mondo, l’invito a collaborare per un potenziamento dell’OMS[3] in ottica riformista, in modo da aumentarne trasparenza e responsabilità[4] e, infine, il rafforzamento dei valori democratici a livello globale.

È indubbio che il comunicato congiunto delle istituzioni europee sia un documento programmatico, una lettera aperta d’intenti che nulla definisce in sé. Non di meno va notato come questo non abbia solo messo sul tavolo una proposta molto concreta, quale il TTC, ma abbia anche spostato l’UE un po’ più vicina allo storico alleato atlantico in un momento in cui tutto ciò non sarebbe necessariamente scontato[5].

 

Cos’è il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia (TTC)?

L’idea del Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia compare solo a pagina 8 del comunicato, gettando le basi per ciò sarebbe stato discusso mesi più tardi nei vertici di giugno. Nello specifico viene detto:

L’UE propone di istituire un nuovo Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia (TTC), con l’obiettivo di massimizzare congiuntamente le opportunità di collaborazione transatlantica orientata al mercato, rafforzare la leadership tecnologica e industriale ed espandere gli scambi e gli investimenti bilaterali.”

 

L’obiettivo di tale organo sarebbe quello di ridurre gli ostacoli agli scambi ed elaborare norme compatibili e approcci regolamentari per le nuove tecnologie. Tutto ciò, nell’ottica di garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento critica, approfondire la collaborazione nella ricerca e promuovere l’innovazione e la collaborazione leale.

Un altro aspetto fondamentale sul quale già il comunicato del dicembre 2020 poneva l’accento è l’attenzione comune alla protezione delle tecnologie critiche, invocando una collaborazione più stretta su controllo degli investimenti, diritti di proprietà intellettuale, trasferimenti forzati di tecnologia e controlli delle esportazioni.

Il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia viene ufficialmente lanciato in occasione del vertice USA-UE tenutosi a Bruxelles il 15 giugno 2021. Viene definito come “un forum che consentirà agli Stati Uniti e all’Unione europea di coordinare il loro approccio alle principali questioni commerciali, economiche e tecnologiche a livello globale e di approfondire le relazioni commerciali ed economiche transatlantiche sulla base di valori democratici condivisi.”

 

Funzionamento e obiettivi del TTC

Nonostante l’iniziativa europea sia stata lanciata alla fine del 2020, sarà solo con i vertici di giugno 2021 che si giungerà a una vera discussione bilaterale sul tema. Il confronto, dall’esito positivo, fra le due grandi potenze occidentali ha portato a una prima bozza di quello che dovrebbe essere, a grandi linee, il funzionamento della nascitura istituzione.

Il Consiglio si riunirà periodicamente a livello politico per orientare la cooperazione. Sarà co-presieduto dal vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager; dal Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e Commissario europeo per il commercio, Valdis Dombrovskis; dal Segretario di Stato americano, Antony Blinken; dal Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo; e dal rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Katherine Tai. Altri membri saranno invitati a seconda dei casi, in modo da garantire discussioni mirate su questioni specifiche.

La struttura del Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia, secondo quanto riportato in un comunicato stampa del 15 giugno 2021[6], dovrebbe articolarsi innanzitutto in gruppi di lavoro, i quali concretizzeranno le decisioni politiche traducendole in risultati tangibili, coordineranno il lavoro tecnico e avranno dovere di riferire al livello politico.

Gli obiettivi che il TTC si prefissa sono riassumibili come segue:

  • espandere e approfondire gli scambi e gli investimenti bilaterali;
  • evitare nuovi ostacoli tecnici agli scambi;
  • cooperare nell’ambito delle principali politiche in materia di tecnologia, questioni digitali e catene di approvvigionamento;
  • sostenere la ricerca collaborativa;
  • cooperare per l’elaborazione di standard compatibili e internazionali;
  • facilitare la cooperazione per quanto riguarda la politica di regolamentazione e l’applicazione della normativa;
  • promuovere l’innovazione e la leadership delle imprese dell’UE e degli USA.

 

L’oggetto del lavoro del Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia copre un ampio spettro di temi che vanno dal clima e dalle tecnologie verdi alla promozione dell’accesso e dell’uso delle tecnologie digitali da parte delle PMI, ma non solo. Il TTC si occuperà anche di sicurezza e competitività delle TIC[7], data governance e piattaforme tecnologiche, controlli sulle esportazioni, controllo degli investimenti nonché cooperazione in materia di standard tecnologici (compresa l’IA[8] e internet of things[9], tra le altre tecnologie emergenti).

Tuttavia alcuni dei temi dell’agenda del Consiglio, più di altri, lasciano intravedere nemmeno troppo timidamente uno dei fondamentali pilastri di questo neonato progetto transatlantico, già anticipato dall’accentuato carattere valoriale dell’iniziativa: raccogliere la sfida cinese e contenere l’ascesa di Pechino al primato tecnologico.

I principali, reali, focus dell’iniziativa sono evidenti: la sicurezza delle catene di approvvigionamento (compresi i semiconduttori) e affrontare la questione tecnologia. Più precisamente, con riguardo a quest’ultima, il tema centrale è l’utilizzo di certe tecnologie in rapporto ai temi della sicurezza, della libertà individuale e del rispetto dei diritti umani.

Il fatto che un’istituzione congiunta frutto dell’alleanza transatlantica decida di prendere autonomamente posizione su questi temi, infatti, conferma apertamente la natura politica, e non già meramente economica, del progetto. Entrambi i temi hanno molto a che fare con la Cina. Si pensi alla disperata corsa ai semiconduttori di Pechino[10] o all’uso della tecnologia, specie quella di riconoscimento facciale che, usando un eufemismo, potremmo definire “poco etico”.

 

Una nuova guerra fredda?

Nonostante l’impianto valoriale di stampo liberale e democratico, tipicamente occidentale, che informa l’iniziativa della creazione del Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia, assumere che gli interessi delle due potenze siano del tutto omogenei fra loro[11] sarebbe forse un azzardo, dal momento che l’interesse europeo verso un’espansione, più strutturata, del commercio e dei rapporti con la Cina è da tempo piuttosto evidente. A discapito dell’approccio non coordinato[12] adottato dagli Stati Membri nel consolidamento della partnership economica (e non solo) con Pechino, l’Unione Europea ha però da tempo espresso[13] la sua posizione verso il Dragone.

A livello europeo, infatti, la Cina, è descritta come “contemporaneamente, in diverse aree politiche, un partner di cooperazione con il quale l’UE ha obiettivi strettamente allineati, un partner negoziale con il quale l’UE deve trovare un equilibrio di interessi, un concorrente economico nel perseguimento della leadership tecnologica, e un rivale sistemico che promuove modelli alternativi di governance”.

In questo quadro, il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia si inserisce, insieme alle reciproche sanzioni tra UE e Cina e quindi il congelamento del CAI, in un percorso di progressivo allontanamento da Pechino e ritorno alla storica intensa atlantica, rispetto al quale il cambio di amministrazione statunitense ha giocato un ruolo evidente.

Questo riallineamento storico sembra inoltre evidenziato dalla sempre più marcata presa di posizione, in chiave anti-cinese, della presidenza di Joe Biden, la quale nell’agosto 2021 ha annunciato il Summit for Democracy. Il summit riunirà i leader di delle diverse democrazie mondiali in un vertice virtuale per la democrazia, che sarà seguito tra circa un anno da un secondo vertice da svolgersi, questa volta, in persona. Il Vertice virtuale, che si svolgerà il 9 e 10 dicembre, stimolerà impegni e iniziative su tre temi principali: difesa dall’autoritarismo, lotta alla corruzione e promozione del rispetto dei diritti umani.

Se a ciò aggiungiamo l’annuncio della Build Back Better World (o B3W)[14] promossa, ancora una volta da Biden, durante il G7 di giugno il quadro diventa sempre più chiaro ed è un quadro che ha il sapore di una nuova guerra fredda che vede lo scontro fra modelli alternativi di governance tecnologica.

Da un lato l’approccio di governi autocratici come Cina e Russia, che fanno della tecnologia strumento di controllo delle masse e di repressione, nonché (e questo è particolarmente vero per la Cina) oggetto di uno sviluppo costantemente monitorato dal potere politico e mai realmente libero.

Dall’altro lato c’è l’approccio della digitalizzazione human-centered e dei mercati aperti, della tutela dei diritti e della libertà dell’individuo, di cui l’Unione Europea si fa promotrice insieme agli Stati Uniti e, almeno auspicabilmente, insieme alle altre democrazie occidentali.

 

Conclusioni

I temi in sospeso sono tanti e alcuni di questi vantano una complessità (e.g la dipendenza della Cina da fornitori di semiconduttori esteri e le implicazioni di un progetto come il TTC in tutto ciò) che ne impedisce una trattazione esaustiva in questa sede.

In merito al principale oggetto d’interesse di questa trattazione, e quindi il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia, l’incontro inaugurale sarà tenuto il 29 settembre a Pittsburgh, in Pennsylvania, città che ha saputo reiventarsi come hub per la tecnologia e l’industria all’avanguardia, anche attraverso la costruzione di solide relazioni commerciali con i partner europei.

I gruppi di lavoro che saranno effettivamente avviati saranno dieci e si focalizzeranno sui temi già enunciati nei precedenti documenti programmatici.

Entrambi i comunicati diffusi da Washington e Bruxelles sottolineano che l’incontro inaugurale “dimostra il nostro impegno comune a espandere e approfondire il commercio e gli investimenti transatlantici e ad aggiornare le regole per l’economia del XXI secolo”.

In conclusione, il Consiglio UE-USA per il Commercio e la Tecnologia si pone come una pietra miliare nella definizione degli standard etici e di governance che caratterizzeranno la leadership tecnologica e industriale del XXI secolo, il tutto in chiara funzione di contenimento dell’espansione del primato dei Paesi autocratici, tra i quali spicca ovviamente la Cina.

Si tratta di un’operazione ambiziosa: la posta in gioco non è soltanto l’istituzione dell’ennesima entità fluttuante nel sofisticato ordinamento del diritto internazionale, ma il tentativo di dimostrare che la democrazia, il libero mercato e la tutela dell’individuo non siano solo idee che hanno ancora qualcosa da dire, ma che siano il futuro, un futuro sul quale poggiare le fondamenta dell’evoluzione dei sistemi di governance tecnologica. Un futuro nel quale non può essere lasciato alcuno spazio a regimi oppressivi e autocratici.

Informazioni

EU-US relations: EU-US Trade and Technology Council (europa.eu). Link: https://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2021/june/tradoc_159642.pdf

US and Europe to forge tech alliance amid China’s rise – POLITICO. Link: https://www.politico.eu/article/eu-us-trade-tech-council-joe-biden-china/

EU-US ‘tech alliance’ faces major obstacles on tax, digital rules – POLITICO. Link: https://www.politico.eu/article/eu-to-us-president-elect-joe-biden-lets-be-tech-allies/

Il punto debole della Cina nella corsa ai semiconduttori – Aspenia Online. Link: https://aspeniaonline.it/il-punto-debole-della-cina-nella-corsa-ai-semiconduttori/

[1] docubridge.ashx (camera.it)

[2] O “global common goods”, è un termine tipicamente usato per descrivere dominii di risorse internazionali, sovranazionali e globali in cui si trovano risorse comuni a tutti. I beni comuni globali includono le risorse naturali condivise della terra, come gli oceani, l’atmosfera e lo spazio esterno e l’Antartico in particolare. Anche il cyberspazio può soddisfare la definizione di beni comuni globali.

[3] Organizzazione Mondiale della Sanità.

[4] Temi, questi, che sono notoriamente stati al centro dell’accesso dibattito che ha coinvolto la gestione della pandemia da parte dell’OMS.

[5] Non a caso, infatti, UE e Cina da anni discutono della ratifica di un accordo, proposto nel 2013, noto come Comprehensive Agreement on Investment (CAI) il quale è stato definito come “il più ambizioso accordo mai concluso dalla Cina con un Paese terzo”. Il percorso del CAI è però al momento in stand-by: a maggio il parlamento europeo, infatti, ha votato una risoluzione per bloccarne la ratifica, almeno finché saranno in vigore le sanzioni che Pechino ha imposto a politici e accademici dell’UE in risposta alle sanzioni europee scaturite a causa delle reiterate violazioni dei diritti umani compiuti dalla Cina nello Xinjiang.

[6] Nasce il Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia (europa.eu). Link: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_21_2990

[7] Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione, cioè l’insieme dei metodi e delle tecniche utilizzate nella trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni (tecnologie digitali comprese).

[8] Intelligenza Artificiale. Per approfondimento sul tema si rimanda a: Intelligenza artificiale: uno sguardo alla regolamentazione europea – DirittoConsenso. Link: https://www.dirittoconsenso.it/2021/06/16/intelligenza-artificiale-uno-sguardo-alla-regolamentazione-europea/

[9] “Internet delle cose” è un’espressione con la quale si fa riferimento all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Il concetto rappresenta una possibile evoluzione dell’uso della rete internet: gli oggetti (le “cose”) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su sé stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri

[10] Nel 2019 la Cina ha importato semiconduttori per 304 miliardi di dollari. L’industria cinese dei circuiti integrati è forte e in rapida crescita, trainata dal primato nazionale nella fabbricazione di prodotti elettronici, dall’enorme mercato interno e dal costante sostegno statale. Nonostante ciò, però, l’industria cinese resta dietro ai leader mondiali del settore in tutti i vari segmenti della filiera produttiva. Inoltre, solo il 15,7% dei semiconduttori utilizzati in Cina nel 2019 era stato prodotto nel paese. In sostanza, il più grande mercato al mondo dei semiconduttori dipende dai fornitori stranieri per ogni fase della filiera. Questa interdipendenza a lungo vantaggiosa per la Cina, potrebbe tuttavia trasformarsi nel suo più grande punto debole. Sotto l’amministrazione Trump, infatti, gli Stati Uniti hanno identificato nei semiconduttori una grande vulnerabilità della Cina e ne hanno sfruttato la dipendenza dalla tecnologia straniera.

[11] Come invece la comunicazione congiunta del 2 dicembre 2020 suggerisce.

[12] Si pensi, ad esempio, al fatto che l’Italia del Governo Conte I è stato l’unico Paese del G7 a firmare dei memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative promossa da Pechino.

[13] Fra le fonti ufficiali si possono annoverare vari documenti: communication-eu-china-a-strategic-outlook.pdf (europa.eu), eu-china_factsheet_06_2020_0.pdf (europa.eu), China: From partner to rival (europa.eu)

[14] Lanciata nel giugno 2021, l’iniziativa è progettata per contrastare l’influenza strategica della Cina fornendo un’alternativa alla Belt and Road Initiative per lo sviluppo delle infrastrutture dei paesi a basso e medio reddito. Guidati dagli Stati Uniti, i paesi del G7 lavoreranno per far fronte ai 40 trilioni di dollari di infrastrutture necessarie ai paesi in via di sviluppo entro il 2035. L’iniziativa mira a catalizzare i finanziamenti per infrastrutture di qualità dal settore privato e incoraggerà gli investimenti del settore privato che supportano “il clima, salute e sicurezza sanitaria, tecnologia digitale, equità e uguaglianza di genere”.