Il patrimonio culturale della Romania è indicativo della sua storia: tra tradizioni, multiculturalismo ed un forte senso di identità nazionale, riconosciuta anche a livello internazionale

 

Il patrimonio culturale della Romania: una complessa e affascinante commistione di storia, culture e senso di identità nazionale

La Romania è uno Stato membro dell’Unione Europea[1] ed è l’unico degli Stati dell’Est Europa ad aver mantenuto una radice latina nella propria lingua. Guardando con attenzione alla cultura ed al patrimonio culturale della Romania si nota un’interessante evoluzione storica, politica e sociale: ottenne l’indipendenza dall’impero ottomano nel 1878 ed il territorio dell’attuale Romania venne occupato molte volte nel corso dei secoli, anche dopo l’indipendenza[2]. Questa continua influenza da parte di attori esterni ha plasmato l’identità nazionale e l’unicità del patrimonio culturale rumeno. Lo Stato ha un patrimonio riconosciuto anche a livello internazionale: 11 siti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità, 17 siti inseriti nell’Elenco Provvisorio dell’UNESCO e 10 elementi iscritti nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale.

Lo Stato, ufficialmente una repubblica democratica semipresidenziale[3], conta su una popolazione di circa 19 milioni di abitanti. La Romania fa parte di diverse organizzazioni internazionali ed ha firmato molti trattati internazionali in tema di patrimonio culturale; è Stato membro dell’UNESCO dal 1956. Inoltre sul suo territorio sono all’attivo molti progetti che riguardano la cultura ed il patrimonio culturale[4].

 

I siti culturali e naturali iscritti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO

Nel 1991 c’è stata la prima iscrizione di un sito della Romania nella Lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità: il Delta del Danubio.

Hanno fatto poi seguito il monastero di Horezu (1993), le chiese della Moldavia (1993), i villaggi con chiese fortificate in Transilvania (1993), il centro storico di Sighişoara (1999), le fortezze daciche delle montagne di Orastie (1999), le chiese di legno di Maramureş (1999), le foreste antiche e primordiali di faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa (2007)[5], il paesaggio minerario di Roșia Montană (2021, nonché iscritto nella Lista del Patrimonio dell’Umanità in Pericolo).

Il 2024 è un anno felice per il patrimonio culturale della Romania perché ottiene l’iscrizione di due nuovi siti[6]: l’ensemble monumentale a Târgu Jiu realizzata dallo scultore Constantin Brâncuși[7] ed il complesso di strutture dell’antico limes romano “Frontiere dell’Impero Romano – Dacia”[8].

In totale, si tratta di 9 siti culturali e 2 naturali.

 

Il patrimonio culturale immateriale riconosciuto dall’UNESCO

Il Patrimonio culturale della Romania conta anche sul riconoscimento a livello internazionale di elementi culturali immateriali come indicato dalla Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003[9].

Le pratiche riconosciute esclusivamente alla Romania sono: il rituale del Căluş nella regione a sud dell’Olt, il canto della Doina, l’artigianato delle ceramiche di Horezu a nord della Romania, i balli di Lad praticati durante giorni di festa e matrimoni da uomini rumeni, ungheresi e roma e che favoriscono il dialogo interculturale.

Ci sono poi delle pratiche transnazionali che uniscono la Romania ad altri Stati vicini ed europei. Per esempio, anche in Romania la transumanza è pratica riconosciuta. Allo stesso modo la tradizione dei cavalli Lipizzani. Ci sono poi le pratiche culturali legate al Primo marzo, condivise con Bulgaria, Macedonia del Nord e Repubblica di Moldavia. Ed ancora con quest’ultima c’è l’artigianato degli arazzi tradizionali ed i Colindat, gruppi di uomini che cantano nel periodo antecedente il Natale.

In tutti questi casi è evidente la complessità culturale e la lunga storia di contatto con culture vicine.

 

La legislazione nazionale in tema di patrimonio culturale

La legislazione nazionale rumena in tema di patrimonio culturale è variegata. Per prima cosa, è interessante notare che nella Costituzione della Romania l’articolo 13 nei paragrafi 1 e 2 cita sia il riconoscimento e la protezione dei diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali riguardanti la tutela, lo sviluppo e l’espressione delle loro identità etniche, culturali, linguistiche e religiose così come il rispetto dei principi di uguaglianza e non discriminazione rispetto ai cittadini rumeni non appartenenti a minoranze.

Di seguito alcune leggi rumene:

  • Legge n. 182/2000 sulla tutela del patrimonio culturale nazionale mobile
  • Legge n. 311/2003 sui musei e le collezioni pubbliche
  • Legge n. 422/2001 sui monumenti storici
  • Legge n. 6/2008 sul regime giuridico del patrimonio tecnico e industriale
  • Legge n. 410/2005 sull’accettazione della Convenzione sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale;
  • Legge n. 26/2008 sulla tutela del patrimonio culturale immateriale.

 

In tema poi di protezione di patrimonio culturale dal fenomeno del traffico illecito la Romania conta su diverse leggi pur non prevedendo una politica o una strategia che combatte il traffico illecito di beni culturali e non avendo regole precise per il traffico di oggetti culturali su internet[10]. Anche la Romania, come altri Stati, conta su una sua piattaforma di raccolta dati su beni culturali rubati.

Infine, la Romania ha accettato ma non ratificato la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo[11].

 

Osservazione finale

L’affascinante storia della Romania e la sua diversità culturale si è scontrata nel tempo con problemi di natura interna ed esterna. Purtroppo il patrimonio culturale della Romania ha subito danni a causa di guerre e catastrofi naturali. A questi eventi si è spesso aggiunta l’incuria e l’abbandono e decisioni politiche sbagliate.

Il settore culturale della Romania è in una situazione complessa. Come precisa il Consiglio di Europa[12] ci sono diversi problemi: la mancanza di sbocchi professionali per i giovani professionisti, la lenta digitalizzazione e alfabetizzazione digitale, la centralizzazione delle politiche in tema di patrimonio culturale causa immobilità e poca preparazione a fenomeni nuovi, pochi fondi per il restauro e la conservazione di beni culturali in disuso o in pericolo di crolli. Dall’altra parte si assiste ad una maggiore partecipazione di personale volontario nelle Organizzazioni Non Governative e ad interventi privati nel settore culturale.

In questo settore è fondamentale l’apporto di organizzazioni esterne ed europee. Questo per esempio è avvenuto nel caso degli European Heritage Awards grazie ad Europa Nostra: nel 2024 infatti le Chiese Sassoni in Alma Vii e la Chiesa di San Michele di Cluj-Napoca hanno ricevuto un riconoscimento ed un premio economico importante per la tutela e per la conservazione che unisce comunità e senso di identità con il patrimonio culturale.

Informazioni

CNR UNESCO (cnr-unesco.ro).

Oana Cristina Tiganea (2020) “The Conservation of the Industrial Heritage: Theoretical Approaches and Territorial Experimentations in the Case of Anina (Romania),” ArcHistoR Architettura Storia Restauro: Architecture History Restoration, 0(13), pp. 342–379.

Romania Laws – UNESCO World Heritage Convention.

DICE_11.2_Full_Text_p41-p50-Adriana-CUCIUREANU.pdf (diversite.eu).

[1] È diventata Stato membro il 1° gennaio 2007, membro anche dell’area Schengen ma non fa ancora parte dell’Eurozona.

[2] Constantiniu F., Storia della Romania, Soveria Mannelli, 2015.

[3] Per una visione di cosa si intenda per repubblica presidenziale può essere utile fare un confronto con la Francia ed il Portogallo. Gli approfondimenti, rispettivamente: Il semipresidenzialismo francese – DirittoConsenso e La forma di governo del Portogallo – DirittoConsenso.

[4] Alcuni esempi: Via Transilvanica, Ambulanta pentru monumente, Culture & cultures. Connecting the dots.

[5] Si tratta di un patrimonio transnazionale perché il sito include 93 parti totali diffusi in 18 Stati: Albania, Austria, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Italia, Macedonia del Nord, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Ucraina.

[6] Questo è avvenuto durante la 46esima sessione del Comitato del Patrimonio dell’Umanità riunitosi a Nuova Delhi.

[7] Situata in due parchi collegati dallo stretto viale degli Eroi, la proprietà comprende l’insieme monumentale di installazioni scultoree e la preesistente chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

[8] La Dacia, infatti, conquistata dai Romani in una serie di campagne militari, venne fortemente romanizzata con l’invio di coloni e fu per secoli un territorio di frontiera dell’impero, nonché l’unica provincia romana ad essere interamente al di là del Danubio. Oggi il sito UNESCO “Frontiers of the Roman Empire – Dacia” conta 277 siti, una vera e propria rete di siti individuali che comprendono fortezze legionarie e ausiliarie, bastioni, torri di guardia, accampamenti temporanei ed edifici secolari.

[9] Per una comprensione del fenomeno con esempi invito a leggere l’articolo sul patrimonio culturale immateriale italiano: Patrimonio culturale immateriale italiano: concetto ed esempi – DirittoConsenso.

[10] Fonte: National report on the implementation of the Convention on the Means of Prohibiting and Preventing the Illicit Import, Export and Transfer of Ownership of Cultural Property: Romania, reporting period: 2019-2022 – UNESCO Digital Library.

[11] Per un approfondimento su questo trattato: La Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo – DirittoConsenso.

[12] Romania – Herein System (coe.int).

Lorenzo Venezia

Ciao, sono Lorenzo. Ho ottenuto la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi sul recupero dei beni culturali nel diritto internazionale e sul ruolo dell'INTERPOL e poi ho completato il master "Cultural property protection in crisis response" all'Università degli Studi di Torino. Ho studiato la tutela dei beni culturali nel diritto internazionale ed il traffico illecito di beni culturali e oggi approfondisco il ruolo delle organizzazioni culturali.


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