Come viene raccolta la nostra “storia” giudiziaria penale? Spiegazione del casellario giudiziale

 

Introduzione

La disciplina del casellario giudiziale ha ad oggetto le certificazioni su cui vengono riportate le condanne, o i procedimenti ancora in corso, a carico di una persona. È abbastanza articolata ed è stata oggetto di diversi interventi sia legislativi sia della Corte Costituzionale, ma vi si può individuare questa ratio essenziale: se da un lato occorre che determinati soggetti, quali l’Autorità Giudiziaria o le Pubbliche Amministrazioni, abbiano un’ampia consapevolezza del percorso penalmente rilevante di un soggetto, dall’altro vi è la consapevolezza che la presenza di iscrizioni nella cosiddetta “fedina penale” sia un ostacolo non indifferente alla ricerca di un’attività lavorativa, ritenuta come importante strumento di emancipazione del condannato da realtà criminogene e di riabilitazione.

Per questo motivo alcune condanne, quelle ritenute meno gravi, non vengono riportate nel casellario o possono essere eliminate decorso un certo lasso di tempo.

Vediamo più nello specifico.

 

Le tipologie di certificato

La disciplina del casellario giudiziale è contenuta principalmente nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 313/2002, che enuclea le diverse tipologie di certificato contemplate nel nostro ordinamento:

  • casellario giudiziale: è il registro nazionale dei dati relativi a provvedimenti giudiziari e amministrativi riferiti a determinati soggetti;
  • casellario giudiziale europeo: è il registro dei dati riguardanti provvedimenti giudiziari di condanna adottati in Stati dell’Unione Europea nei confronti di cittadini italiani;
  • casellario dei carichi pendenti: è il certificato che raccoglie i dati di provvedimenti giudiziari riferiti a soggetti ancora imputati. Non si tratta dunque, a differenza degli altri due registri di cui sopra, di provvedimenti definitivi: in tale certificato sono contenute informazioni sulla pendenza di procedimenti penali, come suggerisce il nome stesso del certificato;
  • anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato: è il registro che raccoglie i dati sui provvedimenti giudiziari che applicano agli enti le sanzioni di cui al decreto legislativo 231/2001 (in estrema sintesi, reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente da parte di un soggetto apicale o di un dipendente);
  • anagrafe dei carichi pendenti degli illeciti amministrativi dipendenti da reato: è il registro che riporta i provvedimenti giudiziari con cui tale tipologia di illecito è contestato all’ente, prima della definitività (analogamente ai carichi pendenti relativi alle persone fisiche);
  • visura delle iscrizioni: atto, senza valore certificativo, contenente tutte le iscrizioni, anche quelle escluse dalle altre tipologie di certificato (per le esclusioni, si veda il prosieguo).

 

Il casellario giudiziale

Nel casellario giudiziale ci sono: nome, cognome, codice fiscale, luogo e data di nascita, numero del procedimento, autorità che ha emesso il provvedimento, data del provvedimento, norme applicate e dispositivo (cioè le “conclusioni” del giudice), luogo e data del reato.

A discapito di quanto si possa credere, questo certificato non riporta solo i provvedimenti di condanna in senso stretto, riportando anche quelli che seppur di condanna sono “positivi” per il soggetto, quali ad esempio:

  • la sospensione condizionale della pena,
  • l’amnistia,
  • l’indulto,
  • la grazia,
  • la liberazione condizionale,
  • il proscioglimento per particolare tenuità (causa di esclusione della punbilità prevista dall’art. 131 bis del Codice Penale),
  • le sentenze con cui si dichiara estinto il reato per esito positivo della messa alla prova,
  • il provvedimento di riabilitazione (per cui si rinvia al paragrafo successivo dedicato).

 

Sono invece espressamente esclusi, ad esempio, i provvedimenti inerenti contravvenzioni estinte con l’oblazione di cui all’art. 162 del Codice penale (una forma di pagamento che comporta l’estinzione del reato).

Vi sono poi i casi di eliminazione successiva delle iscrizioni, che impongono il decorso di uno specifico lasso temporale. Innazitutto, sono in ogni caso eliminate decorsi 15 anni dal decesso dell’interessato e comunque 100 anni dalla nascita; inoltre, ad esempio, sono eliminate le sentenze di proscioglimento per difetto di imputabilità trascorsi 10 anni in caso di delitto o 3 anni in caso di contravvenzione, i provvedimenti che hanno dichiarato la non punibilità per particolare tenuità (art. 131 bis del Codice Penale) dopo 10 anni, i provvedimenti con cui una contravvenzione è stata punita con l’ammenda decorsi 10 anni dall’esecuzione.

 

Le richieste del certificato del casellario: il diretto interessato, il datore di lavoro, la Pubblica Amministrazione/Gestore di Pubblici Servizi

Un aspetto importante della disciplina di cui stiamo trattando riguarda le differenze delle iscrizioni nei certificati in base alla qualifica del richiedente.

Nel certificato richiesto dall’interessato non sono riportate, ad esempio, le condanne per le quali è stato ordinato il beneficio della non menzione (per cui si rinvia al breve paragrafo dedicato più avanti), i patteggiamenti entro i due anni, i decreti penali di condanna e altre ipotesi.

L’elenco dei provvedimenti non riportati nel certificato richiesto dalla Pubblica Amministrazione, invece, è più esiguo comprendendovi solo le condanne per contravvenzioni punite con la sola ammenda, i reati estinti per decorso del termine della sospensione condizionale della pena, i provvedimenti relativi alla messa alla prova (ordinanza di sospensione e sentenza di estinzione per esito positivo), la non punibilità ai sensi dell’art. 131 bis del Codice Penale.

Gli altri tipi di provvedimento non iscritti nel certificato richiesto dal privato, dunque, appariranno in quello richiesto dalla Pubblica Amministrazione. Il privato che rende una dichiarazione con valore di autocertificazione in merito ai propri precedenti penali, tuttavia, non è tenuto a dichiarare le condanne che sarebbero comunque non iscritte nel certificato richiesto dallo stesso.

Lo stesso dicasi per il certificato dei carichi pendenti.

Inoltre, i datori di lavoro che intendano assumere persone le cui mansioni prevendano regolari e diretti rapporti con i minori sono tenuti a richiedere il certificato relativo al candidato onde verificare l’esistenza di precedenti per taluni specifici reati, per l’appunto, contro i minori.

 

Il beneficio della non menzione nel casellario giudiziale

Oltre ai casi in cui la legge dispone la non iscrizione in base all’astratta tipologia di condanna, vi è anche un caso in cui essa viene decisa in concreto, sulla base di una valutazione nel merito: trattasi del beneficio della non menzione nel casellario giudiziale richiesto dai privati.

L’art. 175 del Codice Penale prescrive questo istituto in base ad una valutazione discrezionale del Giudice che deve tenere conto anche dei parametri di cui all’art. 133 del Codice Penale (norma che individua i criteri in base ai quali quantificare la pena) in caso di condanne entro i due anni di reclusione o entro i 516,00 euro di multa, oppure in caso di pena detentiva e pecuniaria che congiuntamente non superino i trenta mesi.

Il beneficio è revocato se il condannato commette successivamente un delitto.

 

Come ripulire la fedina penale?

Decorso un certo lasso di tempo dalla condanna, è interesse del condannato quello di ottenere un certificato del casellario pulito.

In tal senso si distinguono la dichiarazione di estinzione del reato e la riabilitazione. La procedura cambia in base al tipo di sentenza con cui si è stati condannati.

In caso di patteggiamento[1] (sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti) o di decreto penale di condanna, si potrà ottenere la dichiarazione di estinzione del reato presentando apposita istanza, dimostrando semplicemente che è decorso il lasso di tempo determinato dalla legge (5 anni in caso di delitto e 2 anni in caso di contravvenzione) senza che il condannato abbia commesso altro delitto/altra contravvenzione. Il Giudice competente è quello dell’Esecuzione, cioè il Giudice che ha emesso il provvedimento divenuto definitivo per ultimo.

Laddove invece la condanna provenga da un procedimento diverso dai due sopra detti, occorrerà dimostrare che si è proceduto all’adempimento delle obbligazioni civili nei confronti della persona offesa (ad esempio il risarcimento o la restituzione) e al pagamento delle spese processuali a favore dello Stato, nonchè di aver tenuto una buona condotta senza aver reiterato condotte criminose, presentando istanza di riabilitazione avanti al Tribunale di Sorveglianza decorsi tre anni dall’espiazione o dall’estinzione della pena.

È importante sottolineare che queste procedure non comportano la cancellazione “fisica” del provvedimento dal casellario, ma l’annotazione dell’estinzione o della riabilitazione.

 

Criticità e conclusioni

In conclusione, si tratta di una normativa alquanto articolata rispetto alla quale occorre rilevare una contraddizione.

Se uno degli obiettivi dell’espunzione di determinati provvedimenti è quello di facilitare il reingresso del condannato nel mercato del lavoro, è altrettanto vero che dovrebbe esservi l’espunzione anche dai certificati richiesti dalle P.A. o dai datori di lavoro. Ad oggi, paradossalmente, l’unico soggetto cui è “oscurato” il numero maggiore di condanne è… il condannato stesso!

Informazioni

Decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002 n. 313.

Codice Penale: articoli 175, 178, 179.

[1] Mariangela Impieri, Il patteggiamento: un procedimento penale speciale, 1 giugno 2021, DirittoConsenso.it: https://www.dirittoconsenso.it/2021/06/01/patteggiamento-procedimento-penale-speciale/