Lo Scudo Blu non è una semplice targa riconoscitiva né un simbolo di prestigio: è un contrassegno riconosciuto a livello internazionale ad indicare che un bene culturale è protetto. Vediamo perché

 

La Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato del 1954 e lo Scudo Blu

Il ramo del diritto internazionale per il patrimonio culturale prevede delle regole sulla protezione dei beni culturali. Trattandosi di una materia dalla lunga tradizione storica, per capire cos’è lo Scudo Blu e cosa rappresenta bisogna conoscere un trattato: la Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato del 1954.

La Convenzione, firmata all’Aia, è entrata in vigore nel 1956. È un trattato che trova origine in altre convenzioni del diritto internazionale umanitario[1] e nel Patto di Washington del 1935. Da un punto di vista storico, la Convenzione rappresenta il raggiungimento di un trattato che stabilisse regole comuni sull’importanza della protezione dei beni culturali specialmente dopo le distruzioni su larga scala durante le due guerre mondiali. Oggi, a 70 anni dalla sua firma è più attuale che mai.

La protezione che viene individuata in questo trattato è di due tipi: generale e speciale.

Le disposizioni della Convenzione dell’Aia possono essere riassunte come di seguito:

  • gli Stati si impegnano a salvaguardare[2] e a rispettare[3] i beni culturali[4] anche in stato di guerra[5];
  • vale il principio della protezione non solo dal punto di vista politico ma anche militare[6];
  • la protezione dei beni in guerra funziona con misure che devono essere preparate in tempo di pace
  • è possibile concedere la concessione della protezione speciale[7] con tanto di segnalazione di questi beni con lo Scudo Blu, determinare l’immunità dei beni culturali sotto protezione così come sospenderla
  • è possibile trasportare beni culturali anche in caso di urgenza[8]
  • proteggere il personale addetto alla protezione dei beni culturali perché a questi professionisti deve essere ammesso di esercitare le proprie funzioni[9] anche in caso di conflitto armato
  • gli Stati si impegnano a prendere le misure necessarie per perseguire le persone che hanno commesso o abbiano dato l’ordine di commettere un’infrazione della Convenzione.

 

Dove si appone lo Scudo Blu?

La Convenzione dell’Aia del 1954 prevede all’articolo 6 che lo Scudo Blu possa essere usato per identificare un bene culturale. All’articolo 16 invece c’è la descrizione del “segno distintivo[10]: questo è proprio lo Scudo Blu ed è un simbolo oramai riconosciuto perché indica quando è apposto su un edificio che quello è un bene culturale o un rifugio di beni culturali che deve essere protetto a tutti i costi.

Per essere precisi, l’articolo 17 della Convenzione prevede che lo Scudo Blu può essere impiegato da solo o ripetuto tre volte.

Nel primo caso è impiegato per:

  • i beni culturali che sono sotto protezione speciale
  • le persone incaricate di funzioni di controllo
  • il personale addetto alla protezione dei beni culturali
  • le carte d’identità in possesso delle persone indicate sopra.

Nel secondo caso è impiegato per:

  • i beni culturali immobili sotto protezione speciale
  • i trasporti dei beni culturali
  • i rifugi improvvisati.

 

L’apposizione del simbolo e l’individuazione delle persone competenti sono specificate nel Regolamento per l’esecuzione della Convenzione. Per esempio, le persone che portano lo Scudo Blu devono avere una carta d’identità speciale rilasciata dalle autorità competenti che contenga informazioni personali di chi la porta e sulle sue funzioni.

 

Beni ‘scudati’ in Italia

In Italia oggi ci sono molti monumenti che hanno lo Scudo Blu. L’apposizione degli Scudi è realizzata anche grazie all’instancabile attività della Croce Rossa italiana perché questa realizza diversi progetti in tema di promozione e di divulgazione del diritto internazionale umanitario[11], materia all’interno della quale vi è il principio di non attacco ai beni culturali. Il 2023 per esempio è stato l’anno dell’interessante progetto “Uno scudo per la cultura”[12] che, in coincidenza con l’anno di Bergamo e Brescia come capitale italiana della cultura, ha portato all’apposizione di questi emblemi su tanti monumenti presenti nelle province di Brescia e di Bergamo. Quest’anno spetta al Comitato della Croce Rossa di Pesaro poter portare avanti l’apposizione dello Scudo Blu su monumenti rilevanti della città di Pesaro e dintorni.

Recentissima è invece la notizia dello Scudo Blu apposto sul Castello Sforzesco di Milano: il 10 maggio è stato svelato lo Scudo Blu sotto la Torre del Filarete[13] dando probabilmente così avvio ad una prassi che vada al di là delle attività legate agli eventi di una capitale della cultura.

Informazioni

Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.

400-IHL-60-EN.pdf (icrc.org).

[1] Come stabilito nel preambolo della Convenzione del 1954, sono le “Convenzioni dell’Aia del 1899 e del 1907”.

[2] L’articolo 3 prevede che: “Le Alti Parti contraenti s’impegnano a predisporre, in tempo di pace, la salvaguardia dei beni culturali sul proprio territorio contro gli effetti prevedibili di un conflitto armato, prendendo tutte le misure che considerano appropriate.”.

[3] L’articolo 4 prevede che: “Le Alti Parti contraenti s’impegnano a rispettare i beni culturali, situati sia sul proprio territorio, sia su quello delle altre Alte Parti contraenti, astenendosi dall’utilizzazione di tali beni, dei loro dispositivi di protezione e delle loro immediate vicinanze, per scopi che potrebbero esporli a distruzione o a deterioramento in caso di conflitto armato, ed astenendosi da ogni atto di ostilità a loro riguardo.

Non si può derogarsi agli obblighi definiti nel primo paragrafo del presente articolo, se non nei casi in cui una necessità militare esiga, in modo imperativo, una simile deroga.

Le Alte Parti contraenti si impegnano, inoltre, a proibire, a prevenire e, occorrendo, a far cessare qualsiasi atto di furto, di saccheggio o di sottrazione di beni culturali sotto qualsiasi forma, nonché qualsiasi atto di vandalismo nei riguardi di detti beni. Esse si impegnano ad astenersi dal requisire i beni culturali mobili situati nel territorio di un’altra Alta Parte contraente.

Esse s’impegnano ad astenersi da ogni misura di rappresaglia diretta contro beni culturali.

Un’Alta Parte contraente non può liberarsi, nei riguardi di un’alta parte contraente, dagli obblighi contratti ai sensi del presente articolo, fondandosi sul motivo che quest’ultima non ha applicato le misure di salvaguardia prescritte all’articolo 3.”.

[4] L’articolo 1 prevede che: “Ai fini della presente Convenzione, sono considerati beni culturali, prescindendo dalla loro origine o dal loro proprietario:

a) i beni, mobili o immobili, di grande importanza per il patrimonio culturale dei popoli, come i monumenti architettonici, di arte o di storia, religiosi o laici; i siti archeologici; i complessi di costruzioni che, nel loro insieme, offrono un interesse storico o artistico; le opere d’arte; i manoscritti, libri e altri oggetti d’interesse artistico, storico o archeologico; nonché le collezioni scientifiche e le collezioni importanti di libri o di archivi o di riproduzioni dei beni sopra definiti;

b) gli edifici la cui destinazione principale ed effettiva è di conservare o di esporre i beni culturali mobili definiti al comma a), quali i musei, le grandi biblioteche, i depositi di archivi, come pure i rifugi destinati a ricoverare, in caso di conflitto armato, i beni culturali mobili definiti al comma a);

c) i centri comprendenti un numero considerevole di beni culturali, definiti ai commi a) e b), detti “centri monumentali“.

[5] L’articolo 5 prevede che: “Le Alte Parti contraenti, che occupano totalmente o parzialmente il territorio di un’altra Alta Parte contraente, sono tenute ad appoggiare, nella misura del possibile, l’azione delle autorità nazionali competenti del territorio occupato, intesa ad assicurare la salvaguardia e la conservazione dei propri beni culturali.

Se un intervento urgente è necessario per la conservazione dei beni culturali situati nel territorio occupato e danneggiati da operazioni militari e se le autorità militari competenti non possono incaricarsene, la Potenza occupante adotta, per quanto possibile, i provvedimenti conservativi più necessari, in stretta collaborazione con tali autorità.

Ogni Alta Parte contraente, il cui governo è considerato dai membri di un movimento di resistenza come loro governo legittimo, richiamerà, se possibile, l’attenzione di questi membri sull’obbligo di osservare quelle disposizioni della Convenzione che si riferiscono al rispetto dei beni culturali.”.

[6] L’articolo 7 prevede che: “Le Alte Parti contraenti si impegnano ad introdurre fin dal tempo di pace nei regolamenti o istruzioni ad uso delle loro truppe, disposizioni atte ad assicurare l’osservanza della presente Convenzione, e ad inculcare, fin dal tempo di pace, nel personale delle loro forze armate, uno spirito di rispetto verso la cultura ed i beni culturali di tutti i popoli.

Esse si impegnano a predisporre o costituire, sin dal tempo di pace, nell’ambito delle proprie forze armate, servizi o personale specializzati, aventi il compito di assicurare il rispetto dei beni culturali e di collaborare con le autorità civili incaricate della loro salvaguardia.

[7] La collocazione di un bene culturale sotto protezione speciale gli garantisce l’immunità da qualsiasi atto di ostilità e da qualsiasi uso, compreso quello delle sue vicinanze, per scopi militari (CCP, art. 9). Per essere posto sotto protezione speciale, il bene culturale non deve essere usato.

[8] Vedi articoli 12 e 13.

[9] Vedi articolo 15.

[10] L’articolo 16 della Convenzione stabilisce che: “Il segno distintivo della Convenzione consiste in uno scudo appuntito in basso, inquadrato in croce di S. Andrea in blu e bianco (uno scudo, formato da un quadrato blu, uno dei cui angoli è inscritto nella punta dello stemma, e da un triangolo blu al di sopra del quadrato, entrambi delimitanti da dei triangoli bianchi ai due lati).

Il segno distintivo è impiegato da solo o ripetuto tre volte in formazione triangolare (uno scudo in basso), nei casi previsti dall’articolo 17.

[11] Per un approfondimento sul diritto internazionale umanitario invito a leggere: Il diritto internazionale umanitario: in breve – DirittoConsenso.

[12] Ho parlato di questo progetto con Carolina David in un episodio di AudioConsenso. Link al podcast: https://open.spotify.com/episode/3piMAMGwd8DvkMVeg9sdKp?si=ec7641fa77c44381

[13] 160 Anni di Impegno Umanitario: Croce Rossa Celebra l’Apposizione del primo Scudo Blu di Milano al Castello Sforzesco – Croce Rossa Italiana (cri.it).