Una recente sentenza della Cassazione apre alla possibilità di maggiori risarcimenti in caso di incidente auto

 

Incidente d’auto e risarcimenti

Essere coinvolti in un incidente stradale è sempre un’esperienza spiacevole, ma in particolar modo se si è vittime e non responsabili del sinistro. A seconda della gravità dell’incidente, si possono riportare danni più o meno ingenti, sia alla propria persona che alla vettura.

Dal punto di vista economico la situazione è quasi sempre complessa, soprattutto se si è alla guida di un veicolo che ha già i suoi begli anni di “carriera” alle spalle e il valore che gli viene attribuito non è particolarmente alto. In questi casi, infatti, poteva succedere che la compagnia assicurativa non corrispondesse il risarcimento dell’intero importo, ma solo quello relativo al valore residuo dell’auto.

Si scrive al passato perché, di recente, una sentenza della Corte di Cassazione, ha cambiato le carte in tavola, aprendo la strada a una soglia maggiore di risarcimento anche per le vetture relativamente datate.

Al verificarsi di un incidente stradale, a queste condizioni, dunque, prima ancora che rivolgersi alla propria compagnia assicuratrice, conviene far effettuare stima dei prezzi per uno studio legale che si occupa di incidenti stradali, così da avere chiaro in mente a quanto dovrebbe ammontare l’importo del risarcimento, a prescindere dalle politiche applicate dal player assicurativo.

Capiamo meglio di cosa si tratta.

 

Cos’è il risarcimento per equivalente

Fino a qualche tempo fa la legge ha permesso alle compagnie assicuratrici di risarcire le vittime di incidente stradale per equivalente. In altre parole, se l’ammontare del danno subito dal mezzo si rivelava superiore al valore residuo del veicolo, le compagnie risarcivano solo la somma pari a quest’ultimo valore, mettendo il guidatore di fronte a due opzioni di scelta. Il proprietario, infatti, poteva sistemare la vettura rimettendo il resto di tasca propria o procedere con la rottamazione. Il valore di riferimento, in altre parole, per calcolare il risarcimento, era il valore residuo del veicolo e non il preventivo del carrozziere.

Questo avveniva principalmente perché l’articolo 2058 del Codice Civile lo prevedeva. Questa disposizione di fatto permette all’assicurato di chiedere una reintegrazione al risarcimento in forma specifica, ma solo se la compagnia lo permette. In tal senso, quindi, ogni compagnia poteva decidere liberamente se corrispondere tutto o solo parte del risarcimento. Va da sé, che la maggior parte dei player abbiano sempre optato per un risarcimento che pareggiasse il valore della vettura.

Di recente, però, la norma è cambiata.

 

Cosa è cambiato?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, per l’esattezza la n. 10686 del 20/04/2023, ha di fatto annullato quanto previsto dal Codice, affermando il pieno diritto degli automobilisti di richiedere l’intero importo del risarcimento e l’obbligo da parte della compagnia di corrisponderlo, a patto che questo non incrementasse il valore del mezzo.

Con questa ordinanza, quindi, viene meno la discrezionalità applicata dalla compagnia assicuratrice, permettendo così ai guidatori di ottenere un risarcimento più alto e scongiurare il rischio di rottamazione della vettura.

Questo è tanto più vero se si pensa che l’automobilista può avanzare questa richiesta convalidandola con giustificato motivo, come ad esempio l’importanza per lui di continuare a guidare un’auto con cui ha già confidenza ed esperienza, evitando così il verificarsi di altri sinistri, in caso di cambio mezzo.

Informazioni

Codice civile.

Corte di Cassazione, n. 10866/2023.

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