Cosa si intende per citazione in giudizio e come si propone? Una breve analisi sull’atto di citazione, sul ricorso, i requisiti e i vizi

 

Introduzione: come si propone una domanda giudiziale?

Nel Codice di procedura civile (c.p.c.) sono disciplinati diversi procedimenti: quello ordinario di cognizione (che è quello con cui si risolve una controversia in materia di diritto civile), quello esecutivo (là dove, una volta accertato un diritto soggettivo, vi sia anche un valido titolo esecutivo così da poter richiedere un’espropriazione forzata, un’esecuzione per consegna o rilascio oppure un’esecuzione degli obblighi di fare e di non fare), nonché i procedimenti speciali (come il procedimento di ingiunzione, il procedimento per convalida di sfratto, i procedimenti cautelari ed altri contenuti nel Libro Quarto del Codice di procedura civile). Ognuno di questi si instaura per volontà di una parte che, con l’obiettivo di tutelare i suoi diritti nei confronti di un’altra, propone una domanda dinanzi un giudice.

Nel giudizio ordinario di cognizione tale domanda è proposta con atto di citazione, utile ad assolvere una duplice funzione:

  • individuare le domande sottoposte al giudice (editio actionis);
  • consentire la partecipazione del convenuto al processo, e quindi l’instaurazione del contraddittorio, tramite l’indicazione della data in cui si terrà l’udienza di comparizione delle parti (vocatio in ius).

 

Quello dell’atto di citazione non è, tuttavia, l’unico modello con cui proporre una domanda: ad esso si affianca il ricorso.

Pur dovendo sempre contenere almeno una domanda, il ricorso si distingue parzialmente dalla citazione in giudizio per la mancanza della vocatio in ius, in quanto il suo destinatario è il giudice e non il convenuto. In questo caso l’instaurazione del contraddittorio discenderà, dunque, da una successiva attività del giudice, che, letto il ricorso, fisserà con decreto una data per la comparizione delle parti, nonché da una ulteriore attività dell’attore, che dovrà notificare al convenuto sia il ricorso che il decreto di fissazione.

Questo significa, in concreto, che l’atto di citazione contiene una formula in cui l’attore indica la data d’udienza e invita il convenuto a costituirsi e comparirvi (per esempio: “Tizio cita Caio a comparire avanti il Tribunale di Milano all’udienza del 2 febbraio 2024 ore 10.30, con invito a costituirsi nel termine di settanta giorni prima dell’udienza”) mentre nel ricorso la parte che agisce demanda questo compito al giudice (per esempio: “Tizio ricorre al Giudice di Pace di Milano affinché fissi con decreto  l’udienza di comparizione delle parti e assegni il termine per la loro costituzione”).

 

L’atto di citazione

L’art. 163 c.p.c. prevede i  requisiti di contenuto che l’atto di citazione deve rispettare, in particolare:

  • l’indicazione del Tribunale davanti a cui è proposta la domanda;
  • il nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale dell’attore, e il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio del convenuto e delle persone che li rappresentano o assistono;
  • la determinazione della cosa oggetto di domanda (petitum). Sul punto è possibile parlare di petitum mediato, che coincide con il bene giuridico che si vuole ottenere (per esempio il pagamento di un prezzo) e di petitum immediato, che consiste nel provvedimento richiesto al giudice (per esempio la sentenza);
  • l’indicazione, nei casi in cui la domanda è soggetta a condizione di procedibilità, dell’assolvimento degli oneri previsti per il suo superamento;
  • l’esposizione in modo chiaro e specifico dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni (causa petendi);
  • l’indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l’attore intende valersi e dei documenti che offre in comunicazione;
  • il nome e il cognome del procuratore, e l’indicazione della procura se è già stata rilasciata;
  • l’indicazione del giorno dell’udienza di comparizione; l’invito al convenuto a costituirsi nel termine di settanta giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166 c.p.c. e a comparire nell’udienza indicata, dinanzi al giudice designato ai sensi dell’art. 186 bis c.p.c., con avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenza di cui agli art. 38 e 167 cpc, che la difesa tecnica mediante avvocato è obbligatoria in tutti i giudizi dinanzi il Tribunale, fatta eccezione per i casi previsti dall’art. 86 o da leggi speciali, e che la parte, sussistendone i presupposti di legge, può presentare istanza per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Questi, in particolare, sono gli elementi più significativi della citazione in giudizio, in quanto assolvono la funzione propria della vocatio in ius.

 

Ipotesi di nullità della citazione in giudizio e sanatoria

L’art. 164 c.p.c. prevede alcune specifiche ipotesi in cui l’atto di citazione è nullo, distinguendo a seconda che il vizio sia inerente alla chiamata in giudizio o alla proposizione della domanda.

In particolare, si ha un vizio della chiamata in giudizio (vocatio in ius) quando:

  • manca o è incerta l’indicazione del giudice o delle parti;
  • manca l’indicazione della data di udienza di comparizione;
  • è stato assegnato un termine a comparire inferiore rispetto a quello previsto dalla legge;
  • manca l’avvertimento di cui al punto n.7 dell’art. 163 c.p.c.[1].

 

Nonostante la presenza di invalidità, è tuttavia possibile che gli effetti della citazione in giudizio restino salvi in caso di costituzione del convenuto.

Questo significa che il convenuto, costituendosi, sana i vizi della citazione, potendo comunque dedurre l’inosservanza dei termini a comparire o la mancanza dell’avvertimento di cui al punto n. 7 dell’art. 163 c.p.c.: in questo caso, il giudice fisserà una nuova udienza nel rispetto dei termini.

Qualora il convenuto non si sia costituito, invece, il giudice che rilevi una causa di nullità dovrà ordinare la rinnovazione della citazione entro un termine perentorio e a cura dell’attore; in caso di inadempimento, ordinerà la cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estinguerà.

Sono diversi i vizi delle domande sottoposte al giudice (editio actionis), che ricorrono quando:

  • è omesso o incerto l’oggetto della domanda;
  • manca l’esposizione dei fatti posti a fondamento dell’azione;
  • manca l’individuazione del petitum

 

Tali cause di nullità sono previste in quanto la mancanza di questi elementi determinerebbe per il convenuto l’impossibilità di conoscere le pretese attoree e quindi di predisporre una difesa adeguata.

Anche per questi vizi, ad ogni modo, è previsto un regime di sanatoria: in caso di costituzione del convenuto il giudice concederà all’attore un termine perentorio per integrare la propria domanda, in mancanza di costituzione disporrà invece un termine perentorio entro cui rinnovare la citazione.

 

La notifica dell’atto di citazione

La citazione in giudizio si intende perfezionata con la notificazione: questo significa che l’atto di citazione dovrà essere notificato al convenuto a norma degli artt. 137 e seguenti c.p.c.

A tal proposito, è importante ricordare che la disciplina delle notificazioni è stata recentemente innovata con l’entrata in vigore della Riforma Cartabia[2], la quale ha inoltre determinato, tra le altre cose, una modifica del termine libero previsto tra il momento della notificazione e quello fissato per l’udienza di comparizione: tale termine, che prima era di 90 o 150 giorni a seconda che la notificazione fosse da eseguire in Italia o all’estero, è stato infatti esteso a 120 o 150 giorni, con la medesima distinzione.

Questa estensione è dipesa dal fatto che la riforma del processo civile, allo scopo di delineare fin da subito l’oggetto della causa nella sua interezza, ha anticipato lo svolgimento della trattazione scritta ad un momento precedente l’udienza[3], circostanza che ha reso necessario un ampliamento del termine tra la proposizione della domanda e la comparizione delle parti.

Informazioni

Codice di procedura civile.

D.Lgs. n. 149/2022 (Riforma Cartabia).

[1] Art. 163 cpc n. 7: “L’indicazione del giorno dell’udienza di comparizione; l’invito al convenuto a costituirsi nel termine di settanta giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166 e a comparire, nell’udienza indicata, dinanzi al giudice designato ai sensi dell’art. 168 bis, con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui agli art. 38 e 167, che la difesa tecnica mediante avvocato è obbligatoria in tutti i giudizi davanti al tribunale, fatta eccezione per i casi previsti dall’art. 86 o da leggi speciali, e che la parte, sussistendone i presupposti di legge, può presentare istanza per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato”.

[2] Per un approfondimento: Riforma Cartabia: le novità in tema di notificazioni civili – DirittoConsenso.

[3] A partire dal 28 febbraio 2023 sono state introdotte le memorie integrative ex art. 171 ter c.p.c., con cui le parti possono: “1) almeno quaranta giorni prima dell’udienza di cui all’art. 183, proporre le domande e le eccezion che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto o dal terzo, nonché precisare o modificare le domande, eccezioni e conclusioni già proposte. Con la stessa memoria l’attore può chiedere di essere autorizzato a chiamare in causa un terzo, se l’esigenza è sorta a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di risposta; 2) almeno venti giorni prima dell’udienza, replicare alle domande e alle eccezioni nuove o modificate dalle altre parti, proporre le eccezioni che sono conseguenza delle domande nuove da queste formulate nella memoria di cui al n.1), nonché indicare i mezzi di prova ed effettuare le produzioni documentali; 3) almeno dieci giorni prima dell’udienza, replicare alle eccezioni nuove e indicare la prova contraria.”.