Perché si parla di Seconda Repubblica nel nostro Paese? Quali sono state le radici di una stagione istituzionale recente?

 

I periodi della storia repubblicana

L’Italia non è l’unico caso[1] in cui si parla di Prima e di Seconda Repubblica.

La suddivisione in periodi della vita politica e istituzionale di un Paese ha come obiettivo di mettere in evidenza le evoluzioni che coinvolgono gli organi istituzionali in ordine cronologico, registrandone i momenti di cambiamento più significativi. Al contempo, essa rappresenta un espediente giornalistico efficace e adeguato alla comunicazione di questi cambiamenti all’opinione pubblica che li vive da osservatore esterno, tant’è vero che chiunque oggi ha un’idea, per quanto vaga, di che cosa si intenda quando si parla di Seconda Repubblica.

Occorre premettere che vanno sotto il nome di Prima Repubblica gli anni dal 1948 al 1992, durante i quali la vita politica italiana è stata segnata da:

  • I cd. partiti di massa come la DC, il PSI e il PCI, in grado di mobilitare grandi risorse economiche e umane per le loro attività
  • Il dominio politico della Democrazia Cristiana, il partito popolare e moderato per eccellenza, che è rimasta al governo ininterrottamente fino alla sua scomparsa dalla scena nazionale. La DC ha espresso il Presidente del Consiglio dei ministri fino al 1981[2]
  • Il susseguirsi di diverse coalizioni delle quali la DC è sempre stato il perno[3] in quanto partito di maggioranza relativa, tutte impegnate a escludere dal governo del Paese le forze politiche più estreme da ambo i lati, cioè il PCI a sinistra e il MSI a destra

 

Le origini della Seconda Repubblica

È difficile individuare quali siano state le ragioni profonde della crisi della fine degli anni Ottanta che portò alla Seconda Repubblica. C’è chi ha distinto tra cause internazionali e cause nazionali[4]. Secondo questa visione, apparterrebbero alla prima categoria, due eventi di notevole portata come l’intensificazione del processo di integrazione europea con la firma del Trattato di Maastricht (1992) e il crollo del comunismo dopo la caduta del muro di Berlino (1989). D’altro lato, sarebbero contemporaneamente fonti e conseguenze di una crisi interna allo Stato sia la nascita di formazioni politiche di stampo indipendentista nel Nord del Paese con il loro – come è stato definito[5] – “rifiuto di Roma”, sia la presenza all’interno delle istituzioni di “minoranze virtuose”[6] di servitori dello Stato, portatrici della volontà di riaffermare i valori costituzionali di legalità e di rispetto della legge.

Il biennio 1992-93, nel quale si verificarono avvenimenti significativi, segnò uno spartiacque[7]. Certamente, il sistema politico non riuscì a soddisfare le richieste di rinnovamento che provenivano dalla società civile come aveva dimostrato, nel 1993, la serie di referendum abrogativi proposti da Mario Segni, che registrarono un unanime successo. Uno dei quesiti referendari riguardava la legge sull’elezione dei senatori e quella sul finanziamento ai partiti. L’abrogazione parziale del sistema elettorale allora vigente aprì la strada per l’approvazione delle leggi 4 agosto n.276 e 277 del 1993. Conosciuta come legge Mattarella, o Mattarellum, la nuova riforma introduceva per la prima volta in Italia il sistema maggioritario[8] e sarebbe stata fondamentale per la definizione degli equilibri nella Seconda Repubblica.

 

Le caratteristiche della Seconda Repubblica

Contestualmente, dalle ultime elezioni che si erano tenute nel 1992, nel giro di due anni scomparvero tutti i principali partiti politici presenti in Parlamento dall’inizio della storia repubblicana fino ad allora. Molti di loro, come il PSI, non si ripresero più dal coinvolgimento dei loro esponenti di primo piano nei processi per le tangenti e la corruzione, altri come la DC[9], si scissero, mentre altri ancora si erano già profondamente rinnovati come il PCI che si era trasformato il PDS[10] (Partito Democratico della Sinistra). Quelle del 1994 furono le prime elezioni della Seconda Repubblica, cioè una stagione politica nuova che sarebbe stata caratterizzata da:

  • Il nuovo sistema elettorale maggioritario che imponeva di fatto alle forze politiche di presentarsi alle elezioni in coalizioni per non disperdere i voti
  • Il bipolarismo, cioè la contrapposizione principale di due schieramenti, come effetto del sistema maggioritario: il centro-sinistra costituito attorno al PDS e il centro-destra guidato dal nuovo partito Forza Italia (FI)
  • I nuovi partiti come Forza Italia (FI), Alleanza Nazionale (AN), il Partito Popolare (PPI), il Centro Cristiano Democratico (CCD)
  • Forze politiche minori, espressioni di nuove istanze che avevano già fatto la loro comparsa nelle elezioni del 1992 come la formazione ecologista della Federazione dei Verdi (FdV); La Rete, nata dalla reazione della società civile al fenomeno mafioso; la Lega Nord (LN).

 

Il nuovo equilibrio politico non si basava più su un solido partito di centro come era stato la DC, bensì sul sistema dell’alternanza tra i due poli del centro-destra e del centro-sinistra, sebbene il numero di partiti all’interno delle due coalizioni continuasse a essere molto alto, determinando la necessità di costanti mediazioni che finivano per indebolire l’azione politica di chi era al governo[11]. Accanto ai partiti assunsero rilevanza gli uomini politici. I simboli della Seconda Repubblica furono, più di tutti, Silvio Berlusconi e Romano Prodi.

Il primo era allora un noto imprenditore, proprietario del gruppo Fininvest, e aveva colto l’eredità popolare e centrista che animava la DC, costituendo il primo partito italiano a vocazione personalistica con il nome di Forza Italia; aveva poi unito in un’unica coalizione politica forze agli antipodi come gli eredi del Movimento Sociale riunitisi in Alleanza Nazionale sotto la guida di Gianfranco Fini e gli indipendentisti padani della Lega Nord di Umberto Bossi.

Il secondo, docente universitario, era stato già ministro negli anni ’80 e aveva guidato nella fase della dismissione l’IRI (lstituto per la Ricostruzione Industriale), il grande ente pubblico delle partecipazioni statali. Negli anni del bipolarismo, incarnando un’anima progressista e moderata, riuscì a presentarsi come una figura di federatore abbastanza autorevole da tenere insieme uno schieramento al cui interno si trovavano dalle liste più estreme come il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) fino ai cattolici moderati (PPI).

 

Alcune considerazioni

Per alcuni è corretto parlare al passato della Seconda Repubblica perché saremmo già entrati nella Terza[12]. Indipendentemente da come la si pensi sul punto, è possibile trarre alcune considerazioni.

Il Centro italiano studi elettorali (CISE) ha calcolato che, nelle elezioni del 1994, il tasso di volatilità degli elettori, cioè la percentuale di coloro che hanno cambiato il proprio voto rispetto alle consultazioni precedenti è stato del 39%. La situazione non è migliorata negli anni successivi, anzi: la nascita del Movimento 5 Stelle (M5S), come formazione politica antisistema, ha ulteriormente frammentato il panorama politico. La comprensione delle cause profonde di questo cambiamento potrebbe essere legata alla crisi delle grandi ideologie novecentesche da un lato. Dall’altro contemporaneamente, è connessa alla dimensione individualistica della democrazia che ha portato alla nascita di partiti personalistici, cioè partiti che si identificano con il loro capo-fondatore e faticano a costruire una base solida di militanza[13].

Informazioni

P. Ginsborg, L’Italia del tempo presente, Famiglia, società civile, Stato 1980-1996, Einaudi, Torino, 1998.

F. Bonini, L. Ornaghi, A. Spiri, La Seconda Repubblica, origini e aporie dell’Italia bipolare, Rubbettino Editore, Catanzaro, 2021.

[1] In Francia, per esempio, la numerazione è arrivata addirittura alla Quinta Repubblica, che è stata inaugurata nel 1958, quando venne emanata la Costituzione fortemente voluta dal generale e politico Charles de Gaulle, e che continua tuttora. Per un approfondimento della Quinta Repubblica francese si veda l’articolo su questo sito.

[2] Nel giugno del 1981, a seguito della scoperta della loggia P2 che portò alle dimissioni il governo Forlani, divenne Presidente del Consiglio il repubblicano Giovanni Spadolini, primo non democristiano a ricoprire tale ruolo.

[3] Il centrismo (DC, PRI,PLI) degli anni ’50, il centro-sinistra (DC,PRI,PLI,PSDI) degli anni ‘60 fino a metà degli anni ‘70, il pentapartito (DC,PRI,PLI,PSI,PSI) lungo il corso degli anni ’80.

[4] L’Italia del tempo presente, Famiglia, società civile, Stato 1980-1996, P. Ginsborg, Einaudi, pp. 471 e ss.

[5] P. Ginsborg, op. cit.

[6] L’espressione è tratta dalla fonte precedente e allude, tra gli altri, all’attività della magistratura impegnata al Sud nel contrasto della criminalità organizzata e nel Nord in quello della corruzione.

[7] Le stragi mafiose, l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica Scalfaro in un clima rovente, l’inchiesta Mani pulite della Procura di Milano sulla corruzione dei partiti, il governo di transizione presieduto da Giuliano Amato che dovette svalutare la lira per rimediare alla crisi economica, i referendum abrogativi.

[8] Il nuovo sistema prevedeva: l’elezione del 75% dei seggi con il sistema maggioritario a turno unico in collegi uninominali e per il restante 25% un sistema proporzionale in collegi plurinominali. Il meccanismo dello “scorporo” consentiva che non andassero perduti i voti delle liste perdenti nell’uninominale, riportandoli nel calcolo della quota proporzionale. Inoltre, era fissata una soglia di sbarramento nazionale del 4%.

[9] In PPI (Partito Popolare Italiano) che riunì gli esponenti della sinistra democristiana e il CCD (Centro Cristiano Democratico) in cui si ritrovarono molti della destra.

[10] Nel febbraio del 1991, durante il XX Congresso del PCI, passò la mozione dell’allora segretario Occhetto per lo scioglimento del PCI e la costituzione del PDS: fu la cd. Svolta della Bolognina.

[11] Nel 1998 il governo Prodi I si dimise in seguito all’approvazione della mozione di sfiducia per un solo voto di scarto, dopo che rifondazione comunista (PRC) aveva annunciato il passaggio all’opposizione

[12] L’Italia dalla Seconda alla Terza Repubblica (2011-2021) di Francesco Truccari, in Aula di lettere – Zanichelli

[13] La Seconda Repubblica origini e aporie dell’Italia bipolare, Bonini, Ornaghi e Spiri, Rubbettino, 2021, pp.165 ss

Luca Pasin

Ciao, sono Luca. Sono uno studente di giurisprudenza all'Università di Torino. Mi piace scrivere, lo considero un momento di confronto personale dove ciascuno si può mettere in gioco e un momento di scambio con il lettore.


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