Cos’è il testamento? Analisi dell’istituto e degli elementi essenziali per capire un importante negozio giuridico

 

Cos’è il testamento?

Il testamento è l’atto giuridico attraverso il quale un soggetto, chiamato testatore, dispone della propria volontà circa i propri beni (indicati come “sostanze” dall’art. 587 c.c.).

È un atto revocabile espressamente (art. 680 c.c.) o tacitamente (art. 682 c.c.). In mancanza di un testamento, i beneficiari della successione e la quota di eredità ad essi spettanti sono stabiliti direttamente dalla legge. Si tratta della cosiddetta “successione legittima” disciplinata dall’art. 565 c.c. La legge prevede tre forme per il testamento: olografo, segreto e pubblico. La stessa dispone che il notaio, il quale ha redatto il testamento pubblico ovvero che pubblica i testamenti olografo[1] e segreto, deve comunicare ai successori di cui conosca domicilio o residenza l’esistenza del testamento (cfr. art. 623 c.c.).

Quest’ultimo, essendo un atto spontaneo, si può sempre revocare, senza eccezione[2].

Il testamento è un atto unilaterale, quindi è necessaria e sufficiente la volontà del testatore che non può essere mediata dall’azione di altri soggetti. Inoltre, è un negozio giuridico non recettizio, quindi non è necessario che qualcuno ne sia messo a conoscenza perché esso possa produrre i suoi effetti. Come ultimo, esso è un atto formale: per essere valido, un testamento deve essere redatto secondo determinate forme previste dalla legge.

 

Le tipologie di testamento

Il testamento può essere sostanzialmente di tre tipologie: olografo, pubblico e segreto.

  • Il testamento olografo è l’atto scritto direttamente dalla mano del testatore, senza l’utilizzo di mezzi meccanici, attraverso il quale dispone delle proprie volontà. Si può considerare il più semplice fra le tre forme. I requisiti richiesti sono relativi a: autografia, ossia è necessario sia scritto per intero pugno dal testatore, la data riportata deve contenere l’indicazione del giorno, mese ed anno o indicazione equivalente (es. Natale 2024) e la sottoscrizione, quest’ultima deve essere posta alla fine delle disposizioni, ed è necessario designi con certezza il soggetto. Non tutti i requisiti sono richiesti a pena di nullità. Secondo quanto dispone l’art. 606 c.c. infatti, il testamento olografo risulta nullo solo quando non vi è autografia oppure la sottoscrizione. La carenza di data, invece, lo rende annullabile. Optare per questa forma testamentaria porta il vantaggio che solo il testatore è a conoscenza dell’esistenza del testamento. Per contro, l’atto è esposto al rischio di distruzione, smarrimento e contestazione da parte degli eredi legittimi.
  • Il testamento pubblico è l’atto redatto da un notaio che viene incaricato dal testatore attraverso la dichiarazione delle sue volontà e che sottoscrive il documento unitamente all’interessato ed alla presenza di due testimoni che devono necessariamente essere presenti all’atto. Quest’ultimo, perciò, è redatto per atto pubblico e ha quindi l’efficacia tipica di questi atti ossia costituisce piena prova di quanto è stato espresso dinnanzi al notaio. I requisiti previsti sono: dichiarazione del testatore alla presenza del notaio e di due testimoni, lettura dello stesso al testatore in copresenza dei due testimoni, indicazione della data, luogo ed ora della sottoscrizione, sottoscrizione stessa del testatore, del notaio e dei testimoni. Anche in questo caso, non tutti i requisiti formali sono richiesti a pena di nullità. Il testamento pubblico è nullo quando manca la redazione in forma scritta da parte del notaio delle dichiarazioni del testatore, oltre alla sottoscrizione dello stesso notaio e del testatore. Negli altri casi, vi sarà annullabilità assoluta dell’atto. L’azione si prescrive nell’ordinario termine di cinque anni da calcolarsi dalla data di esecuzione delle disposizioni testamentarie. Il vantaggio di tale forma testamentaria è costituito dal fatto che, diversamente dall’olografo, non può essere contestato attraverso il disconoscimento della sottoscrizione del testatore, autenticata dal notaio pubblico ufficiale, bensì impugnato unicamente con il mezzo della querela di falso. Il notaio che redige l’atto ne conserva sempre copia ovviando in questo modo così ai rischi di smarrimento e distruzione.
  • Il testamento segreto è l’atto sottoscritto dal testatore. In questo caso è possibile anche l’utilizzo di mezzi meccanici; è consegnato ad un notaio dopo essere stato riposto in una busta sigillata. Il notaio redige un verbale di ricevimento, atto di ricevimento apposto sulla scheda, il quale ha natura di atto pubblico mentre la scheda testamentaria è sigillata in una busta e ha natura di scrittura privata. Sull’atto di ricevimento è trascritta la data nel quale avviene e quest’ultima prevale su quella eventualmente apposta nella scheda testamentaria. In questo caso, se il testatore decidesse di ritirare il testamento dal notaio, può farlo in qualsiasi momento ed in tal caso il notaio redige un verbale di restituzione (art. 608 c.c.). Questo avrà validità equivalente al testamento olografo, qualora ne avesse le caratteristiche (art. 685 c.c.). Anche in questo caso, non tutti i requisiti sono richiesti a pena di nullità. Secondo quanto stabilito dall’art. 606 c.c. il testamento segreto è nullo quando manca la redazione per iscritto da parte del notaio delle dichiarazioni dell’atto di ricevimento, oltre alla sottoscrizione dello stesso notaio e del testatore. In tutti gli altri casi, vi sarà annullabilità assoluta dell’atto. L’azione si prescrive nell’ordinario termine di cinque anni, da calcolarsi dalla data di esecuzione delle disposizioni testamentarie.

 

La pubblicazione dei testamenti olografo e segreto

Il testamento diviene efficace dopo la morte del testatore ed è valido indipendentemente dalla conoscenza dell’atto da parte dei suoi destinatari.

Uno strumento importante a tal proposito si rivela essere quello della successione legittima.

La pubblicazione del testamento serve, infatti, a farne conoscere il contenuto, ma non è un requisito di validità o di efficacia dell’atto, ma, semmai, si connota come un presupposto per la sua eseguibilità. La pubblicazione, in senso tecnico, si ha per il testamento olografo e segreto, visto che il testamento pubblico è immediatamente eseguibile proprio per la sua natura di atto pubblico.

Il testamento olografo e segreto si pubblicano in forme simili, con la sola differenza che, mentre il testamento segreto è già in possesso del notaio, quello olografo rimane presso il testatore e, di conseguenza, potrebbe non essere mai scoperto.

Il testamento segreto è pubblicato dallo stesso notaio non appena riceve la notizia della morte del testatore (art. 621 c.c.), mentre quello olografo è sempre pubblicato dal notaio, ma solo quando gli venga consegnato da chi l’abbia avuto in possesso (art. 620 c.c.).

Eccezion fatta per questa distinzione, la pubblicazione avviene seguendo lo stesso procedimento:

  • Il notaio si assicura la presenza di due testimoni;
  • davanti a detti testimoni redige, nella forma degli atti pubblici, un verbale nel quale descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto e fa menzione della sua apertura, se è stato presentato chiuso con sigillo;
  • il verbale è sottoscritto dalla persona che presenta il testamento, dai testimoni e dal notaio;
  • successivamente il notaio deve trasmettere alla cancelleria del tribunale, nella cui giurisdizione si è aperta la successione, copia in carta libera dei verbali e del testamento pubblico (art. 622 c.c.)
  • infine, il notaio comunica agli eredi e legatari l’esistenza del testamento (art. 623 c.c.).

 

Soggetti legittimati e non legittimati a realizzare il testamento

Il testamento è un atto personale, per essere più precisi è unipersonale. Questo significa che la manifestazione della volontà deve provenire esclusivamente dal testatore il quale, chiaramente, non può essere in alcun modo forzato a predisporre il proprio testamento.

In linea generale, tutti coloro i quali non possono esprimere pienamente la propria volontà con effetti giuridici per ragioni innate, sopravvenute o per divieto espresso di legge non possono realizzare un testamento.

La capacità di testare è specie del genere della capacità di agire[3] . Il comma 2 dell’art. 591 c.c. dispone che “sono incapaci di testare: coloro che non hanno compiuto la maggiore età; gli interdetti per infermità di mente; quelli che, sebbene non interdetti, si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui fecero testamento”.

Non possono, dunque, fare testamento:

  • il minorenne
  • l’interdetto per infermità mentale, accertata
  • chi è, per qualunque ragione, anche transitoria, incapace di intendere e volere al momento della redazione del testamento: sotto effetto di alcool e/o droghe e/o farmaci, oppure turbamenti psicologici di qualsivoglia natura.

 

Le forme vietate di testamento olografo

Il legislatore ha vietato alcune forme di testamento ossia:

  • congiuntivo:due o più soggetti dispongono nello stesso documento a favore di un terzo (es. moglie e marito, nello stesso documento, nominano quale erede universale l’amico Mevio);
  • reciproco:due o più soggetti dispongono, nello stesso documento, uno a favore dell’altro (es. “Io sottoscritto Tizio nomino mia erede universale mia moglie Caia. Io sottoscritta Caia nomino mio erede universale mio marito Tizio”). La giurisprudenza ritiene che il divieto si estenda non solo al caso di due testamenti in un unico documento, ma anche in due documenti aventi pari data e pari contenuto;
  • istituzione di erede o legato sotto condizione reciproca: è vietato disporre un testamento, condizionando l’istituzione di erede o legatario in favore di un soggetto al fatto che quest’ultimo, a sua volta, nel proprio testamento indichi il primo quale erede o legatario.

 

Queste sono forme vietate di testamento, cioè, sono nulle: la nullità importa la loro sostanziale inesistenza giuridica.  La ragione di questo divieto consiste nel fatto che il legislatore ha come obiettivo quello di impedire in via assoluta che i testatori possano tra loro accordarsi per dare ai rispettivi testamenti un determinato contenuto, che altrimenti essi non avrebbero avuto se la loro volontà non fosse stata condizionata dall’altrui disposizione.

È necessario distinguere i due casi: mentre nel testamento congiuntivo due persone determinano le proprie ultime volontà sullo stesso documento, cioè nello stesso atto, nel testamento reciproco abbiano due documenti materialmente distinti ed autonomi, ma in cui una persona dispone, in tutto o in parte, il proprio patrimonio in favore dell’altra se quest’ultima farà altrettanto. Occorre dunque fare molta attenzione in sede di redazione di un testamento, oppure in sede di consulenza legale sul punto.

Considerate dette disposizioni, come possono due soggetti scrivere le proprie ultime volontà, beneficiando l’uno l’altra/o senza incorrere in sanzioni come, ad esempio, la nullità dei propri atti?

A questo proposito, è attinente la sentenza del 02/09/2020 n. 18197 della Corte di Cassazione:

“[…] Diversa dal testamento congiuntivo è l’ipotesi del testamento simultaneo che ricorre quando due disposizioni testamentarie, sia pure reciproche, costituiscano due atti perfettamente distinti, quantunque scritti sullo stesso foglio (Cass. n. 2942/1937; n. 5508/2012). L’utilizzo dello stesso strumento cartaceo non esclude l’autonomia delle singole dichiarazioni testamentarie. né l’autonomia delle singole dichiarazioni può essere esclusa dalla reciprocità delle disposizioni (Cass. n. 2364/1959). A maggior ragione non rientra nell’ambito di applicazione dell’art. 589 c.c., l’ipotesi dei testamenti simultanei redatti con atti separati dai testatori, a prescindere dalla circostanza che il loro oggetto sia costituito da lasciti reciproci ovvero destinati a beneficiare uno o più terzi. Si osserva che “in presenza di schede testamentarie separate non ricorre “quella presunzione assoluta di mancanza di una libera estrinsecazione della volontà dei testatori propria del testamento congiuntivo, legata quindi alla manifestazione di volontà dei testatori in un documento unitario” (Cass. n. 5508/2012).

In particolare la Corte di Cassazione, nel delineare la distinzione fra testamenti simultanei validi e il patto successorio istitutivo, ha chiarito che “si ha patto successorio, vietato, ai sensi dell’art. 458 c.c., quando le disposizioni testamentarie redatte da più persone, pur essendo contenute in schede formalmente distinte, danno luogo a un accordo con il quale ciascuno dei testatori provvede alla sua successione in un determinato modo, in determinante correlazione con la concordata disposizione dei propri beni da parte degli altri (Cass. n. 2623/1982. Nella specie si è ravvisato un patto successorio vietato, avendo, ciascuno dei due coniugi, lasciato i propri beni a uno dei due figli, perché l’altro coniuge aveva disposto delle sue sostanze a favore dell’altro figlio).”.

Due persone, facendo due atti materialmente separati, possono fare testamento l’uno in favore dell’altro.

Ma questi soggetti non possono vincolare la chiamata all’eredità dell’altro al fatto che questi faccia altrettanto. Allo stesso modo, con questa sentenza la Cassazione se da un lato legittima la pratica del testamento simultaneo, nei termini anzidetti, al contempo sente la premura di specificare che di per sé non la esclude dalla possibile violazione dell’art. 458 c.c. in tema di patti successori.

È fatto divieto anche di predisporre un testamento determinato, nel suo contenuto, dal terzo.

Questa è un’altra conseguenza della natura unipersonale del testamento: non si può far dipendere da un soggetto terzo la determinazione del contenuto, tutto o parte, del testamento[4].

 

I soggetti del testamento

Il testatore può inserire nel testamento sia persone fisiche che persone giuridiche o anche enti quali fondazioni, associazioni, ecc.

Può essere inserito nel testamento anche un figlio non ancora concepito di una persona determinata vivente al momento dell’apertura della successione (es. nonno dispone testamento in favore di un futuro eventuale nipote, non ancora concepito al momento dell’apertura della successione).

Alcuni parenti del testatore (e cioè il coniuge, i figli e gli ascendenti – ovvero genitori e nonni) sono tutelati contro eventuali disposizioni testamentarie del testatore contrarie ai loro diritti.Si tratta dei cosiddetti legittimari, i quali ereditano necessariamente una parte del patrimonio, indipendentemente da quanto il testatore abbia disposto (c.d. successione necessaria).

I legittimari, nel caso in cui non vengano rispettate le quote di legittima a loro spettanti, hanno la possibilità di agire in giudizio per vedere tutelato il loro diritto.

 

L’impugnazione del testamento

Il testamento nullo all’apertura della successione può essere impugnato, in qualsiasi momentoda chiunque vi abbia interesse. L’azione è perciò imprescrittibile.

La nullità del testamento può essere rilevata anche d’ufficio.

Il testamento annullabile produce i suoi effetti finché non viene esperita l’azione di annullamento.

È legittimato ad agire a tal fine chiunque vi abbia interesse, nel termine di 5 anni decorrenti dal giorno in cui si è data esecuzione alla disposizione testamentaria (nel caso di incapacità di agire e vizi di forma), o dal giorno in si è avuta notizia dell’errore, violenza o dolo.

 

La condizione sospensiva e risolutiva nel testamento

Il testatore ha la possibilità di apporre una condizione, che può essere sospensiva o risolutiva durante la redazione del testamento.

  • Condizione sospensiva:l’efficacia del testamento decorrerà dal verificarsi di un evento a un evento futuro e incerto (es. Nomino mio erede Tizio a condizione che si verifichi o non si verifichi un determinato evento futuro e incerto). Non è valida la condizione sospensiva se nel suo porsi limita la libertà personale dell’erede (es. Nomino mio erede Tizio a condizione che si sposi.).
  • Condizione risolutiva: in questo caso, la disposizione testamentaria è destinata a perdere efficacia al verificarsi di un determinato evento. Un esempio di condizione risolutiva è espressamente disciplinato dall’art. 638 c.c. laddove il testatore disponga l’istituzione dell’erede a condizione che questi “non faccia o non dia qualche cosa per un tempo indeterminato“.

 

La giurisprudenza ha peraltro precisato che possano essere considerate condizioni sospensive o risolutive apposte all’istituzione di erede, solo quelle che fanno dipendere la disposizione testamentaria dal caso o dal fatto del terzo integrando così una condizione casuale, o dalla volontà dell’erede dando vita ad una c.d. condizione potestativa, ma non quelle che dipendono dalla volontà del testatore. Affinché si realizzi un negozio “mortis causa“, è infatti necessario che lo scritto contenga la manifestazione di una volontà definitiva del suo autore, “non nel senso che non possa essere revocata, ma che essa sia compiutamente ed incondizionatamente formata e manifestata oltre ad essere diretta a disporre attualmente, in tutto o in parte, dei propri beni per il tempo successivo alla morte” (così Cass. Sez. 2, n. 19463 del 06/10/2005).

Il legislatore prevede una disciplina conservatrice rispetto a quanto previsto per i negozi giuridici tra vivi: infatti, a differenza di queste ipotesi, nel caso in cui la condizione sia illecita o impossibile, non si considera nulla la disposizione tout court, ma si considerano come non apposte (nel caso in cui non sia l’unico motivo che ha portato il testatore a disporre).

Informazioni

Codice Civile.

Manuale di Diritto Privato Torrente, Schlesinger ventiseiesima edizione Giuffrè editore 2023.

Cassazione n. 18197/2020.

Cassazione n. 2942/1937.

Cassazione n. 5508/2012.

Cassazione n. 2364/1959.

Cassazione n. 2623/1982.

Cassazione n. 19463/2005.

[1] Per un approfondimento sul testamento olografo: Il testamento olografo falso – DirittoConsenso.

[2] Ciò è chiaramente indicato nell’art. 679 c.c., secondo il quale “Non si può in alcun modo rinunziare alla facoltà di revocare o mutare le disposizioni testamentarie: ogni clausola o condizione contraria non ha effetto”.

[3] Cfr. art. 591 comma 1 c.c.: “possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla legge”.

[4]L’art. 681 c.c. infatti dispone che “È nulla ogni disposizione testamentaria con la quale si fa dipendere dall’arbitrio di un terzo l’indicazione dell’erede o del legatario, ovvero la determinazione della quota di eredità”.