Un’analisi della Politica Europea di Vicinato nel Mediterraneo, in particolare in Africa settentrionale e Medio Oriente, attraverso evoluzione e sfide future

 

Cos’è la Politica Europea di Vicinato?

Lanciata nel marzo 2004, la Politica Europea di Vicinato (PEV) ha avuto, sin dall’inizio, l’obiettivo di solidificare le relazioni tra Unione Europea (UE) e i Paesi confinanti, mirando a creare un’area pacificata e favorevole al commercio fuori dai confini geografici, anche con fini politici e securitari interni. Promuove i valori europei di democrazia e stato del diritto attraverso politiche che però non prevedono la prospettiva di diventare parte dell’Unione[1]. L’articolo 8 del TUE, al primo paragrafo, afferma che:

L’Unione sviluppa con i Paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato fondato sui valori dell’Unione e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione”.

 

La PEV è strutturata da accordi che costituiscono la base giuridica delle relazioni bilaterali tra l’Unione e il Paese interessato. Le azioni, specifiche per ciascun Paese partner, non si limitano alla politica estera, ma possono riguardare anche la politica commerciale ed economica, lo sviluppo e la finanza.

 

Alcune considerazioni storico-politiche

A partire dalle Primavere Arabe nel 2011, queste politiche hanno interessato maggiormente i Paesi dell’Africa Settentrionale e del Medio Oriente, con lo scopo di supportare la transizione democratica ed incentivare il proseguimento lungo la strada delle riforme. In questo contesto, l’insieme di politiche bilaterali riguarda i dieci paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia. A vent’anni dalla creazione di questo strumento legale e diplomatico, ci si chiede se l’azione dell’Unione Europea sia ancora efficace, in particolare in luce dei conflitti esacerbati negli ultimi mesi e alle sfide sul piano geopolitico rappresentate da questi Stati.

In origine, i Paesi dell’Africa Settentrionale e Medio-orientali non erano centrali nella Politica Europea di Vicinato, che si concentrava soprattutto sugli Stati post-sovietici e sui Balcani, in risposta alla dissoluzione dell’URSS e alla prospettiva di allargamento dell’UE. La strategia europea prevedeva l’assegnazione di fondi condizionati ai progressi in termini di riforme, governance e rafforzamento dello Stato di diritto.

 

L’evoluzione delle Politiche Europee di Vicinato nel Mediterraneo negli ultimi 30 anni

Nell’area nord-africana, la PEV si sviluppa come evoluzione del Processo di Barcellona (1995), che mirava a creare un’area di pace, stabilità e prosperità nel Mediterraneo tramite un approccio multilaterale, promuovendo dialogo politico e progetti condivisi tra Europa e Paesi mediterranei. Tuttavia, questo modello si è rivelato fragile, poiché i singoli Stati dell’Unione hanno continuato a privilegiare le relazioni bilaterali con i singoli Partner, rispetto a dare precedenza alla strategia comunitaria. Paesi come Italia e Francia, in particolare, hanno consolidato rapporti economici ed energetici con le élite nordafricane, assumendo un ruolo di interlocutori privilegiati decenni dopo il colonialismo.

La metà degli anni 2000 segna un progressivo abbandono dell’approccio regionale del Processo di Barcellona a favore di una riorganizzazione della politica estera comunitaria. La caduta del regime di Gheddafi nel 2011 ha evidenziato i limiti della strategia regionale, dimostrando l’incapacità dell’UE di stabilire canali diplomatici efficaci per affrontare le crisi politiche estere. Di fronte a queste sfide, le istituzioni europee hanno riformato la strategia per il Nord Africa e Medio Oriente, cercando di migliorare il coordinamento tra Stati membri e di rafforzare la dimensione politica della PEV, coinvolgendo anche attori regionali influenti. L’inclusione di tali Paesi riflette, dunque, la volontà di stabilire l’Unione Europea come interlocutore principale, mirando anche a garantire stabilità lungo i confini dell’UE. Questo cambiamento risponde a sfide come instabilità politica, migrazioni e terrorismo, conferendo a questa politica un ruolo cruciale per la gestione delle relazioni con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo.

 

Obiettivi

La PEV mira a promuovere sviluppo sostenibile, incentivando riforme politiche ed economiche attraverso il principio della condizionalità politica. Basata su un approccio incentivante (incentive-based approach), premia i Paesi che adottano principi di democrazia, buon governo, stato di diritto e rispetto dei diritti umani, stimolandoli ad avvicinarsi agli standard europei senza prospettiva di adesione all’UE.

L’economia è centrale: la PEV promuove lo sviluppo sostenibile attraverso accordi di libero scambio, finanziamenti per infrastrutture e innovazione, e progetti per migliorare la competitività delle imprese. Questi interventi sono cruciali per l’Africa Settentrionale, dove l’UE cerca di affrontare anche le pressioni migratorie.

La politica ha anche come obiettivo di bilanciare la sicurezza e la mobilità legale e sicura, collaborando con i Paesi partner per contrastare immigrazione irregolare e traffico di esseri umani, e proteggere i rifugiati. Gli strumenti chiave includono i Country Reports, che analizzano relazioni bilaterali e contesti socioeconomici, e i Piani di Azione, documenti congiunti che definiscono gli obiettivi e gli indicatori di progresso, specifici per ciascun Paese. Questi sono fondamentali anche per l’erogazione dei fondi, che è regolata dal principio more for more (più per più). Maggiore è il progresso socioeconomico raggiunto, maggiore sarà il finanziamento erogato. Il fondo di sostegno finanziario per il periodo 2021-2027 è rappresentato dal Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument (NDCI, lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale). L’approccio prevede una combinazione di sovvenzioni erogate dalle istituzioni europee e di prestiti da istituzioni finanziarie internazionali.

Per l’area dell’Africa Settentrionale e medio-orientale, lo stanziamento ha previsto 79,5 miliardi di euro, somma incrementata rispetto al periodo precedente, a rappresentare l’interesse per la regione e per le sfide geopolitiche che rappresenta. I finanziamenti supplementari hanno l’obiettivo di colmare le sempre più crescenti disuguaglianze sociali all’interno dei paesi, ridurre la povertà e promuovere i diritti umani.

L’incoraggiamento alle riforme istituzionali di rafforzamento dello stato di diritto e il supporto economico è mirato a creare una regione più stabile e resiliente, anche in luce securitaria verso l’Europa. La definizione di una strategia dedicata deriva dalla consapevolezza della permeabilità geopolitica dell’area del Mediterraneo orientale e meridionale. Infatti, le reti criminali e terroristiche del Maghreb hanno dimostrato di avere propri hub logistici nel deserto e di trarre la propria forza e le proprie risorse dal controllo esercitato su territori in cui lo Stato non ha una reale autorità. L’esempio migliore di questa interconnessa dualità tra regioni costiere ed entroterra desertico si concretizza nel transito di migranti illegali favorito da associazioni criminali tramite le aree porose dei confini libici. In questo modo, l’azione della PEV mira anche a rafforzare l’autorità statale per contrastare queste reti criminali.

Dunque, in questo senso, la stabilizzazione dell’area è apparsa indispensabile per tutelare gli interessi politici, economici e securitari europei nella regione e all’interno dei propri confini attraverso la stabilizzazione degli Stati. Un esempio di strategia sono le riforme e il rafforzamento del settore della sicurezza in Libano. Oppure, più concretamente, l’organizzazione di corsi di formazione specializzata per le unità che si occupano dell’applicazione della legge in materia in Tunisia.

 

Per concludere

In conclusione, le politiche di vicinato europee nei confronti dell’Africa Settentrionale e del Medio Oriente rappresentano un pilastro fondamentale della strategia dell’Unione per garantire stabilità, sicurezza e prosperità nella sua periferia meridionale. Tuttavia, ad oltre un decennio dalla sua espansione verso i Paesi dell’Africa Settentrionale, la Politica Europea mostra diverse debolezze, accentuate dai conflitti che si sono riaccesi, riorientando le priorità geopolitiche dell’UE verso la frontiera orientale. Questo ha marginalizzato l’Africa settentrionale, nonostante il suo ruolo strategico in ambiti come migrazione, sicurezza e approvvigionamento energetico.

La percezione di abbandono da parte dei Paesi nordafricani ha alimentato tensioni e avvicinamenti a potenze rivali come Cina e Russia, mentre le crisi alimentare ed energetica, aggravate dal conflitto ucraino, hanno messo ulteriormente sotto pressione la regione.

L’UE, pur cercando nuove partnership energetiche con Paesi come Algeria, Egitto e Libia, è stata criticata per un approccio percepito come sfruttatore e per il mancato supporto a sfide strutturali come disuguaglianze e disoccupazione giovanile. Questa disparità tra le priorità orientali e meridionali rischia di minare la credibilità dell’Unione come attore globale, evidenziando la necessità di un approccio più bilanciato per rafforzare i legami con i Paesi che si affacciano sul Bacino del Mediterraneo e affrontare le sfide globali in modo più efficace. Solo attraverso un impegno autentico e duraturo sarà possibile costruire un partenariato che non si limiti alla gestione delle crisi, ma che promuova uno sviluppo condiviso e sostenibile per tutte le sponde del Mediterraneo.

Informazioni

“Camera.it – Documenti – Temi Dell’Attività Parlamentare.” n.d. https://leg16.camera.it/561?appro=883.

“I Partner Meridionali | Note Tematiche Sull’Unione Europea | Parlamento Europeo.” n.d. https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/173/i-partner-meridionali .

“Vent’anni Dal Lancio Della Politica Europea Di Vicinato: Una Politica Da Rilanciare O Da Accantonare? – Treccani.” n.d. Treccani. https://www.treccani.it/magazine/agenda/articoli/scenari-internazionali/vent-anni-dal-lancio-della-politica-europea-di-vicinato.html .

Di Liddo, M. (2017). Le vulnerabilità politiche della cooperazione europea in Nord Africa e Sahel: una prospettiva comparata. Osservatorio Di Politica Internazionale, 133.

Jones, M.G. 2024. “Commissione Ue, Von Der Leyen Separa La Politica Di Allargamento a Est Dal Vicinato Con Nord Africa.” Euronews, September 18, 2024. https://it.euronews.com/my-europe/2024/09/18/commissione-ue-von-der-leyen-separa-la-politica-di-allargamento-a-est-dal-vicinato-con-nor .

Poddi, M. (2015). La cooperazione Euro-Mediterranea: dalla dichiarazione di BArcellona all’Unione per il Mediterraneo. Analisi delle politiche economiche tra Unione Europea e i Paesi del Nord Africa e Medio Oriente [Università di Pisa]. https://core.ac.uk/download/pdf/79618658.pdf

Salerno, A., L’Europa che si guarda intorno: Le politiche europee dalla primavera araba ad oggi. (2014). In Jean Monnet-Centro Di Studi Europei. Centro di Studi Europei Jean Monnet. https://www.centrostudieuropei.it/jeanmonnet/wp-content/uploads/2015/04/Alex-Salerno-L%E2%80%99Europa-che-si-guarda-intorno.pdf

Decisione N. 1/2016 del Consiglio di Associazione UE-Libano dell’11 novembre 2016 recante accordo in merito alle priorità del partenariato UE-Libano [2016/2368], L 350/114

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2024 sull’adozione della misura speciale a favore della Tunisia per il 2023 (2024/2573(RSP))

[1] Per comprendere come funziona l’allargamento dell’Unione Europea invito a leggere: La politica di allargamento dell’Unione Europea – DirittoConsenso.

Alessandra Cappi

Ciao, sono Alessandra. Sono neolaureata in Relazioni Internazionali presso l'Università Luiss. La mia formazione accademica è stata arricchita da tante esperienze internazionali: ho completato la triennale a Torino, partecipato a un programma di Doppia Laurea a Bordeaux e trascorso un periodo a Rabat, in Marocco. Mi considero una vera giramondo, sempre pronta a esplorare nuove prospettive e a confrontarmi con diverse realtà. Trovo la politica molto interessante, ma il diritto internazionale e gli studi migratori rimarranno sempre le mie più grandi passioni.


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