La diplomazia culturale è un mezzo di estrema attualità e che vede tanti soggetti coinvolti. In cosa si concretizza? E cosa realizzano gli Stati?
Il concetto di diplomazia culturale
La diplomazia culturale (cultural diplomacy) è uno strumento fondamentale per promuovere la pace e la stabilità nel mondo, favorendo l’integrazione e la distensione nei rapporti diplomatici tra Stati. Si tratta di un concetto che affonda le sue radici nello studio delle relazioni internazionali, della diplomazia e del diritto internazionale.
Ci sono diverse definizioni di diplomazia culturale[1]. Pur non esistendo una definizione universalmente accettata, possiamo intendere la diplomazia culturale come una serie di azioni che permettono lo scambio di idee, valori, tradizioni e aspetti culturali e identitari di una comunità per rafforzare relazioni sovranazionali. In tal modo, c’è sì la costruzione di rapporti socio-culturali tra due o più nazioni ma c’è anche la promozione di interessi nazionali.
Ci sono quindi fattori diversi e complessi che si mescolano tra loro: quelli culturali e sociali, quelli politici e quelli economici, quelli del singolo Stato in relazione con gli altri. Un’istituzione di rappresentanza, come un’ambasciata o un consolato, o un centro culturale può essere una cassa di risonanza per la diplomazia culturale: accanto ad elementi istituzionali ci sono elementi di diffusione e promozione culturale e di leadership della nazione di origine.
Possiamo quindi immaginare la diplomazia culturale come una sfera che ingloba settori come l’arte, la cucina, la musica, il design, includendo settori lontani dalla diplomazia “convenzionale” o “classica”. È quindi un fenomeno multidimensionale e ciascuno Stato adotta i mezzi e gli strumenti più disparati.
Un esempio recente è la pagina LinkedIn “Oficina de Cultura y Ciencia de la Embajada de España en China” che, pubblicando post[2] in spagnolo e cinese, funge da ponte tra Spagna e Cina condividendo sulla piattaforma elementi di cooperazioni culturale e scientifica.
Le sfaccettature della diplomazia culturale contemporanea: non solo Ambasciate e Consolati
Con la globalizzazione abbiamo assistito alla liberalizzazione degli scambi commerciali e ad una maggiore circolazione delle persone rispetto che in passato. Questo ampliamento di orizzonti è inoltre supportato dal ricorso a nuove tecnologie, comprese quelle per le informazioni e le comunicazioni, e al ricorso a strutture societarie complesse e diffuse in tutto il mondo. Trattandosi di un processo lungo e incompiuto, la diplomazia culturale conosce oggi una miriade di attori e di strumenti per potersi realizzare.
L’Italia è un’eccellente potenza diplomatica culturale. Gli Istituti Italiani di Cultura, ben 83, sparsi in tutto il mondo sono ormai noti perché operando sotto il coordinamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sono strumenti fondamentali della strategia di diplomazia culturale nazionale. Questi istituti organizzano corsi di lingua, spettacoli, concerti, rassegne cinematografiche e mostre e curano importanti relazioni con istituzioni culturali degli Stati di accreditamento (cioè gli Stati ospitanti).
Così con gli elementi culturali è possibile indurre un pubblico a:
- Avere una visione positiva di un popolo, di una cultura o di un Paese
- Indurre una maggiore cooperazione
- Contribuire a cambiare le politiche o l’ambiente politico della nazione di destinazione
- Prevenire, gestire e mitigare i conflitti (se ce ne sono) con la nazione di destinazione.
5 Stati, 5 modi di fare diplomazia
Vediamo alcuni esempi di diplomazia culturale portati avanti da cinque Stati:
- Brasile: volendosi porre come leader culturale del continente sudamericano, il Brasile è noto per i finanziamenti per la cultura anche presso le ambasciate brasiliane all’esterno, nell’organizzazione di eventi culturali e nella sponsorizzazione di artisti brasiliani all’estero. Il Brasile punta a promuovere negli ultimi anni[3] un’immagine di una società tollerante, inclusiva ed in un processo di rinnovamento di potenza BRICS[4] che ha visto lavorare attivamente l’Itamaraty cioè il Ministero degli Affari Esteri brasiliano.
- Cina: eccellente potenza culturale, la Cina è nota per la c.d. diplomazia del ping-pong, un segnale di apertura verso l’esterno avvenuto appunto con l’invito della squadra americana di ping-pong nel 1971 presso la Repubblica Popolare Cinese in un momento in cui si intravedevano degli spiragli di apertura e di normalizzazione delle relazioni tra Cina e Stati Uniti e che avrebbe anche portato alla visita di Nixon nel febbraio 1972. Inoltre è altrettanto nota la c.d. diplomazia dei panda rinata negli anni 50: considerati come animali simbolo di pace e amicizia e ricordando per il loro manto il simbolo dello Ying e dello Yang, le donazioni dei panda hanno segnato una recente politica moderna estera cinese e che recentemente aveva portato ad una riscoperta di questa forma di diplomazia[5].
- Corea del Sud: con una svolta senza precedenti in termini economici e culturali, già 15 anni fa la Corea del Sud aveva le idee chiare su cosa avrebbe realizzato tanto che erano stabiliti dei chiari principi direzionali[6]. La nota Hallyu, in inglese Korean Wave, è impregnata di elementi di soft power: il K-Pop ed i film sono punte di diamante ma non mancano importanti eventi come il Busan International Film Festival e la Seoul Fashion Week. Questo percorso che vede la Corea tra i più grandi attori nella diplomazia culturale è stato possibile anche grazie ai forti investimenti dal 1998 in poi[7].
- Finlandia: il caso finlandese è forse quello più originale. Dopo essere stata promotrice di una diplomazia culturale segnata dalla neutralità durante la Guerra Fredda[8] ed al contempo di aver realizzato una propria politica scientifica e culturale[9], la Finlandia riconosce la sauna come un luogo eccellente per poter fare diplomazia culturale ed in senso più ampio connessione tra culture diverse[10].
- Francia: la Francia è storicamente uno degli Stati più attivi in questo settore. Per esempio negli ultimi anni la promozione culturale e la politica di cooperazione del Ministero francese per l’Europa e per gli Affari Esteri (MEAE) si basa sul rafforzamento degli scambi intellettuali e culturali della Francia e sulla promozione e sul rafforzamento del settore delle industrie culturali e creative[11]. Inoltre la Francia è attiva nel mantenere buoni rapporti con gli Stati ex-colonie[12] con diverse politiche: pensiamo alla pratica della restituzione dei beni culturali come prevista nel famoso Rapporto Sarr-Savoy che ha ridato speranza nel rivedere tali beni nei loro contesti originari.
È importante sottolineare quindi che rispetto al passato dove gli Stati influenti combaciavano con le superpotenze (pensiamo a quando potesse essere polarizzata la diplomazia culturale durante la Guerra Fredda) oggi siamo più aperti a novità e possiamo capire la diversità del mondo importando ed esportando i più disparati fenomeni socio-culturali degli Stati in nome – o forse sarebbe meglio dire nel riconoscimento e nel rispetto – della diversità, dello scambio reciproco e della cooperazione.
Il caso della Amerigo Vespucci: il lungo viaggio dell’Italia nel mondo
Come spiegato prima, parlare di diplomazia culturale significa parlare di un mondo complesso e composto da settori diversi. Per concludere, è bene soffermarci su un episodio particolare.
Un caso italiano recente ed estremamente affascinante riguarda il tour mondiale della Amerigo Vespucci, il celebre veliero varato nel 1931 e ammodernato diverse volte nonché la più anziana nave della Marina Militare ancora in servizio. Considerata un’eccellenza della cantieristica navale italiana, il viaggio della Vespucci è iniziato l’1 luglio 2023 e si è concluso con un tour del Mediterraneo il 10 giugno 2025 con il rientro a Genova.
Il caso della Vespucci rappresenta chiaramente la diplomazia culturale italiana. Più di preciso, la marina militare parla anche di Naval Diplomacy perché contribuisce all’immagine nazionale e della Marina Militare all’estero. È possibile affermare che le funzioni della Vespucci – oltre ad essere quelle di nave addestratrice e formatrice degli allievi ufficiali – sono di una vera e propria “Ambasciata galleggiante”. Il veliero che ha visitato 5 continenti e attraversato 3 oceani ha creato opportunità relazionali di cooperazione e di promozione dell’immagine del Paese, dell’eccellenza del Made in Italy e dei suoi prodotti simbolo mostrando al mondo la tradizione storica e la cultura italiana.
Informazioni
Cultural Diplomacy, Political Influence, and Integrated Strategy,” in Strategic Influence: Public Diplomacy, Counterpropaganda, and Political Warfare, ed. Michael J. Waller (Washington, DC: Institute of World Politics Press, 2009), 77.
[1] Milton Cunnings definisce la diplomazia culturale come “lo scambio di idee, informazioni, arte e altre manifestazioni culturali tra le Nazioni e le loro popolazioni, ai fini di accrescerne la comprensione reciproca”. Hwajung Kim la definisce invece come “il tentativo di un attore internazionale di promuovere la cultura nazionale, di generare un impatto sulle opinioni pubbliche delle rispettive controparti e di costruire un senso di integrità e credibilità nazionale attraverso gli scambi culturali”.
[2] Con tanto di uso di hashtag #DiplomaciaCultural #DiplomaciaCientífica #EspañaEnChina.
[3] Già nel 1989 il diplomatico Edgar Telles Ribeiro considerava l’azione culturale all’estero come “un fattore di sviluppo nazionale” (um fator do desenvolvimento nacional). Vedi: SciELO Brazil – “Pelo que é nosso!”: a diplomacia cultural brasileira no século XX “Pelo que é nosso!”: a diplomacia cultural brasileira no século XX.
[4] Cultura e clima: BRICS amplia cooperação e destaca papel do setor cultural como motor do desenvolvimento sustentável
[5] La Finlandia rimanda indietro 2 panda, è troppo caro mantenerli.
[6] Principal Goals and Directions of Korean Cultural Diplomacy and Related Policies View|Public Diplomacy News(숨김) | Ministry of Foreign Affairs, Republic of Korea
[7] Public Diplomacy: Case of South Korea < Diplomacy < 기사본문 – The Korea Post
[8] Defining Finland’s Cultural Diplomacy from Postwar to Cold War | SpringerLink
[9] Come nel caso della musica: FMQ – Western musical diplomacy in Finland during the Cold War, Part 2: The complexities of cultural diplomacy
[10] Assembling a Geography of Diplomatic Sociability: The Case of Finland’s Sauna Diplomacy: The Professional Geographer: Vol 74 , No 2 – Get Access.
[11] Diplomatie culturelle – Ministère de l’Europe et des Affaires étrangères.
[12] Non solo colonie africane ma anche asiatiche: Les 100 ans de la diplomatie culturelle française – La France en Thaïlande.
Lorenzo Venezia
Ciao, sono Lorenzo. Ho ottenuto la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi sul recupero dei beni culturali nel diritto internazionale e sul ruolo dell'INTERPOL e poi ho completato il master "Cultural property protection in crisis response" all'Università degli Studi di Torino. Ho studiato la tutela dei beni culturali nel diritto internazionale ed il traffico illecito di beni culturali e oggi approfondisco il ruolo delle organizzazioni culturali.



