Le disposizioni anticipate di trattamento permettono di fare delle scelte circa un trattamento sanitario futuro o di rifiutare determinate cure

 

Il fondamento costituzionale delle disposizioni anticipate di trattamento ed il loro obiettivo

Quando si parla di disposizioni anticipate di trattamento è bene partire fin da subito con il loro fondamento costituzionale. L’articolo di riferimento da cui partire è certamente l’articolo 32 Costituzione. Il primo comma recita: “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività …”; e ancora, al comma secondo: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Prima di capire che cosa siano le disposizioni anticipate di trattamento, conosciute anche con l’acronimo D.A.T., è bene analizzare questo articolo per poter comprendere al meglio la normativa di riferimento.

Innanzitutto è da notare come il diritto alla salute possa essere letto in due modi:

  • da un lato come diritto ad essere curati,
  • dall’altro come diritto a rifiutare determinate cure.

 

Entrambi gli aspetti, infatti, rientrano in quella che è la libertà di scelta di un individuo. Nel secondo comma vi è invece un riferimento a quello che viene definito “trattamento sanitario obbligatorio”, da tenere distinto dalle D.A.T. Nello specifico è presente una “riserva di legge”, vale a dire una garanzia per la quale determinate cure potranno essere disposte solamente per legge; si tratta di un importante corollario del principio di legalità[1]. Più generale emergono i seguenti principi: la libertà di scelta e il diritto ad essere informati.

Occorre poi fare un altro passaggio e capire la correlazione tra il rifiuto delle cure e il suicidio. Quest’ultimo è infatti una mera facoltà, un atto lecito che viene tollerato dal nostro ordinamento e non di certo qualificato come diritto. Un diritto è invece la libertà di rifiutare le cure, e a questo scopo intervengono anche le disposizioni anticipate di trattamento. L’obiettivo delle D.A.T. è di decidere in merito a determinate cure o trattamenti sanitari in un’ottica futura, cioè quando la persona interessata non sarà più in grado di autodeterminarsi. Inoltre, forse illogicamente, le D.A.T. vengono anche definite “testamento biologico”, anche se l’autore sarà ancora in vita e non si tratta di certo di una disposizione testamentaria.

 

La normativa sul testamento biologico

La disciplina delle disposizioni anticipate di trattamento è stata regolata in modo organico dalla legge n. 219 del 2017. In realtà si tratta di una legge con un contenuto più ampio che riporta tale intestazione: “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”. Si è trattato di un importante passo in avanti se si considerano gli accesi dibattiti sull’art. 5 c.c., cioè in riferimento agli di disposizione del proprio corpo.

Innanzitutto le D.A.T. possono essere scritte da tutti coloro che siano maggiorenni e capaci di intendere e di volere, a prescindere dal fatto che l’autore sia una persona sana o malata. L’espressione di volontà è riferita ad accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche o anche singoli trattamenti sanitari. È importante, in ogni caso, che la persona riceva le informazioni necessarie per prendere una scelta consapevole. Deve, cioè, venire a conoscenza di tutte le informazioni mediche e sulle possibili conseguenze di eventuali trattamenti sanitari.

Un punto importante della normativa sulle D.A.T. riguarda la nomina di un “fiduciario”. Si tratta di un soggetto, scelto dalla persona interessata, che avrà il compito di interfacciarsi con il personale medico in futuro. Si potrebbe paragonare ad un ponte che collega il soggetto interessato al personale sanitario, in modo che le volontà espresse precedentemente trovino un’effettiva realizzazione. La nomina del fiduciario può avvenire attraverso la sottoscrizione delle D.A.T. oppure con un atto successivo.

Proprio per lasciare spazio alle volontà del soggetto interessato, la legge prevede la possibilità di revocare o modificare le D.A.T. in qualsiasi momento, così come per la figura del fiduciario.

È inoltre previsto l’intervento di un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare, quando il fiduciario non sia stato nominato oppure sia deceduto. Da qui si evince come siano molti i soggetti che entrano in gioco: il soggetto interessato, il personale sanitario, il fiduciario, e ancora il giudice tutelare, che in generale interviene ogni qualvolta vi siano contrasti tra medico e fiduciario.

Quando si parla di disposizioni anticipate di trattamento ci si potrebbe chiedere che cosa accada se il medico decida di non rispettarle. E questo potrebbe accadere, ad esempio, a seguito dell’introduzione di un nuovo farmaco sul mercato farmaceutico. Il soggetto interessato potrebbe cioè accedere a cure che non erano da lui prevedibili quando ha scritto le D.A.T. Ecco allora che queste possono essere disattese quando:

  • siano incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente;
  • sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

 

Come si redigono le D.A.T.

Una volta compreso che cosa siano, si può ora discorrere delle modalità di redazione delle stesse.

La legge n.219/2017 offre diverse possibilità al soggetto interessato:

  1. redazione scritta tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata[2];
  2. redazione e consegna presso l’ufficio dello Stato Civile del Comune di residenza, senza il pagamento di alcun tributo.

 

Viene a questo punto da chiedersi cosa si possa fare se il soggetto interessato sia in condizioni fisiche limitanti. La legge si preoccupa allora di predisporre modalità differenti in questi casi. È infatti possibile registrare le proprie volontà future attraverso supporti digitali, generando così una videoregistrazione. Quando le condizioni di salute lo richiedano, è altresì possibile utilizzare dispositivi elettronici che consentano alla persona di comunicare. Con lo sviluppo dell’era digitale è stata prevista la possibilità, per le Regioni, di adottare il cd “fascicolo sanitario elettronico”, e dunque di prevedere forme alternative per la redazione.

Con le stesse modalità descritte è possibile rinnovare, modificare e revocare le D.A.T. Può però accadere che in situazioni di emergenza questo non sia concretamente possibile. Ecco allora la possibilità, prevista dalla legge, di fare una semplice dichiarazione verbale (anche videoregistrata) verso un medico, con l’assistenza di due testimoni.

 

Nuovi orizzonti nella scelta delle cure

Accanto alle disposizioni anticipate di trattamento sono state introdotte altre soluzioni nel corso del tempo. Merita di essere citata la cd “pianificazione delle cure”, realizzata dal soggetto interessato insieme al proprio medico. Da qui emerge un importante carattere distintivo rispetto alle D.A.T.: esprimono delle volontà future di una persona già malata. Così, ad esempio, un malato terminale ricorrerà alla pianificazione delle cure; le D.A.T., invece, possono essere utilizzate anche da chi, al momento della redazione, sia sano. Anche in questo caso la persona deve essere adeguatamente informata sull’evolversi della sua patologia, di modo che possa prendere le scelte più opportune. Centrale è anche in questo caso il consenso e il confronto con il medico di riferimento.

Numerosi sono poi i dibattiti ancora aperti, si pensi al tema del suicidio assistito e alla recente tecnica dell’ibernazione. Quanto al primo, l’Italia aspetta ancora oggi una disciplina organica; fino ad oggi ci sono stati interventi solo da parte della Corte Costituzionale che, in più occasioni, ha ritenuto non punibili alcune pratiche di suicidio assisito. Quanto all’ibernazione, invece, è di questi giorni il dibattito circa il suo utilizzo in Europa. Si tratta di una tecnica, nota anche come “crioconservazione”, che consente di “conservare” il proprio corpo dopo l’evento morte. Ciò che è certo è che quando si parla di questi temi non si può fare a meno di tenere in considerazione alcuni importanti principi, come quelli di libertà e di consapevolezza dei trattamenti sanitari effettuati.

Informazioni

Calvo, R., & Caimi, A. C. (2017). Diritto privato.

Grosso, C. F., Pelissero, M., Petrini, D., & Pisa, P. (2023). Manuale di diritto penale. Parte generale. Giuffrè Editore.

Roberto, B., Marco, P., & Sergio, S. (2022). Diritto penale. G Giappichelli Editore.

Silingardi, E. (2019). Medicina legale per i corsi di laurea a orientamento giuridico e triennali.

[1] Il tema della riserva di legge è di rilevanza costituzionale. Per un approfondimento su questo argomento: La riserva di legge: forma di garanzia dello Stato di diritto – DirittoConsenso.

[2] Anche da questa disposizione si evince l’importanza che il legislatore attribuisce alle D.A.T. La forma dell’atto pubblico e della scrittura privata autenticata ha infatti il valore di prova legale in giudizio. È quindi necessaria la figura del notaio che si pone come “filtro” nei confronti del giudice: spetta a lui, ad esempio, certificare la paternità della sottoscrizione dell’autore.