Quando ascoltare un minore a processo? I casi previsti dalla legge, l’ascolto protetto del minore e il diritto alla privacy

 

In quali casi la legge consente di ascoltare un minore in un processo?

La testimonianza all’interno di un processo ha sempre goduto di un’importanza fondamentale per garantire il raggiungimento di una giusta sentenza. La presenza di un testimone che dia la sua versione dei fatti diventa preziosa soprattutto nei processi penali nei quali a testimoniare può essere proprio la vittima, cosa impossibile nei casi di omicidio.

Cosa succede, invece, quando il testimone è minorenne?

Vediamo come si esprime la legislazione: l’art. 196 c.p.p. stabilisce in modo chiaro che “ogni persona ha la capacità di testimoniare”, creando un riferimento generale anche per i minori. Ciò viene, però, interdetto dall’art. 120 del c.p.p. che chiarisce l’impossibilità di testimoniare di varie categorie di soggetti, fra cui “i minori di anni quattordici”.

La possibilità di ascoltare o meno un minore in un processo viene alla fine stabilita dalla sentenza n. 19789 della Cassazione Penale sezione III datata 28.02.2003. Il testo afferma come la minore età di chi testimonia non incida sulla capacità di testimoniare “semmai, sulla valutazione della testimonianza e, cioè, sulla sua attendibilità[1]. Quindi, nel racconto di un minore non è necessario porre in dubbio la sua capacità di fornire una testimonianza, al contrario è opportuno concentrarsi sull’attendibilità delle informazioni che il minore ha fornito. A descrivere questa pratica è l’art. 498 del c.p.p., il quale prevede lo svolgimento di un apposito accertamento tecnico sulle capacità fisiche e intellettive che rendono il minore idoneo o meno alla testimonianza.

 

L’ascolto del minore testimone

La giusta metodologia da utilizzare per ascoltare un minore in un processo è ben descritta nel rapporto Il diritto all’ascolto delle persone di minore età in sede giurisdizionale redatto dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza nell’aprile del 2020.

Prima ancora di introdurre il tema dell’ascolto vero e proprio, nei primi capitoli del rapporto gli esperti tengono a sottolineare l’esistenza della cosiddetta capacità di discernimento, definibile nella “capacità di comprendere le proprie esigenze e, nel contempo, di esprimere una decisione consapevole, ovvero di operare scelte adeguate al loro soddisfacimento”.

È prevista un’audizione protetta nella quale il Giudice, un consulente o gli Assistenti Sociali stabiliscono le capacità del minore. In questo caso è opportuno sottolineare come la capacità di discernimento venga messa in dubbio esclusivamente negli infra-dodicenni; per quanto riguarda i minori che hanno compiuto i dodici anni opera la presunzione assoluta dell’esistenza di tale capacità.

Parlando dello spazio in cui avviene l’ascolto, esso verrà scelto seguendo le esigenze del minore: questo ammette la possibilità di svolgere l’incontro in un’apposita stanza del Tribunale, presso le Forze dell’Ordine, presso i Servizi Sociali o, addirittura, presso i locali della struttura scolastica. Lo spazio sarà attrezzato in modo da garantire un incontro riservato e a porte chiuse, oltre che essere dotato di apparecchiature per la registrazione di audio e video. Una volta avvertito il minore delle questioni giudiziarie alla base dell’incontro, l’ascolto potrà avere inizio e verranno posti quesiti appositamente presentati dalle parti, le quali potranno assistere ma solo dall’altra parte del vetro unidirezionale. Sono queste le caratteristiche di base di questi incontri chiamati, appunto, “audizioni protette”.

Il Giudice ha la facoltà di gestire in autonomia l’audizione, oppure verrà nominato un consulente esperto in materie psicologiche e pedagogiche che si occuperà di portare avanti l’incontro: tendenzialmente fra i professionisti incaricati dal magistrato troviamo psicologi infantili, psicologi giuridici, psicologi dell’età evolutiva, neuropsichiatri infantili, criminologi e mediatori.

 

Il diritto alla privacy nei processi minorili

Se si analizzano i casi in cui si necessita della testimonianza di un minore, è opportuno distinguere tre situazioni: il soggetto minorenne è chiamato a dare la sua versione dei fatti perché testimone, vittima, oppure imputato.

Il sovraintendente dell’Arma dei Carabinieri Walter Bonaccorso all’interno del suo articolo Il minore autore, vittima o testimone di reato descrive efficacemente la differenza fra i tre casi. Negli ultimi anni è decisamente aumentata l’attenzione che il Codice pone nell’ascolto di minori testimoni o vittime di reato, in particolare se il minore è vittima di un reato di tipo sessuale. Nonostante ciò, il diritto minorile predispone che il diritto ad un ascolto protetto valga altresì per un minore autore di reato e che vada a pari passo con il suo diritto alla difesa.

Sottoporre un imputato minorenne a processo, soprattutto penale, non è affatto semplice per le autorità giudiziarie. Il giudice e il Pubblico Ministero dovranno lavorare al meglio in modo da raggiungere una giusta sentenza garantendo per tutta la durata del dibattimento il diritto alla privacy del giovane. Il pensiero alla base vuole preservare l’imputato in nome della giovane età, facendo sì che il fatto di entrare in contatto con il Tribunale gli porti meno conseguenze possibili[2]. L’idea nasce dalla speranza che un’adolescente deviante comprenda i suoi errori e riesca a ristabilizzarsi entro il compimento dei diciotto anni. L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza nel 2017 stabilisce delle disposizioni molto precise sul processo penale minorile attraverso il documento La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione. La divulgazione di immagini che consentano di identificare il minore sotto processo, oltre che a violare le disposizione processuali, è sanzionata penalmente dall’art. 684 c.p., il quale prevede l’arresto fino a 30 giorni. In più, la violazione del divieto di pubblicazione se commesso da un professionista – come un giornalista – porterà ad un illecito disciplinare.

Informazioni

Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Il diritto all’ascolto delle persone di minore età in sede giurisdizionale, Roma, 2020. https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/ascolto-minorenni-procedimenti-giurisdizionali.pdf.

Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, La tutela dei minorenni nel mondo della comunicazione, Roma, 2017. https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/la_tutela_dei_minorenni_nel_mondo_della_comunicazione.pdf.

Bonaccorso W., Il minore autore, vittima o testimone di reato, diritto.it, aprile 2018. https://www.diritto.it/minore-autore-vittima-testimone-un-reato/.

Codice di procedura penale.

Tra le tante, Cass. pen., Sez. III, 28/02/2003, n. 19789.

[1] “l’articolo 120 del c.p.p non contiene alcun divieto alla testimonianza dei minori, giacché si limita a stabilire che i minori degli anni quattordici e gli altri soggetti appartenenti alle categorie ivi specificamente indicate (infermi di mente, ubriachi, intossicati per sostanze stupefacenti, sottoposti a misure di sicurezza detentive o a misure di prevenzione) non possono intervenire come testimoni ad atti del procedimento. La minore età di un testimone, quindi, non incide sulla sua capacità di testimoniare, che è disciplinata dal principio generale contenuto nell’articolo 196, comma 1, del c.p.p, bensì, semmai, sulla valutazione della testimonianza e, cioè, sulla sua attendibilità: è in tale prospettiva che opera lo speciale regime dettato dall’articolo 498, comma 4, del c.p.p per l’esame del minore, affidato al presidente dell’organo giudicante e condotto sulla base di domande e contestazioni proposte dalle parti, eventualmente con l’ausilio di un familiare o di un esperto psicologo” (ex pluribus Cass. pen., Sez. III, 28/02/2003, n. 19789)

[2] Per un approfondimento sui principi del processo penale minorile invito a leggere: L’ordinamento penitenziario minorile – DirittoConsenso.