Il reato di istigazione al suicidio è previsto dal nostro Codice Penale: spiegazione del reato, degli elementi costitutivi e delle aggravanti

 

Il reato di istigazione al suicidio: l’articolo 580 c.p.

Nel nostro Codice penale è prevista una sezione relativa ai reati contro la persona disciplinati nel Titolo XII del Libro II. I suddetti comprendono tutti quei fatti che ledono o che in qualche modo mettono in pericolo quelli che sono considerati i beni fondamentali dell’individuo tra i quali ad esempio l’onore, l’integrità, la libertà, la vita, ecc. Possiamo suddividere questo tipo di reati in quattro categorie a seconda del tipo di delitto commesso:

  • Delitti contro la vita e l’incolumità individuale;
  • Delitti contro la maternità;
  • Delitti contro l’onore;
  • Delitti contro la libertà individuale.

 

Come anticipato, la loro disciplina ha come obiettivo quello di tutelare i diritti fondamentali come l’incolumità personale, la libertà personale e sessuale, l’onore e la vita. Tra i delitti contro la persona, è rilevante l’istigazione o aiuto al suicidio. Il reato in questione è previsto dall’art. 580 c.p. il quale recita:

Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio”.

 

Con questa previsione, il legislatore intende punire tutti quei comportamenti che possono indurre una persona al suicidio.

 

L’elemento oggettivo e soggettivo

Ci sono due aspetti che risultano fondamentali: l’elemento oggettivo e quello soggettivo. Con attenzione al primo, si può dire che l’istigazione o aiuto al suicidio è un reato comune, in quanto tale può essere commesso da “chiunque”. Si tratta di un reato commesso con violenza morale contro la persona, dal momento che l’istigazione stessa rappresenta una forma subdola di coartazione della volontà. L’autore del reato viene perseguito per aver forzato l’intenzione della vittima, manifesta o latente, e suscitando o rafforzando il proposito suicida di questi.

In ragione della condotta in concreto applicabile, questa può essere di:

  • carattere psichico: quindi nel rafforzare in altri l’idea del suicidio;
  • carattere materiale: quindi nell’aiutare un soggetto a mettere in atto la propria idea suicida (es. aiutandolo a procurarsi il materiale scelto per compiere l’insano gesto).

 

Per quanto concerne, invece, il secondo si definisce elemento soggettivo in quanto risulta essere necessario  il dolo generico. In esso si riassume la coscienza e volontà di determinare o rafforzare l’altrui proposito suicida, ovvero di agevolarne la sua esecuzione.

 

La caratteristica dell’evento

Il concetto di evento è importantissimo nel reato di istigazione al suicidio. Esso deve consistere o nel compimento materiale del suicidio o, quantomeno, nel tentativo. Il reato può configurarsi anche con la partecipazione materiale al suicidio, che può concretizzarsi con il fornire il mezzo per realizzarlo (pensiamo ad un taglierino) o un luogo idoneo allo scopo (pensiamo all’indicazione di un luogo abbandonato).

Non potrà configurare, invece, istigazione al suicidio qualsiasi comportamento con non abbia avuto alcun seguito da un punto di vista materiale.  Ad esempio, il mero invito verbale a compiere suicidio, senza che questo sia seguito da una condotta che configuri il tentativo, non configura il reato di istigazione al suicidio.

Risulta essenziale la consapevole volontà volta all’autosoppressione, la quale richiede:

  • la consapevolezza dell’atto autosoppressivo (es. risponde di omicidio chi induce altri ad ingerire veleno facendogli credere che si tratti di medicinale);
  • la volontà libera da vizi determinati dall’agente: determinazione e rafforzamento, infatti, non devono consistere in una costrizione o in un inganno;
  • la capacità di autodeterminazione, che l’art. 580 co. 2 si preoccupa di assicurare sancendo l’applicabilità delle norme sull’omicidio se la persona è minore degli anni quattordici o è priva della capacità di intendere e di volere;
  • l’oggetto giuridicoè anche qui la vita, tutelata pure contro gli altrui atti istigatori o agevolatori della propria autosoppressione;
  • l’offesa consiste:
    1. nell’ipotesi di suicidio riuscito, nella distruzione della vita (reato di danno);
    2. nell’ipotesi di suicidio mancato, nella messa in pericolo della vita (reato di pericolo);
    3. la perfezionesi ha nel momento e nel luogo in cui si verifica il suicidio (morte) o la lesione grave o gravissima da suicidio mancato. Il tentativo di istigare o agevolare il suicidio non è punibile, dato che non è punibile neppure il più grave fatto dell’avvenuta istigazione o agevolazione seguita da suicidio mancato, ma senza lesione grave o gravissima.

 

Le circostanze aggravanti

Il secondo comma dell’articolo 580 c.p. prevede la circostanza aggravante per i casi in cui l’istigazione al suicidio viene commessa nei confronti di:

  • Una persona di minore età;
  • Una persona inferma di mente[1] o in stato di deficienza psichica;
  • Una persona in stato di abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti.

 

Nel caso in cui, infine, il soggetto istigato sia minore degli anni quattordici o incapace di intendere e di volere, non si applicano più le pene previste dall’art. 580 c.p. ma quelle previste per il caso di omicidio con pene perciò ben più gravi.

 

La denuncia per istigazione al suicidio

Il reato di istigazione o aiuto al suicidio è procedibile d’ufficio. Ciò significa che non sarà necessaria la querela di parte affinché venga dato avvio alle indagini, ma sarà sufficiente una segnalazione oppure una denuncia all’Autorità Giudiziaria.

 

Trattamento sanzionatorio

Il reato è punito di ufficio:

  • nelle ipotesi del suicidio avvenuto, con la reclusione da 5 a 12 anni;
  • nell’ipotesi del suicidio mancato, ma di lesione grave o gravissima, con la reclusione da 1 a 5 anni;
  • nell’ipotesi aggravata, con l’aumento di dette pene fino ad 1/3.

 

La differenza tra istigazione al suicidio e omicidio del consenziente

Il reato di istigazione al suicidio (art. 580 c.p.) non deve essere confuso con quello di omicidio del consenziente (art. 579 c.p.) poiché la configurazione dell’uno esclude di necessariamente l’altro. La differenza delineata dal legislatore si fonda sulla qualità della condotta posta in essere dal soggetto agente. Ed è semplice capire il perché. Nel reato di istigazione al suicidio, il soggetto attivo non partecipa all’esecuzione materiale, poiché è la vittima stessa a realizzarla. Nel caso, invece, dell’omicidio del consenziente, il soggetto passivo partecipa con il proprio consenso, ma l’esecuzione materiale è rimessa nelle mani dell’autore del reato. Perciò, le differenze principali fra i due reati sono relative alle condotte rispettivamente dei soggetti attivi e di quelli passivi:

In breve, In merito all’istigazione al suicidio:

  1. il soggetto attivo non partecipa all’esecuzione materiale;
  2. è il soggetto passivo che provoca materialmente la propria morte.

 

Nel caso di omicidio del consenziente:

  1. il soggetto attivo provoca la morte tramite un’esecuzione materiale;
  2. il soggetto passivo partecipa con il proprio consenso.

Informazioni

Codice penale.

[1] Per un approfondimento sull’infermità di mente: L’infermità di mente nell’ordinamento italiano – DirittoConsenso.