Diritto

Come si tutela il patrimonio culturale subacqueo? Spiegazione generale dell’argomento con attenzione al diritto internazionale e alla normativa italiana

 

Introduzione: cosa si intende per patrimonio culturale subacqueo?

Cos’è il patrimonio culturale subacqueo? La risposta a questa domanda richiede alcune precisazioni e qualche esempio. Partiamo dalla definizione.

La definizione di patrimonio culturale subacqueo è presente all’articolo 1 della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo del 2001. Questa disposizione precisa che per patrimonio culturale subacqueo si debbano intendere tutte le tracce dell’esistenza umana di carattere culturale, storico o archeologico che sono state parzialmente o totalmente sommerse, periodicamente o ininterrottamente, per almeno cento anni. La stessa Convenzione offre degli esempi: siti, strutture, edifici manufatti e resti umani, insieme al loro contesto archeologico e naturale; navi, aeromobili, altri veicoli o parte ad essi, il loro carico o altri contenuti, insieme al loro contesto archeologico e naturale; oggetti di carattere preistorico. Una lista non esaustiva ma che aiuta a capire quanto possa essere variegato il patrimonio culturale subacqueo.

Passiamo ora a qualche esempio per dare l’idea di cosa sia il patrimonio culturale subacqueo.

In Italia tra i siti più noti c’è il relitto di San Pietro in Bevagna: si tratta di un carico di una nave che trasportava sarcofagi in marmo ed era verosimilmente un carico destinato al mercato di Roma. Secondo gli studi della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo con sede a Taranto, è un relitto avvenuto nel III secolo dopo Cristo. Purtroppo non ci sono resti della nave che trasportava questi sarcofagi. All’estero è interessante conoscere la storia del relitto della nave Avondster. Si tratta di una nave originariamente inglese ma catturata dagli olandesi e che naufragò il 2 luglio del 1659 presso la città di Galle/Tamil nello Sri Lanka. La nave fu scoperta nel 1993, il luogo monitorato per anni da una squadra di archeologi dello Sri Lanka e dal 2001 alla fine del 2004 sono state scavate e conservate importanti sezioni della nave. Poi una catastrofe colpì, tra i tanti Stati, lo Sri Lanka: il terremoto ed il susseguente maremoto nell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004. Il relitto della Avondster fu parzialmente ricoperto da un nuovo strato di sabbia protettivo e così fu risparmiato dalla distruzione dello tsunami[1]. La città di Galle però subì notevoli danni. Incredibilmente, la maggior parte del patrimonio culturale – subacqueo e non – sopravvisse, incluso il relitto della nave Avondster[2].

Il patrimonio culturale subacqueo come concetto rappresenta un insieme del più ampio concetto di patrimonio culturale.

Ultima precisazione prima di chiudere l’introduzione. In inglese questo concetto è espresso con l’espressione underwater cultural heritage. Notate bene: è impreciso usare maritime perché con questo aggettivo si circoscrive il patrimonio culturale dei mari e degli oceani mentre underwater amplia la protezione anche al patrimonio culturale di altre acque come quello presente nei corsi di fiumi o laghi.

 

Alcuni principi da conoscere quando si parla di patrimonio culturale subacqueo

Dato l’argomento, è opportuno riassumere brevemente alcuni principi che hanno a che fare con il patrimonio culturale subacqueo. Quelli che seguono sono menzionati nei trattati internazionali che disciplinano questa materia:

  • Il patrimonio culturale deve essere protetto dalla distruzione mirata e intenzionale, dal traffico illecito, dalla rimozione illegale, da danni o cataclismi ambientali, dalla discriminazione.
  • Il patrimonio culturale è sì tutelato – seppur in forme diverse – dai trattati internazionali ma sono gli Stati ad essere i primi e più diretti soggetti – insieme alle comunità – a dover intervenire.
  • Il patrimonio culturale – materiale o immateriale che sia – è legato a comunità, ambiente e territori per evidenti ragioni storiche, economiche, culturali e sociali.
  • Lo studio e la cooperazione scientifica sono fondamentali per comprendere il patrimonio culturale, tanto quello cronologicamente antico quanto quello vivo e contemporaneo.

 

I trattati internazionali sul tema

La tutela del patrimonio culturale subacqueo è prevista in due trattati internazionali:

  • La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, che conta 169 Stati parte
  • La Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo del 2001[3], che conta invece 72 Stati parte.

 

La Convenzione sul diritto del mare del 1982 è il trattato internazionale che disciplina l’uso del mare e degli oceani, definendo anche diritti e responsabilità per gli Stati. La Convenzione, nota con l’acronimo inglese UNCLOS, prevede all’articolo 149 che tutti gli oggetti di natura archeologica o naturale trovati nei fondali marini e oceanici (ed il loro sottosuolo) che sono oltre i limiti della giurisdizione degli Stati devono essere preservati o messi a disposizione per l’umanità e con particolare riferimento ai diritti preferenziali dello Stato o del Paese di origine, o dello Stato di origine culturale, o dello Stato di origine storica e archeologica.

L’articolo 303 invece crea qualche problema interpretativo. Il primo paragrafo indica che gli Stati hanno il dovere di proteggere gli oggetti di natura archeologica e storica trovati e che devono cooperare a tal fine, e fin qui va tutto bene. Il secondo paragrafo riguarda i beni culturali archeologici e storici che si trovano nella zona contigua[4]: questo stabilisce alcuni diritti allo Stato costiero, diritti che però sono poco chiari. Il terzo paragrafo poi sembra spazzare via il concetto di tutela per dare spazio al c.d. ‘law of salvage and other rules of admiralty’, un principio noto in particolare negli Stati che mantengono un modello di common law e che può essere tradotto in questo modo: una persona che scopre un relitto in acque navigabili che è stato a lungo perduto e abbandonato e che riduce la proprietà ad un possesso effettivo diventa proprietario della cosa[5]. Il quarto paragrafo stabilisce che altri strumenti internazionali sono ben accetti per la protezione di beni archeologici[6].

La Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo del 2001 è specifica sul tema di questo articolo. Questa Convenzione è stata adottata il 2 novembre 2001 durante la trentunesima Conferenza Generale dell’UNESCO. Questo trattato, oltre a definire il patrimonio culturale subacqueo come ho riportato all’inizio dell’articolo, include delle disposizioni in parte contrastanti a quelle della Convenzione UNCLOS del 1982. L’articolo 4 è un compromesso raggiunto dagli Stati in tema di ‘law of salvage and finds[7].

Gli Stati parte della Convenzione preservano il patrimonio a beneficio dell’umanità ed in conformità con le disposizioni del trattato di cui sono parte. Viene poi indicato che la conservazione in situ del patrimonio culturale subacqueo deve essere considerata come la prima opzione per qualsiasi attività diretta a tale patrimonio. Questo ovviamente si spiega se pensiamo che rimuovere relitti o resti di navi e vascelli potrebbe risultare oltre che costoso anche difficile da eseguire rischiando di compromettere l’ambiente e/o danneggiando il patrimonio coinvolto.

L’articolo 2 paragrafo 7 stabilisce che il patrimonio culturale subacqueo non deve essere sfruttato per fini commerciali[8].

 

La normativa italiana sul patrimonio culturale subacqueo

La normativa italiana in tema di patrimonio culturale subacqueo è variegata[9]:

  • Il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112 che, tra i tanti articoli, prevede all’articolo 148 le definizioni di beni culturali, beni ambientali, tutela, gestione, valorizzazione, attività culturali e promozione
  • Il decreto legislativo 20 ottobre 1998 n. 368 che ha istituito il Ministero per i beni culturali[10]
  • Il decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, cioè il noto Codice dei beni culturali e del paesaggio contenente moltissime disposizioni in materia di patrimonio culturale
  • La legge 8 febbraio 2006 n. 61 che istituisce zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale
  • La legge 20 febbraio 2006 n. 77 contenente misure speciali di tutela e fruizione dei siti e degli elementi di interesse culturale, paesaggistico e ambientale inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale posti sotto la tutela dell’UNESCO
  • Il decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 in materia ambientale tra le cui disposizioni bisogna menzionare sia i principi dell’azione ambientale (articolo 3 ter) e dello sviluppo sostenibile (3 quater) sia disposizioni come per esempio l’oggetto della valutazione ambientale strategica o la redazione del rapporto ambientale
  • Il decreto ministeriale 9 aprile 2016 n. 198 contenente disposizioni in materia di aree e parchi archeologici, istituti e luoghi della cultura di rilevante interesse nazionale
  • Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2 dicembre 2019 n. 169 che, oltre a riorganizzare il Ministero per i beni culturali, istituisce all’articolo 33 “Uffici dotati di autonomia speciale” e più in dettaglio all’articolo 37 la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo con sede a Taranto[11]
  • La legge 9 marzo 2022 n. 22 sui reati contro il patrimonio culturale[12].

 

Com’è facile notare, quando si parla di patrimonio culturale subacqueo il binomio ambiente e cultura è assicurato. Pertanto, si prevede che in particolare per il patrimonio culturale subacqueo ci sia un’attenzione maggiore al contesto in cui un sito, un relitto, uno scavo archeologico o un altro bene si trovi.

Informazioni

Dromgoole, S. (2013) Underwater cultural heritage and international law. Cambridge: Cambridge University Press (Cambridge Studies in International and Comparative Law, v. 101).

Scovazzi, T. (2002) Convention on the Protection of Underwater Cultural Heritage. Environmental Policy and Law, 32(3-4), 152-157.

Garabello, R. (2004) La convenzione UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. Milano: Giuffrè (Pubblicazioni della Facoltà di giurisprudenza dell’Università degli studi di Milano Bicocca, 19).

Jarvis, C., Ermida, M. P., & Varmer, O. (2023). Threats to Underwater Cultural Heritage from Existing and Future Human Activities. Blue Papers2(1), 76–83.

Legge 23 ottobre 2009, n. 157. Ratifica ed esecuzione della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo, con Allegato, adottata a Parigi il 2 novembre 2001, e norme di adeguamento dell’ordinamento interno.

[1] L’acqua è estremamente efficace nel preservare i resti dei relitti che provoca. Non è un caso quindi che si possano visitare musei subacquei e visitare anche i relitti (specie se con le innovazioni tecnologiche è possibile studiare i materiali e sapere come conservarli).

[2] La città vecchia di Galle e le sue fortificazioni sono un sito culturale del patrimonio dell’umanità iscritto nella Lista dell’UNESCO. Per ulteriori informazioni: Old Town of Galle and its Fortifications – UNESCO World Heritage Centre.

[3] Per un approfondimento su questa Convenzione rinvio a quest’altro articolo che ho scritto per DirittoConsenso: La Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo – DirittoConsenso.

[4] Nota anche come fascia contigua, è quella zona individuata dalla Convenzione UNCLOS all’articolo 33 di 24 miglia dalla costa di uno Stato.

[5] E poi la questione può diventare più complessa: la law of salvage si concentra sui relitti con valore monetario, identificando la proprietà originaria e assicurando il risarcimento del salvatore/scopritore. La law of finds, assegnando al primo ritrovatore il ruolo di nuovo proprietario – invece regola generalmente i relitti con un valore più storico che monetario. Per approfondimenti: Wreckonomics: “Finders Keepers” in Maritime Law – JSTOR Daily.

[6] Testo dell’articolo 303: “1. Gli Stati hanno il dovere di proteggere gli oggetti di natura archeologica e storica rinvenuti in mare e devono cooperare a tal fine. 2. Al fine di controllare il traffico di tali oggetti, lo Stato costiero può, nell’applicare l’articolo 33, presumere che la loro rimozione dal fondale marino nella zona di cui a tale articolo, senza la sua approvazione, comporti una violazione nel suo territorio o nel suo mare territoriale delle leggi e dei regolamenti di cui a tale articolo. 3. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica i diritti di proprietari identificabili, il diritto di salvataggio o altre norme di ammiragliato, o le leggi e le pratiche relative agli scambi culturali. 4. Il presente articolo non pregiudica altri accordi internazionali internazionali e le norme di diritto internazionale relative alla protezione degli oggetti di natura archeologici e storici.”.

[7] Testo dell’articolo 4: “Ogni attività relativa al patrimonio culturale subacqueo a cui si applica la presente Convenzione non è soggetta alla legge sul salvataggio o alla legge sui ritrovamenti, a meno che:

(a) sia autorizzata dalle autorità competenti, e

(b) sia pienamente conforme alla presente Convenzione, e

(c) garantisca che qualsiasi recupero del patrimonio culturale subacqueo raggiunga la sua massima protezione.”.

[8] A questa disposizione si deve collegare la Regola numero 2 dell’Allegato della Convenzione che stabilisce che: “Lo sfruttamento commerciale del patrimonio culturale subacqueo a fini commerciali o speculativi o la sua dispersione irrimediabile sono fondamentalmente incompatibili con la protezione e la corretta gestione del patrimonio culturale subacqueo. I beni culturali subacquei non possono essere scambiati, venduti, acquistati o barattati come beni commerciali.

La presente norma non può essere interpretata nel senso di impedire:

(a) la fornitura di servizi archeologici professionali o di servizi necessari ad essi accessori la cui natura e il cui scopo siano pienamente conformi alla presente Convenzione e siano soggetti all’autorizzazione delle autorità competenti;

(b) la deposizione di beni culturali subacquei recuperati nel corso di un progetto di ricerca in conformità con la presente Convenzione, a condizione che tale deposizione non pregiudichi l’interesse scientifico o culturale o l’integrità del materiale recuperato o ne comporti la dispersione irrimediabile; sia conforme alle disposizioni delle Regole 33 e 34 e sia soggetta all’autorizzazione delle autorità competenti.”.

[9] Mi concentro sulla normativa puramente interna. Mi è sembrato superfluo riportare le leggi di ratifica ed esecuzione dei trattati internazionali e dei trattati bilaterali che l’Italia ha firmato con diversi Stati.

[10] Ministero che ha avuto negli anni numerosi interventi di riordino e organizzazione sia negli uffici centrali che in quelli periferici.

[11] Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo – SOPRINTENDENZA NAZIONALE PER IL PATRIMONIO CULTURALE SUBACQUEO (patrimoniosubacqueo.it).

[12] Per un approfondimento sul contenuto di questa legge: I reati contro il patrimonio culturale: la Legge 9 marzo 2022 n. 22 – DirittoConsenso.