La responsabilità sociale d’impresa individua una particolare tipologia di responsabilità per le imprese che va al di là di quella meramente economica

 

Il concetto e la definizione di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI)

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) – derivante dall’inglese Corporate Social Responsibility (CSR) – è un concetto che può essere riassunto così: è la responsabilità che le imprese hanno sulla società con riferimento alle pratiche economiche e commerciali che sono portate avanti volontariamente con obiettivi sociali e ambientali.

Esempi:

  • L’impresa Alfa decide di creare una strategia interna per il benessere delle persone realizzando attività e programmi per la protezione della salute e per la tutela delle madri lavoratrici.
  • L’impresa Beta decide di sviluppare il piano di sostenibilità per ridurre l’impatto ambientale che essa stessa produce e per comunicare la propria strategia di sostenibilità.
  • L’impresa Gamma decide di razionalizzare il consumo di energia ed al contempo di sponsorizzare eventi di interesse collettivo nella comunità operante per sensibilizzare sul tema del consumo.

 

È interessante notare che si tratta di un concetto nato molti anni fa[1] e che si è diffuso moltissimo negli ultimi 20 anni. Secondo uno studio di KPMG[2], mentre negli anni 2000 appena uno su 3 delle più grandi aziende al mondo per ricavato pubblicava un report CSR, più recentemente il reporting di CSR – cioè il realizzare un prospetto informativo che consente alle imprese di valutare il loro impatto etico, ambientale, filantropico ed economico – è schizzato a livelli intorno al 90% sin dai primi anni del 2010. Questo dimostra come il tema sia recente ed al centro di interessanti dibattiti, tra elementi positivi e critiche sull’effettivo funzionamento.

E continuando sull’evoluzione del tema c’è anche un’importante considerazione da fare: se per molto tempo si distingueva la funzione economica relativa al raggiungimento delle condizioni di profitto dell’azienda dalla funzione sociale relativa alla minimizzazione degli impatti negativi e alla valorizzazione degli impatti positivi determinati dallo svolgimento della propria attività all’interno della comunità in cui opera, oggi queste due funzioni sono viste – e, forse, vanno viste – come due interessi con necessari forti legami tra loro.

 

Etica, economia e impatto nella società

All’azienda viene quindi chiesto un comportamento socialmente responsabile: questo passaggio da attori meramente economici ad attori titolari di azioni con risultati sociali ha particolari conseguenze. La responsabilità delle imprese e delle aziende coinvolge come è facile immaginare tanti soggetti che, pur non essendo titolari di azioni vantano un interesse di fatto a partecipare alla gestione dell’impresa stessa (i cosiddetti stakeholders).

Parlare di stakeholders significa necessariamente includere una notevole varietà di soggetti: da chi ha rapporti contrattuali con l’impresa come consumatori, fornitori e dipendenti a soggetti che non sono legati all’azienda da un rapporto specifico come la comunità nella quale opera l’impresa o lo Stato. Se un’azienda realizza tanto esternalità positive (cioè benefici per la collettività) quanto esternalità negative (danni o costi sociali) le conseguenze per i soggetti – interni ed esterni dell’azienda – sono tantissime.

I fattori che hanno spinto – e che continuano a spingere – le aziende verso la responsabilità sociale d’impresa sono molti. Per esempio:

  • Le preoccupazioni e le aspettative che le persone hanno nel contesto della globalizzazione e dei cambiamenti industriali su larga scala
  • I criteri sociali influenzano sempre di più le decisioni di investimento di privati e istituzioni, sia come consumatori che come investitori
  • La maggiore preoccupazione per i danni causati dall’attività economica all’ambiente
  • La trasparenza delle attività imprenditoriali, determinata dai mezzi di comunicazione e dalle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

 

In questo contesto, lodevole nei principi ma assai difficile da realizzare in concreto, le aziende adottano dei criteri, degli standards, di cui si parla più avanti.

 

Cosa intende l’Unione Europea per Responsabilità sociale d’impresa? Concetto e normativa recente

Sul tema della responsabilità sociale d’impresa, l’Unione Europea si è espressa sull’importanza del tema e ha legiferato ampiamente. Le sfaccettature infatti della responsabilità sociale d’impresa sono molte e riguardano temi come i diritti umani, le condizioni di lavoro, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile: in parte quindi i temi della responsabilità sociale d’impresa sono stati già trattati dall’Unione Europea anche in tempi e con finalità diverse[3]. Pensiamo ad esempio al tema della tutela ambientale in ambito europeo quanto sia stato oggetto di disciplina e quanto questa disciplina influisca sull’attività aziendale.

L’Unione Europea ha individuato il concetto di responsabilità sociale d’impresa in un noto documento del 2001 – il Libro Verde sulla Corporate Social Responsibility – come:

La responsabilità sociale delle imprese è essenzialmente un concetto in base al quale le aziende decidono volontariamente di contribuire a una società migliore e a un ambiente più pulito.[4].

 

È interessante sapere che l’Unione Europea utilizza anche la formula responsible business conduct (RBC) traducibile in italiano come condotta aziendale responsabile e che è un concetto alternativo e non contrario alla RSI introdotto dall’OECD[5].

Nel 2011 la Commissione Europea ha adottato una nuova strategia – A renewed EU strategy 2011-14 for Corporate Social Responsibility – che unisce un approccio orizzontale per promuovere la responsabilità sociale d’impresa con misure per settori specifici[6].

In linea con le politiche precedenti, il contributo dell’Unione Europea sul tema è basato sulla volontà di sviluppare un quadro generale europeo che includa lo sviluppo di principi, approcci e strumenti di ampio respiro e la promozione delle migliori pratiche e delle idee innovative e che sostenga gli approcci più efficaci alla valutazione economica e alla verifica indipendente delle pratiche di responsabilità sociale d’impresa, garantendone l’efficacia e la credibilità.

Il noto Green Deal ha dato impulso alla realizzazione di politiche di ampio respiro in materia ambientale, di gestione delle risorse, di economia circolare, di crescita economica e di transizione sociale ed in parte questo trend continua con l’adozione di regolamenti e direttive[7]. Al di là di questioni di fattibilità degli obiettivi del Green Deal e di cambiamenti delle politiche delle maggiori economie mondiali, la sommatoria delle azioni previste con il Green Deal è enorme ed il processo in corso dal dicembre 2019 – anno in cui è stato presentato dalla von der Leyen – ha portato importanti modifiche.

Per esempio, il Regolamento UE 852 del 2020 crea un sistema di classificazione delle attività economiche sostenibili allo scopo di potenziare gli investimenti e contrastare il fenomeno del greenwashing dei prodotti finanziari che si presentano come sostenibili pur non essendolo[8]. E ancora, il Regolamento UE 575 del 2013 impone alle imprese di grandi dimensioni che hanno emesso valori mobiliari ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato di comunicare informazioni sui rischi ambientali, sociali e di governance («rischi ESG») a decorrere dal 28 giugno 2022[9]. Seguono la Direttiva UE 2464 del 2022 che ha introdotto delle novità in tema di obblighi di bilancio di sostenibilità in tema di rendicontazione societaria[10], cioè nella comunicazione chiara e trasparente dei dati economici, ambientali e sociali dell’impresa, e la Direttiva UE 95 del 2014 che ha ampliato il numero di imprese che sono soggette a vincoli di trasparenza nei loro modelli di business nelle tematiche ambientali, sociali ed etiche[11].

 

Quali standard si possono adottare in termini di responsabilità sociale d’impresa?

Come detto prima, le pratiche che le aziende adottano in tema di responsabilità sociale d’impresa sono volontarie. Le imprese possono attingere a una serie di norme e linee guida, alcune delle quali sono diventate un punto di riferimento globale nel corso degli anni. Se ne possono citare tre:

  • Il Global Compact delle Nazioni Unite, che invita le aziende ad allineare volontariamente le proprie strategie e operazioni ai principi universali in materia di diritti umani, lavoro, ambiente e lotta alla corruzione.
  • Le linee guida della Global Reporting Initiative, che attualmente costituiscono il quadro di riferimento più diffuso per la rendicontazione delle attività di responsabilità sociale d’impresa. Il Global Reporting Initiative fornisce criteri, strumenti e formazione per imprese di tutte le dimensioni.
  • Le due dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro (International Labour Organization – ILO): la Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro e la Dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale (la cosiddetta Dichiarazione MNE).

 

Alcune considerazioni

Il tema in questione solleva diversi problemi. Di certo i benefici della responsabilità sociale d’impresa sono diversi ed al tempo stesso legati tra loro: benessere delle persone, considerazione degli interessi di tanti stakeholders, promozione dello sviluppo di realtà locali, trasparenza e rendicontazione precisa e tutela ambientale.

Per esempio, se le aziende intendono adottare comportamenti socialmente responsabili, e se pensiamo che le iniziative di responsabilità sociale d’impresa si basano sull’idea che le imprese debbano coinvolgere consapevolmente i vari soggetti interessati (come dipendenti, clienti, comunità, ecc.) nelle loro attività, è difficile realizzare attività che possano soddisfare in concreto tutte le categorie di soggetti.

In più, per quanto riguarda elementi tipicamente di diritto, le misure proposte da enti e da organizzazioni internazionali non sono obbligatorie e si inseriscono perciò nella categoria degli strumenti di soft law del diritto internazionale, cioè linee guida e principi che non hanno valore di legge vincolante, ma che orientano comunque le scelte delle imprese. Le conseguenze in senso negativo possono essere quelle che l’azienda abbia adottato tali regole per sole finalità di miglioramento o autopromozione dell’immagine e della fatidica brand reputation.

Con particolare riferimento in ambito ambientale, tra legittimità aziendale e pressione esercitata dagli stakeholders, alcune aziende utilizzano le loro informazioni sulla responsabilità sociale d’impresa per dare impressioni e immagini positive, un fenomeno noto come greenwashing, cioè un ambientalismo meramente di facciata.

Per concludere, i benefici della responsabilità sociale d’impresa sono molti tuttavia i rischi che le misure siano prese solamente per questioni di immagine sono alti stante il fatto che si tratta di misure non obbligate.

Informazioni

Porter M.E. and Kramer M.R. (2011) “The big idea: Creating shared value,” Harvard Business Review, 89(1-2).

Bonsón, E. and Bednárová, M. (2015) “CSR reporting practices of Eurozone companies,” Revista de Contabilidad, 18(2), pp. 182–193.

Balluchi, F., Lazzini, A. and Torelli, R. (2020) “CSR and Greenwashing: A Matter of Perception in the Search of Legitimacy,” SSRN Electronic Journal [Preprint].

[1] Bowen, H.R. (2013) Social Responsibilities of the Businessman. Iowa City: University of Iowa Press; Moura‐Leite, R.C. and Padgett, R.C. (2011) “Historical background of corporate social responsibility,” Social Responsibility Journal, 7(4), pp. 528–539.

[2] The KPMG Survey of Corporate Responsibility Reporting 2017.

[3] Per esempio pur non essendo citato il concetto di responsabilità sociale d’impresa, già nel 2001 nelle Conclusioni della riunione a Göteborg del 15 e 16 giugno del Consiglio europeo, era stata raggiunta una strategia sullo sviluppo sostenibile ed una dimensione ambientale al processo di Lisbona per il lavoro, le riforme economiche e la coesione sociale.

[4] Green Paper ‘Promoting a European framework for Corporate Social Responsibility, Brussels, 18.07.2001. COM(2001) 366 Final.

[5] L’OECD ha definito la condotta aziendale responsabile come “il contribuire positivamente al progresso economico, ambientale e sociale al fine di raggiungere uno sviluppo sostenibile e di evitare e affrontare gli impatti negativi legati alle operazioni, ai prodotti o ai servizi diretti e indiretti di un’impresa”. Link: Responsible business conduct | OECD.

[6] EUR-Lex – 52011DC0681 – EN – EUR-Lex.

[7] Per un approfondimento sui regolamenti e sulle direttive come atti di diritto dell’Unione Europea invito a leggere: Regolamenti e direttive dell’UE – DirittoConsenso.

[8] Regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del del Consiglio del 18 giugno 2020 relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088.

[9] Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012.

[10] Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 che modifica il regolamento (UE) n. 537/2014, la direttiva 2004/109/CE, la direttiva 2006/43/CE e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilità.

[11] Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante modifica della direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni.

Lorenzo Venezia

Ciao, sono Lorenzo. Ho ottenuto la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi sul recupero dei beni culturali nel diritto internazionale e sul ruolo dell'INTERPOL e poi ho completato il master "Cultural property protection in crisis response" all'Università degli Studi di Torino. Ho studiato la tutela dei beni culturali nel diritto internazionale ed il traffico illecito di beni culturali e oggi approfondisco il ruolo delle organizzazioni culturali.


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