La conduzione delle operazioni militari delle IDF in Libano contro Hezbollah crea concreti rischi di distruzione del patrimonio culturale del Libano
Capire la distruzione del patrimonio culturale del Libano
L’attuale offensiva israeliana contro le milizie ed i gruppi paramilitari Hamas e Hezbollah ha ampliato il conflitto in Medio Oriente. L’allargamento del conflitto infatti riguarda anche il fronte libanese. Il cuore dell’articolo riguarda la distruzione del patrimonio culturale del Libano: non affrontando in quest’articolo questioni di politica internazionale, è invece il caso di approfondire come proteggere il patrimonio culturale in caso di conflitto armato.
Partiamo quindi alcune informazioni sul Libano: un piccolo Stato – ha un’estensione quasi pari a quella dell’Abruzzo – con una popolazione di poco inferiore i 7 milioni di abitanti. La capitale è Beirut, una città antica e riconosciuta per la sua storia e per essere un crocevia di persone e culture. Altre città importanti sono Tripoli, Sidone, Baalbek, Tiro, Nabatieh. Ci sono 6 siti del Libano iscritti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità, di cui uno – il sito della Fiera Internazionale Rachid Karameh a Tripoli, realizzato da Oscar Niemeyer – in pericolo.
Così da quando le distruzioni della Striscia di Gaza sembravano essere le uniche nel Mediterraneo orientale, si sono aggiunte quelle in Libano, tra morti civili, edifici storici danneggiati e perdita di luoghi simboli della memoria. Il punto di diritto in assoluto più delicato è il rispetto del diritto internazionale.
Gli strumenti internazionali
La lista degli strumenti internazionali sul tema è lunga. Il primo dei trattati sul tema della distruzione del patrimonio culturale è la Convenzione dell’Aia del 1954 (a cui bisogna aggiungere il Primo Protocollo dello stesso anno ed il Secondo Protocollo del 1999). In più – dato che il Libano ha i siti registrati nelle Liste dell’UNESCO – dobbiamo citare la Convenzione di Parigi del 1972 ma senza dimenticare un altro trattato firmato due anni prima sempre a Parigi: la Convenzione sul traffico illecito[1]. Tutte le convenzioni di diritto internazionale umanitario
Oltre ai trattati il diritto internazionale prevede strumenti non vincolanti – principalmente raccomandazioni e dichiarazioni – ed un’interessante giurisprudenza di tribunali internazionali come l’arcinoto caso Al Mahdi su cui si è pronunciata la Corte Penale Internazionale[2].
Nonostante tutto questo complessa cornice giuridica internazionale, ci sono le prove della distruzione del patrimonio culturale del Libano.
Cosa è stato colpito e cosa no, a fine 2024
Dalla metà di settembre, le IDF, cioè le forze di difesa israeliane, hanno colpito obiettivi di Hezbollah. Gli attacchi hanno causato sia gravi danni in aree residenziali che in zone in cui si trovano siti del patrimonio culturale del Libano: un esempio che si può citare è il tempio di Bacco a Baalbek – inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità – che è considerato uno spettacolare esemplare di architettura romana imperiale. Proprio Baalbek è stata oggetto di diversi attacchi aerei da quando il 30 ottobre Israele ha emesso l’ordine di evacuazione e ha definito l’area una roccaforte di Hezbollah. Non solo luoghi noti del patrimonio culturale ma anche villaggi quasi del tutto distrutti ed il cui patrimonio è in frantumi: Yaroun, Mhaibib, Mays al-Jabal e Blida come dimostrato dal reportage di Middle East Eye[3].
La preoccupazione che molti siti culturali possano essere danneggiati è diffusa a livello nazionale[4] ed internazionale e nelle ultime settimane sono stati registrati danni a diversi edifici storici, culturali e religiosi.
Il 30 ottobre le autorità libanesi hanno chiesto che fosse organizzata una riunione straordinaria del Comitato per la Protezione del Patrimonio Culturale nel Caso di Conflitto Armato dell’UNESCO. Il risultato dell’incontro è stato l’aggiunta di 34 beni culturali del Libano nella Lista Internazionale dei Beni Culturali sottoposti a Protezione Rafforzata[5]. Questo significa che questi 34 beni devono essere protetti ad ogni costo contro attacchi e dall’uso per fini militari. Le conseguenze sono gravi: le violazioni sono contrarie alle disposizioni della Convenzione dell’Aia del 1954, il già citato importante trattato internazionale che prevede la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.
L’UNESCO continua poi il monitoraggio satellitare dei siti per studiare lo stato di conservazione e per vedere se ci sono stati dei danni. Questa attività è condotta grazie alla collaborazione dell’UNOSAT, il Centro Satellitare delle Nazioni Unite.
L’ICOMOS, l’importante organizzazione internazionale dedicata alla conservazione dei monumenti e dei siti del mondo, ha condannato le distruzioni della moschea ottomana nella città di Kfar Tebnit e i souk storici di Nabatiyé.
Conclusione
Per concludere, alcune osservazioni di diritto e circostanziali al conflitto e alla distruzione del patrimonio culturale del Libano che devono far riflettere:
- Quali attori del diritto internazionale devono intervenire nel caso di distruzione di beni culturali durante un conflitto?
- Come è possibile rafforzare il rapporto tra tutela dei beni culturali e protezione dei civili durante i conflitti?
- È possibile individuare i responsabili che abbiano inteso colpire intenzionalmente il patrimonio culturale?
- Se non fosse per gli operatori sul campo come giornalisti, operatori di ONG e studiosi, come potremmo individuare i casi di distruzione e danneggiamento dei beni culturali?
Rispondere a queste domande è difficile ed il diritto internazionale non contempla una protezione totale ed esaustiva in tempo di guerra. Il rischio è che la distruzione vista a Gaza possa ripetersi in alcune aree del Libano anche ricche di patrimonio culturale. In più, non è al momento prevedibile l’istituzione di un tribunale internazionale su questo conflitto che giudichi atti di aggressione, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Per ultimo, il ruolo delle organizzazioni locali, i progetti internazionali e le attività delle sedi distaccate di organizzazioni internazionali sono fondamentali nel quantificare i danni e sapere cosa c’è da ricostruire o da proteggere: tra queste ci sono ‘Protect Lebanese Heritage’, l’hub regionale di ‘Cultural Emergency Response’ attivo dal 2022 che lavora con la non-governativa ‘Biladi’, i progetti di ‘ALIPH’ e molti altri.
Informazioni
Lebanon – UNESCO World Heritage Convention.
Can Lebanon’s ancient cultural heritage be protected from war damage?
Lebanon | Aliph Foundation – Protecting heritage to build peace.
Irsheid, C., The Protection of Cultural Property in the Arab World, International Journal of Cultural Property, Volume 6, Issue 1, January 1997, pp. 11-46.
Sassoli, M., L’estensione della disciplina della tutela dei beni culturali ai conflitti armati non internazionali, a cura di Benvenuti P., Sapienza R. La tutela internazionale dei beni culturali nei conflitti armati, Milano, Giuffrè, 2007, pp. 157-170.
[1] Convenzione concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà di beni culturali.
[2] Per un approfondimento sulla Corte Penale Internazionale invito a leggere: La Corte Penale Internazionale – DirittoConsenso.
[3] A short history of the ancient Lebanese villages destroyed by Israel | Middle East Eye.
[4] Diversi archeologi hanno commentato con preoccupazione l’operazione di bombardamento condotto dalle IDF. Vedi: Baalbek’s ancient ruins at risk by Israeli bombing, archaeologists warn (bbc.com).
[5] Sito archeologico di Adlun, Sito archeologico di Afqa, Tempio e sito archeologico di Ain Herche, Sito archeologico di Anjar, Siti archeologici di Baalbek, Palazzo di Beiteddine, Byblos, Cittadella di Chama, Sito archeologico di Dakerman, Castello di Dubieh – Chakra, Tempio di Hibarieh, Tempio di Hosn Niha, Ponte romano di Jeb Jennine, Jiyeh – Sito archeologico di Porphyreon, Forte di Kaifun, Siti archeologici di Kharayeb, Tempio di Majdel Anjar, Tempio di Nahlé, Sito archeologico di Nahr el-Kalb, Sito archeologico di Oum el’Amed, Qalaat Al-Chakif – Castello di Beaufort, Qalaat Deir Kifa (Castello di Maron), Qalaat Tibnin (Castello di Toron), Tempio di Qasarnaba, Fiera internazionale di Rachid Karami – Tripoli, Bacini e patrimonio edilizio di Ras Al Ain, Sito archeologico di Sarepta, Siti archeologici di Sidone, Sito archeologico di Ain el Jobb (Temnine el Faouqa), Sito archeologico di Tell el-Burak, Il santuario di Eshmun, Siti archeologici di Tiro, Museo nazionale di Beirut, Museo Nicolas Ibrahim Sursock. I siti posti sotto protezione rafforzata ricevono assistenza tecnica e finanziaria dall’UNESCO.
Lorenzo Venezia
Ciao, sono Lorenzo. Ho ottenuto la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi sul recupero dei beni culturali nel diritto internazionale e sul ruolo dell'INTERPOL e poi ho completato il master "Cultural property protection in crisis response" all'Università degli Studi di Torino. Ho studiato la tutela dei beni culturali nel diritto internazionale ed il traffico illecito di beni culturali e oggi approfondisco il ruolo delle organizzazioni culturali.



