Analisi della Legge regionale della Toscana sul fine vita: il percorso di approvazione e la procedura di accesso al suicidio assistito
Il percorso che ha portato all’approvazione della legge della Regione Toscana sul fine vita
Quanto avvenuto lo scorso 11 febbraio a Firenze, nell’aula del Consiglio Regionale della Toscana, con ogni probabilità darà il via a un interessante dibattito politico e istituzionale che, si spera, possa portare il legislatore ad affrontare, una volta per tutte, il delicato tema del fine vita, regolando con una legge ad hoc la pratica del suicidio assistito. L’approvazione della legge regionale della Toscana sul fine vita giunge al termine di un lungo iter cominciato con la presentazione dell’iniziativa popolare Liberi subito, sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni.
L’intento di tale iniziativa era proprio quello di stimolare il contesto politico regionale, spingendolo ad affrontare la questione e ad arrivare, così, all’adozione di una soluzione condivisa dalla maggioranza. E così è stato.
Il testo di legge, che dev’essere ancora promulgato e solo successivamente potrà entrare in vigore sul territorio regionale, ricalca le linee d’indirizzo indicate dalla Corte Costituzionale con la Sentenza 242/2019, emanata a chiusura del celebre caso riguardante la morte di Dj Fabo[1].
E, quindi, così come previsto dalla citata sentenza, la legge regionale in esame prescrive anzitutto che, per poter usufruire della pratica, il paziente deve obbligatoriamente e contemporaneamente soddisfare i seguenti requisiti:
- Presenza in capo al paziente di una patologia irreversibile
- Presenza di sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente reputa intollerabili
- Dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale
- Capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli
A ciò si aggiunge, poi, una precisione inerente alla volontà del paziente, che dev’essere da questi espressa in modo libero, autonomo, chiaro e inequivocabile, dopo che lo stesso abbia esplicitamente rifiutato qualsiasi soluzione praticabile in alternativa al suicidio assistito.
La legge regionale della Toscana sul fine vita riprende anche l’aspetto dei trattamenti di sostegno vitale come menzionato nella sentenza della Corte Costituzionale 135/2024, così come l’indicazione dei principali step della procedura che il paziente deve affrontare per poter accedere al trattamento letale.
La procedura
Con riferimento a quest’ultimo aspetto, è bene precisare che la domanda di accesso alla pratica suicidio assistito avrà inizio con una richiesta presentata dall’interessato, direttamente o tramite un suo delegato, all’azienda sanitaria locale.
Tale richiesta verrà, quindi, analizzata dapprima da una commissione appositamente istituita all’interno della stessa ASL[2]. Entro il termine massimo di 20 giorni il gruppo di professionisti così riunitosi dovrà redigere una relazione con cui comunica la decisione finale alla struttura sanitaria e al paziente. Il suddetto termine, tuttavia, potrà essere sospeso per una sola volta e per non più di 5 giorni al fine di eseguire ulteriori accertamenti clinici.
Una volta svolti tutti le necessarie verifiche, la documentazione dovrà essere inoltrata al Comitato etico locale, che entro 7 giorni dovrà esprimere il proprio parere sul caso.
Laddove il comitato renda parere favorevole, la commissione avrà ulteriori 10 giorni di tempo per definire le concrete modalità di attuazione del suicidio assistito, avendo cura di assicurare al paziente la più completa autonomia al momento dell’assunzione del farmaco letale.
Si ricordi, poi, che proprio per la delicatezza della decisione, naturalmente suscettibile a frequenti ripensamenti da parte del paziente, la disciplina in esame ammette la possibilità per quest’ultimo di sospendere ovvero annullare in qualunque momento la procedura, anche nel caso in cui si sia ormai in procinto della fase finale.
Ad ulteriore dimostrazione dell’estrema attenzione che con quest’attività legislativa si è posta alla tutela del malato, vi è l’attribuzione alle singole ASL dei costi inerenti al supporto, l’assistenza e i mezzi – farmaci compresi – necessari per mettere in atto il suicidio assistito, così che il paziente intenzionato ad accedere alla pratica non debba farsi carico di alcuna spesa. Una previsione, quest’ultima, che pone ancor meglio in risalto la volontà del Consiglio regionale della Toscana di rendere accessibile il suicidio assistito a tutti, indipendentemente dalla capacità economica del singolo.
Le critiche
Com’era prevedibile, considerato anche il tema di estrema sensibilità, l’approvazione della legge oggetto del presente articolo ha sollevato diverse critiche.
A farsi sentire per prima è stata la Chiesa, rappresentata in quest’occasione dal Cardinale Augusto Paolo Lojudice, attuale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
Intervistato a pochi giorni dalla votazione da parte del Consiglio regionale della Toscana, Lojudice si è espresso sul punto con toni allarmati, definendo questa novità legislativa «una vera sconfitta per tutti». Ribadendo, dunque, quanto già affermato più volte da altri esponenti del mondo clericale, il Cardinale si è dichiarato intimorito dalle pericolose conseguenze che tale evento potrebbe avere sulla tutela della vita umana: «Temo che questa legge possa rappresentare la discesa di un crinale dal quale non sarà più possibile risalire. Adesso altre regioni si porranno la domanda se procedere nella stessa direzione. E poi credo che lo stesso Parlamento dovrà assumersi la responsabilità di esprimersi in merito».
E proprio dal Parlamento si sono sollevate altre opinioni contrarie a questa novità legislativa.
Difatti, dovendo reggere il confronto con l’inaspettato risultato ottenuto dal Consiglio regionale toscano, negli scorsi giorni la maggioranza parlamentare ha iniziato a sollecitare una reazione da parte del Governo, suggerendo un’impugnazione del testo di legge dinanzi alla Corte Costituzionale.
Decisivi passi in questa direzione non vi sono ancora stati, dal momento che – come si accennava – si è ancora in attesa che la legge regionale entri effettivamente in vigore, a seguito della sua formale promulgazione da parte del Presidente della Regione Toscana.
Chiaro, tuttavia, risulta essere il principale motivo sulla base del quale si potrebbe sollevare una questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta: l’eccesso di competenza ai sensi dell’art. 127 co. 1 Cost. Essendo la tutela della salute una materia attribuita alla competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni ai sensi dell’art. 117 co. 3 Cost., ciò che si potrebbe sostenere nell’ambito di un sindacato di legittimità costituzionale coinciderebbe, con ogni probabilità, con l’affermazione di un eccesso di competenza da parte della Regione Toscana.
In sostanza, si potrebbe sostenere che, proprio per la sua estrema complessità, la materia del fine vita avrebbe dovuto essere regolata non già da una legge regionale, bensì da una legge emanata dal Parlamento, così da garantire un’uniforme applicazione della normativa su tutto il territorio nazionale.
Si ricordi, d’altronde, che un tentativo in tal senso da parte del Governo c’è già stato[3].
Ad ogni modo c’è incertezza su quello che accadrà con riferimento alla legge regionale della Toscana sul fine vita. A seguito della promulgazione e successiva pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, il Governo avrà 60 giorni di tempo per interrogare la Consulta sul punto.
Insomma, la partita non si chiude qui. Anzi, siamo solo a fine primo tempo.
Informazioni
Corte Cost., Sent., 22/11/2019, n. 242
Corte Cost., Sent., 18/07/2924, n. 135
Occhipinti Sara, Fine Vita, in Toscana il suicidio assistito è legge, Altalex, 13/02/2025
Castigliani Marina, Legge sul fine vita in Toscana: la destra accusa “Incostituzionale”. Cappato: “Il Governo contro l’autonomia regionale? Si spara sui piedi”, Il Fatto Quotidiano, 12/02/2025
Trinchella Giovanni, Fine vita, la giurista e il “vuoto” colmato dalla legge della Toscana: “Non è incostituzionale. Paradossale se questo governo la bloccherà”, Il Fatto Quotidiano, 15/02/2025
Piana Federico, Fine vita, Lojudice: “La legge regionale toscana, una deriva pericolosa”, Vatican News
Il Governo ha presentato un ricorso contro la delibera regionale dell’Emilia-Romagna che regola il suicidio assistito, Il Post, 18/04/2024
[1] In occasione di tale sentenza, la Corte aveva dichiarato l’illegittimità dell’allora vigente divieto di accesso alla pratica del suicidio assistito, esortando il Parlamento a regolare la materia e indicando, a tal fine, i requisiti obbligatori che ogni paziente deve necessariamente soddisfare per poter accedere alla procedura. A seguito della pronuncia del 2019, la Corte Costituzionale era recentemente tornata a pronunciarsi sul tema del fine vita con la Sentenza 135/2024, nell’ambito della quale gli Ermellini avevano precisato cosa dovesse intendersi per “trattamenti di sostegno vitale”, affermando che debbano definirsi tali non solo i respiratori meccanici, ma altresì tutte le terapie farmacologiche senza le quali il paziente non potrebbe sopravvivere. Per un approfondimento su un intervento della Corte Costituzionale invito a leggere: La Corte Costituzionale si pronuncia sul diritto a morire – DirittoConsenso.it.
[2] Composta al suo interno da un medico palliativista, un neurologo, uno psichiatra, un anestesista, un infermiere e uno psicologo, tutti dipendenti del servizio sanitario regionale.
[3] Si tratta dell’impugnazione sollevata dal Governo nell’aprile dello scorso anno dinanzi al TAR dell’Emilia-Romagna contro una delibera di Giunta che riguardava proprio la regolazione dell’accesso alla pratica del suicidio assistito. Ed effettivamente, la questione posta alla base di tale impugnazione riguardava, in primo luogo, proprio la carenza di potere legislativo in materia di fine vita dell’ente regionale, oltre alla contraddittorietà e all’illogicità delle linee guida inviate alle singole ASL e sindacando, infine, l’istituzione di un comitato etico regionale appositamente dedicato all’analisi dei vari casi (COREC – Comitato regionale per l’etica clinica).
Beatrice Del Col
Ciao, sono Beatrice. Originaria di Aosta, nel settembre 2023 mi sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino. Il profondo interesse per il mondo del diritto mi ha spinta a continuare il mio percorso formativo e, così, ho deciso d’intraprendere il tirocinio extra curriculare ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Aosta. Questa esperienza, ancora in corso, mi permette di partecipare in prima linea alla conduzione delle indagini e allo svolgimento di udienze, sia pubbliche che camerali, nonché di approfondire lo studio diritto penale sostanziale, con particolare attenzione alla tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale.



