Origine e funzionamento del Consiglio di Sicurezza: spiegazione delle attività e dei lavori nell’assetto delle Nazioni Unite

 

Formazione e funzionamento del Consiglio di Sicurezza nell’ambito della Carta ONU

Il Consiglio di Sicurezza, così come delineato nella Carta delle Nazioni Unite del 1945, è l’organo esecutivo dell’Organizzazione, responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Secondo l’articolo 23 della suddetta Carta, esso è composto da quindici membri così suddivisi: cinque permanenti e dieci non permanenti. Inoltre, il Consiglio ha una Presidenza che ruota e cambia ogni mese.

Tra i cinque permanenti figurano: la Cina, la Francia, la Russia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America. Nell’ambito della procedura di voto[1], questi Stati posseggono il cosiddetto diritto di veto: qualsiasi decisione, nell’ambito del procedimento di votazione del Consiglio, può essere bloccata se anche uno solo dei cinque si oppone. Questo aspetto può rappresentare una sfida significativa quando si cerca di raggiungere un consenso su questioni cruciali.

È evidente come le risultanze della Seconda Guerra Mondiale abbiano influenzato la formazione dell’organo in questione, da cui sono stati esclusi – quanto alla carica di membri permanenti – tutti gli Stati che erano stati sconfitti dagli Alleati. I dieci membri non permanenti sono eletti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite avendo speciale riguardo, in primo luogo, al contributo dei Membri dell’ONU al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale ed agli altri fini dell’Organizzazione, ed inoltre ad un’equa distribuzione geografica. I membri non permanenti rimangono in carica per un periodo di due anni. I membri del Consiglio uscenti non possono essere immediatamente rieleggibili.

Nel 2022 Ecuador, Giappone, Malta, Mozambico e Svizzera sono stati eletti membri non permanenti del Consiglio di sicurezza per il biennio 2023-2024, subentrando a India, Irlanda, Kenya, Messico e Norvegia e affiancando Albania, Brasile, Gabon, Ghana ed Emirati Arabi Uniti.

Ogni membro del Consiglio possiede un voto nel quadro della votazione di una delibera, che prende il nome tecnico-giuridico di risoluzione. Le risoluzioni sono vincolanti e dunque tutti i membri delle Nazioni Unite devono conformarsi al loro contenuto. Per adottare una risoluzione, il Consiglio richiede almeno nove voti favorevoli, compresi tutti i voti dei membri permanenti che non esercitano il veto. Questo processo riflette la volontà dell’ONU di coinvolgere una maggioranza di nazioni nelle decisioni cruciali, cercando di bilanciare i poteri globali.

 

La competenza del Consiglio di Sicurezza

Come abbiamo già introdotto sopra, la principale responsabilità del Consiglio è affrontare minacce alla pace e alla sicurezza internazionale. Per esplicare questa sua funzione primaria, i poteri specifici attribuiti al Consiglio di Sicurezza sono indicati nei capitoli VI, VII, VIII e XII della Carta.

In particolare, il Consiglio di Sicurezza ha il potere di:

  • indagare su qualsiasi controversia o situazione suscettibile di violare la pace internazionale;
  • raccomandare metodi di risoluzione di tali controversie o i termini per un possibile accordo tra Stati;
  • determinare l’esistenza di una minaccia alla pace o di un atto di aggressione e raccomandare le azioni che i membri dell’ONU dovrebbero intraprendere;
  • invitare gli Stati ad applicare sanzioni economiche e altre misure che non implicano l’uso della forza per prevenire o fermare l’aggressione;
  • intraprendere azioni militari contro un possibile aggressore;
  • incoraggiare lo sviluppo della soluzione pacifica delle controversie di carattere locale, mediante gli accordi o le organizzazioni regionali, sia su iniziativa degli Stati interessati, sia per deferimento da parte del Consiglio stesso;
  • raccomandare l’ammissione di nuovi membri;
  • esercitare le funzioni di amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite in “aree strategiche”;
  • raccomandare all’Assemblea Generale la nomina del Segretario Generale e, insieme all’Assemblea, eleggere i giudici della Corte Internazionale di Giustizia;
  •  istituire gli organi sussidiari che ritenga necessari per l’adempimento delle sue funzioni;

 

Il cuore centrale dell’attività del Consiglio risiede nei Capitoli VI (soluzione pacifica delle controversie) e VII (azioni rispetto alle minacce e violazioni della pace, e agli atti di aggressione), che ha delineato il cosiddetto sistema di sicurezza collettiva.

In base al dettato del Capitolo VI, il Consiglio ha poteri di natura esclusivamente conciliativa, che si estrinsecano nel proporre raccomandazioni alle parti di una controversia, suscettibile di mettere in pericolo la pace o la sicurezza internazionali.

Il cap. VII, invece, conferisce al Consiglio poteri di natura coercitiva, che possono estrinsecarsi, sulla base dell’accertamento di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione (articolo 39), nell’adozione di misure preventive (articolo 40) o di misure dirette contro gli Stati trasgressori, sia di natura economica (articolo 41) sia comportanti l’uso della forza militare (articolo 42).

 

L’uso della forza nei conflitti: funzioni del Consiglio di Sicurezza

Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite assume una rilevanza cruciale nel contesto della gestione della rottura dell’equilibrio di pace internazionale. Intitolato “Azione in caso di minaccia alla pace, di violazione della pace e di atto di aggressione”, questo capitolo fornisce al Consiglio di Sicurezza un quadro normativo e operativo per affrontare situazioni di crisi a livello globale. Approfondiamo alcuni degli aspetti chiave che definiscono il ruolo di questo organo nell’ambito del Capitolo VII:

  1. Determinazione della Minaccia alla Pace: Un elemento centrale è la facoltà del Consiglio di Sicurezza di determinare l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione. Queste tre ipotesi costituiscono i cosiddetti presupposti oggettivi di applicabilità e la loro definizione non risulta univoca o certa. Tuttavia, esistono delle indicazioni interpretative che sono state elaborate, in base alla prassi, da parte del Consiglio stesso o da parte dell’Assemblea Generale[2]. Ad esempio, relativamente alla definizione di atto di aggressione, l’Assemblea Generale ha esplicitato una serie di ipotesi ricomprese che vanno dall’invasione o attacco contro il territorio di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato, al bombardamento, fino al blocco dei porti.
  2. Misure di Coercizione: Una volta soddisfatto il prerequisito dell’articolo 39, il Consiglio può adottare misure di coercizione non implicanti l’uso della forza, finalizzate a mantenere o ristabilire la pace. Queste possono variare da sanzioni economiche (embargo) a interruzioni delle relazioni diplomatiche.
  3. Autorizzazione all’Uso della Forza: Tra gli strumenti più potenti a disposizione del Consiglio vi è l’autorizzazione all’uso della forza militare. Tuttavia, questa decisione è vincolata dalla necessità di ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, soggetta al veto dei membri permanenti. Tuttavia, vale la pena sottolineare che le misure in questione devono essere considerate come delle azioni straordinarie, poiché l’utilizzo della forza armata è generalmente vietato nei rapporti tra gli Stati della Comunità internazionale, in base al dispositivo dell’articolo 2 paragrafo 4 della Carta.
  4. Ruolo nella Risoluzione dei Conflitti: Nell’attuare il dettato dell’articolo 42, la Carta prevedeva la formazione di un unico esercito sotto l’egida dell’ONU. Ciò non è mai accaduto ed al fine di superare i limiti lasciati dalla lettera morta della Carta, il Consiglio ha agito nella prassi autorizzando sia missioni di peacekeeping[3] sia gli Stati membri, singolarmente o nella forma di organizzazioni regionali e sub-regionali, ad utilizzare la forza, consentendo l’utilizzo di qualsiasi mezzo che potesse ripristinare la pace.

 

In conclusione, il Capitolo VII conferisce al Consiglio di Sicurezza una serie di poteri ampi e significativi per affrontare le sfide alla sicurezza globale. Tuttavia, l’esercizio di tali poteri è spesso complicato dalle dinamiche politiche tra i membri permanenti e non permanenti del Consiglio. La sua efficacia richiede quindi un costante impegno nel negoziato e nella cooperazione per affrontare le minacce globali e preservare la stabilità internazionale.

 

Considerazioni finali

Il Consiglio di Sicurezza è l’organo che assume il ruolo centrale nell’azione esecutiva delle Nazioni Unite nel mantenimento dell’equilibrio internazionale, in osservanza ai fini dell’Organizzazione enunciati nella Carta.

In molti ne invocano una riforma che renda più equa la differenziazione tra membri permanenti e non: ad esempio l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan aveva incaricato un gruppo di consulenti di esporre delle raccomandazioni in merito a una riforma ed una delle soluzioni proposte fu quella di ampliare il numero di membri permanenti.

In attesa di questo cambiamento, ad oggi il Consiglio esplica la sua attività in prima linea contro le attuali minacce alla pace internazionale, già spezzata dai recenti conflitti in Ucraina ed in Palestina.

Informazioni

Carta delle Nazioni Unite, 1945.

Le Nazioni Unite, B. Conforti, C. Focarelli, CEDAM, 2020.

United Nations – Peace, dignity and equality on a healthy planet (un.org)

[1] Disciplinata all’articolo 27 della Carta e frutto del compromesso raggiunto a Yalta nel 1945 tra Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica.

[2] UN Doc. A/RES/3314(XXIX), Definition of Aggression, 14 dicembre 1974 e Doc. A/8082 (XXV), Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Co-operation among States in accordance with the Charter of the United Nations, 24 ottobre 1970.

[3] Traduzione: missioni di mantenimento della pace. Per un approfondimento sulle operazioni di peacekeeping invito a leggere il seguente articolo: Le operazioni di peacekeeping – DirittoConsenso.