Perché si parla di Quinta Repubblica francese? Quali sono gli elementi più caratteristici dello Stato francese?

 

Cosa si intende con l’espressione Quinta Repubblica francese?

Partiamo dal fatto che la Francia è una repubblica costituzionale semipresidenziale: tutti elementi che vedremo a breve. Perché allora si dice nel linguaggio politico-istituzionale Quinta Repubblica francese? Perché storicamente si individuano:

  • Prima Repubblica, 1792-1793[1]
  • Seconda Repubblica, 1848-1851[2]
  • Terza Repubblica, 1875-1940
  • Quarta Repubblica, 1946-1958 e
  • Quinta Repubblica, dal 1958 ad oggi[3].

 

Parlare di Quinta Repubblica significa tornare indietro di circa 70 anni. Una veloce digressione storica. Nel 1958 Guglielmo Negri scriveva dell’evoluzione costituzionale francese riflettendo sull’impatto della nuova carta e della fine della Quarta Repubblica[4]. È nello stesso anno infatti che il parlamentarismo ed il costituzionalismo conoscono una nuova fase: il 5 ottobre entra in vigore la settima Costituzione francese. Si entra così di diritto nella fase della c.d. Quinta Repubblica francese.

La massima novità del testo costituzionale è quella di aver introdotto nell’ordinamento la forma di governo[5] del semipresidenzialismo.

 

Peculiarità del sistema francese

Il semipresidenzialismo diventa (e rimane ancora oggi) dal 1958 una caratteristica del sistema politico ed istituzionale francese. Ci si potrebbe chiedere come mai la Francia non abbia una forma di governo simile a quella dell’Italia o della Spagna ma, al di là di motivi storici che qui non possono essere approfonditi ancorché di estrema importanza per comprendere la nazione francese e la fine della Quarta Repubblica[6], la Costituzione del 1958 ha offerto la soluzione ad una situazione difficile di quegli anni ed è per questo che la Francia è basata su un assetto istituzionale diverso da quasi tutti gli Stati europei.

Con la nuova Costituzione diventa possibile evitare i blocchi di potere che distinguevano il parlamentarismo classico e dare così maggiori poteri al Presidente della Repubblica[7] nel rispetto delle disposizioni che, come prevedibile, sono numerose per regolare tale figura istituzionale[8]. Non mancando il Primo Ministro, il rapporto tra poteri dello Stato si avvicina e si bilancia allo stesso tempo.

Infatti Primo Ministro e Presidente della Repubblica condividono il potere esecutivo ma se il primo è scelto in base ai risultati elettorali (ogni 5 anni), il secondo invece lo è mediante elezioni popolari (ogni 5 anni)[9]. Il potere più importante del Presidente è quello di nominare il Primo Ministro, nomina condizionata dal risultato elettorale.

Si comprende come sia del tutto possibile pertanto che un Presidente della Repubblica di uno schieramento debba nominare un Primo Ministro della fazione politica opposta: questo è quello che viene chiamato con l’espressione coabitazione. Storicamente è già successo[10] e sarebbe interessante vedere un ripetersi di una situazione simile nelle elezioni presidenziali francesi previste quest’anno.

 

Evoluzione della Quinta Repubblica francese: verso una sesta?

La Costituzione che abbiamo citato fino ad adesso è stata nel corso degli anni modificata più volte con le regole previste per la revisione costituzionale (cioè mediante una legge di rango superiore rispetto alle leggi ordinarie)[11]. Per ultimo, la revisione del 2008, 50 anni dopo l’adozione della carta costituzionale, ha riguardato l’ammodernamento delle istituzioni.

È del tutto legittimo allora chiedersi: ci sarà una Sesta Repubblica? Partendo dal presupposto che le cause che portarono alla Quinta Repubblica francese non risultano ripetibili, è altrettanto difficile immaginare stravolgimenti istituzionali di un sistema che continua a funzionare e che mantiene una forte tenuta di regole democratiche basate sulla rappresentanza della volontà popolare.

Non per ultimo la Quinta Repubblica è tra l’altro la forma repubblicana che ha reso propri principi del diritto internazionale e del diritto dell’Unione Europea cristallizzando così diritti e doveri, funzioni, poteri e stato di diritto secondo canoni di democraticità, rappresentanza e diritti costituzionalmente garantiti e riconosciuti.

Informazioni

https://www.conseil-constitutionnel.fr/sites/default/files/as/root/bank_mm/site_italien/constitution_italien.pdf

Brizzi, R. (2009) “Alle Origini Del Semipresidenzialismo Francese: Debré, Il Generale E La Costituzione Della Quinta Repubblica,” Contemporanea, 12(1), pp. 53–86.

Rousseau, D. and Ceccanti, S. (2000) L’ordinamento costituzionale della quinta repubblica francese. Torino: Giappichelli (Diritto pubblico contemporaneo: gli ordinamenti costituzionali, 8).

Calamo Specchia, M. (2010) La quinta repubblica francese dopo la riforma costituzionale del 2008. Edited by M. Cavino, A. Di Giovine, and E. Grosso. Torino: Giappichelli (Diritto pubblico comparato ed europeo. Dossier, 4).

[1] È il periodo della Repubblica Girondina.

[2] Anno in cui Luigi Napoleone Bonaparte concluse con successo il colpo di Stato.

[3] I Presidenti della Repubblica dal 1958 ad oggi sono: Charles de Gaulle, Georges Pompidou, Valéry Giscard d’Estaing, François Mitterrand, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy, François Hollande, Emmanuel Macron.

[4] Negri, G. (1958) Verso la quinta repubblica: l’evoluzione costituzionale contemporanea in Francia. Pisa: Nistri-Lischi.

[5] Per un approfondimento in generale delle forme di governo parlamentare rinvio all’articolo di Francesco Pacilè per DirittoConsenso: https://www.dirittoconsenso.it/2020/04/10/le-varie-forme-di-governo-parlamentare/

[6] È celebre il modo in cui il neoeletto Charles de Gaulle salutò l’uscente René Coty: “Au revoir, Monsieur Coty“, disse il de Gaulle il 18 giugno 1959 a René Coty in Place de l’Etoile a Parigi prima di dirigersi da solo al Palazzo dell’Eliseo. Con queste parole De Gaulle salutò però non solo Coty ma anche la Quarta Repubblica.

[7] Si parla perciò di “presidenzializzazione” della forma di governo francese perché il Presidente della Repubblica nella Quinta Repubblica ha assunto un ruolo predominante.

[8] Di preciso, è l’intero Titolo II, articoli 5 a 19, ma è citato in tutta la Costituzione.

[9] Attenzione però: è raro che elezioni elettorali ed elezioni presidenziali coincidano

[10] Tra il 1997 e 2002 al presidente Jacques Chirac (neogollista, cioè di destra moderata) faceva da contraltare il primo ministro Lionel Jospin (socialista).

[11] In base al Titolo XVI – Articolo 89, “L’iniziativa della revisione della Costituzione spetta congiuntamente al Presidente della Repubblica, su proposta del Primo ministro, e ai membri del Parlamento.

Il progetto o la proposta di revisione deve essere esaminato alle condizioni e entro i termini stabiliti al terzo comma dell’articolo 42 e votato in termini identici dalle due assemblee. La revisione è definitiva dopo essere stata approvata con referendum. 

Tuttavia, il progetto di revisione non è sottoposto a referendum quando il Presidente della Repubblica decide di sottoporlo al Parlamento convocato in seduta comune; in tal caso, il progetto di revisione è approvato solo se ottiene la maggioranza dei tre quinti dei voti espressi. L’Ufficio di Presidenza del Parlamento in seduta comune è quello dell’Assemblea nazionale. 

Nessuna procedura di revisione può essere avviata o proseguita quando è in corso una violazione dell’integrità del territorio. 

La forma repubblicana del Governo non può costituire oggetto di revisione.”.