Funzioni, attività e sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, una delle Corti più attive a livello internazionale

 

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: inquadramento

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che si trova spessissimo abbreviata in CEDU o Corte EDU, è un tribunale internazionale. Il nome può trarre in inganno: è un tribunale internazionale ma non è parte dell’Unione Europea. Non va quindi confusa con la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che si trova invece abbreviata in CGUE.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sede a Strasburgo ed è stata fondata nel 1959. La Corte nasce come organo per la tutela dei diritti umani per gli Stati che hanno ratificato la Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali del 1950. Questa Convenzione è spesso indicata per comodità con il nome ‘Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo’ o CEDU (quindi la medesima sigla della Corte di cui ho detto sopra). In questo articolo anche io userò questo nome comune per indicare il trattato in questione. La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo è considerata uno strumento vivente: è stata modificata più volte e sono stati aggiunti diritti che non erano previsti nella forma originaria del 1950[1]. conta 16 Protocolli.

Alla base dell’adozione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo c’è il Consiglio d’Europa (che si può trovare nella sigla CdE, Council of Europe). Quest’organizzazione internazionale non fa parte dell’Unione Europea e non deve essere confusa con il Consiglio europeo e con il Consiglio dell’Unione Europea che invece sono delle istituzioni centrali dell’UE. Il Consiglio d’Europa è un organo che si può riassumere in questo modo: è custode dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto per 700 milioni di cittadini. Perché? Perché il Consiglio d’Europa interviene in tema di democrazia, Stato di diritto e diritti umani e le entità amministrative interne hanno ambiti diversi di lavoro[2].

Il Consiglio d’Europa ha cambiato numero di Stati membri da pochi anni: si è passati da 47 a 46 per l’esclusione della Federazione Russa a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Dei 46 Stati membri attuali, 27 sono Stati anche membri dell’Unione Europea[3].

 

Le attività della Corte e la sua struttura

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo decide ricorsi individuali o statali su questioni che riguardano violazioni di diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Qualsiasi individuo può adire la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: non solamente cittadini degli Stati membri del Consiglio d’Europa ma anche individui che si trovino sotto la loro giurisdizione. Il ricorso può essere presentato da parte di una persona fisica, un’organizzazione non governativa o un gruppo di privati che sostenga d’essere vittima di una violazione da parte di uno degli Stati membri contraenti dei diritti riconosciuti nella Convenzione o nei suoi protocolli.

La Corte non può essere adita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne: ciò significa che prima di poter presentare ricorso alla CEDU è necessario per il ricorrente aver potuto adire la giustizia interna.

I giudici sono 46, tanti quanti gli Stati membri della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Devono rispecchiare i principi di indipendenza, terzietà ed imparzialità.

La Corte ha una struttura interna particolare. Ci sono 5 Sezioni, unità amministrative, le Camere, che sono i collegi giudicanti all’interno di una determinata Sezione, e le Commissioni. La divisione in Sezioni mira a riflettere i diversi sistemi giuridici degli Stati membri. Ogni Sezione ha un Presidente, un Vicepresidente ed altri giudici. Ogni Camera ha il Presidente della Sezione a cui il caso è stato assegnato, il cosiddetto giudice nazionale, cioè il giudice scelto perché della nazionalità dello stesso Stato contro cui vi è il ricorso, e altri 5 giudici designati dal Presidente di Sezione a rotazione. La Grande Camera è composta dal Presidente, dai Vicepresidenti, dai Presidenti di Sezione e dal giudice nazionale insieme ad altri giudici selezionati per sorteggio.

La Corte giudica nelle seguenti composizioni:

  • 1 giudice nei casi considerati manifestamente irricevibili[4]
  • 3 giudici che formano un Comitato nei casi in cui c’è unanimità sulla ricevibilità e sul merito di casi già coperti da una giurisprudenza consolidata della Corte
  • 7 giudici che formano una Camera che si pronuncia a maggioranza
  • 17 giudici della Grande Camera. L’attività della Grande Camera avviene in momenti specifici. Ad esempio la Camera a cui il caso è stato assegnato può rinunciare alla giurisdizione a favore della Grande Camera quando vi è un problema di incoerenza con una precedente decisione della Corte oppure quando vi è un problema serio di interpretazione. È possibile inoltre nel caso in cui le parti del processo intendano chiedere il rinvio del caso alla Grande Camera ma questo deve avvenire entro tre mesi dalla pronuncia della sentenza della Camera. In più la Grande Camera può fornire pareri consultivi ai sensi del Protocollo n. 16[5], dell’articolo 47 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo[6] o dell’articolo 29 della Convenzione di Oviedo[7].

 

La Corte funziona necessariamente con il supporto del Registry, un organo composto da personale con funzioni amministrative e giuridiche e di traduzione.

 

Le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Dal primo caso della Corte del 1960 – il caso Lawless c. Irlanda – ad oggi è cambiata la storia dei diritti fondamentali. Anche qui le parole sono importantissime e nell’operato della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo vengono usati tanti termini: le sentenze della Corte non devono essere confuse con le decisioni – che riguardano la ricevibilità di un ricorso – e con le doglianze – termine con cui si indicano solamente le ragioni per cui è presentato un ricorso e che la Corte esamina per capire se sussistono le condizioni per ricevere un ricorso.

Il primo elemento che bisogna conoscere è che le sentenze della Corte sono vincolanti. In caso di violazione, lo Stato convenuto è tenuto a rispettare la decisione della Corte e a adottare le misure necessarie per evitare che tale violazione possa ripetersi in futuro. Lo Stato condannato deve inoltre porre rimedio al danno causato alla vittima e la Corte può esigere dallo Stato il pagamento di una somma di denaro al ricorrente. Possono anche essere necessarie altre misure specifiche (pensiamo al caso di un soggetto che deve essere scarcerato, al ripristino di una situazione precedente all’esproprio statale o alla reintegrazione nel posto di lavoro).

Si potrebbero riportare migliaia di casi rilevanti, in questo articolo mi pare il caso di riportare qualche caso recente che riguarda l’Italia.

 

Alcuni casi recenti che hanno riguardato l’Italia

Tra i casi recenti degli ultimi sei mesi che hanno riguardato l’Italia ne possiamo ricordare tre.

Nel caso C. contro Italia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per violazione nei confronti di una bambina del diritto al riconoscimento del rapporto di filiazione con il padre biologico. L’Italia è stata condannata perché colpevole di aver violato il diritto alla vita famigliare e privata della bambina, l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Il caso riguardava il rifiuto delle autorità italiane di riconoscere il rapporto giuridico genitore-figlio stabilito da un certificato di nascita ucraino tra la ricorrente, una bambina nata attraverso un accordo di maternità surrogata gestazionale all’estero, e il suo padre biologico e la madre designata. Nel ricorso si specifica che il rifiuto delle autorità nazionali di riconoscere il padre biologico e la madre intenzionale come suoi genitori, da un lato, e il fatto che non avesse la cittadinanza, dall’altro, la ponevano in uno stato di grande incertezza giuridica.

Un altro caso interessante è M.A. c. Italia. In questo caso, la Corte ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 3. Il caso riguardava la sistemazione della ricorrente che, all’epoca dei fatti era minorenne non accompagnata, sosteneva di essere stata vittima di abusi sessuali nel centro di accoglienza per adulti a Como per quasi otto mesi e la mancata applicazione delle garanzie procedurali previste per i migranti minorenni. In più l’Italia ha risarcito la ricorrente per un totale di diecimila euro per i danni non pecuniari e per i costi e le spese legali.

Infine, il caso Tarricone c. Italia. In questo caso, la Corte non ha condannato l’Italia. Il ricorso è stato proposto da un detenuto che ha lamentato una violazione dell’articolo 3 per la continuazione della detenzione del ricorrente nonostante i suoi disturbi psichiatrici e l’asserita mancanza di cure durante la detenzione. Il ricorrente infatti soffriva di disturbi psichiatrici ed al momento della presentazione del ricorso era detenuto nel carcere di Campobasso. Nella sentenza che ha rigettato il ricorso, la Corte ha riportato come se è vero che la tortura e le pene inumani e degradanti siano uno dei valori fondamentali dello Stato di diritto e che la giurisprudenza della stessa Corte sul tema è proficua sul caso specifico non vi erano elementi che determinassero che lo stato di salute del ricorrente fosse peggiorato nel tempo per lo stato di detenzione e che avesse preso nota invece del lungo percorso riabilitativo intrapreso dal ricorrente dove erano stati registrati dei miglioramenti. La Corte ha dichiarato, con quattro voti contro tre, che non vi è stata alcuna violazione dell’articolo 3 della Convenzione.

Informazioni

Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

HUDOC – European Court of Human Rights (coe.int)

[1] La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo conta 16 Protocolli. Alcuni di questi però sono andati a modificare il testo originario della Convenzione e non sono perciò testi separati.

[2] Si va dall’efficacia del sistema della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dal Codice europeo di sicurezza sociale alla politica dell’educazione e alla Convenzione di Berna relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, dalla politica dell’istruzione e dalla piattaforma per la protezione dei giornalisti al Moneyval sul riciclaggio di capitali e al CCPE, il consiglio consultivo dei procuratori europei.

[3] Per una visione d’insieme sull’Unione Europea considerata da sempre organizzazione internazionale dalla spiccata originalità evolutiva rinvio al seguente articolo pubblicato su DirittoConsenso: L’UE: un’organizzazione peculiare – DirittoConsenso.

[4] La figura del giudice unico ha un fondamento preciso: quello di snellire l’attività per i ricorsi individuali.

[5] Il noto Protocollo n. 16 del 2013 è la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

[6]1. La Corte può, su richiesta del Comitato dei Ministri, fornire pareri consultivi su questioni giuridiche relative all’interpretazione della Convenzione e dei suoi Protocolli.

2.Tali pareri non devono riguardare questioni inerenti al contenuto o alla portata dei diritti e libertà definiti nel Titolo I della Convenzione e nei Protocolli, né su altre questioni su cui la Corte o il Comitato dei Ministri potrebbero doversi pronunciare in seguito alla presentazione di un ricorso previsto dalla Convenzione.

3. La decisione del Comitato dei Ministri di chiedere un parere alla Corte è adottata con un voto della maggioranza dei rappresentanti che hanno il diritto di avere un seggio in seno al Comitato.”.

[7] La Convenzione di Oviedo è un importante trattato internazionale in tema di diritti umani e di biomedicina.