Il contratto di assicurazione: nozione e fonti, i soggetti, gli elementi essenziali e gli obblighi contrattuali

 

Introduzione: che cos’è il contratto di assicurazione?

Il contratto di assicurazione è disciplinato dagli artt. 1882 – 1932 del Codice civile, dagli artt. 165 – 181 del Codice delle assicurazioni, nonché dalle norme sui contratti in generale e sui contratti del consumatore.

L’art. 1882 c.c. definisce l’assicurazione come il “contratto col quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti contenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro (assicurazione contro danni), ovvero a pagare un capitale o una rendita (vitalizia o temporanea) al verificarsi di un evento attinente alla vita umana (assicurazione sulla vita).

Dopo aver letto la norma di riferimento, è necessario chiarire, in primo luogo, a quale tipologia di contratto appartenga quello assicurativo.
L’assicurazione è un contratto consensuale (è dunque necessario il consenso delle parti), a titolo oneroso (alla prestazione dell’assicurato corrisponde la controprestazione di un altro soggetto, l’assicuratore), a effetti obbligatori, di durata, bilaterale (o plurilaterale, qualora si parli di coassicurazione) e infine aleatorio: il vantaggio assicurativo è eventuale, non si realizza in base alla volontà delle parti, bensì in seguito a eventi imprevedibili, non sicuri, fuori dal controllo degli stessi. In altre parole, il rischio contrattuale assume rilevanza causale.

Nel momento in cui viene sottoscritto il contratto di assicurazione, una delle due parti – l’assicurato – non sa se potrà percepire la prestazione assicurativa dovuta dall’assicuratore, ma potrà conseguire suddetto vantaggio economico soltanto se si verificherà un sinistro: senza di esso, il contratto assicurativo non ha ragione di esistere.

Proseguendo con l’analisi, nell’art. 1882 c.c. vengono menzionate le due differenti tipologie contrattuali di assicurazione, la prima contro i danni, la seconda sulla vita, entrambe contraddistinte da un elemento in comune: il rischio.

L’assicurazione contro i danni si contraddistingue per il principio indennitario: l’assicuratore corrisponde all’assicurato un indennizzo, il quale non può superare l’entità del danno sofferto dall’assicurato.

L’assicurazione sulla vita, invece, non ha carattere indennitario, ma di previdenza e risparmio. L’assicurato decide di rendere disponibile una somma o una rendita agli eredi (al momento della sua morte) oppure a sé stesso per la tarda età: è lo stesso assicurato a determinare l’ammontare della somma o della rendita, in base alla previsione che egli fa delle esigenze future e delle possibilità attuali.

L’art. 1888 c.c. cita che “il contratto di assicurazione deve essere provato per iscritto”, e con l’obbligo, per l’assicuratore, di rilasciare al contraente la polizza di assicurazione o altro documento da lui sottoscritto.

Prima di obbligarsi, l’assicurato dovrà prendere visione delle condizioni contrattuali, le quali non sono modificabili, ma sono predeterminate unilateralmente dall’assicuratore. Per tale ragione, il contratto di assicurazione fa parte di quella casistica di contratti definiti per adesione.

Infine, il contratto di assicurazione può essere stipulato in nome e per conto proprio, in nome altrui (art. 1890 c.c.)[1], e per conto altrui o per conto di chi spetta (art. 1891 c.c.)[2].

 

I soggetti del contratto di assicurazione

I soggetti che stipulano il rapporto assicurativo sono l’assicuratore, il contraente, l’assicurato e il beneficiario.

  • L’assicuratore è colui che esercita l’impresa di assicurazione[3] e che si assume il rischio al posto dell’assicurato, obbligandosi al pagamento delle prestazioni assicurative qualora si verifichi l’evento oggetto di rischio.
  • Il contraente è colui che stipula la polizza e ne gestisce tutti gli adempimenti amministrativi, compreso il pagamento del corrispettivo pattuito, chiamato premio.

Contraente e assicurato non sono dunque necessariamente la stessa persona: il contraente potrebbe stipulare il contratto per tutelare gli interessi di qualcun altro, sottoscrivendo quindi la polizza a nome proprio ma per conto di un altro, l’assicurato.

In questo caso, da un punto di vista giuridico, l’assicurato, pur facendo parte del rapporto assicurativo, non è parte del contratto di assicurazione come il contraente, e pertanto non è tenuto a versare alcun premio.

Nelle polizze sulla vita, viene indiato come assicurato “la persona dalla cui morte o sopravvivenza dipende la prestazione dell’assicuratore”: in questa circostanza, contraente e assicurato tendono quindi a coincidere, in quanto quest’ultimo ha interesse nel fatto che la persona oggetto della polizza – sé stesso – resti in vita.

  • Il beneficiario, infine, è il soggetto a cui spetta effettivamente la prestazione dovuta dall’assicuratore qualora si verifichi il rischio oggetto di polizza.

Nella polizza contro danni, il diritto all’indennizzo può spettare esclusivamente all’assicurato: in questo caso, quindi, beneficiario e assicurato coincidono necessariamente.

Al contrario, per quanto concerne le polizze sulla vita, le figure di assicurato, contraente e beneficiario possono coincidere, e al tempo stesso, possono anche essere distinte tra loro, in quanto il contraente può decidere che sia un’altra persona da lui designata a ricevere le somme maturate alla sua morte o alla scadenza del contratto.

 

Gli elementi essenziali del contratto di assicurazione: il rischio, l’interesse assicurativo e il premio

Il rischio

Il rischio è un elemento essenziale del contratto di assicurazione: solo grazie a esso è possibile che si verifichi un evento dannoso contemplato nella polizza e oggetto di indennizzo da parte dell’assicuratore.

Una volta stipulato il contratto di assicurazione, come si è già detto, sarà l’assicuratore a prendersi carico del rischio al posto dell’assicurato e infatti, qualora si verifichi il sinistro, verrà versata una somma a titolo di indennità a favore di quest’ultimo.

Il rischio deve essere possibile, ma incerto, in particolare nel momento esatto in cui si stipula la polizza: ne consegue che, ai sensi dell’art. 1895 c.c., “qualora il rischio non sia mai esistito o sia cessato prima della conclusione del contratto quest’ultimo è nullo”.

La cessazione del rischio in un momento successivo alla stipulazione del contratto di assicurazione, invece, determina lo scioglimento del contratto per mancanza di giusta causa (art. 1896 c.c.)[4].
In questo caso l’assicuratore percepisce il pagamento del premio fino a quando non viene informato della cessazione del rischio.

Gli artt. 1897[5] e 1898 c.c.[6] prevedono che l’assicuratore possa modificare il premio in base alla diminuzione o aggravamento del rischio, dando però la possibilità all’assicurato di recedere dal contratto di assicurazione.

 

L’interesse assicurativo

Ai sensi dell’art. 1904 c.c. “il contratto di assicurazione contro i danni è nullo se, nel momento in cui l’assicurazione deve avere inizio, non esiste un interesse dell’assicurato al risarcimento del danno.”

La ratio giuridica si basa sul fatto che l’interesse costituisce l’oggetto del contratto di assicurazione: se manca l’interesse all’indennizzo, significa che manca un danno per l’assicurato, il quale, quindi, non ha diritto al ristoro.
Nell’assicurazione contro i danni, non basta, quindi, prospettare un sinistro, ma è necessario che il danno si ripercuota sul patrimonio dell’assicurato.
Nell’assicurazione sulla vita, invece, il danno deve ripercuotersi sulla situazione economica dell’assicurato, ovvero su quella di coloro che sono legati a lui da rapporto di parentela o amicizia.

 

Il premio

L’assunzione del rischio da parte dell’assicuratore, comporta che quest’ultimo percepisca una somma: il premio, il quale viene determinato dal premio netto (che corrisponde all’equivalente matematico del rischio), e dal caricamento, costituito dalle spese e dall’utile dell’assicuratore.

Per calcolare la probabilità che un determinato sinistro si verifichi, l’assicuratore si basa su rilevazioni statistiche, da cui viene calcolato l’ammontare del premio: quanto maggiore è la probabilità che si verifichi il rischio, tanto maggiore sarà la misura del premio.

Infine, il premio viene pagato dall’assicurato anticipatamente, in un’unica soluzione o in rate periodiche.

 

Quali sono gli obblighi dell’assicurato?

Per avere diritto alle prestazioni previste dal contratto di assicurazione, l’assicurato ha l’obbligo di pagare il premio e di assolvere agli obblighi previsti dalle clausole contrattuali, accettate in blocco.

Qualora l’assicurato si dimostri inadempiente (art. 1901 c.c.)[7], le conseguenze sono differenti a seconda del ramo assicurativo di riferimento: per quanto concerne l’assicurazione contro i danni, quest’ultima viene sospesa finché non viene pagata la rata.
Per le rate successive alla prima, l’assicurato può sanare l’inadempienza entro 15 giorni, superati i quali il contratto si risolve di diritto.
Qualora si verifichi il sinistro oggetto di rischio durante il periodo di sospensione del premio, l’assicurato non ha diritto alla prestazione.
Per i contratti di assicurazione sulla vita, l’assicurato può pagare il premio entro sei mesi dalla scadenza; per gli inadempimenti successivi alla prima rata, invece, il contratto si risolve di diritto.

Gli altri oneri a carico dell’assicurato sono quelli di denunciare ogni evento sinistroso entro tre giorni da quando si verifica (avviso) e di comportarsi diligentemente per evitare che si verifichi il sinistro, o perlomeno cercare di ridurne le conseguenze (salvataggio).

 

Quali sono gli obblighi dell’assicuratore?

L’assicuratore ha l’obbligo di corrispondere l’indennizzo previsto dal contratto qualora si verifichi il sinistro.

Inoltre, l’assicuratore deve rispondere all’onere di trasparenza e lealtà precontrattuale: ai sensi dell’art. 177, comma secondo, del Codice delle Assicurazioni Private, per esempio, le condizioni e le modalità del recesso devono essere espressamente evidenziati dall’assicuratore nella proposta e nel contratto di assicurazione.

 

Disdetta e diritto di recesso nei contratti di assicurazione

Da un punto di vista giuridico, la disdetta e il diritto di recesso danno luogo a due conseguenze differenti:

  • nel primo caso, l’assicurato impedisce che il contratto si rinnovi alla sua scadenza, comunicandolo all’altra parte entro i termini previsti;
  • nel secondo caso, il contratto di assicurazione viene estinto prima della sua naturale scadenza.

 

L’assicurato ha facoltà di dare disdetta a ogni scadenza annuale, inviando raccomandata a.r. entro il termine previsto in polizza.

L’assicurato può esercitare il diritto di recedere dal contratto senza obbligo di comunicarne il motivo e senza penali, tramite raccomandata a.r. entro 14 giorni dalla data della stipula del contratto di assicurazione.

Ai sensi dell’art. 177 del Codice delle Assicurazioni Private[8], l’unica eccezione si verifica nel caso di polizze assicurative sulla vita: in questo caso il contraente può esercitare il diritto di recesso entro 30 giorni dal momento in cui ha ricevuto la comunicazione della chiusura del contratto.

Informazioni

Codice Civile.

Codice Delle Assicurazioni Private.

Losco Giorgio Maria, Mariotti Paolo, I contratti assicurativi e l’assicurazione nei codici.

L’InsurTech: tecnologia applicata al settore assicurativo – DirittoConsenso.

[1] Art. 1890 c.c., Assicurazione in nome altrui.

Se il contraente stipula l’assicurazione in nome altrui senza averne il potere, l’interessato può ratificare il contratto anche dopo la scadenza o il verificarsi del sinistro.

Il contraente è tenuto personalmente ad osservare gli obblighi derivanti dal contratto fino al momento in cui l’assicuratore ha avuto notizia della ratifica o del rifiuto di questa.

Egli deve all’assicuratore i premi del periodo in corso nel momento in cui l’assicuratore ha avuto notizia del rifiuto della ratifica.”.

[2] Art. 1891 c.c. Assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta.

Se l’assicurazione è stipulata per conto altrui o per conto di chi spetta, il contraente deve adempiere gli obblighi derivanti dal contratto, salvi quelli che per loro natura non possono essere adempiuti che dall’assicurato.

I diritti derivanti dal contratto spettano all’assicurato, e il contraente, anche se in possesso della polizza, non può farli valere senza espresso consenso dell’assicurato medesimo.

All’assicurato sono opponibili le eccezioni che si possono opporre al contraente in dipendenza del contratto.

Per il rimborso dei premi pagati all’assicuratore e delle spese del contratto, il contraente ha privilegio sulle somme dovute dall’assicuratore nello stesso grado dei crediti per spese di conservazione.”.

[3] L’impresa di assicurazione, ai sensi dell’art. 1883 c.c., deve essere un istituto di diritto pubblico o una società per azioni, soggetta quindi alle norme contenute nel Codice delle assicurazioni private.

[4] Art. 1896 c.c., Cessazione del rischio durante l’assicurazione.

Il contratto si scioglie se il rischio cessa di esistere dopo la conclusione del contratto stesso, ma l’assicuratore ha diritto al pagamento dei premi finché la cessazione del rischio non gli sia comunicata o non venga altrimenti a sua conoscenza.

I premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento della comunicazione o della conoscenza sono dovuti per intero.

Qualora gli effetti dell’assicurazione debbano avere inizio in un momento posteriore alla conclusione del contratto e il rischio cessi nell’intervallo, l’assicuratore ha diritto al solo rimborso delle spese.”.

[5] Art. 1897 c.c., Diminuzione del rischio.

Se il contraente comunica all’assicuratore mutamenti che producono una diminuzione del rischio tale che, se fosse stata conosciuta al momento della conclusione del contratto, avrebbe portato alla stipulazione di un premio minore, l’assicuratore, a decorrere dalla scadenza del premio o della rata di premio successiva alla comunicazione suddetta, non può esigere che il minor premio, ma ha facoltà di recedere dal contratto entro due mesi dal giorno in cui è stata fatta la comunicazione.

La dichiarazione di recesso dal contratto ha effetto dopo un mese.”.

[6] Art. 1898 c.c., Aggravamento del rischio.

Il contraente ha l’obbligo di dare immediato avviso all’assicuratore dei mutamenti che aggravano il rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto dall’assicuratore al momento della conclusione del contratto, l’assicuratore non avrebbe consentito l’assicurazione o l’avrebbe consentita per un premio più elevato.

L’assicuratore può recedere dal contratto, dandone comunicazione per iscritto all’assicurato entro un mese dal giorno in cui ha ricevuto l’avviso o ha avuto in altro modo conoscenza dell’aggravamento del rischio.

Il recesso dell’assicuratore ha effetto immediato se l’aggravamento è tale che l’assicuratore non avrebbe consentito l’assicurazione; ha effetto dopo quindici giorni, se l’aggravamento del rischio è tale che per l’assicurazione sarebbe stato richiesto un premio maggiore.

Spettano all’assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui è comunicata la dichiarazione di recesso.

Se il sinistro si verifica prima che siano trascorsi i termini per la comunicazione e per l’efficacia del recesso, l’assicuratore non risponde qualora l’aggravamento del rischio sia tale che egli non avrebbe consentito l’assicurazione se il nuovo stato di cose fosse esistito al momento del contratto; altrimenti, la somma dovuta è ridotta, tenuto conto del rapporto tra il premio stabilito nel contratto e quello che sarebbe stato fissato se il maggiore rischio fosse esistito al tempo del contratto stesso.”.

[7] Art. 1901 c.c.

Se il contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita dal contratto, l’assicurazione resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto.

Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi, l’assicurazione resta sospesa dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza.

Nelle ipotesi previste dai due commi precedenti il contratto è risoluto di diritto se l’assicuratore, nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce per la riscossione; l’assicuratore ha diritto soltanto al pagamento del premio relativo al periodo di assicurazione in corso, e al rimborso delle spese.

La presente norma non si applica alle assicurazioni sulla vita.”.

[8] Art. 177, c. 2, Cod. Ass.ni Private.

Il contraente può recedere da un contratto individuale di assicurazione sulla vita entro trenta giorni dal momento in cui ha ricevuto comunicazione che il contratto è concluso.

L’impresa di assicurazione deve informare il contraente del diritto di recesso di cui al comma 1.

I termini e le modalità per l’esercizio dello stesso devono essere espressamente evidenziati nella proposta e nel contratto di assicurazione.

L’impresa di assicurazione, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione relativa al recesso, rimborsa al contraente il premio eventualmente corrisposto, al netto della parte relativa al periodo per il quale il contratto ha avuto effetto.

L’impresa di assicurazione ha diritto al rimborso delle spese effettivamente sostenute per l’emissione del contratto, a condizione che siano individuate e quantificate nella proposta e nel contratto.

Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai contratti di durata pari od inferiore a sei mesi.”.