Quali sono gli scopi e le funzioni del Consiglio Europeo? Analisi delle attività e dei lavori di questa importante istituzione nell’assetto governativo dell’Unione Europea

 

Come si è formato il Consiglio Europeo?

La storia del Consiglio Europeo riflette l’evoluzione dell’Unione Europea come organismo sovranazionale, a partire dalla firma della Dichiarazione Schuman del 1950, che sanciva la nascita della CECA.

L’istituzione di questo organo risale al vertice di Parigi del dicembre 1974, organizzato dal presidente Valéry Giscard d’Estaing, con l’intenzione di creare una sede informale di discussione tra i Capi di Stato o di governo. In seguito, il neonato Consiglio Europeo si riunì per la prima volta a Dublino nel marzo 1975.

La seconda tappa fondamentale nella storia di questo organo è l’Atto unico europeo (AUE), il cui testo di legge istituisce in primo luogo il mercato interno, che prevede la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, ed estende la pratica del voto a maggioranza qualificata in seno al processo decisionale nell’ambito del Consiglio. Inoltre, l’AUE fornisce finalmente al Consiglio Europeo una base giuridica solida, formalizzando in un testo ufficiale le riunioni dei capi di Stato o di governo.

Il trattato di Maastricht del 1992 rimodella l’Unione Europea come la conosciamo oggi, basata su un pilastro “comunitario” allargato. Esso crea l’unione economica e monetaria, ed istituisce due nuovi pilastri: la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (GAI). Nei confronti del Consiglio Europeo, il trattato vi attribuisce uno status formale, stabilendo che esso dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti politici generali.

A partire dal 1996, viene stabilito che il Consiglio Europeo si riunisca quattro volte all’anno e dal 2003, tali riunioni si tengono a Bruxelles.

I trattati di Nizza e Lisbona, riformando l’assetto governativo dell’Unione, hanno introdotto anche alcune significative novità in senso al Consiglio Europeo: l’estensione del ricorso al voto a maggioranza qualificata e l’introduzione del principio di cooperazione rafforzata tra gli Stati membri; il Consiglio Europeo diventa, dunque, un’istituzione a pieno titolo con un proprio presidente. In precedenza infatti, esso era soltanto un organo informale e l’incarico di capo del Consiglio Europeo non era ufficiale. Tale ruolo era svolto dal capo di Stato o di governo dello Stato membro che esercitava la presidenza di turno del Consiglio dell’UE.

 

La composizione del Consiglio Europeo

Attualmente, il Consiglio Europeo è una delle sette istituzioni dell’Unione ed è composto dai leader dei 27 Stati membri, dal suo Presidente e dal Presidente della Commissione Europea[1], che, insieme, determinano le priorità e gli orientamenti politici dell’UE sia nel breve che nel lungo termine, definendo così l’agenda politica.

L’attuale Presidente è il belga Charles Michel, che ha ricevuto il mandato il 1° dicembre 2019: il mandato alla presidenza è di due anni e mezzo, rinnovabile una volta. Tra i vari compiti assegnati al Presidente, quello più importante è la rappresentanza dell’UE verso il mondo esterno.

La definizione dell’agenda politica avviene in occasione delle riunioni del Consiglio Europeo, mediante l’adozione di conclusioni, in cui si individuano specifiche questioni di interesse per l’UE e si definiscono determinate azioni da intraprendere o obiettivi da raggiungere. Le conclusioni del Consiglio Europeo possono inoltre fissare i termini entro i quali giungere a un accordo su un determinato punto o presentare proposte legislative. Il Consiglio Europeo non negozia né adotta atti legislativi.

 

Gli scopi e le funzioni del Consiglio Europeo

Il Consiglio Europeo definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’UE e stabilisce l’agenda strategica dell’Unione sia nel breve che nel lungo termine.

Nelle sue riunioni adotta atti che vengono chiamati “conclusioni”, che individuano questioni problematiche e le azioni da intraprendere.

Nella definizione degli orientamenti politici, il compito principale di quest’organo è la strutturazione del cosiddetto Semestre europeo, ovvero il ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio dell’UE. Sebbene inizialmente fosse principalmente un esercizio economico, il Semestre europeo si è evoluto nel tempo, integrando altri settori d’intervento pertinenti.

Il Semestre europeo mira a:

  • contribuire ad assicurare convergenza e stabilità nell’UE;
  • contribuire ad assicurare finanze pubbliche sane;
  • promuovere la crescita economica;
  • prevenire squilibri macroeconomici eccessivi nell’UE;
  • monitorare l’attuazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza;
  • coordinare e monitorare le politiche occupazionali e sociali;

 

Questo processo di coordinamento delle politiche socioeconomiche si svolge annualmente, interessando i mesi novembre-luglio.

Tra tutte le riunioni che si tengono durante l’anno, due sono particolarmente rilevanti: a marzo, il Consiglio Europeo fornisce orientamenti politici sulla base dell’analisi annuale della crescita e delle analisi e conclusioni del Consiglio dell’UE; a giugno, approva la versione definitiva delle raccomandazioni specifiche per Paese, che stabiliscono le priorità di ciascuno Stato membro per i successivi 12-18 mesi.

Ai sensi dell’articolo 68 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), spetta al Consiglio Europeo definire gli orientamenti strategici nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Ciò è stato tradotto in pratica per la prima volta con gli ultimi orientamenti, adottati nel giugno 2014, che sono stati sviluppati in linea con le priorità dell’agenda strategica e riguardano aspetti quali il controllo delle frontiere, la politica in materia di migrazione e asilo, e la cooperazione giudiziaria e di polizia.

Ogni cinque anni il Consiglio Europeo adotta un'”Agenda Strategica”, in cui si delineano i settori prioritari che richiedono l’azione e l’attenzione a più lungo termine dell’UE e le modalità con cui realizzare tali obiettivi.

Nella riunione del 20 giugno 2019, il Consiglio Europeo ha concordato un’agenda strategica per il periodo 2019-2024, incentrata su quattro priorità principali[2].

I leader dell’UE stanno attualmente discutendo le priorità future per la prossima agenda strategica 2024-2029 (che dovrebbe essere adottato nel giugno 2024) e le questioni relative alle politiche, al finanziamento e al processo decisionale.

 

Procedure e valore giuridico delle conclusioni del Consiglio Europeo

Il Consiglio Europeo può convocare riunioni:

  • formali,
  • informali e
  • straordinarie, secondo necessità.

 

All’inizio di ogni riunione, il Presidente del Parlamento europeo è invitato a riportare il parere della sua istituzione sulle questioni che il Consiglio affronterà. Anche l’alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza partecipa ai lavori del Consiglio Europeo ma non ne è membro, così come il Presidente della Banca centrale europea, che può essere invitato a partecipare alle discussioni sulle questioni economiche e finanziarie. Altri possibili ospiti includono il Segretario Generale della NATO e il Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Riunioni formali

Secondo quanto specificato nel TFUE, i leader dell’UE si riuniscono almeno quattro volte all’anno, solitamente a marzo, giugno, ottobre e dicembre. Le riunioni, indicate spesso come “vertici europei”, si svolgono di solito in due giorni, un giovedì e un venerdì.

Riunioni informali

Tali incontri hanno solitamente lo scopo di procedere con tempestività allo scambio di opinioni su temi urgenti, senza prendere decisioni formali. Le riunioni informali possono essere organizzate a Bruxelles o in altri luoghi, ad esempio nel Paese che esercita la presidenza di turno del Consiglio dell’UE.

Riunioni straordinarie

Qualora circostanze eccezionali richiedano decisioni urgenti da parte dei leader, il Presidente può convocare riunioni straordinarie, in aggiunta alle consuete quattro riunioni all’anno. Durante le riunioni straordinarie possono essere adottate decisioni formali.

 

Gli incontri e le votazioni

A tal fine di mantenere un contatto diretto con i 27 Capi di Stato o di governo per dare seguito alle decisioni adottate e preparare le riunioni successive, il Presidente del Consiglio Europeo incontra regolarmente i membri a Bruxelles, nelle capitali degli Stati membri e in videoconferenza. Inoltre, il Presidente dialoga spesso anche con i leader dei paesi terzi.

Mentre nella maggior parte delle ipotesi le decisioni vengono “votate” per consenso, in alcuni casi specifici, previsti dai trattati UE (ad esempio per l’adozione di atti giuridici), il Consiglio Europeo decide mediante votazione. La votazione su un determinato punto dell’ordine del giorno può essere avviata o su iniziativa del Presidente o di qualsiasi altro membro, a condizione che la maggioranza dei membri restanti sia favorevole.

Esistono tre metodi di voto:

  • Unanimità: richiesta, ad esempio, quando il Consiglio Europeo decide in merito al numero di membri della Commissione europea;
  • Maggioranza qualificata: quando stabilisce l’elenco delle formazioni del Consiglio o quando propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione;
  • Maggioranza semplice: per adottare decisioni di procedura in virtù del suo regolamento interno;

 

Le decisioni adottate mediante votazione richiedono un quorum (ossia la presenza di due terzi dei membri). Alla votazione non partecipano né il presidente del Consiglio europeo né il Presidente della Commissione.

Tra una riunione e l’altra il Consiglio Europeo può adottare decisioni su questioni urgenti mediante votazione per iscritto, se il Presidente propone di ricorrere a tale procedura e tutti i membri sono d’accordo.

Informazioni

[1] Per un approfondimento sulla figura del Presidente della Commissione Europea e su come viene eletto: L’elezione del Presidente della Commissione Europea – DirittoConsenso.

[2] Proteggere i cittadini e le libertà; sviluppare una base economica forte e vivace; costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero; promuovere gli interessi e i valori europei sulla scena mondiale.