Quali sono le principali caratteristiche del reato di percosse? E quali sono le differenze con i reati simili come il reato di lesioni?

 

La condotta punita nel reato di percosse e il bene giuridico tutelato

Il Codice Penale punisce all’articolo 581 “chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente” con la pena della reclusione fino a sei mesi o con la multa fino ad € 309,00.

La disposizione tutela l’integrità fisica della persona nelle ipotesi meno gravi, nei casi in cui una persona viene colpita fisicamente, ma senza riportare alcun postumo se non una sensazione di dolore apprezzabile. Il fatto non deve dunque causare un’alterazione anatomica o funzionale dell’organismo, né una riduzione significativa della capacità di intendere e di volere o delle attività di memoria, tali da richiedere cure, cautele o precauzioni.

Occorre poi che l’autore del fatto lo commetta con il cosiddetto dolo generico: deve, cioè, essere accompagnato dalla coscienza e dalla volontà di cagionare, con un proprio gesto violento, tale sensazione di apprezzabile dolore alla vittima.

Nella casistica trattata dalla giurisprudenza si ricavano poi ulteriori precisazioni: ad esempio, è necessario che vi sia un contatto fisico tra autore e vittima, anche se mediato dall’uso di un oggetto contundente[1] (in quel caso, l’anta di una porta aperta violentemente verso la vittima) e si considerano percosse atti di energia fisica rivolti direttamente alla vittima come calci, spinte o schiaffi[2], nonché gli “sculaccioni[3] (ove commessi da persona priva di ruolo educativo nei confronti del minore: altrimenti si rientra nell’ambito dell’abuso dei mezzi di correzione o dei maltrattamenti).

 

La procedibilità

Questo reato è, di regola, procedibile a querela della persona offesa: ciò significa che, affinché si avvii un procedimento penale nei confronti di chi compie percosse, occorre che il destinatario non si limiti a segnalare alle Forze dell’Ordine l’accaduto, dovendo altresì espressamente dichiarare di volere la punizione del colpevole per i reati che l’Autorità Giudiziaria riterrà ascrivibili all’autore del fatto[4].

Vi sono però dei casi, di eccezione, per i quali invece si procede d’ufficio: per i quali, cioè, è sufficiente che l’Autorità Giudiziaria venga a conoscenza del fatto di reato.

In genere questa differenza di procedibilità è indicativa della diversa gravità dei fatti considerati e questo ragionamento di fondo è confermato anche in questo caso: si procede d’ufficio quando sussiste anche la circostanza aggravante prevista dall’articolo 61 numero 11-octies del Codice Penale, dunque se il fatto si è verificato in danno degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nonché di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, a causa o nell’esercizio di tali professioni o attività.

 

Casi esclusi: confronto con altri reati simili

Innanzitutto è molto importante la proposizione, contenuta all’inizio della norma, per cui viene punita la percossa “se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente”: questo è l’essenziale elemento di distinzione rispetto al reato di lesioni, punito a vario titolo (colpose, stradali, gravi, gravissime…) agli articoli 582 e seguenti del Codice Penale.

Altro elemento che pare scontato è che l’atto deve rivolgersi a un soggetto vivente, altrimenti si configura il reato previsto dall’articolo 410 del Codice Penale, cioè il vilipendio di cadavere.

Infine, questo reato si distingue anche da tutti quelli per cui la violenza sia elemento costitutivo, cioè essenziale e previsto dalla relativa norma del Codice Penale: si pensi, ad esempio, alla violenza privata, punita dall’articolo 610 del Codice Penale, reato con cui la legge intende tutelare non solo l’integrità fisica della vittima, ma anche la sua libertà morale e di autodeterminazione rispetto ad atti coercitivi della volontà. Si pensi anche, ad esempio, alla resistenza a pubblico ufficiale (articolo 337 del Codice Penale), reato in cui insiti alla resistenza vi sono proprio atti di percosse. In questi casi le percosse sono chiaramente assorbite nel reato più grave, che troverà quindi applicazione al posto di questo.

Informazioni

Codice Penale: articoli 581, 61 n. 11-octies, 582, 410, 610, 337.

[1] Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza n. 31665/2021.

[2] Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza n. 800/1984.

[3] Corte di Cassazione, Sezione III Penale, sentenza n. 2269/1982.

[4] Per una spiegazione più approfondita sulla querela si legga: La querela, Desireè Ferrario, su DirittoConsenso.it: https://www.dirittoconsenso.it/2021/10/20/la-querela/