Il funzionamento di Tik Tok, il social network più in voga del momento, ed i rischi per i minorenni

 

Nascita e storia

Tik Tok è un social network creato nel 2016 dall’azienda cinese ByteDance. Nato inizialmente con il nome Musical.ly (e conosciuto in Cina come Douyin, ove oltretutto ha anche altre funzionalità), permette agli utenti di creare brevi video musicali di durata variabile, fino ad un massimo di 180 secondi, aggiungendo musica, effetti speciali ed eventualmente modificando la velocità di riproduzione.

Si passa da un video all’altro scorrendo verticalmente lo schermo, con una logica simile a quella dello zapping televisivo che permette di vedere video potenzialmente all’infinito[1].

Si tratta di uno strumento molto semplice da utilizzare, in quanto non è nemmeno necessario essere registrarsi per potervi accedere e visionare i video degli utenti, i quali account sono pubblici e visibili a chiunque (a meno di non configurarli appositamente come “privati”). Per poter pubblicare, invece, è necessario registrarsi.

La logica di visibilità è la stessa degli altri social network: più “like”, ed in generale reazioni, un video ottiene, più avrà la possibilità di essere visualizzato e diffuso a livello mondiale.

 

Il boom di Tik Tok

Tik Tok ha conosciuto una rapidissima espansione in un tempo relativamente breve: se nel 2019 si contavano circa 500 milioni di utenti in tutto il mondo[2], nel 2021 si è qualificata come la prima app non appartenente al gruppo Facebook a superare i 3 miliardi di download mondiali[3] (impennata alla quale ha con tutta probabilità contribuito il periodo di lockdown imposto dall’emergenza sanitaria Covid-19).

Questa velocissima diffusione, insieme alle funzionalità limitate e di semplice utilizzo, apparentemente innocue per i minori, nonché unitamente alla facilità di accesso a smartphone e ad internet per questi ultimi, ha impedito che di pari passo si sviluppassero adeguate tutele e controlli.

Si può affermare che Tik Tok è diventato uno dei social network più in voga tra una fetta di popolazione mondiale (composta per lo più da adolescenti) prima ancora che la restante parte della popolazione (tra cui i genitori o comunque gli over 35) ne comprendesse il funzionamento o addirittura ne conoscesse l’esistenza.

Uno degli eventi più frequenti è il lancio di sfide (c.d. challenges), vale a dire la condivisione di un video in cui un utente si filma mentre svolge una determinata prova, sfidando chiunque altro a fare lo stesso ed a farlo meglio.

Queste sfide vanno da quelle più banali ed innocue (come mettere in scena una danza) fino ad arrivare a quelle addirittura pericolose, come la Blackout Challenge, un’assurda prova di resistenza che consiste nel mostrare la propria capacità di resistere maggior tempo possibile con una cintura stretta attorno al collo.

Questa sfida, tristemente famosa in Italia poiché costata la vita ad una bambina di dieci anni[4], ha determinato una vera e propria presa di coscienza collettiva ed ha spinto il Garante per la Protezione dei Dati Personali ad agire concretamente per la tutela dei minori.

 

La tutela della privacy per i minorenni ed i recenti provvedimenti del Garante per la Protezione dei Dati Personali

Come noto, i modelli di business del settore tecnologico e digitale si fondano in gran parte sulla estrazione, sul trattamento e sull’elaborazione dei dati personali degli utenti.

Tale evoluzione del mercato pone il problema di come mantenere un alto livello di protezione ai diritti fondamentali (personali ed identitari) in gioco[5]. La difesa della privacy in rete dei minori, soggetti considerati particolarmente vulnerabili, è quindi un problema di primaria importanza.

La onlus Unicef, molto attenta a tale questione, ha avviato un’indagine statistica secondo la quale ogni giorno nel mondo 175.000,00 bambini e ragazzi si connettono per la prima volta nella loro vita a Internet, con una media di uno ogni mezzo secondo. I minorenni avrebbero inoltre un tasso di presenza sul web del 71% rispetto al 48% della popolazione totale[6].

È importante premettere che gli atti compiuti dal minore nella rete sono presi in considerazione da due diversi ordini di norme:

  • quello che concerne la disciplina della capacità legale di agire (la cui delimitazione è perentoriamente data dal compimento dei 18 anni);
  • quello relativo alle norme sulla privacy, che disciplinano la capacità di prestare il consenso al trattamento dei dati personali[7].

 

La normativa comunitaria[8] fissa in 16 anni l’età minima per poter prestare validamente consenso ai servizi della società dell’informazione: ove il minore abbia un’età inferiore, il trattamento è lecito soltanto se il consenso è fornito dal titolare della responsabilità genitoriale. Gli Stati membri possono poi stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni (dal 2018 in Italia la soglia è stata abbassata da 16 a 14 anni).

L’età minima per utilizzate Tik Tok è fissata a 13 anni, limite che ovviamente non risolve né il problema dell’accesso/utilizzo senza necessità di account, né quello delle false dichiarazioni di età per potersi iscrivere.

Nel dicembre 2020 l’Ufficio del Garante per la Privacy ha aperto un formale procedimento nei confronti di Tik Tok, contestando la presunta violazione di alcune disposizioni della normativa comunitaria sulla privacy e rinvenendo in particolar modo criticità rispetto al corretto rilascio dell’informativa, al trasferimento dei dati all’esterno ed alle forme previste per verificare l’età anagrafica degli utenti[9].

A seguito dell’enorme eco mediatico determinato dall’evento di cronaca nera di cui sopra, il Garante per la privacy ha poi emanato il provvedimento n. 20/2021 con il quale, viste le normative afferenti alla privacy sia interne[10] che comunitarie, ha disposto nei confronti di Tik Tok:

  • la limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali, vietando l’ulteriore trattamento dei dati degli utenti collocati sul territorio italiano per i quali non vi fosse assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico;
  • la durata di tale limitazione fino al 15 febbraio 2021, termine entro il quale Tik Tok avrebbe dovuto riscontrare la nota del 15 dicembre 2020[11].

 

A tale provvedimento Tik Tok ha dato riscontro – almeno formalmente – positivo, impegnandosi:

  • ad adottare misure per bloccare l’accesso agli utenti minori di 13 anni (il 9 febbraio 2021 sono stati momentaneamente bloccati tutti gli utenti italiani, con richiesta di indicare nuovamente la data di nascita prima di continuare ad utilizzare l’app);
  • a valutare l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell’età (la società si è impegnata ad avviare con l’Autorità privacy dell’Irlanda – Paese nel quale la piattaforma ha fissato il proprio stabilimento principale – una discussione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini della c.d. “age verification”);
  • a lanciare una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli, nonché a migliorare l’informativa per gli utenti minori di 18 anni, rendendola più semplice da comprendere e maggiormente coinvolgente;
  • ad introdurre nell’app un pulsante per segnalare rapidamente e facilmente altri utenti che sembrano avere meno di 13 anni;
  • aumentare il numero dei moderatori di lingua italiana dei contenuti presenti sulla piattaforma[12].

 

 

Conclusioni: l’importanza di un riscontro della normativa nelle reti sociali

È evidente che tutti i provvedimenti di cui sopra potrebbero rimanere lettera morta senza una parallela tutela sociale dei minori, che deve provenire dalle reti primarie di contatto, quali, innanzitutto, la famiglia e la scuola.

Già nel 2004 l’Unione Europea ha istituito il Safer Internet Day, una giornata internazionale[13] per sensibilizzare la popolazione circa i rischi derivanti dall’utilizzo incontrollato – o poco consapevole – di Internet.

Nel dicembre 2017 l’Unicef ha pubblicato un interessante rapporto titolato “Figli dell’era digitale” nel quale viene sottolineato come il dovere di proteggere i bambini nel mondo digitale riguardi tutti i soggetti: governi, famiglie, scuole ma anche tutte le altre istituzioni, anche private (ovviamente in particolare l’industria tecnologica e delle comunicazioni)[14].

Il Garante per la Privacy ha avviato, dal mese di febbraio 2021, sulle tv nazionali ed in collaborazione con la onlus Telefono Azzurro, una campagna di sensibilizzazione con l’obiettivo di richiamare i genitori a svolgere un ruolo attivo di vigilanza sull’utilizzo dei social network da parte dei propri figli, sottolineando l’importanza di vietare detto utilizzo quando l’età anagrafica non raggiunga ancora quella richiesta[15].

Lo sforzo collettivo, sia nazionale che comunitario, va quindi – e del tutto inevitabilmente – nella direzione di sensibilizzare ogni rete sociale all’attenzione, alla vigilanza ed alla tutela preventiva dei minori nel loro utilizzo di internet e dei social network in particolare. Questo perchè gli strumenti digitali rivestono ormai una fondamentale importanza nel nostro sistema (dagli stessi derivano anche opportunità non indifferenti) e l’approccio per la tutela dell’infanzia non può essere quello di una censura bensì di un’educazione al corretto utilizzo ed allo sviluppo di una adeguata capacità di autodeterminazione.

Informazioni

Tik Tok becomes the first non-Facebook Mobile App to reach 3 billion download globally, in sensortower.it, 14 luglio 2021;

Tik Tok, l’app del momento, di cui non avete sentito parlare, in Il Post – sezione tecnologia, 16 marzo 2019;

I. GARACI, Il superiore interesse del minore nel quadro di uno sviluppo sostenibile dell’ambiente digitale, commento alla normative, in Le Nuove Leggi Civili Commentate, n. 4/2021, ed. Wolters Kluwer;

M. MODICA, Prova estrema su TikTok: bambina di 10 anni in coma a Palermo, dichiarata la morte cerebrale. Inchiesta per istigazione al suicidio, in Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2021;

garanteprivacy.it: Nota Doc-Web n. 9524194, provvedimento n. 20 del 22 gennaio 2021, Nota Doc-Web 9584923 del 12 maggio 2021, Nota Doc-Web 47853 del 15 dicembre 2020;

unicef.it: Figli dell’era digitale: un utente del web su 3 è minorenne, pubblicato l’11.12.2017

Campagna “Se non hai l’età, i social possono attendere”

Regolamento UE 2016/679 così come aggiornato dalle rettifiche pubblicate sulla G.U. dell’UE n. 127 del 23 maggio 2018

D.lgs. 196/2003 come modificato dal d.lgs. 101/2018

[1] Tik Tok, l’app del momento, di cui non avete sentito parlare, in Il Post – sezione tecnologia, 16 marzo 2019

[2] Ibidem

[3] Tik Tok becomes the first non-Facebook Mobile App to reach 3 billion download globally, in sensortower.it, 14 luglio 2021

[4] Antonella Sicomero, 10 anni, è stata trovata dai genitori morta soffocata in bagno dalla cintura di un accappatoio, che la stessa si era stretta intorno al collo molto probabilmente per rispondere alla Blackout Challenge – da M. MODICA, Prova estrema su TikTok: bambina di 10 anni in coma a Palermo, dichiarata la morte cerebrale. Inchiesta per istigazione al suicidio, in Il Fatto Quotidiano, 21 gennaio 2021

[5] I. GARACI, Il superiore interesse del minore nel quadro di uno sviluppo sostenibile dell’ambiente digitale, commento alla normative, in Le Nuove Leggi Civili Commentate, n. 4/2021, ed. Wolters Kluwer.

[6] Safer Internet Day 2018, una guida sull’uso sicuro del web per i bambini, pubblicato il 6 febbraio 2018 in unicef.it

[7] I. GARACI, Il superiore interesse del minore nel quadro di uno sviluppo sostenibile dell’ambiente digitale, commento alla normative, in Le Nuove Leggi Civili Commentate, n. 4/2021, ed. Wolters Kluwer

[8] Regolamento UE 2016/679 così come aggiornato dalle rettifiche pubblicate sulla G.U. dell’UE n. 127 del 23 maggio 2018

[9] Nota Doc-Web 47853 del 15 dicembre 2020, consultabile su garanteprivacy.it

[10] D.lgs. 196/2003 come modificato dal d.lgs. 101/2018

[11] Nota Doc-Web n. 9524194, provvedimento n. 20 del 22 gennaio 2021, consultabile su garanteprivacy.it

[12] Nota Doc-Web 9584923 del 12 maggio 2021, consultabile su garanteprivacy.it

[13] Altra giornata internazionale interessante su questo tema è il fact checking day, ossia la giornata contro la disinformazione (precisamente sul controllo delle fonti e delle informazioni citate). Si rinvia in particolare all’articolo di Serena Greco per DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2021/04/02/contro-la-disinformazione-fact-checking-day/

[14] Figli dell’era digitale: un utente del web su 3 è minorenne, pubblicato l’11.12.2017 su unicef.it

[15] Campagna “Se non hai l’età, i social possono attendere”