In questo articolo scopriamo insieme cosa sono gli incubatori di startup, quali sono i diversi tipi esistenti e qual è la differenza con gli acceleratori

 

Definizione e caratteristiche principali

Secondo la definizione data dalla Commissione Europea[1], un incubatore d’impresa è un’organizzazione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese, fornendo loro una vasta gamma di servizi di supporto integrati che includono gli spazi fisici dell’incubatore, i servizi di supporto allo sviluppo del business e le opportunità di integrazione e networking[2]. Gli incubatori di startup[3] sono organizzazioni che accelerano la nascita di un’impresa attraverso un processo sistematico, che prevede vari passaggi e strumenti di sostegno.

Il loro ruolo è quello di offrire ad aziende, startup e professionisti una serie di servizi di supporto indispensabili per trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale[4] concreto sulla base del quale avviare una nuova impresa.

Si tratta di un “ambiente protetto” in grado di accelerare il processo di trasformazione di un’idea in un’attività vera e propria, capace di generare profitto[5]. Gli incubatori perseguono generalmente obiettivi economici, non sono gratuiti, ma prevedono il pagamento di una fee mensile (una sorta di affitto) oppure la cessione di quote della nascente startup.

Non è raro però trovare incubatori gratuiti sostenuti da fondi pubblici. In quest’ultimo caso, gli obiettivi possono coincidere con il fine più alto di sostenere la strategia d’innovazione e competitività di un Paese o di un’area geografica; nel caso di incubatori privati, come anticipato, il guadagno si traduce solitamente nella partecipazione azionaria al capitale dell’impresa nascente, che sarà quindi remunerata con l’exit[6]: teoricamente il vero incubatore (e ciò lo contraddistingue dagli spazi di co-working) opera una vera selezione delle startup che incuba, e offre loro oltre gli spazi fisici l’accesso a tecnologie e apparecchiature particolari, ma soprattutto un affiancamento manageriale e un network di competenze che permetta alla startup di sbocciare in una sorta di situazione controllata, privilegiata, ma anche transitoria[7].

 

Evoluzione del concetto di incubatore

Le origini degli incubatori d’impresa possono essere fatte risalire alla fine degli anni 70, quando l’economia tradizionale spostava il suo interesse verso le nuove tecnologie. Le prime forme di incubatori sono nate dal bisogno degli Stati di intervenire a supporto dell’economia, favorendo lo sviluppo delle imprese in alcune aree critiche e come tentativo di creare nuova occupazione.

Nel corso del tempo gli incubatori di imprese hanno subito una rapida evoluzione e se fino agli anni 80 offrivano solo infrastrutture e servizi in condivisione, negli anni seguenti hanno iniziato a guidare le startup nel processo di creazione di strategie d’impresa.

Dunque, anche gli incubatori offrono alle neonate imprese una sede in cui operare, ma si distinguono dai coworking perché questo beneficio è affiancato da altre agevolazioni, come ad esempio consulenze strategiche in diverse materie, dal marketing alla gestione economica e legale.

L’impresa viene quindi guidata da soggetti che offrono la propria competenza per dare ai nuovi imprenditori gli strumenti giusti per partire e sviluppare un solido piano di crescita. Si tratta quindi anche di un’esperienza formativa, ma di carattere pratico e costruita in base alle specifiche esigenze della startup[8].

Infine, ulteriore importante funzione è quella di supportare le nuove imprese nel processo di reperimento dei fondi necessari per l’avvio e la crescita del progetto. Gli incubatori affiancano le neonate imprese anche per ottenere incentivi per startup che possono variare dai finanziamenti a fondo perduto fino all’accesso a bandi per l’ottenimento di premi e riconoscimenti.

 

Diverse tipologie di incubatori di startup

Esistono diverse tipologie di incubatori nate nel corso dei decenni a seconda delle esigenze economiche e delle tipologie di impresa che si affacciavano sul mercato.

Solitamente si individuano 4 categorie di incubatori:

  1. Business Innovation Centres (BICs),
  2. incubatori universitari o University Business Incubators (UBIs),
  3. incubatori privati indipendenti o Independent Private Incubators (IPIs) e
  4. incubatori privati dipendenti da grandi imprese o Corporate Private Incubators (CPIs)[9].

 

Tra le principali tipologie pubbliche troviamo i BIC e gli UBI, la cui attività di incubazione prevede la fornitura di servizi di base alle imprese (fornitura di spazi, infrastrutture, canali di comunicazione).

Nel corso del tempo, i cambiamenti di mercato e la diffusione di nuove tecnologie hanno generato nuovi bisogni, portando alla nascita di incubatori privati che potessero intervenire a supporto delle nuove realtà imprenditoriali: tra queste troviamo le IPI e i CPI. La loro funzione è quella di facilitare il rapido sviluppo delle imprese offrendo sia risorse nelle prime fasi di creazione e della definizione del modello di business, sia durante tutto il loro processo di formazione ed evoluzione.

Sulla base delle considerazioni appena fatte, possiamo fare una prima distinzione tra incubatori:

  • No profit: a questa categoria appartengono BIC e UBI, fondati da enti pubblici, a sostegno di politiche di sviluppo economico locale; e
  • ProfitIPI e CBIsono costituiti da soggetti privati con l’obiettivo di realizzare un profitto.

 

Entrambi i tipi di incubatori hanno un elemento in comune: sostengono la nascita e lo sviluppo di imprese, ma lo fanno con finalità diverse. I primi perseguono una finalità di sviluppo del territorio, i secondi lo fanno per trarne profitto[10].

Sulla base dei servizi offerti possiamo invece distinguere tra:

  • incubatori di prima generazione.Questi offrono prevalentemente spazi e consentono alle giovani imprese di abbattere i costi che riguardano servizi di segretariato, affitti, luce e telefono;
  • incubatori di seconda generazione.Oltre a supportare nella gestione logistica (uffici, etc), questi incubatori intervengono direttamente nel finanziamento di nuove idee e imprese. Alcuni propongono consulenza nella stesura del business plan e campagne di marketing gratuite o a costi limitati;
  • incubatori di terza generazione.Quest’ultimi completano l’offerta degli incubatori di prima e seconda generazione aiutando imprenditori e imprese ad accedere a nuovi mercati e sviluppare il parco clienti. Sono orientati prevalentemente allo sviluppo di progetti tecnologici innovativi.

 

L’accesso ai BIC non è semplice: un team di esperti valuterà l’idea imprenditoriale proposta in termini di fattibilità tecnica, economica e finanziaria. Anche se molti incubatori offrono un servizio di consulenza per la realizzazione del business plan, dal momento che la concorrenza è molta, l’ideale è comunque presentare la nostra idea in una forma il più possibile vicina a quella di un business plan professionale.  

 

La differenza tra incubatore e acceleratore

Molti si chiedono quale sia la differenza tra incubatori e acceleratori. Partiamo con il sottolineare che – seppure questa non è una regola fissa – chi svolge attività di incubazione, solitamente sostiene anche attività di accelerazione.

Quello che differenzia principalmente queste due tipologie sono le attività svolte e i target a cui si rivolgono:

  • Gli incubatoriindirizzano le loro risorse verso giovani imprenditori che sono all’inizio della loro progettazione d’impresa: i mentor che svolgono le attività di incubazione – imprenditori esperti – si occupano di accompagnare le idee dei giovani startupper sul mercato, aiutandoli a testare e validare il loro progetto grazie a strumenti come il Business Model Canvas, il Sales Pitch o il Minimum Viable Product (di questo ne abbiamo parlato nel blog post sul metodo lean per startup).
  • Gli acceleratorisi rivolgono prevalentemente a realtà già solide o che comunque si trovano in uno stadio di attività avanzato. Le sessioni, in questo caso, risultano essere più brevi ma più intense rispetto a quelle degli incubatori e l’obiettivo è quello di trasmettere competenze mirate ad uno specifico bisogno, in modo da supportare un rapido sviluppo dell’impresa o startup[11].

 

Molti li credono sinonimi e finiscono per sbagliare. In realtà, ogni concetto ha le sue peculiarità. Comprenderne le differenze permette di scegliere il tipo di percorso più adatto alle proprie esigenze. Infatti, entrambi nascono per aiutare le startup e le aziende innovative, ma lo fanno in momenti differenti della vita dell’impresa.

Dunque, se come abbiamo detto fin ora gli incubatori si rivolgono anche a chi ha un’idea allo stato ancora embrionale, per entrare a far parte di un acceleratore invece si deve avere un prodotto o un servizio già ben definito[12].

 

In conclusione

Rivolgersi a un incubatore può essere la soluzione giusta per chi ha in progetto l’avvio di una attività imprenditoriale poiché offre la possibilità di abbattere o azzerare per alcuni mesi parte dei costi di gestione o fornire direttamente un finanziamento o l’accesso a fondi pubblici statali ed europei[13]. Infine, gli incubatori agevolano l’ingresso in una rete che integra conoscenze e capitali agevolando il percorso con contatti e relazioni che da soli sarebbe difficile creare.

In Italia, degli oltre 200 incubatori presenti sul territorio 27 sono accreditati al MISE. L’incubatore certificato di startup innovative rappresenta una delle eccellenze nazionali nell’ambito dell’incubazione e accelerazione di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico.

La nozione di incubatore certificato è stata introdotta dall’art. 25, comma 5 del DL 179/2012 e viene definita nei dettagli dal Decreto ministeriale 22 dicembre 2016.

Le imprese in possesso dei requisiti possono accedere allo status di incubatore certificato tramite autocertificazione del legale rappresentante e godere delle relative agevolazioni registrandosi nella sezione speciale dedicata del Registro delle Imprese presso le Camere di Commercio sul territorio nazionale.

Per conoscere tutti gli incubatori certificati attualmente iscritti nella sezione speciale del Registro delle Imprese, consulta la banca dati su registroimprese.it[14].

Informazioni

[1] https://www.economyup.it/

[2] L’erogazione di tali servizi e il contenimento delle spese derivante dalla condivisione dei costi e dalla realizzazione di economie di scala, fanno sì che l’incubatore d’impresa migliori in modo significativo la sopravvivenza e le prospettive di crescita di nuove start up

[3] Che cos’è una start-up? È un’organizzazione di recente creazione con un business model e un potenziale tale da poter espandersi velocemente e quindi, mira a diventare una grande impresa con un business model scalabile e ripetibile

[4] È bene inoltre tenere presente che nell’ordinamento italiano fare impresa ed essere imprenditore sono concetti che hanno subito un’evoluzione. Per un approfondimento sulla questione si rimanda all’articolo di Leonardo Rubera per DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2021/09/08/imprenditore-e-impresa/

[5] https://www.startup-news.it/

[6] Ovvero l’uscita sul mercato della neonata impresa

[7] https://www.startupbusiness.it/cose-un-incubatore-e-quali-sono-quelli-italiani/96872/

[8] https://www.bancobpm.it/

[9] https://www.startupbusiness.it/cose-un-incubatore-e-quali-sono-quelli-italiani/96872/

[10] https://www.spaziospin.it/

[11] ibidem

[12] https://www.italiaonline.it/

[13] Nel grande insieme dei finanziamenti europei ce ne sono di specifici per le startup. Per conoscere la base di questa forma di contributo si rinvia all’approfondimento di Angela Federico per DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2021/03/03/i-finanziamenti-ue/

[14] https://www.mise.gov.it/