Articolo 270 bis del Codice penale: la fattispecie di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico

 

Il reato di associazioni con finalità di terrorismo: l’articolo 270 bis del Codice penale

Il reato di associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico è previsto dall’articolo 270 bis del Codice penale. Questo articolo[1] stabilisce che:

Chiunque promuovecostituisceorganizzadirige ofinanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è punito con la reclusione da sette a quindici anni.

Chiunque partecipa a tali associazioni è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Ai fini della legge penale, la finalità di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale.

Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego”.

 

L’articolo 270 bis è stato introdotto nel Codice penale dall’articolo 3, legge 6 febbraio 1980, n. 15 e poi modificata dal decreto legge 18 ottobre 2011, n. 374 poi convertito in legge (legge 15 dicembre 2001, n. 438).

La stessa è stata introdotta nell’ordinamento al fine di reagire al sempre più preoccupante fenomeno del terrorismo ed è stata, poi, modificata in seguito ai drammatici eventi dell’11 settembre 2001.

Il verificarsi di questi ultimi ha determinato un’importante e significativa svolta nelle esigenze di tutela dell’ordine pubblico rendendo necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto nei confronti del terrorismo internazionale attraverso idonee misure sanzionatorie.

 

La struttura del reato

Il reato di associazioni con finalità di terrorismo è costituito nel seguente modo:

  • Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, si ritiene sia necessario il dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà di promuovere, costituire, dirigere, finanziare o partecipare a un’associazione con programma di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.
  • Data la natura di reato comune, il soggetto attivo può essere chiunque, cittadino o straniero, anche se agisca fuori del territorio dello Stato
  • La forma del reato è libera e la condotta deve essere diretta a compiere atti di violenza con fini di eversione dell’ordine democratico o di spargimento del terrore. Risulta necessaria, dunque, la predisposizione di un programma di violenza, consistente in qualsiasi illegittima estrinsecazione di energie psichiche o fisiche contro persone o cose, non necessariamente mediante l’utilizzo di armi.
  • Il pericolo è presunto, perciò ai fini della configurabilità è sufficiente una mera messa in pericolo del bene giuridico tutelato.
    Tale caratteristica viene temperata da un accurato accertamento del giudice in ordine all’effettiva idoneità della condotta a ledere l’interesse protetto dalle singole disposizioni.
  • È un reato plurioffensivo, nel senso che lede sia la personalità dello Stato[2], sia l’ordine pubblico. Tuttavia, dato l’inserimento recente del terzo comma riferito allo Stato estero, all’istituzione od organismo internazionale, può ritenersi altresì che un altro bene giuridico tutelato sia rappresentato dalla sicurezza pubblica mondiale.
  • L’esistenza di una struttura organizzata, trattandosi di reato di pericolo simile a quanto previsto nell’art. 270 c.p., è elemento fondamentale al fine della configurabilità come reato. Deve cioè essere presente un’organizzazione consolidata tale da rendere almeno possibile l’attuazione del progetto criminoso e tale da giustificare la valutazione di pericolosità.
  • Per quanto riguarda invece la configurabilità del concorso esterno nel reato in esame, si ritiene sia “configurabile il concorso esterno nei confronti di quei soggetti che pur restando estranei alla struttura associativa apportino un concreto e consapevole contributo causalmente rilevante alla conservazione, rafforzamento e conseguimento degli scopi dell’organizzazione criminale o di sue articolazioni settoriali, sempre che sussista la consapevolezza della finalità perseguita dall’associazione a vantaggio della quale è prestato il contributo(Cass. pen., sez. I, n. 16549/2010)”. Pertanto, è considerato colpevole anche chi, pur restando estraneo rispetto alla struttura organizzativa apporti con il proprio operato, coscientemente, un sostegno alla stessa potenziandone e fortificandone l’azione.

Il delitto si consuma in due ipotesi:

  1. da un lato, la promozione, costituzione, organizzazione, direzione e finanziamento dell’associazione. Il finanziamento, introdotto dal legislatore nel 2001, deve essere finalizzato al consolidamento ed al mantenimento dell’associazione e non dei singoli consociati, e l’apporto economico deve comunque avere un minimo di consistenza, tale da sostenere l’attività terroristica o la progettazione di attacchi terroristici;
  2. dall’altro lato, la mera partecipazione, consistente in qualsiasi attività in favore dell’associazione.

 

I rapporti col reato di associazione sovversiva

In riferimento ai rapporti con il reato di associazione sovversiva, cioè il reato previsto dall’articolo 270 del Codice penale[3] sulle associazioni sovversive, la Cassazione nella sentenza n. 46340/2013 ha spiegato la differenza tra i due reati.

Sostanzialmente, la diversità consiste nel fatto che nell’associazione sovversiva si ha un impiego di violenza, per lo più, di matrice generica mentre nell’associazione descritta dall’articolo 270 bis il tipo di violenza impiegato è di natura terroristica. Peraltro, mentre il reato di associazioni sovversive punisce la costituzione di organizzazioni dirette e idonee allo sconvolgimento ed alla destabilizzazione degli ordinamenti, nel caso, invece, del reato di associazioni terroristiche con riferimento alla punibilità l’obiettivo è la presunzione stessa della messa in pericolo dell’ordinamento democratico. Perciò, al fine di procedere con la punibilità è sufficiente che ci sia la presunzione che possa essere messo in pericolo l’ordinamento democratico attraverso l’attività della già menzionata associazione.

Riassumendo, la differenza tra l’art. 270 e 270 bis del Codice penale è rappresentata dalla natura della violenza esercitata, generica nell’art. 270, terroristica nel 270 bis. Per cui risulta essere necessario accertare se nei programmi dell’associazione rientra:

  • il proposito di intimidire indiscriminatamente la popolazione,
  • l’intenzione di esercitare costrizione sui pubblici poteri,
  • la volontà di distruggere gli assetti istituzionali del Paese.

Informazioni

Manuale di Diritto Penale, Fiandanca Musco

Codice penale

Cass. pen., sez. I, n. 16549/2010

Cassazione pen., sentenza n. 46340/2013

Il concorso di persone nel reato proprio – DirittoConsenso.

[1] I delitti associativi diretti contro la personalità dello Stato costituiscono le fattispecie più importanti all’interno del libro II, “Dei delitti in particolare” Titolo I “Dei delitti contro la personalità dello stato” Capo I “Dei delitti contro la personalità internazionale dello Stato”.

[2] Come si desume dalla collocazione sistematica all’interno del codice.

[3]Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l’ordinamento politico e giuridico dello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Chiunque partecipa alle associazioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Le pene sono aumentate per coloro che ricostituiscono, anche sotto falso nome o forma simulata, le associazioni di cui al primo comma, delle quali sia stato ordinato lo scioglimento.”.