La Corte Penale Internazionale è un importante tribunale internazionale. Approfondiamo il funzionamento interno, gli scopi e come avviene un processo contro un individuo

 

Origine dello Statuto della Corte Penale Internazionale

Istituita a Roma nel 1998 e operativa all’Aia dal 2002, la Corte Penale Internazionale (International Criminal Court, indicata con la sigla ICC ed in italiano CPI) è un tribunale internazionale permanente. Il suo scopo è di perseguire individui – siano essi esponenti di un governo o privati cittadini – responsabili di gravi crimini di rilevanza internazionale. Questi crimini, indicati nello Statuto della Corte, includono genocidio, crimini contro l’umanità, di aggressione e crimini di guerra.

Il progetto di un Tribunale simile era stato ideato originariamente in seno alla Società delle Nazioni: infatti, nel Trattato di pace di Versailles del 1919, era stato inserito un articolo che prescriveva di giudicare Guglielmo II, ex imperatore di Germania, di fronte ad un Tribunale internazionale, per “offesa suprema contro la morale internazionale e l’autorità sacra dei Trattati”.

Dopo la creazione dei tribunali internazionali, a Norimberga e a Tokyo, e la nascita delle Nazioni Unite, riprese vigore l’iniziativa di creare una giurisdizione penale internazionale, individuando anche i crimini che quest’organo sarebbe stato chiamato a giudicare. Pertanto, la Commissione del diritto internazionale (International Law Commission)[1] venne incaricata di preparare un primo progetto di statuto. Inoltre, nel 1948, in riferimento alla Convenzione per la prevenzione e la punizione dei crimini di genocidio, su impulso dell’Assemblea Generale dell’ONU, all’ art. 6 della risoluzione n. 260, era stata prevista la possibilità per gli Stati di deferire i giudizi sui crimini di genocidio ad un Tribunale internazionale appositamente costituito.

Gli avvenimenti della guerra fredda, combinati assieme a una serie di difficoltà di merito – ad esempio l’individuazione di una definizione comune di crimine di aggressione – comportarono una lunga sospensione dei lavori preparatori.

Su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, negli anni Ottanta, in un contesto internazionale nuovo, riprese l’attività di riflessione e di elaborazione e dopo l’esperienza dei due tribunali speciali degli anni Novanta per il Rwanda e l’ex Jugoslavia, finalmente nel 1998, si arrivò alla firma dello Statuto di Roma.

 

Composizione, giurisdizione e competenza della Corte Penale Internazionale

Ad oggi la Corte Penale Internazionale conta 123 Stati membri.Non sono ancora firmatari dello Statuto di Roma alcune delle superpotenze che siedono anche nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU come ad esempio, Russia, Stati Uniti e Cina. Inoltre, seppur è evidente il coinvolgimento diretto delle Nazioni Unite nella creazione della Corte, il preambolo e l’art. 2 dello Statuto ne sottoscrivono l’indipendenza: essa è prima di tutto indipendente e contemporaneamente collegata con il sistema delle Nazioni Unite.

Essere membro della CPI implica l’accettazione della sua giurisdizione: questa si declina in maniera peculiare rispetto ad un classico tribunale di giustizia.

L’Articolo 17 dello Statuto afferma il cosiddetto principio di complementarità. La Corte infatti non è competente a giudicare un caso se:

  1. sullo stesso caso sono in corso indagini o procedimenti penali condotti da uno Stato che ha su di esso giurisdizione, a meno che tale Stato non abbia la volontà o sia nell’incapacità di svolgere veramente le indagini o l’azione penale;
  2. il caso è stato oggetto di indagini condotte da parte di uno Stato che ha su di esso giurisdizione e tale Stato ha deciso di non procedere nei confronti della persona interessata, a meno che la decisione non costituisca il risultato del rifiuto o dell’incapacità dello Stato di procedere veramente;
  3. la persona interessata è già stata giudicata per la condotta oggetto della denuncia e non può essere giudicata dalla Corte;
  4. il caso non è sufficientemente grave da giustificare un’ulteriore azione da parte della Corte.

 

Dunque, la Corte non è autorizzata ad agire in nessuno di questi casi, a meno che non si manifesti incapacità o difetto di volontà dei tribunali nazionali.

Per difetto di volontà si fa riferimento a ipotesi di ritardo ingiustificato nell’instaurazione del processo oppure mancanza di imparzialità o indipendenza del sistema giudiziario nazionale.

Per inabilità, invece, si fa riferimento ai casi in cui lo Stato non sia in grado di formulare un’accusa o raccogliere le prove necessarie; collasso del sistema giudiziario nazionale a causa di eventi specifici come rivolte o guerre civili.

La giurisdizione della Corte Penale Internazionale presenta alcune caratteristiche peculiari, che la differenziano da qualsiasi altro palazzo di giustizia. Essa, infatti, non può agire universalmente, ma è soggetta ad alcuni limiti, di varie tipologie:

  1. Rationae materiae: l’ambito di competenza della Corte è circoscritto ai crimini individuati all’articolo 5 dello Statuto;
  2. Rationae temporis: la Corte è competente a giudicare su fatti commessi dopo l’entrata in vigore dello Statuto. Per tutti gli Stati membri originari, dunque, la data significativa è il 2002; tuttavia, per gli Stati che hanno ratificato lo Statuto successivamente, esso è divenuto vincolante dal primo giorno del mese dopo il deposito della ratifica del trattato.
  3. Rationae loci: i fatti devono essere avvenuti entro i confini territoriali di uno degli Stati membri.
  4. Rationae personae o principio della personalità attiva: l’accusato deve essere un cittadino di uno Stato membro.

 

Tali principi sono sempre vincolanti, eccezion fatta per il caso in cui sia il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a richiedere l’intervento della Corte.

La competenza della CPI è relativa ai crimini più gravi di rilievo per l’intera comunità internazionale, ed in particolare:

  • genocidio
  • crimini contro l’umanità
  • crimini di guerra
  • crimini di aggressione.

 

La CPI è composta dai seguenti organi: la Presidenza, la Sezione d’appello, la Sezione di prima istanza, la Sezione preliminare, l’Ufficio del Procuratore e la Cancelleria.

L’Assemblea degli Stati parti, composta da un rappresentante per ciascuno Stato, ha funzioni relative all’amministrazione alla gestione degli aspetti finanziari. Essa ha inoltre il potere di eleggere i giudici: 18 individui scelti in base alle candidature presentati dagli Stati e dotati di alte qualità morali, di imparzialità ed integrità. Una volta eletti, i giudici rimangono in carica per nove anni e non sono rieleggibili.

Il Presidente, i Vicepresidenti e il Cancellieri sono eletti dalla Corte stessa, mentre spetta sempre all’Assemblea degli Stati parti nominare il Procuratore generale e dei Procuratori aggiunti.

Il Procuratore esercita l’azione penale in piena autonomia, operando secondo i principi di indipendenza e imparzialità. Come i giudici, anche il Procuratore rimane in carica per nove anni senza la possibilità di essere rieletto.

La Cancelleria si occupa degli aspetti non giudiziari dell’amministrazione della giustizia e dei servizi della Corte, in particolare nelle aree della difesa, vittime e testimoni, outreach e detenzione.

La Corte, inoltre, include anche un certo numero di uffici semi-autonomi quali l’Office of Public Counsel for Victims e l’Office of Public Counsel for Defence. Questi uffici, di cui si occupa la Cancelleria per tutte le questioni amministrative, operano per ogni altro aspetto in maniera del tutto indipendente. L’Assemblea degli Stati parte ha, infine, istituito un fondo a favore delle vittime dei crimini e delle loro famiglie.

 

Come si svolge un processo davanti alla Corte?

Lo svolgimento di un processo di fronte i giudici della CPI si suddivide in diverse fasi.

  1. Esame preliminare

In primo luogo, l’Ufficio del Procuratore deve determinare se vi siano prove sufficienti di crimini di gravità tale da rientrare nella giurisdizione della CPI, se siano in corso procedimenti nazionali autentici, e se l’apertura di un’indagine sia nell’interesse della giustizia internazionale e delle vittime.

Se tali condizioni non sono soddisfatte o se la giurisdizione della Corte non può essere azionata, l’Ufficio del Procuratore non può investigare.

Al contrario, se le prove raccolte sono sufficienti e idonee ad identificare un sospettato e la giurisdizione della Corte può essere attivata, l’Ufficio del Procuratore può richiedere che i giudici emanino:

  1. Un mandato di arresto internazionale, per la cui applicazione è necessaria la collaborazione degli Stati membri;
  2. L’ordine di presentarsi di fronte i giudici, che se violato, è seguito dal mandato di arresto.
  1. Pre-Trial stage

In questa seconda fase, un collegio di tre giudici confermano l’identità del sospettato e si assicurino che lo stesso comprenda la qualifica dell’accusa mossagli.

In udienza, dopo le dichiarazioni iniziali del Procuratore, della Difesa e dei rappresentanti legali delle vittime, il collegio giudicante, entro 60 giorni, comunica che il processo può continuare, se sono state raccolte un numero sufficiente di prove ammissibili.

Se il sospettato non viene arrestato o non si presenta, si possono presentare atti legali, ma le udienze non possono iniziare.

  1. Trial stage

Il Procuratore deve provare la colpa dell’accusato oltre ogni ragionevole dubbio davanti ad un collegio giudicante di tre giudici, i quali devono prendere in esame tutte le prove presentate e poi elaborare un verdetto. Se il verdetto indica la colpevolezza dell’accusato, allora la Corte emette sentenza. La Corte può condannare l’imputato fino a 30 anni di reclusione ed in casi particolare, può decidere anche per l’ergastolo. Inoltre, i giudici possono ordinare mezzi di risarcimento per le vittime.

Tutte le sentenze sono soggette a riesame nel secondo grado di giudizio, che può essere richiesto sia dalla Difesa che dal Procuratore.

Tuttavia, se le prove indicano uno scarso convincimento dei giudici, il caso viene chiuso e l’accusato viene rilasciato in libertà. Anche le sentenze di assoluzione possono essere impugnate sia dalla Difesa che dalla Procura

  1. Secondo grado di giudizio

Oltre la sentenza e il verdetto, le vittime e la persona condannata possono impugnare un ordine di riparazione.

I ricorsi sono decisi da cinque giudici della Camera d’appello, che non sono mai gli stessi giudici che hanno emesso il verdetto originale. La Camera d’appello decide se confermare la decisione impugnata, modificarla o annullarla. Si tratta quindi del giudizio definitivo, a meno che la Camera d’appello non ordini un nuovo processo davanti alla Camera di primo grado

 

Conclusioni

La Corte Penale Internazionale è un tribunale internazionale permanente ma con giurisdizione limitata. Essa opera per mantenere la giustizia nella comunità internazionale quando vengano commessi crimini specifici, per i quali è competente, secondo lo Statuto di Roma. Possiede, dunque, un ruolo centrale nell’assetto degli equilibri delle relazioni tra Stati: basti pensare all’emissione del mandato di arresto nei confronti del Presidente russo Putin a causa della guerra mossa contro l’Ucraina oppure al noto caso Al Mahdi che ha riguardato per la prima volta nella storia della Corte Penale Internazionale una pronuncia in tema di distruzione intenzionale del patrimonio culturale[2]. Tuttavia, ancora oggi, la Corte conta solo 123 membri, tra cui non si annoverano Paesi come gli Stati Uniti e dunque, il suo raggio d’azione rimane ancora parziale.

Informazioni

Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, 1998.

Schabas W., An Introduction to the International Criminal Court, Cambridge University Press, 2020.

[1] La Commissione del diritto internazionale è un importante organo sussidiario permanente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il cui compito principale è promuovere lo sviluppo del diritto internazionale attraverso anche la codificazione della materia. Per un approfondimento sulla codificazione del diritto internazionale rinvio al seguente articolo pubblicato su DirittoConsenso: La codificazione nel diritto internazionale – DirittoConsenso.

[2] Per un’attenta ricostruzione dei fatti del caso Al Mahdi e delle conseguenze di questa pronuncia: Distruzione del patrimonio culturale nel diritto internazionale: il caso Al Mahdi – DirittoConsenso.