Che cos’è la diaria? L’importanza del trattamento economico nella rappresentanza parlamentare
Un po’ di storia
Con il termine diaria parlamentare si fa riferimento a una parte del trattamento economico complessivo riconosciuto ai parlamentari della Repubblica. Oggi, è la garanzia della retribuzione che consente a tutti gli eletti in Parlamento di potersi dedicare a tempo pieno alla rappresentanza popolare. Eppure, non è sempre stato così[1].
Dal punto di vista storico, la storia costituzionale del nostro Paese ci ricorda che, in epoca monarchica, i deputati e i senatori svolgevano la propria attività esclusivamente a titolo gratuito in base all’art. 50 dello Statuto albertino[2]. Escludendo il Senato i cui membri erano nominati tra gli appartenenti a categorie indicate dallo Statuto (art. 33 St.), l’accesso alla Camera, sebbene consentito a “tutti i sudditi del Re” (art. 40 St.), nei fatti non lo era, perché le fasce meno abbienti della popolazione non potevano permettersi di non lavorare per tutta la durata della legislatura. Questa impostazione era in linea con una concezione censitaria della democrazia, per la quale era favorita la rappresentanza delle classi sociali dirigenti che trainavano lo Stato, lasciando in secondo piano gli interessi delle classi umili.
L’introduzione dell’antecedente storico della diaria può essere fatta coincidere con il primo tenue superamento del divieto statutario di retribuzione, che avvenne con l’emanazione, nel 1912, della legge istitutiva del suffragio universale. Le formule usate dal legislatore in quest’occasione erano di “compenso spese per corrispondenza” e di “compenso per altri titoli”[3] riconosciuti ai soli deputati. Qualche anno dopo[4], una specie di diaria venne attribuita anche ai senatori con una forma di emolumento corrisposto per ogni seduta in cui il senatore fosse intervenuto.
Il fondamento costituzionale dell’indennità parlamentare
Segnando una cesura con il passato, i costituenti modificarono in senso opposto la disposizione dello Statuto albertino, sancendo all’art. 69 della Costituzione che “I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge”.
Poter contare su una retribuzione fissa è stata una conquista importante, nelle democrazie moderne, almeno sotto due profili: da un lato si è resa la carica concretamente pubblica, accessibile a tutti coloro che intendono concorrere alle decisioni comuni e dall’altro si sono messi i parlamentari nelle condizioni di essere indipendenti e autonomi economicamente, scongiurando le influenze esterne e i fenomeni corruttivi, anche privi di rilevanza penale, a cui potrebbero essere soggetti.
L’art. 69 parla in generale di indennità senza menzionare esplicitamente la diaria. Infatti, con lo strumento della riserva di legge, il legislatore costituzionale ha rimesso a una decisione del Parlamento la determinazione qualitativa e quantitativa del suo contenuto.
Cenni generali sul trattamento economico dei parlamentari
La legge che disciplina la retribuzione dei deputati e senatori è la n. 1261 del 1965. Questa legge è composta di nove articoli e stabilisce come tetto massimo del compenso “la dodicesima parte del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione”[5].
Ad oggi, in generale, il trattamento economico è molto inferiore al massimo legale stabilito ed è costituito dalle seguenti voci principali[6]:
- Indennità: è la parte più consistente e corrisponde all’incirca a 5000 euro netti mensili. È prevista una riduzione per coloro che esercitano attività lavorativa oltre al mandato pubblico
- Diaria: viene corrisposta per le spese di soggiorno a Roma; se ne parlerà meglio nel paragrafo successivo
- Rimborso delle spese per l’esercizio del mandato: è stato istituito nel 2012 e ammonta attualmente a 3690 euro corrisposti per il 50% forfetariamente e per il restante 50% sottoforma di rimborso per le spese sostenute nei confronti di collaboratori o per consulenze, attività di ricerca, convegni e simili
- Spese di trasporto e di viaggio: si tratta di circa 3000 euro liquidati forfettariamente e variano in base alla distanza da Roma del domicilio di ciascun parlamentare
- Spese telefoniche: a seguito di riduzioni, il relativo importo ammonta a 1200 annui
Inoltre, i parlamentari versano ogni mese una quota del loro trattamento economico lordo ad appositi fondi istituiti per garantire loro l’assistenza sanitaria, l’assegno di fine mandato e il trattamento pensionistico che dal 2012 è calcolato con il metodo contributivo in sostituzione dell’assegno vitalizio rimasto in vigore dalla prima legislatura repubblicana.
Il contenuto della diaria
Come si intuisce anche dal termine utilizzato, la diaria è quella voce del trattamento economico che viene attribuita al singolo parlamentare a titolo di rimborso delle spese di soggiorno.
Visto che si tratta di una quota di denaro destinata ai costi che vengono sostenuti quotidianamente per soggiornare nella capitale e poter prendere parte ai lavori parlamentari, dalla somma iniziale vengono decurtati circa 200 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono le votazioni[7]. È prevista un’ulteriore decurtazione di 500 euro mensili legata alla percentuale di assenze negli altri organi diversi dalle Commissioni permanenti a cui il parlamentare prende parte, come le Giunte, le Commissioni bicamerali e d’inchiesta e le delegazioni presso Assemblee internazionali.
Anche questa componente del compenso complessivo dei parlamentari è entrata a far parte della discussione sul tema della riduzione dei costi delle amministrazioni pubbliche. Nell’ottica di un intervento complessivo condotto dall’Ufficio di presidenza delle due Camere per contenere i costi delle istituzioni, la diaria, così come le altre voci reddituali, è stata progressivamente ridotta. Attualmente ammonta a circa 3500 euro[8].
Proprio a questo riguardo[9], a partire dal 2006 in poi, sono stati varate norme apposite come il decreto-legge 78/2010 che, in tema di stabilizzazione finanziaria e competitività economica, ha previsto[10] la riduzione delle spese di alcuni organi costituzionali o il decreto-legge 138/2011 con cui il legislatore ha ribadito[11] la necessità di una riduzione di spesa per gli anni successivi a quello in cui è entrato in vigore, realizzata mediante un taglio all’indennità.
Informazioni
Inserisci qui la bibliografia
[1] Il ricordo di alcune storie dei primi operai e contadini eletti deputati negli anni ’10 del Novecento e delle difficoltà economiche che attraversarono, in P. Pagliaro, 9colonne, Storia e stipendi dei parlamentari
[2] Il testo dell’art.50 recitava: “Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione od indennità”
[3] Art. 11 legge 30 giugno 1912, n. 665
[4] Ad opera della legge 5 aprile 1920, n. 395
[5] Art. 1, comma 2 l. 1261/1965
[6] Ogni voce si intende per singolo parlamentare; per semplicità si menzionano solo i deputati perché i dati utilizzati provengono dalla Camera dei deputati, ma un discorso analogo vale per i senatori che godono del medesimo trattamento economico.
[7] Ai fini qui indicati, è considerato presente il parlamentare che partecipi ad almeno il 30% delle votazioni che si tengono nell’arco della giornata.
[8] È stata portata a tale somma, con una riduzione di 500 euro, nella riunione dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati del 27 luglio 2010.
[9] Per un riassunto completo e dettagliato delle misure adottate in quegli anni si veda Le misure per la riduzione della spesa, 20 dicembre 2012, Camera dei deputati, pp. 11 ss.
[10] Art. 5 comma 1.
[11] All’art. 13.
Luca Pasin
Ciao, sono Luca. Sono uno studente di giurisprudenza all'Università di Torino. Mi piace scrivere, lo considero un momento di confronto personale dove ciascuno si può mettere in gioco e un momento di scambio con il lettore.



