Dopo quella sull’Ucraina, l’ICOM pubblica la Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile. Di che si tratta?

 

L’ICOM pubblica la Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile

Poche settimane fa ho scritto sulla Lista rossa dei beni culturali in pericolo dell’Ucraina[1]. Dall’altra parte del mondo, nel frattempo, gli esperti si muovevano per la realizzazione di un altro catalogo, quello del Brasile. L’ICOM, il Consiglio Internazionale dei Musei, ha pubblicato a fine febbraio 2023 la Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile. In collaborazione con la sezione locale brasiliana dell’ICOM e un gruppo dedicato di specialisti brasiliani, l’ICOM ha pubblicato questa Lista Rossa dei beni culturali brasiliani a rischio grazie al supporto di Itaú Cultural e dell’Istituto Moreira Salles.

Le Liste Rosse dell’ICOM, cioè il Consiglio Internazionale dei Musei, presentano beni culturali che possano essere rubati e che sono in pericolo. Perciò, pur essendo le Liste Rosse degli strumenti di soft law[2], sono dei cataloghi che aiutano a monitorare e a tutela il patrimonio culturale nel mondo.

È importante sottolineare che gli oggetti indicati nella Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile – al pari di quelli presenti nelle Liste per altri Stati – sono inventariati all’interno di collezioni di istituzioni riconosciute come musei, gallerie ed accademie di belle arti. Al contempo gli oggetti sono tutelati dalla legge brasiliana[3].

 

Cosa contiene la Lista Rossa

I beni indicati nella Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile sono:

  • Tutelati dalla legge brasiliana
  • Inventariati presso musei, accademie, istituzioni culturali, etc. locali
  • Soggetti a potenziali furti finalizzati al traffico illecito.

 

A differenza di quella dell’Ucraina, la Lista Rossa in questione non è concettualmente legata ad un conflitto. Il patrimonio culturale del Brasile è protetto da severe leggi nazionali e internazionali, ma questo variegato patrimonio è ancora a rischio di furto, saccheggio o commercio illegale (il fenomeno è noto anche in forma colloquiale con la sigla TBC, tráfico de bens culturais).

I beni indicati nella Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile sono tanti e divisi in 5 categorie:

  • Libri, documenti, manoscritti, mappe e periodici, fotografie e litografie;
  • Beni archeologici, oggetti archeologici provenienti da varie regioni del Brasile, in ceramica e pietra levigata, di diverse forme e dimensioni, di epoca pre- e post-coloniale;
  • Arte sacra e oggetti religiosi, statue, manufatti e accessori religiosi della tradizione cattolica e oggetti rituali di origine africana in Brasile;
  • Oggetti etnografici, in particolare copricapi, collane e altri oggetti appartenenti alle comunità indigene contemporanee del Brasile;
  • Oggetti paleontologici di milioni di anni fa.

 

La Lista Rossa in questione non è una lista di beni ricercati ma di tipologie di oggetti protetti dalla legislazione federale e a rischio di traffico illecito, descritti e illustrati con fotografie. Le descrizioni sono fondamentali per aiutare le forze dell’ordine per individuare eventuali movimenti illegali.

Al lancio della Lista Rossa, la Presidente di Icom Brasile, Renata Motta ha detto:

Il Brasile è al 26° posto nella lista dei paesi con il maggior numero di oggetti culturali rubati e ha un tasso di recupero estremamente basso. La Lista Rossa è un importante traguardo brasiliano, che agirà in modo complementare agli strumenti dell’Istituto Brasiliano dei Musei (IBRAM) e dell’Istituto del Patrimonio Storico e Artistico Nazionale (IPHAN) nella tutela del nostro Patrimonio Culturale”.

 

La tutela dei beni culturali in Brasile

La normativa brasiliana in materia di tutela dei beni culturali è costruita su un sistema variegato di leggi e da una notevole dottrina[4]. Riporto brevemente la legislazione che più è rilevante per comprendere il quadro in cui è stata pubblicata la Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile.

Il decreto-legge n. 25 del 1937 è ancora la base delle disposizioni attuali. La Costituzione più recente, quella del 1988, prevede regole agli articoli 215 e 216, sezione Seconda “Sulla cultura”[5].

Il decreto-legge n. 3551 del 2000 ha istituito il Registro dei beni immateriali e ha dato origine al Programma nazionale del Patrimonio Immateriale.

Dal punto di vista invece del diritto penale, la legge 9605 del 1998 (nota anche semplicemente come legge dei reati ambientali) prevede agli articoli 62, 62, 64 e 65 alcune condotte penalmente rilevanti: danneggiamento, alterazione dell’aspetto o della struttura di edificio, delitto contro l’uso del suolo e deturpazione di edificio o monumento urbano. La legge 9605 del 1998 pone sì l’accento sulla riparazione del danno, ma impone pene basse e prescrizioni tenui per i reati commessi contro i beni culturali.

Merita inoltre importanza la ratifica della Convenzione UNIDROIT del 1995 con decreto n. 3.166 del 14 settembre 1999. Con una ratifica rapida se paragonata rispetto ad altri Stati, il Brasile ha assunto l’importanza di questa Convenzione e l’ha recepita nel diritto interno.

Infine, è bene citare l’Istituto Brasiliano dei Musei, l’IBRAM, e l’Istituto del Patrimonio Storico e Artistico Nazionale, l’IPHAN[6]. Quest’ultimo è stato creato nel 1937 e da allora è l’istituzione federale direttamente responsabile della conservazione, protezione, salvaguardia e promozione del patrimonio in Brasile.

La Lista Rossa dei beni culturali in pericolo del Brasile è quindi sia uno strumento di soft law con il fine di mantenere alta l’attenzione al problema del traffico illecito dei beni culturali che un catalogo che indica come è bene comportarsi per evitare la perdita dei beni nazionali brasiliani.

Informazioni

Red Lists – International Council of Museums -International Council of Museums (icom.museum).

Constituição (planalto.gov.br).

Breve noticia sobre a ratificacao da UNIDROIT sobre os bens culturais furtados ou ilicitamente exportados, concluida em Roma, em 24 de junho de 1995, Orlando Celso da Silva Neto, in Revista de Direito Internacional e do Mercosul, Ano 6, n. 1, 2002, pp. 35-40.

[1] Per un approfondimento: L’ICOM pubblica la Lista Rossa dei beni culturali in pericolo dell’Ucraina – DirittoConsenso.

[2] Altri esempi di soft law, sempre in materia di tutela dei beni culturali nel diritto internazionale, sono i codici etici adottati da istituzioni come musei o associazioni professionali.

[3] Alcuni esempi: il Decreto-legge n. 25 che organizza la tutela del patrimonio storico e artistico nazionale (promulgato il 30 novembre 1937); la Legge n. 3.924 relativa ai monumenti archeologici e preistorici (promulgata il 26 luglio 1961); la Legge n. 5.471 che prevede l’esportazione di libri antichi e set bibliografici brasiliani (promulgata il 9 luglio 1968).

[4] Dottrina che discute da tempo in particolare sul rapporto tra beni culturali e diritto dell’ambiente.

[5] Già però la costituzione brasiliana del 1934 prevedeva all’articolo 10 la competenza concorrente tra Unione e Stati per la protezione delle bellezze naturali e dei monumenti storici nazionali.

[6] L’Iphan in quanto agenzia federale collegata al Ministero della Cultura brasiliano ha concluso il rapporto di ispezione degli interventi di restauro effettuati nei beni culturali interessati dagli atti avvenuti l’8 gennaio a Brasilia. Il documento consolida i dati sulle azioni di recupero effettuate sui beni architettonici protetti e intende servire come base per il processo decisionale dell’Iphan, del Ministero della Cultura e dell’UNESCO nei compiti relativi alla conservazione e al restauro dei beni.