Quando si parla di flagranza entrano in gioco diversi elementi giuridici ed importanti istituti del diritto costituzionale e penale

 

Introduzione

Quando la forza pubblica interviene nell’immediatezza di un fatto di reato può spingersi sino a limitare la libertà personale di un soggetto con due principali finalità:

  • l’interruzione immediata dell’azione criminosa, con conseguente messa in sicurezza sia della persona offesa che della collettività (pensiamo al caso di una rapina, delitto con cui il reo usa violenza contro una persona per impossessarsi di un bene ma potrebbe essere violento anche verso altre persone nel tentativo di guadagnarsi la fuga), e
  • la necessità di garantire l’esercizio della pretesa punitiva dello Stato attraverso l’avvio di un procedimento penale (senza limitazione della libertà personale, il colpevole potrebbe darsi alla fuga, con l’aggravante di aver posto in essere un reato considerato dall’ordinamento tanto grave da ammettere l’arresto).

 

Trattandosi di una manifestazione invasiva di un bene costituzionalmente tutelato[1], i suoi presupposti sono tassativamente definiti dalla legge e la loro sussistenza deve essere vagliata da un Giudice entro un brevissimo lasso temporale (massimo 96 ore dall’esecuzione)[2].

Vi sono ipotesi di arresto obbligatorio e di arresto facoltativo, che si differenziano principalmente in base al tipo di reato e alla pena prevista dalla legge. Nel caso dell’arresto facoltativo, la sua legittimità dipende dalla gravità del fatto oppure dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto.

Inoltre, sempre in base al tipo di reato, anche i privati possono procedere all’arresto (per quei reati procedibili d’ufficio e per i quali è previsto l’arresto obbligatorio: ad esempio, la rapina o l’estorsione).

Il comune denominatore di queste categorie di arresto è lo stato di flagranza, salvo che per l’arresto a flagranza differita; vediamo dunque di definire entrambi questi istituti.

 

I concetti di flagranza e quasi flagranza

L’articolo 382 del Codice di Procedura Penale descrive entrambe queste nozioni.

Per flagranza” in senso stretto si intende lo stato di chi è colto nell’atto di commettere il reato, mentre per “quasi flagranza” si intende lo stato di chi è inseguito, subito dopo il reato, dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone oppure è sorpreso con cose o tracce da cui appaia che il reo abbia commesso il reato immediatamente prima.

La differenza sostanziale tra le due situazioni, dunque, è che nel primo l’azione criminosa è percepita nel suo dispiegarsi dagli agenti, mentre nel secondo essa si è già conclusa e la persona si sta guadagnando la fuga.

A tale distinzione di semplice comprensione, però, non corrisponde un’eguale semplicità nella valutazione dei singoli casi, soprattutto con riferimento alla “quasi flagranza”.

In tal senso si è precisato che la polizia giudiziaria deve poter desumere la recente commissione del reato della diretta percezione degli elementi idonei a far ritenere responsabile il reo con altissima probabilità ma, al contempo, l’arresto deve comunque avvenire in stretta contiguità cronologica rispetto alla condotta dello stesso[3].

Analogamente, è stato dichiarato illegittimo l’arresto effettuato solo dopo l‘assunzione di informazioni da terzi nell’immediatezza dei fatti e dopo le comunicazioni telefoniche intercorse con gli operatori di polizia giudiziaria[4], proprio perché manca in capo agli operatori la percezione diretta anche solo di quegli elementi indiziari di responsabilità.

 

L’eccezione: l’arresto a flagranza differita

Un’importante eccezione alla natura dell’arresto come misura applicata nell’immediatezza dei fatti è data dal cosiddetto “arresto a flagranza differita”, previsto per alcune specifiche categorie di reati ritenuti più gravi e bisognosi di misure preventive e deterrenti.

Era inizialmente dedicato solo agli episodi di violenza nel corso delle manifestazioni sportive: nei casi di reati commessi con violenza alle persone o alle cose, in occasione o a causa di manifestazioni sportive, per i quali sia previsto l’arresto, obbligatorio o facoltativo, qualora non sia possibile procedervi immediatamente per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica  si considera comunque in stato di flagranza colui il quale, sulla base di documentazione video fotografica dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore, sempre che l’arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro 48 ore dal fatto[5].

L’istituto è stato poi esteso ad altre ipotesi: ai reati commessi con violenza alle persone o alle cose, compiuti alla presenza di più persone anche in occasioni pubbliche, per i quali è obbligatorio l’arresto[6]; a quelli commessi in occasione o a causa del trattenimento in uno dei centri di permanenza per il rimpatrio o delle strutture di primo soccorso e accoglienza[7]; infine, con una recentissima riforma, ai reati da cosiddetto “Codice Rosso“, cioè gli atti persecutori, i maltrattamenti verso familiari o conviventi e la violazione del provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e di allontanamento dalla casa familiare[8].

Informazioni

Costituzione: articolo 13;

Codice di Procedura Penale: articoli 380, 381, 382, 382 bis; 383;

Sentenza della Corte di Cassazione, Sezione II Penale, 6 settembre 2019, n. 37303;

Sentenza della Corte di Cassazione, Sezione V penale, 9 marzo 2018, n. 24760;

Decreto Legge n. 28 del 24/02/2003, articolo 1;

Decreto Legge n. 14 del 20/02/2017, articolo 10;

Decreto Legge n. 130 del 21/10/2020, articolo 6;

Legge n. 168 del 24/11/2023, articolo 10.

[1] Vedi l’articolo 13 della Costituzione.

[2] Per maggiori dettagli si veda: “La riserva di legge: forma di garanzia dello Stato di diritto”, di Diletta Fiore, 13/12/2021, DirittoConsenso.it: La riserva di legge: forma di garanzia dello Stato di diritto – DirittoConsenso.

[3] Sentenza della Corte di Cassazione, Sezione II Penale, 6 settembre 2019, n. 37303.

[4] Sentenza della Corte di Cassazione Sezione V penale, 9 marzo 2018, n. 24760.

[5] Decreto Legge n. 28 del 24/02/2003, articolo 1.

[6] Decreto Legge n. 14 del 20/02/2017, articolo 10.

[7] Decreto Legge n. 130 del 21/10/2020, articolo 6.

[8] Articolo 382 bis del Codice di Procedura Penale, introdotto con la legge n. 168 del 24/11/2023, articolo 10.